
Il Mondiale visto da Cali: Colombia-Congo
La Colombia batte il Congo per 1-0 grazie al solito Muñoz, in una partita tra due nazionali che hanno più cose in comune di quanto possa sembrare.
Sulle spiagge caraibiche della Colombia si balla un ritmo che viene dalle terre del fiume Congo: la champeta. I piedi scalzi si muovono energicamente tra i picó, casse alte più di un uomo, che sparano musica a tutto volume e animano i barrios della costa. Le vibrazioni degli altoparlanti fanno vibrare il petto, e quella musica proveniente dall’Africa si insinua nelle orecchie senza lasciar spazio a nessun altro suono.
Negli anni Settanta, a bordo delle navi mercantili che solcavano l’Atlantico, viaggiò dal Congo alla Colombia il soukous, un genere musicale incalzante nato dall’evoluzione della rumba congolese. Una volta sbarcato, si fuse con i ritmi indigeni e popolari della costa caraibica e con le stesse melodie afro-discendenti, tramandate da cinque secoli di schiavismo e colonizzazione. Così nacque la champeta.
Luis Díaz, Lucho, il miglior giocatore della Colombia, è nato nella regione della Guajira, a pochi chilometri dalla costa caraibica. Ha giocato nel Barranquilla FC e, nel dicembre 2025, ha lanciato il suo primo singolo musicale: una champeta intitolata “La Promesa”.
Durante la festa per la vittoria della Bundesliga 2026 con il Bayern Monaco, Lucho ha cantato la sua champeta facendo ballare tutti i suoi compagni di squadra. Non sappiamo se Lucho conosca già questa storia, ma ci auguriamo che l’incontro con la Repubblica Democratica del Congo possa contribuire a riaffermare le radici africane e indigene del popolo colombiano, che il neoeletto Presidente della Repubblica colombiana sembra invece voler rifiutare.
Ci eravamo lasciati con Uzbekistan-Colombia, disputata quattro giorni prima delle elezioni presidenziali. Eravamo seduti su casse di plastica dura, svuotate dalle birre che ci aveva venduto Pitufo, alla tienda della Loma. Pensavamo che la partita avrebbe fatto dimenticare la contesa elettorale ma la tensione, alimentata dalla strumentalizzazione politica della maglia della nazionale, era rimasta tra noi. Il ballottaggio vedeva opposti il candidato di centro-sinistra Iván Cepeda e quello di estrema destra Abelardo De La Espriella.
In un Paese lacerato dal conflitto armato interno e dalla violenza, molti hanno interpretato questa sfida come uno scontro filosofico tra la volontà di proseguire lungo la strada della pace e della giustizia sociale e quella di tornare alla guerra interna e alla difesa degli interessi privati delle élite reazionarie. Tra le due partite del Mondiale Uzbekistan-Colombia e Repubblica Democratica del Congo-Colombia, il 21 giugno, la guerra ha vinto di nuovo. Per soli 250.000 voti, ma ha vinto. Un governo di estrema destra in linea con le politiche di Trump, Netanyahu, Milei e Bukele governerà il Paese per i prossimi quattro anni.
Siamo di nuovo qui, seduti sulle casse. Abbiamo appena finito una partita di calcetto conclusa in pareggio. Il mio amico, tifoso sfegatato dell’Once Caldas, stasera si è mangiato un gol tentando un colpo di tacco e ora fissa le tante maglie gialle della nazionale. Poi si gira verso di me e, amareggiato, mi dice che non se la sente più di indossare la prima maglia gialla. Tollera quella bianca del centenario, la rossa classica di Italia ‘90 di Valderrama e Rincón, forse anche la seconda blu. Ma la gialla no. De La Espriella è riuscito in parte ad appropriarsene da una prospettiva nazionalista di estrema destra, e questo non gli va giù.

Inizia la partita. È la prima volta che la Repubblica Democratica del Congo, alla sua seconda partecipazione mondiale dopo quella del 1974 con il nome di Zaire, affronta la Colombia su un palcoscenico internazionale. La Colombia conferma l'undici titolare visto contro l’Uzbekistan. Dopo appena cinquanta secondi un gran tiro dalla distanza di Edo Kayembe, centrocampista del Watford, fa tremare i tifosi colombiani spegnendosi a sinistra dell’incrocio dei pali.
Intanto, il segnale della televisione installata da Pitufo salta. I presenti iniziano a lamentarsi, gli gridano che non compreranno più birra se non riuscirà a risolvere il problema. Lui esce dalla tienda e con la sua solita ironia, degli occhiali di plastica con la scritta “Colombia” e una vuvuzela in mano, grida qualcosa, tocca un’antenna, fa un po’ di show e strappa applausi, fischi e sorrisi alla folla accalcata davanti allo schermo.

La Colombia reagisce subito e al terzo minuto costruisce una splendida azione corale, tutta a uno o due tocchi. I cafeteros risalgono il campo dalla propria area a quella avversaria. Jhon Lerma la tocca per Gustavo Puerta, che con un bel dribbling salta Samuel Moutoussamy e scarica sulla linea del centrocampo per Luis Suarez. L’attaccante, con uno splendido colpo di tacco, libera ancora Lerma che la gioca di prima per Johan Mojica. Ancora di prima per Jhon Arias, ancora di prima per Lucho. Siamo già al limite dell’area.
Lucho si accentra, Mojica si sovrappone. Lucho lo serve, Mojica mette un pallone teso al centro dell’area per Aria,s che conclude e trova il primo miracolo del portiere congolese Lionel Mpasi-Nzau. Sulla respinta arriva come un treno Muñoz, che si divora il vantaggio spedendo sul palo esterno. Muñoz si butta a terra, si dispera, poi si rialza e torna indietro correndo.
Un’azione travolgente, che meritava miglior finale. Due minuti più tardi traversone, dalla trequarti di Mojica, inserimento di Muñoz in area, come già aveva fatto in occasione del gol segnato contro l’Uzbekistan, e colpo di testa imperioso: secondo miracolo di Mpasi, che para con la mano destra. La palla resta lì, Muñoz prosegue la corsa e con un altro colpo di testa metta la palla in rete. Nonostante il dito indice di Muñoz dica di no, il guardalinee alza la bandierina. È fuorigioco.

Al 10’, terzo miracolo di Mpasi su tiro dalla distanza di James Rodriguez. Al 14’, buona parata su tiro da fuori di Mojica e, al 15’, quarto miracolo di Mpasi. Ancora un’azione tutta di prima da parte dei colombiani, grande assist di Arias, Lucho riceve in area, si accentra e… il tempo si ferma. Non metaforicamente. Si ferma davvero. Il segnale del televisore di Pitufo si interrompe e Lucho rimane letteralmente congelato con la gamba destra in tensione pronta al tiro.
Tutti iniziamo a gridare di eccitazione e rabbia per l’incerto. Sarà gol o no? Poi esplode una risata collettiva nervosa, dettata dallo stupore e dall’assurda coincidenza. Pitufo corre con una birra in mano a ristabilire il segnale e ci regala l’illusione del gol. La ripetizione ci mostra come Mpasi chiuda lo specchio della porta con il piede sinistro proprio quando la palla, già passata in mezzo alle gambe di un difensore, stava trafiggendo anche le sue.
Al 18’, un’altro gran tiro dalla distanza, questa volta di Gustavo Puerta, autore ancora una volta di una prestazione superlativa e ubiqua. Mpasi è costretto al quinto miracolo. Dopo appena venti minuti la Colombia ha il 60% di possesso palla e ha già creato sei occasioni da gol, cinque delle quali chiarissime. Mpasi è senza dubbio il migliore in campo e si è già guadagnato la mia curiosità.
Lionel Mpasi-Nzau è nato in Francia, nella regione dell’Île-de-France, da genitori congolesi. Ha militato nel settore giovanile del Paris Saint-Germain e ha collezionato 11 presenze con le nazionali giovanili francesi. Nel 2015, dopo una parentesi nella seconda squadra del Tolosa, resta senza contratto per un anno. Riparte dalla quarta serie con il Rodez e in tre stagioni raggiunge la Ligue 2.
Nel 2024, con la squadra occitana, segna persino un gol con un colpo di testa al 96’ contro il Lorient. Dopo nove anni al Rodez, nel 2025, riceve la chiamata del Le Havre e debutta così, a trentuno anni, nella massima serie francese, pur non essendo titolare. Dal 2022 invece difende i pali della nazionale congolese, dove dà continuità al feeling con il gol: negli ottavi di finale della Coppa d’Africa 2024, ha infatti segnato il rigore decisivo che ha eliminato il più quotato Egitto.
Dopo l’hydration break, i ritmi elettrici della champeta interpretata dai colombiani rallentano. Calano anche le emozioni e sensazionali parate di Mbasi. Il secondo tempo ricomincia con la Colombia all’assalto in cerca di un gol e con il Congo che si chiude bene e confida nella serata magica del suo portiere. Subito una doppia occasione per Lucho e Arias scalda i cuori di Pitufo e dei suoi spettatori.
James Rodriguez mette un cross al centro dell’area, la palla arriva sui piedi di Lucho che la stoppa bene e al limite dell'area piccola calcia di sinistro. A che numero di miracolo siamo arrivati? Mpasi respinge ancora coi piedi, la palla carambola a Arias, che salta bene un difensore ma di sinistro calcia al lato del palo. Niente da fare. Miracolo numero sei. Mpasi sta prendendo tutto. Arrivati a questo punto non si può più parlare di miracoli.
Intanto, sugli spalti, ha fatto il suo esordio mondiale contro la Colombia Michel Kuka Mboladinga, il tifoso della Repubblica Democratica del Congo che durante la Coppa d’Africa 2024 si era fatto conoscere per interpretare l’ex presidente Patrice Lumumba. Per la prima volta, la sua posa ha riprodotto un famoso gesto di protesta contro i massacri di civili e le continue violazioni dei diritti umani nel suo Paese: la mano sinistra sulla bocca e l’indice destro puntato alla tempia.
Se la situazione in Colombia, alla luce dei recenti risultati elettorali, non appare delle più incoraggianti, è difficile sostenere che la Repubblica Democratica del Congo stia attraversando una fase positiva della propria storia. Tra guerra civile, sfollamenti forzati e violenze diffuse, il Paese continua a fare i conti con una crisi che sembra non avere fine. Durante la Coppa d’Africa 2024, il gesto di Mboladinga era stato adottato dagli stessi giocatori della nazionale congolese per attirare l’attenzione internazionale sulla situazione del Paese.
Lo avevano poi ripreso anche calciatori di origine africana come Romelu Lukaku, Nico Williams e Cédric Bakambu, contribuendo a trasformarlo in un simbolo di solidarietà e denuncia. Cosa avrebbe pensato Lumumba di questo Mondiale turbocapitalista negli Stati Uniti?
Al 52’ arriva il secondo tiro da fuori del Congo, alto sopra la traversa. Tre minuti più tardi, quando Juan Fernando Quintero, Juanfer, inizia a scaldarsi, il numeroso pubblico colombiano presente allo stadio di Guadalajara inizia a cantare il suo nome. Al 57', l’allenatore colombiano Nestor Lorenzo effettua le prime sostituzioni. Staffetta tra i fantasisti: dentro Juanfer per James e, tra le punte, dentro Jhon Córdoba per Luis Suarez.
Juanfer è amato per la sua classe ma oscurato da James, ogni volta che entra è una festa. Genera aspettativa, prelude allo stupore. James gli stringe al braccio la fascia da capitano e Juanfer, appena entrato, inventa per Lucho, ma il filtrante è troppo lungo. Al 63’, un altro buon intervento di Mpasi su cross alto di Mojica.
La Colombia sembra soffrire le pause di idratazione, quando il gioco riprende il Congo si fa subito in avanti e ha una delle migliori occasioni della partita. Kayembe e Noah Sadiki fraseggiano al limite dell’area, Sadiki serve in area Simon Banza che stoppa il pallone con il petto e lo appoggia per Yoane Wissa. Il suo tiro da buona posizione viene respinto da un roccioso Dávinson Sánchez.
E poi finalmente, dopo tanto penare, arriva il gol. Al 75’ Juanfer fa passare la palla in mezzo a due avversari in direzione di Cordoba, che protegge bene la posizione e fa sfilare il pallone. Arriva come un treno il solito Muñoz. Dopo due occasioni nei primi minuti, il gol sprecato e il gol in fuorigioco, questa volta è tutto valido. E Mpasi? Mpasi si stava tuffando dalla parte giusta. Probabilmente avrebbe parato anche questa. Ma la deviazione del difensore Steve Kapuadi cambia la traiettoria della palla che s'infila sul primo palo. Segna ancora il barrista Muñoz.

Due gol nelle sue prime due apparizioni al Mondiale e una voglia di combattere su ogni pallone che emoziona i tifosi. I cambi hanno funzionato: Juanfer da freschezza e serve l’assist; Cordoba, più fisico di Suarez, difende bene la posizione, e il solito Muñoz fa cantare le maglie gialle allo stadio e alla tienda.
Tra il 78’ e l’79’, in soli due minuti, vengono annullati due gol a Lucho. Il primo: lancio perfetto di Juanfer, controllo perfetto di Lucho e pallonetto delizioso a scavalcare Mpasi. Un gol bellissimo. Ma Maurizio Mariani, l’arbitro italiano, segnala un fallo dell’ala colombiana ai danni del difensore congolese. Lucho è incredulo. Il pubblico della tienda grida contro l’arbitro. Al replay il fallo sembra molto dubbio.
Il secondo: Lerma serve Lucho che entra in area, si accentra e scarica un destro potente e preciso. Bellissimo anche questo. Ma è in fuorigioco. Lucho ha il fiatone, si butta per terra, fa una capriola, ha la faccia di uno esausto che vorrebbe gliene andasse bene una. La Colombia, nonostante il dominio territoriale e tecnico, sembra destinata a non essere del tutto padrona del proprio destino fino all’ultimo secondo.
Ventiquattro secondi dopo il 90’ Camilo Vargas è costretto alla prima vera parata della sua partita. Su una botta da fuori di Nathanaël Mbuku, si distende bene e devia in angolo. Doppio corner consecutivo per il Congo, che sugli sviluppi del secondo impensierisce ancora la Colombia. Colpo di testa, debole ma insidioso, di Chancel Mbemba che Vargas fa suo allontanando i fantasmi della rimonta. Al 94’, Pitufo tira fuori un cartellino giallo e lo agita ripetutamente contro il televisore. Qualche secondo dopo Lerma per la Colombia e Charles Pickel per il Congo vengono ammoniti. Non è un caso, siamo nel Paese del realismo magico. Tra Pitufo e Mariani esistono connessioni che noi non riusciamo a vedere o sentire.

La Colombia chiude la partita con il 66% di possesso palla e 20 tiri totali. Contro l’Uzbekistan aveva mantenuto il 67% del possesso. È una squadra che gioca bene, costruisce molto, ma contro difese chiuse fatica ancora a trovare la via del gol. È stata anche sfortunata, ha trovato sulla sua strada il portiere Mpasi e le sono stati annullati tre gol. Contro il Portogallo sarà una bella sfida per la testa del girone. Al Congo non resta che sperare in una vittoria contro l’Uzbekistan per passare come una delle migliori terze. Un pareggio non servirebbe a nessuno: entrambe le squadre saranno costrette ad attaccare.
Il "Derby della champeta", dei ritmi che attraversano l’Atlantico su navi negriere e navi mercantili, si conclude con una vittoria della Colombia, tanto meritata quanto sofferta. Pitufo è felice. Si gode il Mondiale, le birre bevute e vendute, gli applausi del suo pubblico e quel televisore che, nonostante i capricci, è riuscito ancora una volta a riunire il quartiere. Puerta corre, Lucho inventa, Muñoz segna. Sono queste le certezze che restano alla Colombia.
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