Logo sportellate
arabia uruguay
, 16 Giugno 2026

Arabia Saudita-Uruguay 1-1, Considerazioni Sparse


Dopo un primo tempo troppo brutto per essere vero, l'Uruguay di Bielsa raggiunge l'Arabia grazie ad Araújo.

Privo di due pilastri come Ronald Araújo e De Arrascaeta, nella seconda partita del Gruppo G Marcelo Bielsa vara la formula a due punte, affiancando a Federico Viñas (9 gol in Liga con l'Oviedo nel 2025/26) il redivivo Darwin Núñez, fuori rosa nell'Al-Hilal da febbraio e scivolato anche nelle gerarchie del Loco.

Dall'altra parte, il ct greco Giōrgos Dōnīs, schiera l'Arabia con un 4-3-3 che può trasformarsi in 4-2-3-1 e che punta forte sul talento del capitano Salem Al-Dawsari, compagno di club di Núñez e numero 10 dei Figli del Deserto. Ancor più fluido (sulla carta) è il modulo dell'Uruguay: 4-4-2 in fase di non possesso, con Valverde adattato a sinistra, quando ha la palla la Celeste abbassa Ugarte in mezzo ai centrali alza i terzini (sull'out mancino c'è l'ex Roma Viña) fin sulla linea degli attaccanti, mandando dentro al campo lo stesso Valverde e Maxi Araújo, visto in Champions con la maglia dello Sporting.

Il blocco medio di entrambe le nazionali (in controtendenza con l'atteggiamento voluto da Bielsa nel girone di qualificazione) fa sì che la partita stenti a decollare, complice anche qualche errore tecnico di troppo; Araújo, sulla carta l'uomo in grado di sparigliare le carte, è troppo solo sul suo out, e viene controllato senza patemi d'animo dall'altro ex romanista Saud Abdulhamid. L'emozione più grande dei primi 20' arriva da un calcio di punizione laterale scodellato in mezzo da Araújo, coi sauditi che riescono a neutralizzare non senza correre rischi. La gara si trascina verso il primo cooling break, ma l'impressione è che nessuno ne abbia realmente bisogno.

L'Uruguay fa fatica a uscire dal dispositivo di pressione dell'Arabia Saudita, mai troppo aggressiva ma sempre attenta nello schermare le linee di passaggio e brava a forzare gli errori dei centrali sudamericani, in particolare di un Olivera che palesa gli stessi limiti in costruzione visti a Napoli. Alla prima occasione in cui riesce a liberare i propri uomini oltre la metà campo, però, la Celeste spaventa gli arabi: cross di Bentancur sul secondo palo, sponda di Araújo e tuffo alla van Persie di Viñas che testa i riflessi di Al-Owais, bravo a rispondere sulla conclusione centrale ma molto ravvicinata.

L'occasione da gol infonde coraggio agli uomini di Bielsa, che provano a schiacciare l'Arabia e iniziano a provare il recupero palla avanzato invece di scappare all'indietro. La squadra di Dōnīs prova ad appoggiarsi al binario di sinistra Al-Harbi - Al-Dawsari, i migliori nel resistere alla pressione e spezzare le linee dell'Uruguay. Nel momento migliore dei sudamericani, a far pendere la bilancia dalla parte degli arabi sono i calci piazzati, difesi in modo fin troppo approssimativa dagli uruguagi: un corner ciccato da tutto il blocco difensivo dell'Uruguay finisce sui piedi del centrale Al-Amri, che chiama al miracolo il 40enne Muslera nel giorno del suo compleanno.

Fernando Muslera, 135 gare in nazionale, è al 5° Mondiale, il 4° da titolare; nel 2022 gli era stato preferito Rochet (foto: Getty Images).

2' dopo, però, l'ex Lazio non può che arrendersi alla conclusione ravvicinata ancora di Al-Amri, lesto a ribadire in rete il pallone respinto da Muslera sul colpo di testa di Kanno, ancora sugli sviluppi di un calcio d'angolo. La reazione dell'Uruguay è effimera, affidata più alla foga che a un effettivo cambio di ritmo.

I primi 45' di Arabia Saudita-Uruguay, primo tempo tra i più brutti del Mondiale fin qui, premiano l'11 di Dōnīs, equilibrato nelle due fasi, cinico nel colpire su piazzato. L'Uruguay, al contrario, paga le disattenzioni generali e le poche idee nell'ultimo terzo di campo, unite a una mancanza di coraggio che mal si sposa col nome di Marcelo Bielsa.

Conscio delle difficoltà dei suoi, Bielsa ribalta la squadra tra un tempo e l'altro inserendo due esterni - Juan Sanabria del Real Salt Lake e Agustín Canobbio del Fluminense - in luogo di Viña e di un ectoplasmatico Núñez; la squadra passa al 4-3-3, coi due nuovi entrati ad agire uno da terzino (Sanabria) e l'altro da ala (Canobbio), Araújo a presidiare l'out offensivo di sinistra e Valverde restituito alla linea mediana.

Il doppio cambio regala subito nuova linfa all'Uruguay: pronti-via e Canobbio sventaglia bene per Viñas, il quale si produce in un nuovo colpo di testa in tuffo, anch'esso sventato da Al-Owais. Il centravanti dell'Oviedo domina sui centrali sauditi: ogni volta che sale in cielo spaventa i Falchi, che minuto dopo minuto iniziano a ballare pericolosamente. A infastidire la difesa araba sono soprattutto i movimenti di Canobbio, che alterna ricezioni larghe a incursioni sul centro-destra, difficili da leggere per il tandem Al-Harbi-Altambakti che si ritrova ad allargarsi più del dovuto.

Anche la pressione dell'Uruguay, pur non eccessivamente ordinata, risulta efficace nel tamponare i tentativi l'Arabia di affacciarsi oltre la propria metà campo, così la squadra di Dōnīs è costretta a rintanarsi nella propria area, concedendo alla Celeste di piantare le tende nella propria trequarti. Al-Owais s'iscrive ancora alla lista dei protagonisti della gara, mandando sul palo un insidiosissimo rasoterra di Ugarte, più libero di spingere col passaggio alla mediana a 3.

Dōnīs accetta le difficoltà dei suoi, e al posto dell'attaccante Al Juwayr inserisce un altro pilastro dell'Al-Hilal, il centrocampista difensivo Nasser Al-Dawsari, passando al 4-5-1 e lasciando il solo Al-Buraikan in avanti. Bielsa risponde sostituendo Ugarte con Nico de la Cruz, centrocampista offensivo in forza al Flamengo, nel tentativo di innalzare ulteriormente il tasso tecnico della sua squadra.

La nazionale di Bielsa, comprese le difficoltà nel penetrare dal centro, prova a rendersi pericolosa soprattutto con iniziative dagli esterni e cambi gioco profondi, e dopo un numero imprecisato di assalti trova il meritato pari. Minuto 80', Viñas è ancora una volta immarcabile nel gioco aereo: la sua girata di testa impegna il reattivo Al-Owais, che però nulla può sull'accorrente Maxi Araújo, rapido e cinico nell'insaccare a porta vuota.

L'Arabia Saudita ora sbanda pericolosamente, e rischia di capitolare nuovamente sulla bella iniziativa di Brian Rodríguez, appena subentrato ad Araújo: l'esterno del Club América fa il vuoto sul suo out, e lascia partire un potente destro sul quale Al-Owais può solo soffiare, spingendolo idealmente lontano dalla sua porta. All'87' i sauditi si fanno vedere per la prima volta dalle parti di Muslera, con un'azione insistita che coglie di sorpresa un Uruguay sbilanciato, azione culminata con una conclusione alta di Saud Abdulhamid.

L'Uruguay non si spaventa e torna a presidiare l'area saudita con tutti gli effettivi, ma è ancora Al-Owais a togliere le castagne dal fuoco per l'Arabia, frustrando i tentativi della Loco gang con un miracolo sul rasoterra del pajarito Valverde. Negli ultimi minuti gli uruguagi provano invano a trovare uno spiraglio nel fitto bosco di maglie verdi che popola l'area di rigore araba; il bunker eretto da Dōnīs, però, resiste, e l'Arabia Saudita porta a casa un sudatissimo punto che può valere oro nella corsa alla fase a eliminazione diretta.

Non mancano, comunque, i rimpianti per gli arabi, soprattutto alla luce di un primo tempo che aveva visto la squadra di Dōnīs battersi alla pari con l'Uruguay anche dal punto di vista tecnico. Spiazzata dal cambio di modulo e di atteggiamento della Celeste, l'Arabia Saudita ha smesso di giocare, e in questo senso il pareggio maturato al termine della gara va visto come una mezza vittoria, visto il dominio totale degli uomini di Bielsa nella ripresa.

Rimpianto è ovviamente anche la parola d'ordine in casa Uruguay: Bielsa nel primo tempo ha mandato in campo una squadra fin troppo lontana dai suoi canoni, nel gioco ma anche e soprattutto nello spirito. I correttivi apportati in corsa hanno ribaltato totalmente il momentum della gara, ma non sono stati sufficienti per completare la rimonta. Tra i singoli, spiccano il mai domo Viñas, un incubo per i centrali arabi ogniqualvolta la palla veniva alzata da terra, e il portiere saudita Al-Owais, autore di almeno quattro interventi decisivi. Male invece, tra gli uomini più attesi: il capitano saudita Salem Al-Dawsari, comunque penalizzato dall'atteggiamento rinunciatario dei suoi nella ripresa, e Darwin Núñez, la cui prestazione giustifica le continue esclusioni operate da Bielsa.

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

pencilcrossmenu