
Paesi Bassi-Giappone 2-2, Considerazioni Sparse
Gli Oranje vengono beffati da Kamada e dai cambi scellerati di Koeman: sorride un Giappone quadrato e duro a morire.
In barba alla suspense hollywoodiana, le due principali forze del gruppo F non rinviano il momento dello scontro, affrontandosi già nella prima giornata a Dallas, in Texas. Pur non essendo un mezzogiorno di fuoco in senso letterale, quello tra Paesi Bassi e Giappone si preannuncia fin da subito come un duello decisivo per le sorti del loro girone, completato da Svezia e Tunisia. Ѐ inoltre appena la seconda volta che gli Oranje e i Samurai Blu si incontrano in un Mondiale, dopo il precedente sudafricano del 2010, sempre nella fase ai gironi.
Se a risolvere quella sfida fu Sneijder, che in quel momento camminava praticamente sulle nuvole, anche in quest'occasione uno dei protagonisti più attesi è reduce da mesi di fuoco e fiamme in Serie A: trattasi ovviamente di Donyell Malen, il quale, memore della decisività di Parma - Roma nella corsa alla Champions League dei giallorossi, prova a rifare fin da subito un altro scherzetto a Suzuki, che risponde al suo destro con una gran parata d'istinto.
In quella che è a tutti gli effetti un'anomalia per il calcio odierno, in costruzione l'Olanda impiega tutti e 4 i propri difensori, con De Jong unico tra i centrocampisti a venire incontro per palleggiare. In fase di non possesso, oltretutto, il regista del Barcellona si abbassa addirittura sulla linea difensiva, formando un 5-4-1 volto unicamente a coprire le linee di passaggio giapponesi.
Nell'impianto posizionale piuttosto rigido predisposto da Koeman, non c'è molto spazio per le rotazioni, ad eccezione degli interscambi sulla destra tra Dumfries e Summerville. Quest'assenza di fluidità permette dunque al Giappone di difendersi in maniera ordinata con un 5-3-2, con cui concede libertà ai Paesi Bassi nella prima costruzione, per poi aumentare l'aggressività una volta costretto ad abbassarsi nella propria metà campo, con raddoppi puntuali e diligenti. Il duello tra Malen e Suzuki si ripropone su palla inattiva, ed è sempre su calcio da fermo che Gakpo spedisce alto in spaccata da buona posizione una sponda aerea di Dumfries, come sempre dominante nei mischioni.
Nelle ripartenze giapponesi, il più affilato è Nakamura, vivace nel puntare l'uomo in dribbling, ma anche nell'attaccare il lato debole senza palla: un suo inserimento viene infatti premiato da un ottimo cross di Watanabe, ed il suo destro di poco a lato è solo una premonizione di quanto accadrà nel secondo tempo. Verso la fine del primo tempo la difesa dell'Olanda inizia a scricchiolare, come testimoniato da un'altra occasione per Ueda, lanciato in verticale da un filtrante di Kamada.
Anche a inizio ripresa, dunque, la situazione di stallo non cambia; a pensarci bene, in effetti, con una fase di possesso così scolastica, il vantaggio olandese non poteva che arrivare su palla da fermo. Sugli sviluppi di una punizione, Gravenberch scodella un pallone perfetto per la fronte di Van Dijk, che si sbarazza di Watanabe, e infila in buca d'angolo con maestria dopo aver baciato il palo interno.

Trattasi tuttavia di un vantaggio illusorio: nel giro di 6 minuti arriva infatti il pareggio del Giappone, ovviamente col pimpante Nakamura, che dopo le prove generali del primo tempo trova finalmente il gol con un altro destro sul primo palo. È da segnalare l'atteggiamento un po' troppo passivo della difesa dei Paesi Bassi, che concede al cursore del Reims quei centimetri di spazio decisivi nel permettergli di armare la conclusione.
Per aspettare il 2-1 olandese, tuttavia, di minuti ne servono solo altri sette; il gol è frutto di due grandi pezzi di bravura di Gravenberch e Summerville. Se il primo è sinuosamente perfetto nell'imbucarsi tra Kamada e Maeda, trovando lo spazio per servire l'ala del West Ham, quest'ultimo è altrettanto chirurgico nello sfruttare la sovrapposizione di Dumfries, accentrarsi da destra a sinistra, e punire Suzuki col suo piede apparentemente meno educato. A questo punto la partita, dopo un canovaccio tattico ben preciso nel primo tempo, prosegue con una fiammata dietro l'altra; il Giappone sfiora infatti il 2-2 con un sinistro al fulmicotone di Kubo, estremamente pestifero quando trova spazi sulla trequarti dove galleggiare.
I nipponici iniziano a perdere le distanze, e se il campo si allunga ad uno come Gakpo non rimane che leccarsi i baffi: su una sua classica percussione a rientrare, serve un'altra gran risposta di Suzuki per tenere aperti i discorsi. Giunti in dirittura d'arrivo, per la prima volta dall'inizio del match, la squadra di Moriyasu – obbligato dal punteggio – comincia a gestire il pallone in maniera più continua, oltre ad alzare pressing e baricentro.
Sull'altra panchina invece, dopo aver già cambiato i connotati a centrocampo e attacco in maniera piuttosto discutibile: Koopmeiners entra in campo e gli viene indicato di fare il falso esterno al posto di Summerville; Koeman, in generale, decide di difendere il momentaneo 2-1 inserendo Aké per Gravenberch, alzando così una palizzata di 5 difensori, di cui 4 centrali – Van De Ven era infatti stato schierato come terzino sinistro.
La scelta di chiudersi dietro ovviamente non paga: dopo diversi minuti di dominio territoriale, all'88' il Giappone pareggia su corner grazie a un colpo di testa di Ogawa, deviato velenosamente in rete da Kamada. Per i Paesi Bassi e il suo CT è abbastanza difficile giustificare un gol simile, vista la differenza di centimetri a sfavore degli asiatici. È di fatto l'ultimo sussulto della gara, e le reazioni dei giocatori in campo lasciano intendere perfettamente quale delle due squadre sia soddisfatta del punto guadagnato, e quale invece si stia mangiando le mani.
Chissà cosa avrebbe pensato Johan Cruijff nel vedere i suoi amati Oranje costretti a chiudersi goffamente in difesa nell'assalto finale…
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