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Argentina Austria
, 22 Giugno 2026

Argentina-Austria 2-0, Considerazioni Sparse


Messi fa e disfa: prima sbaglia un rigore, poi scrive l'ennesimo capitolo della propria impareggiabile leggenda, guidando l'Argentina contro l'Austria grazie ad una doppietta.

Prima ancora del fischio d'inizio, quella tra Argentina ed Austria può già essere definita una partita storica. Dopo quasi un intero secolo, infatti, queste nazionali si sono affrontate per la prima volta in un Mondiale, e fa strano dirlo, visto il grande pedigree calcistico di entrambe. Trattasi anche dell'incontro tra due scuole totalmente differenti: la milonga lenta e ipnotica dell'Albiceleste contrapposta al gegenpressing made in Rangnick. E poi, soprattutto, scende in campo Lionel Messi, il (quasi) trentanovenne più forte al mondo, come ci tiene a ricordarci ogni volta che accarezza il pallone.

È lui a innescare la prima grande azione della partita, andando a zampettare sul centro-destra, e servendo sul lato opposto Enzo Fernández, chirurgico nell'imbucare per Lautaro: il capitano dell'Inter, penetrato in area, finisce nella morsa di Xaver Schlager e Posch, con quest'ultimo che azzoppa il Toro in scivolata. Non serve una grande immaginazione per intuire chi sia il rigorista, mentre è ben più stupefacente il risultato: difficilmente, negli ultimi vent'anni, abbiamo visto un penalty tirato così male dal capitano della Selección, che non trova neanche la porta angolando il mancino rasoterra.

Se l'Austria costruisce l'azione con un 2+2 piuttosto rigido, con Schlager e Seiwald perennemente a ridosso dei centrali difensivi, l'Argentina opta per una circolazione palla un po' più fluida: l'unico riferimento fisso è Mac Allister, affiancato di volta in volta da uno tra De Paul ed Enzo (oltre alle occasionali visite di Messi nella propria metà campo). Così come avevamo visto contro l'Algeria, i sudamericani, con la propria qualità, affondano come una lama nel burro per vie centrali; serve un salvataggio degno dei tempi migliori di Alaba per soffocare un guizzo di Messi, ben servito in profondità da Lautaro.

Senza palla l'Argentina rinuncia al pressing, e accetta di difendere bassa e posizionalmente, portandosi gli austriaci fin dentro l'area (pur gestendoli con disinvoltura). Nella metà campo opposta, invece, ancora Alaba fa da scudo umano ad Alexander Schlager, proteggendolo da un altro mancino a botta sicura di Messi. Se l'atteggiamento in fase difensiva della "Scaloneta" non è certo una sorpresa, è invece un po' più inusuale la mancata aggressività dell'Austria nel suo 4-4-2 a palla persa.

Dopo un primo tempo con qualche errore di misura inconsueto, sia per Messi che per l'Argentina, la sblocca proprio la Pulga, con uno di quei suoi colpi da biliardo che i tifosi del Bernabéu (purtroppo per loro) ricordano molto bene. Impossibile non ripensare al Clásico dell'aprile 2017 rivedendo l'azione dell'1-0: è sempre Messi il centro di tutto, e proprio lui fa partire il flipper scatenando la sgroppata di Thiago Almada, bravo poi a premiare coi tempi giusti la sovrapposizione di Medina.

Il cutback a rimorchio del terzino del Marsiglia diventa dunque un invito irresistibile per Leo, grazie al geniale velo dello stesso Almada, autore di una gran partita dopo lo scialbo debutto di settimana scorsa. Il vantaggio, ottenuto al 38', permette di dare ulteriore tranquillità ad un'Argentina maestra nell'abbassare i ritmi della partita: la flemma ragionata di Mac Allister e compagni imbriglia con e senza palla un'Austria sì volenterosa, ma apparsa abbastanza impotente nel primo tempo.

Ben più aggressiva e fedele alla propria identità la squadra di Rangnick a inizio secondo tempo, che crea qualche affanno ai campioni del mondo in carica quando costruisce a sinistra, il lato di maggior qualità con Sabitzer e Laimer. Quest'ultimo, portandosi in zone intermedie come gli capita spesso nel Bayern Monaco, riesce a rendersi pericoloso, venendo abbattuto sul lato corto dell'area: sulla conseguente punizione, Sabitzer obbliga il Dibu Martínez alla prima grande parata del suo Mondiale. Anche nella ripresa, però, la mediana dell'Austria finisce sempre col fiatone a rincorrere Messi, e a gestire i galleggiamenti suoi e degli altri argentini sulla trequarti.

Ne è un esempio un'altra grande azione della squadra di Scaloni, illuminata da un'ottima gestione di Almada: per stoppare un destro velenoso di Enzo, Danso deve praticamente lanciarsi sul pallone. È forse il culmine di una fase di dominio dell'Argentina, che di lì a poco concede all'Austria la prima occasione nitida nel cuore del proprio fortino difensivo: su un cross spiovente di Sabitzer, un inconcludente Gregoritsch prova ad arrampicarsi in cielo, non trovando la porta con la fronte. La colpisce meglio di testa il subentrato Nico González, che su corner di Messi sfiora il 2-0.

Qualche arma per far male l'Austria ce l'avrebbe: coi suoi 193 centimetri, Gregoritsch addomestica un lancione a campanile, e serve il taglio interno di Wimmer, che non arriva sul pallone solo a causa di una una grande diagonale di Medina. In ogni caso, gli argentini flirtano col raddoppio ben più di quanto non facciano gli austriaci col pareggio: il solito Nico, lanciato in profondità da Lisandro, viene silenziato da Danso, bravo a rientrare tempestivamente dopo essere stato dribblato col primo controllo dall'ex ala della Fiorentina.

Giusto così, perché il sigillo definitivo sul match non può che metterlo il Diez: dopo aver servito in contropiede Alvarez, troppo tenero a tu per tu col portiere, Messi riceve ancora palla in area da Paredes (lucido a ridargliela senza farsi ingolosire dal tiro), e dopo aver apparentemente perso l'attimo trova il pertugio giusto per siglare il 2-0. Con questo fanno 18 gol ai Mondiali, con Klose salutato definitivamente, ed il solo Mbappé nelle vicinanze a poterlo davvero contrastare (anche se non penso si aspettasse di trovarsi a -4, in attesa di Francia-Iraq). Che dire, Leo: come te nessuno mai, con buona pace di tutti gli altri.

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

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