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Norvegia Senegal
, 23 Giugno 2026

Norvegia-Senegal 3-2, Considerazioni Sparse


Una Norvegia solida e concreta ha la meglio su un Senegal volitivo ma troppo impreciso.

"Chi viaggia molto deve imparare molto. A casa l'uomo è felice, ma chi è saggio sa adattarsi a qualsiasi terra": così recita un antico proverbio nordico. È con questo spirito che la Norvegia si è presentata in America per questo Mondiale, consapevole dei propri mezzi - che le hanno permesso di staccare il pass per la fase finale a punteggio pieno (a discapito dell'Italia) - e con l'atteggiamento camaleontico di chi vuole continuare a stupire.

"Viva viva 'o Senegal" cantava invece Pino Daniele, veicolando l'orgoglio di popoli da sempre in cerca di riscatto che prende forma nelle gesta dei propri beniamini sul terreno di gioco. La seconda giornata del Gruppo I mette di fronte queste due realtà per una partita di fondamentale importanza, col Senegal costretto almeno a non perdere per poi giocarsi il tutto per tutto nella più agevole - almeno sulla carta - sfida contro l'Iraq.

Le formazioni agli ordini di Solbakken e Thiaw si schierano con gli stessi undici visti al debutto, a sottolineare ancor di più la posta in palio. Il copione della gara, però, non è quello che ci si aspetterebbe: a differenza del match contro la Francia, infatti, il Senegal non si limita a difendersi compatto e ripartire. Al contrario, prova a risalire il campo con qualità e a fare la partita, peccando troppo, però, in precisione dalla trequarti in su e lasciando voragini alle proprie spalle per le ripartenze avversarie.

Sono gli scandinavi ad avere le occasioni più nitide: prima con un miracolo di Mendy su Odegaard, messo in posizione favorevolissima da una sponda aerea di Haaland; poi, lo stesso portiere senegalese combina un pasticcio del quale approfitta l'attaccante del City, che colpisce però il palo a porta sguarnita.

In mezzo, il gol di Pedersen che sblocca il match: Koulibaly perde un bruttissimo pallone al limite della propria area e l'esterno del Torino - entrato in campo dopo un quarto d'ora per l'infortunato Ryerson - colpisce a rete con freddezza portando avanti i suoi. La fotografia del Mondiale del Senegal finora è tutta nel primo tempo: molta intensità e discreta qualità, ma troppa poca lucidità nei momenti decisivi.

La concretezza della Norvegia, al contrario, fa quasi scuola e si manifesta anche a inizio ripresa: sull'ennesimo errore in impostazione degli uomini di Thiaw, arriva la palla in profondità per Haaland, che non sbaglia mai due volte di fila - l'ultima gara ufficiale in cui non ha segnato in Nazionale risale a ottobre 2024 - e mette la partita sui binari più favorevoli possibili.

Per l'attaccante del City sono già 4 gol segnati in questo Mondiale.

La partita potrebbe andare in cassaforte, ma la Norvegia commette l'errore di rilassarsi subito dopo il raddoppio, lasciando emergere l'orgoglio del Senegal. La nazionale africana prima va vicina alla rete con un colpo di testa di Jackson, poi trova con Sarr - primo calciatore nella storia del suo Paese a segnare in due Mondiali consecutivi - il gol che riaprirebbe ufficialmente il match.

Dall'altra parte, però, c'è una squadra che non ha alcuna intenzione di regalare speranze agli avversari, e ci pensa ancora lo straripante Haaland a ristabilire le distanze. Da lì in poi la gara scorre via velocemente: gli uomini di Thiaw si disuniscono visibilmente e la sosta per l'hydration break non fa altro che trascinare il confronto verso i titoli di coda, non prima, però, di qualche ultimo sussulto dopo che ancora Sarr in pieno recupero segna il gol del 2 a 3.

La Norvegia continua a impressionare, a parte un po' di fisiologico panico nel finale: non ha ancora affrontato big match, ma presentarsi alla sfida con la Francia a qualificazione già acquisita e con la possibilità di contendersi il primo posto poteva essere sicuramente l'obiettivo di Solbakken, ma da qui a realizzarlo facendolo sembrare quasi una passeggiata ne passa di acqua sotto i ponti.

Dal canto suo, il Senegal ha un solo risultato disponibile contro l'Iraq per sperare nel ripescaggio tra le migliori terze, un'impresa che appare complessa visti anche i tanti gol subiti in queste prime uscite. Le aspettative su Mané e compagni erano ben diverse da quanto mostrato sul rettangolo verde, ma la campana non è ancora suonata per i Leoni della Teranga e l'obiettivo dei sedicesimi di finale deve essere inseguito con le unghie e con i denti fino alla fine.

  • Danilo Cappella, classe 1988, tifoso del Napoli da prima di nascere.
    Calcio e scrittura le mie passioni più grandi, ma anche cinema e musica.

    Dopo Diego, ho creduto in una sola divinità, aveva la cresta e il 17 sulla schiena.

    Autore di un libro sulla passione di un tifoso partenopeo, a chi mi chiede quando mi passerà questa malattia, rispondo come farebbe Nick Hornby: "noi non supereremo mai questa fase".

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