
Come è avvenuto il disastro della Turchia ai Mondiali 2026?
Dopo 65 tiri in due partite, la giovane nazionale di Vincenzo Montella è stata protagonista di una eliminazione completamente inaspettata.
La Turchia si era affacciata di nuovo sulla vetrina dei Mondiali ventiquattro anni dopo l'ultima volta, volenterosa di stupire il mondo tanto quanto rende orgogliosa la propria patria, un popolo che racconta della propria nazionale con toni enfatici. In effetti, la Turchia è una nazionale ricca di talento, colma di qualità, con una struttura tattica che avrebbe dovuto permetterle di passare il girone D dei Mondiali quantomeno come migliore terza. Invece, la Turchia chiuderà come ultima classificata nel girone con Stati Uniti, Paraguay e Australia.
Non è ancora chiaro cosa sia mancato davvero a questa spedizione dei Mondiali. In senso quantitativo, la produzione offensiva della Turchia è stata corposa, ma è stata imprecisa e raffazzonata; per quanto Australia e Paraguay non abbiano impensierito la difesa turca, anche l'impianto difensivo sembra essere disattento e poco concentrato. La coppia titolare Bardacki-Demiral è disastrosa, con il secondo ex Juventus, in particolare, apparso completamente fuori contesto. Dopo una stagione da protagonista in Bundesliga, appare problematico non aver puntato su Ozan Kabak.
Questo particolare ci permette di capire che le colpe del disastro della Turchia sono da spartire fra i giocatori e il CT Montella, il quale, tuttavia, giungeva ai Mondiali 2026 con tre anni mezzo ottimi. Non sorprende che Montella, alla fine, sia stato confermato alla guida della Turchia nonostante questa fragorosa eliminazione.
Tornando al campo, oltre ai due centrali, molte colpe sui goal subiti ricadono su Ugurçan Cakir, il portiere del Galatasaray, che veniva da una stagione brillante – così come la scorsa a Trabzon – ma che ha gravi colpe su due dei tre gol subiti, apparso completamente in ritardo nel salvare la propria porta.
Insomma, proprio i veterani della Turchia, coloro al quale era affidata la retroguardia, sono venuti meno al sogno di giocare dei Mondiali all'altezza di un popolo che vede nella propria Nazionale delle stelle della notte la ragione per unire centinaia di milioni di cuori. Chiaramente, sono mancati anche gli apporti delle super stelle turche: il capitano, Hakan Çalhanoğlu, è sembrato lontano dal suo picco atletico, mentre Arda Güler, e Kenan Yildiz arrivavano negli Stati Uniti dopo aver smaltito due brutti infortuni, la cui loro riabilitazione, a questo punto, non è stata per niente efficace viste le prestazioni offerte in campo.
Anche le due stelle classe 2005, dunque, hanno tradito le aspettative sulla Turchia tanto quanto i suoi veterani.
65 tiri, zero goal: quali sono i problemi dell'attacco turco?
Il dato parla da sé, lo stesso Vincenzo Montella lo ha fatto notare dopo la sconfitta con il Paraguay: sessantacinque tiri, zero goal segnati. Avevamo citato Güler e Yildiz come le due giovani stelle mancate con il grande appuntamento dei Mondiali: in Turchia, tuttavia, ha fatto scalpore la posizione individuata da Montella per Kerem Aktürkoğlu, stella del Fenerbahce, apparso piuttosto insipido nel ruolo di attaccante centrale.
Due anni fa, durante EURO2024, Montella aveva scelto Baris Alper Yilmaz come terminale offensivo della Turchia. Yilmaz era a tutti gli effetti una prima punta mascherata, dal momento che nel suo Galatasaray giocava da esterno in grado di abbinare doti di strappo e una struttura fisica per scardinare anche le difese più dure.
È stato incomprensibile comprendere la scelta tattica di Montella di abbandonare Yilmaz per virare su Kerem Potter, un giocatore che riesce a dare il meglio di sé come esterno o da seconda punta: il suo apporto da prima punta della Turchia è stato nullo, quasi come se i turchi giocassero con un uomo in meno. Le alternative, oltre al già citato Yilmaz, era Deniz Gül, centravanti di Farioli al Porto, che però è venuto in meno con tutti gli altri nel secondo tempo contro il Paraguay.
In questo contesto, una soluzione poteva darla Can Uzun, il talento dell’Eintracht Francoforte nonché grande amico di Yildiz, invece di insistere su Kerem Aktürkoğlu: sarebbe stata una scelta volta ad accentrare il calciatore nativo di Rize, terra del famoso çay, il tè turco, anche per il futuro della Nazionale. Il talento della Turchia appare davvero sproporzionato, in quanto sulle ali si possono interscambiare ben cinque calciatori, ma nel ruolo di prima punta Vincenzo Montella ha sempre e solo alternato Kerem Aktürkoğlu e Baris Alper, tra l’altro due ex compagni di squadra al Galatasaray.
La conseguenza della poca struttura nell’ultimo quarto di campo, con un Kenan Yildiz probabilmente neanche alla metà della sua miglior forma fisica, hanno portato alla Turchia uno dei dati peggiori di questi mondiali nonostante la mole prodotta, considerati i 4.50 xGoal racconti e gli zero gol fatti. Certo, ci sono due legni, uno clamoroso di Mert Müldür, ma c’è stata tanta, troppa, inconsistenza.

Il roster poteva offrire anche soluzioni diverse agli undici sui quali Vincenzo Montella ha riposto la sua fiducia, evidentemente sbagliando una delle poche letture da quando è selezionatore della nazionale turca.
Le critiche (vuote) della patria turca alla Nazionale
Lo show che ha accompagnato la nazionale in Turchia è stato molto mediterraneo, in quanto circa cento milioni di turchi sono diventati allenatori della loro Turchia, aizzati da ex allenatori che ormai provano ad andare in televisione per cercare panchina piuttosto che fare analisi lucide e oggettive. Chi voleva il licenziamento di Montella forse si dimentica che la Turchia non giocava un Mondiale dal 2002 e non arrivava ai quarti di un Europeo dal 2008: due risultati che la gestione Montella ha eguagliato in pochissimo tempo, visto che nell'ultimo Europeo la Turchia è stata eliminata ai quarti dai Paesi Bassi.
I risultati raggiunti da Montella sono la risposta migliore per le critiche che arrivano dalla patria turca, visto che fior di allenatori turchi non sono riusciti a dare alla Nazionale una dimensione così competitiva (e ad attrarre le giuste critiche e osservazioni, visto lo status elevatosi negli anni).
Da settembre, la Turchia sarà impegnata in Nations League nella fascia più alta, quella A, per la prima volta nella sua storia. Nel mentre, c’è chi dai salotti sportivi delle TV turche propone di tornare ad un allenatore turco per la Turchia, una nazionale che ha già iniziato un grande percorso di crescita ma che deve ancora trovare i calciatori di personalità per rappresentare al meglio i sogni dei turchi.
La maglia della Turchia pesa da quando Kemal Atatürk ha costruito il nuovo Stato moderno dalle macerie dell’impero ottomano. Per sorreggere questo peso, ci vogliono dei calciatori che incarnino al meglio, in tutti i momenti della gara, quello spirito impavido della nazione turca. Così non è avvenuto in questo Mondiale 2026, nonostante le ottime premesse: per quanto bruci, i turchi dovranno conservare questa delusione per il futuro, per il giorno in cui tutti i pezzi saranno al loro posto.
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