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, 18 Giugno 2026

Mondiale 2026, 1° giornata: la top XI delle sorprese


Undici nomi esotici e/o esordienti che ci hanno impressionato in questa prima settimana di Mondiale.

Questa prima giornata del Mondiale nordamericano ha visto da un lato la conferma della forza di squadre come Germania, Francia o Argentina, ma dall’altro lato è stata anche teatro di alcune sorprese, prima fra tutte lo 0-0 con cui l’esordiente Capo Verde – nazione di circa mezzo milioni di abitanti – ha fermato la Spagna campione d’Europa in carica.

Ma non solo. Chi avrebbe pensato quindici anni fa che il Marocco potesse contare su una squadra con un tasso tecnico a livello di quello del Brasile? O chi poteva prevedere che il Qatar, la squadra col valore della rosa più basso di tutto il Mondiale, potesse inchiodare la Svizzera sul pari?

Insomma, da un lato il format a 48 squadre non ha favorito lo spettacolo in campo, e in generale il ritmo di alcune gare è stato davvero soporifero, ma dall’altro ha offerto una vetrina importante a nazionali e calciatori meno sconosciuti.

Perché al netto di tutte le polemiche sulla direzione del calcio moderno e sull’oscena (dis)organizzazione degli Stati Uniti e delle loro politiche di accesso al paese estremamente discriminatorie, il Mondiale è anche e soprattutto questo.

Non tanto la storia dei vincitori, quanto piuttosto la storia di chi, grazie a questa competizione, può diventare famoso per una settimana. A volte sfruttando questa vetrina come trampolino di lancio per una carriera di successo – che per chi proviene da alcuni paesi può diventare lo spartiacque fra una vita di stenti e una vita agiata –, altre volte, invece, per suggellare una carriera anonima con una settimana da Dio, per citare un famoso film.

È il bello del Mondiale, così come è il bello del Mondiale la festa di Curaçao – la nazione più piccola ad aver mai preso parte alla competizione – dopo il pareggio contro la Germania, anche se dopo quel gol i tedeschi ne hanno fatti altri sei.

Lo hanno capito praticamente tutti tranne la stampa italiana che il giorno dopo ha titolato sul suo quotidiano sportivo più importante: “Sotto accusa la formula Infantino: Curaçao ne prende 7 e l’Italia non c’è…” Appunto, l’Italia non c’è, e per quello non può permettersi di dare lezioni a nessuno. Sarebbe bastato battere la Bosnia, una delle nazionali peggiori viste in questa prima settimana di Mondiale, sarebbe bastato scegliere una CT che parlasse di calcio, anziché di grinta, sarebbe bastato non fare tanti piccoli errori.

Ma se l’Italia non è a questi Mondiali la colpa è solo sua, alle competizioni sportive ci si qualifica per merito e non per nome e, anzi, più ci si continuerà a trincerare dietro il nome e più sarà il tempo sprecato e il ritardo accumulato verso il resto del calcio che conta. Ma forse è difficile aspettarsi qualcosa di diverso da un giornale che critica la “formula Infantino” quattro giorni dopo aver concesso allo stesso presidente della FIFA un’intera pagina di giornale per consentirgli – senza contraddittorio – di giustificare le ignominie architettate insieme all’amico Trump per l’organizzazione di questo Mondiale.

In ogni caso, per divertirci abbiamo provato a stilare una top XI – schierata col 4-3-3 perché, secondo l’autore del pezzo, a Calcio si gioca così – con i protagonisti di questi risultati un po’ più sorprendenti, mettendo in vetrina alcuni giovani esordienti di cui si parla un gran bene e che si stanno mettendo ancora più in mostra, e qualche sorpresa davvero inaspettata. È, ovviamente, estremamente opinabile come tutte le top XI.

fonte foto: Getty Images.

Portiere: Vozinha, Capo Verde – 40 anni, Chaves (POR)

Scelta abbastanza scontata per la porta, dove la prestazione del portiere 40enne di Capo Verde contro la super favorita Spagna gli è valsa gli elogi praticamente di tutto il mondo del calcio. 7 parate da dentro l’area di rigore, circa 1.7 xG evitati e una giornata che ricorderà per tutta la vita, insieme ai compagni di reparto che, soprattutto nel secondo tempo, hanno protetto egregiamente il pari contro una squadra la cui rosa vale circa 15 volte quella di Capo Verde.

Vozinha, che gioca nella seconda divisione portoghese e che in passato ha giocato anche a Cipro e in Slovacchia, in pochissime ore è passato da avere 50mila follower su Instagram ad averne 5 milioni. Magie dei Mondiali, magie di una competizione in cui anche una squadra esordiente può fermare i Campioni d’Europa, a dimostrazione del fatto che è una follia pensare che ai Mondiali ci si debba essere ammessi di diritto e non per meriti sportivi.

L’altro lato della medaglia, però, coincide con l’aspetto più brutto di questi Mondiali nordamericani. Vozinha, infatti, nel postpartita è scoppiato in lacrime dedicando la sua prestazione alla mamma. “Ho pianto anche perché mia madre non è riuscita ad ottenere il visto per essere qui. Non siamo riusciti ad ottenerlo in tempo a causa del suo costo”.

Ai tifosi di molti paesi africani, infatti, è stato imposto di pagare una somma tra i 5 e 15 mila dollari come cauzione in cambio dell’ottenimento del visto. Una cifra inavvicinabile per gran parte di loro, addirittura per i parenti di un portiere che probabilmente in carriera non ha guadagnato così tanto. Però oh, chissà che incredibile beneficio sarà derivato alla sicurezza degli USA dall’aver impedito l’accesso nel paese ad una mamma sessantenne.

Vozinha, pseudonimo di Josimar José Evora Dias, è il soprannome che i bulli gli avevano affibbiato da ragazzino, quando il padre era sempre via di casa in quanto militare e la madre non poteva tenerlo con sé perché lavorava tutto il giorno per mantenerlo. Lui viveva con i nonni, e chi lo prendeva in giro lo chiamava Vozinha, che significa letteralmente nonnina, perché, appunto, si rifugiava a piangere dalla nonna venuta a mancare qualche anno fa. Oggi, oltre a fare il portiere, d’estate insegna beach volley sulle isole dell’arcipelago ed è impegnato in molte campagne sociali contro il bullismo.

Terzino destro: Ramin Razaeian, Iran – 36 anni, Foolad (IRN)

Con un gol e un assist nella prima partita del torneo contro la Nuova Zelanda, questo terzino iraniano di 36 anni si è regalato una serata da protagonista dopo una carriera spesa interamente in patria fra le squadre più importanti del suo paese. Razaeian è al terzo Mondiale consecutivo e aveva già segnato anche in Qatar, ma il gol siglato in questa edizione assume un significato maggiore alla luce di tutto ciò che ha accompagnato l’esordio dei Leoni di Persia in questo Mondiale.

A fine febbraio l’Iran è stato attaccato dagli USA, che ne hanno ucciso la guida suprema. Per tutti questi mesi la partecipazione della nazionale di Teheran ai Mondiali è stata messa in dubbio, visto il travel ban totale che riguarda tutti i suoi cittadini. Alla fine, ponziopilatescamente, la FIFA ha negoziato questa soluzione: l’Iran si allena in Messico e può viaggiare negli USA solo il giorno stesso della partita e – per fantomatici motivi di sicurezza – con una delegazione al seguito più piccola rispetto a quella degli altri paesi.

Prima della partita contro la Nuova Zelanda l’inno iraniano è stato fischiato dal pubblico di Los Angeles, ed in generale i giocatori si sono lamentati di essere “la squadra più discriminata di tutto il Mondiale”. Eppure, complice anche il format a 48 squadre, chissà che questa non sia la prima volta su sette partecipazioni in cui l’Iran riesce a superare gli ottavi. Sicuramente sarebbe simbolico se accadesse proprio qui.

Difensore centrale: Diney Borges, Capo Verde – 31 anni, Al Bataeh (UAE)

Edilson Alberto Monteiro Sanches Borges non ha avuto una carriera, per così dire, indimenticabile. Giovanili in Portogallo con qualche apparizione fra Maritimo ed Estoril, poi una parentesi in Marocco fino ad approdare negli Emirati, da dove si è confermato pilastro della difesa di Capo Verde, quest’anno all’esordio nei Mondiali.

Vieni difficile pensare che un difensore ultra 30enne con questo curriculum abbia fermato l’attacco della Spagna campione d’Europa, aiutando il citato Vozinha a mantenere la porta inviolata in quello che è stato il risultato più sorprendente del primo turno. Diney è un difensore vecchio stampo, l’esatto opposto dei suoi colleghi spagnoli: molto alto, fa del gioco aereo e della lettura delle traiettorie il suo punto di forza.

Proprio da un suo stacco di testa è arrivata l’unica occasione di Capo Verde lunedì, quando al 90' ha incornato un calcio d’angolo col pallone che si è fortunosamente fermato tra le gambe di Unai Simon. Se fosse entrato quel pallone avremmo parlato di qualcosa di impensabile, ma anche così la sua prestazione è stata fondamentale per scrivere una bellissima pagina di storia dei Mondiali.

Difensore centrale: Harry Souttar, Australia – 28 anni, Leicester (ENG)

Un’altra delle sorprese di questa prima giornata è stata la vittoria dell’Australia contro la Turchia, tornata sì ai Mondiali dopo ben 24 anni, ma con una squadra riconosciuta come molto attrezzata da parte di tutti gli addetti ai lavori. Risultato finale: 2-0 con un gol per tempo per i canguri, che – anche grazie ad un pizzico di fortuna va detto – hanno resistito agli attacchi turchi. Gran parte del merito va alla coppia di centrali composta da Harry Souttar e Alessandro Circati del Parma.

Alla fine ho deciso di inserire il primo per due motivi: primo, gioca in una squadra retrocessa in League One, quindi una prestazione di questo livello è più inaspettata, e secondo perché già ai Mondiali del 2022 fece benissimo. Souttar è un difensore ormai non giovanissimo, molto alto e molto forte nel gioco aereo, che ha passato tutta la carriera in squadre inglesi non di primo piano, ma che in tutti i tornei internazionali che ha giocato si è trasformato vestendo la maglia della sua nazione. Chissà che un altro bel Mondiale non gli regali una chance a livelli più alti di quelli in cui è precipitato il Leicester.

Terzino Sinistro: Keito Nakamura, Giappone – 26 anni, Stade Reims (FRA)

Inserire Nakamura come terzino sinistro è una forzatura, figlia delle difficoltà nel compilare queste top 11 in un mondo del calcio in cui i moduli vedono giorno dopo giorno diminuire l’importanza in favore di un calcio fluido in cui i giocatori devono saper ricoprire più ruoli. Eppure, nel coraggiosissimo 3-4-2-1 con cui il Giappone ha inchiodato sul pari l’Olanda, l’ala del Reims ha giocato come fluidificante di sinistra, ruolo comunque già ricoperto in carriera. La prestazione di Nakamura è stata una delle più impressionanti di questa prima giornata del Mondiale: oltre al gol dell’1-1, questo classe 2000 è stato un motorino costante sulla fascia, mettendo in grande difficoltà la difesa olandese senza mai commettere sbavature in fase difensiva.

Viene da due stagioni in doppia cifra in Ligue 1, e il Reims già nel 2023 pagò circa 12 milioni per prelevarlo dagli austriaci di LASK Linz. Giocatore duttile, molto preparato atleticamente, con un bel piede e che vede bene la porta: in scadenza nel 2028, se le buone prestazioni al Mondiale dovessero continuare difficilmente resterà in Francia.

Centrocampista centrale: Ayyoub Bouaddi, Marocco – 18 anni, Lille (FRA)

https://www.youtube.com/watch?v=mrpEshuOSps

Forse la giovane stella che più di tutti ha brillato in questa prima giornata dei Mondiali. Vuoi per l’avversario – il Brasile di Carlo Ancelotti messo sotto dal Marocco per un’ora buona – contro cui è arrivata questa super prestazione, vuoi per la giovane età che fa sembrare il tutto ancora più impressionante.

Bouaddi non è una sorpresa per chi segue il calcio giovanile, né per chi ha seguito un po’ la Ligue 1 negli ultimi due anni. Nonostante 19 anni ancora da compiere, infatti, questo centrocampista nato in Francia ha appena tagliato il traguardo delle 100 partite da professionista fra club e nazionale, a cui vanno aggiunte 27 partite con le giovanili francesi di cui è stato anche capitano. Con le giovanili francesi, poi, sono arrivati anche gli unici 4 gol in carriera di questo giocatore al quale, se proprio vogliamo trovare qualche difetto, mancano un po’ di gol nelle gambe.

Per il resto a Bouaddi non manca davvero nulla per diventare in poco tempo uno dei top mondiali in questo ruolo: ha l’atletismo richiesto dal calcio moderno, ha un piede molto educato, e soprattutto una visione di gioco e una personalità clamorosamente sopra la media che gli hanno permesso di inserirsi senza problemi nella nazionale marocchina e di giganteggiare a centrocampo contro il Brasile.

Dopo la trafila nelle giovanili francesi, infatti, il centrocampista del Lille ha deciso di rappresentare il paese dei suoi genitori, a dimostrazione di come ormai le nazionali africane siano estremamente attrattive anche per ragazzi cresciuti calcisticamente in Europa e che avrebbero tutte le carte in regola per giocare nelle nazionali migliori del Mondo.

Centrocampista centrale: Yasin Ayari, Svezia – 22 anni, Brighton (ENG)

Opposta a quella di Bouaddi, invece, è la storia personale di un altro centrocampista che si è messo in mostra in questi giorni, lo svedese di origini tunisine Yasin Ayari. Ayari avrebbe voluto rappresentare la Tunisia, paese dei suoi genitori, ma il padre gli ha fortemente consigliato di giocare per la Svezia, paese che ha dato una seconda opportunità alla sua famiglia. E alla prima giornata del Mondiale il destino lo ha subito messo contro la nazionale di cui detiene la nazionalità, motivo per il quale – in una scena quasi unica nel calcio delle nazionali – non ha esultato dopo aver segnato un gol alla Steven Gerrard.

Prelevato dall’AIK Solna nel 2023 per neanche 5 milioni di euro, dopo un anno in prestito in Championship Ayari si è guadagnato il posto da titolare in una delle squadre più divertenti d’Inghilterra. Centrocampista moderno, dotato di grande corsa, ha dalla sua anche il pregio di segnare abbastanza – come dimostra la doppietta all’esordio al Mondiale – motivo per il quale probabilmente il suo nome sarà al centro di un’asta fra le big di Premier League questa estate.

Centrocampista centrale: In-Beom Hwang, Corea del Sud – 29 anni, Feyenoord (NED)

Negli ultimi anni l’Eredivisie è diventata terreno di sbarco per tanti giocatori provenienti dall’estremo oriente. In particolare, il Feyenoord annovera tra le sue fila sia Ueda, centravanti del Giappone, che questo centrocampista difensivo coreano che alla prima partita del suo secondo Mondiale è entrato nel tabellino con un gol e un assist.

Mediano classe 1996, in realtà svolge anche compiti offensivi pur partendo abbastanza arretrato. La sua principale qualità è la capacità di giocare con entrambi i piedi, oltre a delle ottime capacità atletiche. Nella partita contro la Cechia, che la Corea del Sud ha rimontato in primis grazie al suo gol del pareggio, ha messo in mostra anche un’ottima propensione al passaggio in profondità, contrariamente a molti giocatori che in quel ruolo si limitano ad appoggi più semplici.

Se Ayari e Bouaddi sono due sorprese-rivelazione, nel senso che sono giocatori già sul taccuino delle big e che al Mondiale troveranno una grande vetrina per finire anche sulla bocca degli appassionati, Hwang è più una sorpresa-prestazione, visto che i suoi 90’ nella prima partita sono stati fra i migliori di questa prima settimana dei Mondiali.

Esterno destro: Yan Diomande, Costa D’Avorio – 19 anni, RB Lipsia (GER)

https://www.youtube.com/watch?v=v6T6DccJwFo

Anche qui, ovviamente, non siamo nel campo delle sorprese sconosciute ai più, come ad esempio nel reparto difensivo. Diomande viene da una stagione in doppia cifra col Lipsia e sembra che Liverpool e PSG se lo contenderanno a botte di 90/100 milioni l’una.

Ma che fosse già devastante all'esordio mondiale – in quella che forse è stata la partita più bella di questa prima settimana – era tutto da dimostrare, soprattutto perché gioca in una nazionale, la Costa D’Avorio, che spesso è arrivata ai Mondiali con grandi aspettative rivelandosi poi incapace di mantenerle.

Invece contro l’Ecuador Diomande è stato dominante: primo per numero di passaggi chiave, primo per numero di passaggi nell’ultimo terzo di campo, primo per tocchi nell’area avversaria e soprattutto il suo punto di forza, primo per numero di dribbling riusciti e di progressioni palla al piede.

In una partita che ha visto i leoni ivoriani soffrire in fase difensiva, Diomande e i suoi strappi sono stati decisivi per allungare la squadra, farla rifiatare e tenere in apprensione la difesa ecuadoregna. Gli highlights della sua partita, come della sua stagione, sono godimento puro!

Esterno sinistro: Elijah Just, Nuova Zelanda – 26 anni, Motherwell (SCO)

Sedici anni dopo la beffarda eliminazione del 2010, la Nuova Zelanda – e con essa tutto il continente oceanico – torna ai Mondiali. E, come nel 2010, continua a mantenersi imbattuta dopo il pareggio contro l’Iran nella prima partita. Se i kiwi sono riusciti a strappare un pari, andando anche due volte in vantaggio, contro una nazionale più quotata ed esperta, gran parte del merito è di Elijah Just, autore di una doppietta.

Just è un esterno destro che in nazionale gioca sulla sinistra, posizione dalla quale ha colpito l’Iran per ben due volte nonostante i soli 0.34 xG attesi, in entrambi i casi su assist dell’eterno Chris Wood. Il neozelandese viene da un’ottima stagione al Motherwell, squadra scozzese che quest’anno – anche grazie ai suoi 7 gol ed 8 assist – si è qualificata ai preliminari di Conference.

A portarlo in Europa sono stati i danesi dell’Helsingor quando aveva 19 anni, è passato anche per il campionato austriaco ed in Scozia sembra aver trovato la sua dimensione ideale, ma chissà che una buona vetrina Mondiale, in cui la Nuova Zelanda non ha neanche un girone proibitivo, non possa regalargli qualcosa in più.

Centravanti: Nestory Irankunda, Australia – 20 anni, Watford (ENG)

Chiudiamo la nostro top XI con quella che è un’altra piccola forzatura, perché questa forza della natura classe 2006 non è un centravanti, anche se nell’esordio vittorioso dell’Australia contro la Turchia è stato lui a dare continuamente profondità al 5-4-1 australiano.

Irankunda è nato in un campo profughi in Tanzania da genitori del Burundi che si erano rifugiati lì, è un giocatore molto molto grezzo tecnicamente e tatticamente ma ha una forza nelle gambe e un’esplosività che, se ben incanalate, potranno fare di lui il classico giocatore da calcio moderno in grado di spaccare in due le partite.

Dopo appena 27' di gioco, Irankunda è stato lanciato in profondità da Okon-Engstler: ha bruciato in velocità un difensore esperto come Demiral e, a tu per tu con Cakir, lo ha fulminato con un destro potente e preciso, diventando il marcatore più giovane dell’Australia ai Mondiali. 100% di dribbling riusciti, due tiri in porta su due tentativi e persino due decisivi salvataggi difensivi conditi dall’esultanza prendendo a pugni la bandierina come quella di Tim Cahill, uno dei giocatori australiani più forti di sempre.

Di Irankunda se ne parla da tempo: ha esordito giovanissimo con l’Adelaide United e in poco tempo ha segnato 11 gol in 7 partite con l’Australia under 17. Appena diventato maggiorenne è arrivata la grande chiamata del Bayern Monaco, con cui però non ha mai esordito. Dopo un anno in prestito al Grassophers, è stato ceduto al Watford in Championship per circa €4 milioni e quest’anno ha messo a referto 4 gol e 5 assist giocando la metà dei minuti disponibili. I margini di miglioramento, a guardarlo, ci sono davvero tutti.

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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