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fawzy egitto
, 15 Giugno 2026

Fawzy, l'egiziano volante a cui spezzarono le ali


Abdelrahman Fawzy poteva essere Salah prima di Salah, ma il suo sogno s'infranse contro... un italiano.

Nella storia calcistica dell'Egitto, esiste un prima e un dopo Mohamed Salah. Certo, nell'arco della sua storia - anche recente - il pallone egiziano ha avuto comunque i suoi idoli, dal Principe Aboutrika all'eterno portiere El-Hadary, passando per quell'Hossam Hassan che, smessi gli scarpini, oggi siede sulla panchina della nazionale. Tutti sono stati eroi nazionali, ma nessuno di essi può essere accostato in alcun modo, per impatto a livello mondiale, a ciò che Momo rappresenta per l'Egitto.

Salah ha messo l'Egitto sulla mappa del calcio internazionale, giocando a un livello sconosciuto ai suoi compatrioti del passato: è un'icona che trascende il calcio, capace di racimolare un milione di voti alle elezioni e di contribuire alla riduzione del fenomeno dell'islamofobia in terra britannica. Nella storia dell'Egitto, non c'è mai stato nessuno come Mohamed Salah. Ma sarebbe potuto esistere.

Il suo ricordo si perde in un calcio lontano quasi un secolo, vittima di un tempo che inghiotte gli individui e restituisce alla storia soltanto nomi e - per i più fortunati - soprannomi più o meno rappresentativi.

Il soprannome di Abdelrahman Fawzy è giunto fino a noi solamente in lingua araba ed è traducibile in diversi modi, da "missile" a "lanciagranate", assimilabili al nostro cannoniere, utilizzati per sottolineare la pericolosità di un calciatore in zona gol. Quel che è certo è che, per un'estate, Fawzy ha incarnato - come e più di tutti i suoi compagni - le speranze di un paese che per la prima volta partecipava alla Coppa del Mondo, e che avrebbe probabilmente meritato miglior fortuna.

Abdelrahman Fawzy nasce il 25 maggio 1911 (c'è chi riporta, come data di nascita, l'11 agosto 1909) a Port Said, in quello che ai tempi veniva chiamato Chedivato di Egitto, nominalmente uno stato vassallo dell'Impero Ottomano, ma militarmente occupato dalla Gran Bretagna. I primi calci li tira nell'Al Shubban, ma passa velocemente all'Al-Masry, la squadra principale della sua città, nella quale debutterà a 17 anni.

Il ragazzo, schierato solitamente da ala, ruba l'occhio per la sua estrema velocità e per la sua proprietà tecnica, ma ha dalla sua anche un tiro molto potente. Il suo segreto? Gli allenamenti con una palla più pesante del normale, che Fawzy stesso immergeva per ore nelle acque di uno stagno, prima di recuperarla e utilizzarla per i suoi esercizi.

Tra il 1932 e il 1934 Fawzy vince diversi trofei regionali e le sue prestazioni attirano l'interesse dello Zamalek, una delle squadre più importanti d'Egitto e, in generale, di tutta l'Africa. Prima di trasferirsi a Il Cairo, però, l'attaccante ha una missione da compiere: guidare l'Egitto nella Coppa del Mondo che si disputerà in Italia.

Al Mondiale 1934 prendono parte 16 squadre; tra di esse non ci sono i campioni del mondo dell'Uruguay, per una sorta di ripicca nei confronti delle squadre europee che avevano disertato l'edizione precedente, svoltasi proprio in terra uruguagia. Per lo stesso motivo, e per protesta contro la Fifa e il meccanismo delle qualificazioni, nemmeno Cile e Perù prenderanno parte alla rassegna, spianando la strada a Brasile e Argentina verso le fasi finali.

L'Egitto viene inserito nel Gruppo 12, assieme a Turchia e al Mandato di Palestina, altro stato controllato dall'impero britannico. Il prematuro ritiro della Turchia trasformerà il girone a tre in una sfida andata e ritorno tra Egitto e Palestina, che i faraoni porteranno a casa in maniera decisamente agevole. Al 7-1 dell'andata a Il Cairo segue l'1-4 di Gerusalemme, partita in cui Fawzy segna la sua prima rete con la maglia della nazionale. L'Egitto è la prima squadra africana a prendere parte a un Mondiale.

A portare gli egiziani sulle coste del nostro paese è una nave chiamata Helwan; il viaggio dura quattro giorni, ma il clima che si respira sulla nave è quello di una festa, con un gruppo unito da un'esperienza unica da poter raccontare a parenti e amici. Ad accompagnare gli allegri egiziani nella loro avventura c'è uno scozzese, un quarantenne che da calciatore aveva vestito le maglie di Rangers, West Ham, Manchester United e Watford. Si chiama James McCrae: è il CT dell'Egitto.

Tutta la rosa dell'Egitto, staff compreso, a bordo dell'Helwan per la traversata oceanica.

Non essendo ancora prevista una fase a gironi, le 16 squadre del mondiale vengono inseriti in un classico tabellone a eliminazione diretta. Nella prima gara, valevole per gli ottavi di finale, l'Egitto viene abbinato all'Ungheria; i magiari sono ancora lontani dalla leggendaria Aranycsapat degli anni '50 e dalle prodezze di Puskás, ma possono contare sul talento di György Sárosi, universalmente considerato uno dei migliori calciatori europei del tempo. La sua assenza per infortunio, però, incrina leggermente le certezze dell'Ungheria, e allo stesso tempo alimenta le speranze degli egiziani.

La partita che va in scena il 27 maggio 1934 a Napoli sembra, in effetti, rispettare i pronostici, almeno per quanto riguarda i primissimi minuti di gioco. Non si gioca al San Paolo - che verrà inaugurato solamente nel 1959 -, bensì allo Stadio Partenopeo intitolato a Giorgio Ascarelli, presidente del Napoli che ne aveva voluto la costruzione; l'impianto ospiterà le gare casalinghe azzurre fino al 1942, quando verrà raso al suolo dai bombardamenti alleati.

Bastano 18' all'Ungheria per portarsi avanti di due reti, grazie alle marcature di Teleki e Toldi, gol arrivati con una tale rapidità da mettere in dubbio l'adeguatezza dei faraoni al palcoscenico della Coppa del Mondo. È proprio in questo momento che Abdelrahman Fawzy decide di prendersi al palcoscenico, e di provare a scrivere con le sue mani - anzi, con i suoi piedi - la prima pagina della storia dell'Egitto nel calcio mondiale. Quando la squadra di McCrae veniva ormai data per spacciata, Fawzy va improvvisamente in gol, alla mezz'ora di gioco, e si ripete al 42', mandando a riposo le due squadre sull'imprevedibile risultato di 2-2. Sono le prime due reti di un calciatore africano ai Mondiali.

Il pomo della discordia nasce nella ripresa, la cui ricostruzione è affidata alle parole di chi quella partita l'ha giocata. Mustafa Kamel Mansour è stato il portiere di quell'Egitto, e in patria era considerato una sorta di istituzione, tanto da meritarsi il soprannome di egiziano volante. In un'intervista del 2002, Mansour ha raccontato alla BBC ciò che è successo in quel pomeriggio di maggio, una versione "confermata dai giornali italiani dell'epoca".

Quando inizia la ripresa, il vero egiziano volante non è Mansour, bensì Fawzy: l'esterno prende palla all'altezza del cerchio di centrocampo e si esibisce in un assolo vero e proprio, dribblando tutti gli avversari che lo separano dalla porta e siglando il gol del 3-2, quello che gli avrebbe permesso anche di portare a casa il pallone. Avrebbe: l'arbitro italiano Rinaldo Barlassina annulla la rete di Fawzy per un presunto fuorigioco, nonostante il gol fosse arrivato da un'azione personale, lasciando perplessi gli spettatori accorsi al Partenopeo.

La storia dei Mondiali è costellata di arbitraggi controversi, soprattutto ai suoi albori, e le direzioni di gara meno limpide hanno spesso fatto rima con motivazioni di stampo non strettamente calcistico. Barlassina è a tutt'oggi considerato un pioniere dell'arbitraggio, nonché uno dei migliori direttori di gara della sua epoca, ed è stato il primo italiano ad arbitrare nella fase finale di una Coppa del Mondo. La rete annullata non può dunque dirsi dovuta a una sua eventuale scarsa competenza, quanto piuttosto al trattamento non proprio favorevole riservato alle nazionali non europee, come suggerito da Mansour.

Sul fischio di Barlassina si infrange il volo di Fawzy, insieme alle speranze di tutto l'Egitto: Vincze realizza la rete del sorpasso, mentre Toldi realizza il definitivo 4-2 sugli sviluppi di un cross. Anche su questo episodio, però, si staglia l'ombra della direzione di Barlassina: "Il quarto gol è arrivato in seguito a un duro fallo su di me", racconterà il portiere Mansour, "l'attaccante mi ha colpito con un ginocchio, la sua gomitata in volo mi ha rotto il naso, e sono anche stato spinto dentro la porta. Invece di fischiare fallo, l'arbitro ha convalidato la rete".

Il Mondiale dell'Ungheria terminerà nel turno successivo, sconfitta nei quarti di finale dall'Austria del fenomeno Sindelar, nonostante il ritorno in campo (con gol su rigore) di Sárosi. Fawzy, come da programma, si unirà allo Zamalek, dove giocherà fino al 1947 facendo incetta di trofei. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, l'eroe del Mondiale diventerà immediatamente allenatore, partendo proprio dal "suo" Zamalek. Nominato CT dell'Egitto nel 1953, Fawzy fallirà l'accesso al Mondiale, sconfitto negli spareggi dall'Italia di Boniperti.

Fawzy allenerà fino al 1975, guidando da CT anche l'Arabia Saudita. Morirà nel 1988, a 78 anni, in quella che era diventata la sua seconda casa, la città di Il Cairo. Una settimana dopo, lo Zamalek gli intitolerà la propria arena coperta, di lì in avanti Abdelrahman Fawzy Hall. A un anno dalla sua dipartita, l'Egitto tornerà a qualificarsi per la prima volta a un Mondiale dal 1934, da quello che poteva essere il suo torneo, e che invece ha relegato la sua storia ai margini del grande libro della Coppa del Mondo.

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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