
Inghilterra-Croazia 4-2, Considerazioni Sparse
È nata l'Inghilterra di Tuchel: piratesca, verticale e traballante dietro. Inizia male, invece, l'addio al calcio di Luka Modrić.
Sono passati otto anni da quella sfida fra Inghilterra e Croazia in semifinale dei Mondiali di Russia 2018, quando ai tempi supplementari i croati sconfissero gli inglesi e strapparono l'accesso alla finale contro la Francia, mentre i Three Lions rimasero indietro a giocarsi il terzo posto con il Belgio. Più recente lo scontro negli Europei 2021, quando anche lì si trattava del debutto di entrambe nella competizione: il miglior Raheem Sterling valse l'1-0 e l'inizio della cavalcata inglese fino alla sconfitta ai calci di rigore di Wembley contro l'Italia. Un incrocio non banale, dunque, fra Inghilterra e Croazia, riproposto come debutto anche in questi Mondiali 2026, vinto in modo roboante dai nuovi Three Lions di Thomas Tuchel.
Vi era genuina curiosità nel vedere quale Inghilterra sarebbe scesa in campo negli Stati Uniti. Concluso il ciclo del CT Gareth Southgate, ricordato forse in maniera più severa di quanto meriti, la Football Association ha pensato a lungo a quale miglior commissario tecnico poter affidare una nazionale ricca di talento e ormai ossessionata dalla vittoria di un titolo, fossero i Mondiali o gli Europei.
L'arrivo di Tuchel, già noto in Premier League per la sua ottima esperienza al Chelsea, ha lasciato tutti gli inglesi impietriti: anche nella patria europea di chi vuole cancellare il passato, un tedesco al comando esprime ancora inquietudine. Ancora di più se decide di presentarsi ai Mondiali di USA 2026 con scelte dalla forte personalità: abbiamo trascorso lunghe settimane a chiederci cosa ci facessero fuori Morgan Gibbs-White, Phil Foden, Cole Palmer, Trent Alexander-Arnold e Harry Maguire dalla selezione finale. Tuchel ha accolto le critiche e rilanciato: «sto cercando di costruire la miglior squadra possibile, che non per forza significa scegliere i giocatori più talentuosi».
Così, in piena tradizione inglese di caricare di pressione la propria nazionale, Tuchel si affaccia ai Mondiali di USA 2026 con un clima scettico sulle convocazioni che non si vedeva da Francia '98 – in quel caso a far paura fu l'esclusione di Paul Gascoigne – e una nuova identità «funzionale» da mostrare al mondo, sfidando un po' la storia dell'Inghilterra nota come un agglomerato di campioni incapaci di funzionare al meglio insieme. La partita contro la Croazia potrebbe averci mostrato fin da subito quali siano le caratteristiche della nuova Inghilterra di Tuchel: offensivamente piratesca, diretta, verticale, decisamente più traballante in difesa rispetto lo scorso ciclo.
Per quanto riguarda la Croazia, invece, nonostante arrivi negli Stati Uniti con meno polemiche e pressione, è una nazione che si prepara a separarsi con il calciatore più forte mai nato nella loro terra: per Luka Modrić si tratta dell'ultimo Mondiale con la maglia a scacchi. L'ultima estate assieme a un simbolo, leggenda e capitano dell'uomo che più di tutti si era avvicinato a portare la Croazia sul tetto del mondo.

La prima Inghilterra ai Mondiali di Tuchel si presenta con un 4-2-3-1 pronto a contorcersi su sé stesso durante la gara. La linea difensiva è più leggera e meno attenta di quanto ci si aspetti: da sinistra verso destra, O'Reilly, Stones, Konsa e James formano di fronte a Pickford una linea dinamica, fisica e capace di muovere il pallone in costruzione. Anderson e Rice si calano a centrocampo in modo statuario, con Gordon, Bellingham e Madueke pronti a correre alle spalle di Harry Kane.
La prima mezz'ora ci mostra la principale arma tattica della nuova Inghilterra: cercare in profondità gli esterni offensivi, preferibilmente svuotando il corridoio centrale avversario. Tradotto, Harry Kane può arrivare a pochi metri da Pickford pur di raccogliere il pallone, in modo tale da scambiarlo o addirittura lanciarlo verso Madueke e farlo correre alle spalle della difesa alta avversaria.
La fortuna assiste gli audaci e non solo Modrić compie un fallo inaspettatamente sciocco da rigore, ma il VAR salva Kane dallo psicodramma facendo ribattere il rigore sbagliato. L'uno a zero dopo dieci minuti sembra voler premiare il nuovo spirito inglese. È un'Inghilterra che cerca verticalità, conscia di avere un atletismo superiore e una tecnica di distribuzione piuttosto elevata. Inoltre, quest'estate gli inglesi sembrano aver portato con sé negli Stati Uniti la stessa sagacia dell'Arsenal nel battere i calci piazziati: Declan Rice potrebbe diventare il giocatore più importante della squadra in questo senso. Il secondo goal di Kane arriva da un piazzato di Rice, trasformato con la complicità delle disattenzioni dei giovani difensori croati e le abilità da perfetto centravanti.
Tuttavia, a venir meno è proprio quella solidità difensiva che appariva imperforabile nelle vecchie manifestazioni, seppur entrambi i goal della Croazia siano effettivamente delle meraviglie tecniche e di pensiero. Il time-out tattico offerto dal ridicolo hydration break permette al CT Dalić di stanare la tattica di Tuchel in pochi minuti: O'Reilly è impreparato a coprire lo spazio durante il tiro del magnifico Baturina, messo ad agire su tutta la trequarti offensiva con piena libertà; mentre l'inventiva di Pašalić e Perišić trova spazio nelle maglie larghe e disattente della strana coppia Stones-Konsa, duo piuttosto debole difensivamente se sprovvista del supporto dei loro compagni. È un 2-2 che manda i Three Lions negli spogliatoi con legittima titubanza.
Più in generale, la sensazione che lascia il primo tempo è che l'Inghilterra di Tuchel sappia esattamente cosa debba fare in campo, con l'aggravante di trovare i goal da due situazioni da piazzato: una squadra pesante e tendente alla codificazione. La Croazia, invece, nonostante un posizionamento tattico leggermente più semplice, sembra poter mettere in difficoltà la linea difensiva inglese semplicemente giocando a calcio in modo semplice o intuitivo.
Ma queste possono essere soltanto le sensazioni di un italiano rimasto in Italia e soprattutto senza Mondiali: nel secondo tempo gli inglesi scendono in campo con una fame implacabile e spaccano il pareggio con un'azione personale di Jude Bellingham ai limiti dell'invincibilità. L'idea di azionare le frecce offensive questa volta ha la firma di Elliot Anderson e trova una staffetta atletica piuttosto convincente e funzionale – ad accompagnare Bellingham è Madueke, una presenza che manda in tilt i difensori croati sulla scelta di quale corridoio coprire e di quale giocatore inseguire.
Il 3-2 inglese sembra direzionare definitivamente la gara, nonostante l'arrivo del secondo time-out tattico dovuto per il penoso hydration break. A voler rimarcare ancora di più una ritrovata potenza inglese, ci sono i tre cambi effettuati intorno al settantesimo minuto: fuori Rice, Gordon e Madueke, dentro Rogers, Rashford e Saka. Una potenzialità devastante che tornerà utile nelle prossime partite dei Mondiali con la stanchezza nel corpo negli avversari. Non per caso, è proprio Rashford a trovare il 4-2 finale dopo che l'Inghilterra aveva ormai schiacciato la Croazia nella propria area di rigore per il resto del secondo tempo.
La sensazione finale è l'Inghilterra di Tuchel possa essere una squadra comunque vada interessante nella sua scientifica verticalità. Qualora fosse in grado di raddrizzare la propria solidità difensiva, allora potremmo davvero vedere un'Inghilterra capace di riportare il Mondiale a casa. Dal lato della Croazia, questo esordio è stato fin troppo severo nel risultato e sfortunato per quanto accaduto in campo: la Croazia appare ancora una volta una squadra piena di talenti entusiasmanti e ancora una volta ben disposti in campo. Dal girone L di questo Mondiale potrebbero uscire due realtà piuttosto importanti di quest'estate.
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