
Costa d'Avorio-Ecuador 1-0, Considerazioni Sparse
Dopo 90' di divertimento e ben quattro legni (di cui tre colpiti dall'Ecuador), Diallo regala la vittoria alla Costa d'Avorio. Ma è la notte dell'epifania mondiale di Yan Diomandé.
Dopo l'ampio successo della Germania su Curaçao, nella notte italiana tocca a Costa d'Avorio e Ecuador completare la prima giornata del Gruppo F di questo Mondiale. Si gioca a Philadelphia, in un Lincoln Financial Field gremito e colorato di giallo dai tifosi della nazionale sudamericana. Più ridotte le macchie arancioni sugli spalti, per effetto delle restrizioni all'ingresso dei cittadini ivoriani negli Stati Uniti volute da Donald Trump.
Il match è una sorta di spareggio per capire quale sarà l'inseguitrice "ufficiale" della Germania in questo girone, tra due nazionali che si sono entrambe affacciate ai Mondiali per la seconda volta nel corso degli anni '00 (Ecuador già presente nel 2002; Costa d'Avorio nel 2006), cercando di farsi spazio tra le grandi tradizionali dei loro continenti e che ora - dopo un periodo più o meno lungo di flessione - stanno proponendo parecchi prospetti interessanti.
Riguardo alle scelte di formazione, sono più le sorprese nella Costa d'Avorio che nell'Ecuador. A guidare l'attacco degli Elefanti c'è Elye Wahi, preferito a Evann Guessand, in difesa mancano Evan Ndicka e Odilon Kossounou, con Wilfried Singo spostato al centro della difesa, e sugli esterni Yan Diomandé parte da destra, mentre Bazoumana Touré si piazza sull'out di sinistra. Nell'Ecuador, dove spiccano Willian Pacho e Piero Hincapié reduci dalla finale di Champions League, c'è Alan Minda largo a sinistra, con il veneziano John Yeboah sul lato opposto e l'eterno Enner Valencia al centro dell'attacco.
Sulle panchine la sfida è tra due allenatori dalle storie particolari. A guidare la Costa d'Avorio è il 42enne Emerse Faé, che nel 2024 ha portato gli ivoriani a vincere la Coppa d'Africa subentrando nel corso del torneo, primo allenatore nella storia a riuscirci, mentre il CT dell'Ecuador è il 45enne Sebastian Beccacece, allenatore sin dall'età di 23 anni e allievo di Jorge Sampaoli, sconfitto fino a ieri una sola volta (all'esordio dal Brasile) nelle sue sedici partite alla guida della Tricolor.
Contrariamente a quanto indicano le grafiche ufficiali a inizio gara, entrambi gli allenatori scelgono di schierare le proprie squadre con un 4-4-2 con una certa propensione all'attacco. La Costa d'Avorio quando ha il pallone si schiera 4-2-4, con la linea più avanzata che guadagna un ulteriore uomo quando Franck Kessié si propone in avanti, protetto da Seko Fofana. La struttura dell'Ecuador è asimmetrica in fase di possesso, perché Hincapié ha facoltà di salire lungo la fascia sinistra, mentre Alan Franco - centrale di centrocampo prestato al ruolo di terzino destro - resta più bloccato.
Entrambe le formazioni hanno una seconda punta (Nicolas Pepé e Gonzalo Plata) che tende naturalmente ad allargarsi verso l'esterno destro, ampliando il ventaglio delle soluzioni offensive. Analogo è anche l'approccio adottato da Costa d'Avorio e Ecuador, che non hanno intenzione di schiacciarsi e vanno sistematicamente a cercare la pressione alta e la riconquista del pallone.
Motivo numero uno di interesse in questa partita sono le coppie di esterni alti delle due squadre. I primi a rubare l'occhio sono da una parte John Yeboah e dall'altra Yan Diomandé. Il primo gioca a piede invertito ed è un pericolo costante quando si accentra, il secondo propone uno dietro l'altro degli spunti notevoli e lo farà per tutta la partita. L'esterno classe 2006 del RB Lipsia ha potenza, velocità, qualità, pur giocando sul suo piede guarda più al centro che al fondo del campo e prova varie volte a servire i compagni con dei palloni illuminanti. Nel secondo tempo, dopo i cambi, si sposta a sinistra e anche a piede invertito regala diverse giocate di livello.
Bella prestazione anche del 2003 dell'Atletico Mineiro Alan Minda sull'altra fascia dell'Ecuador, mentre Bazoumana Touré, al netto di qualche giocata, è stato ben limitato dalla marcatura di Alan Franco. Al contrario, sottotono chi occupa la casella centrale dei due attacchi: né Enner Valencia, né Elye Wahi riescono ad incidere.

Se stessimo scrivendo queste considerazioni al minuto 89 della partita, staremmo descrivendo uno 0-0 spettacolare, con le due squadre che si sono alternate nel condurre il gioco e hanno affrontato l'impegno a viso aperto.
Ben quattro i legni colpiti, due per tempo: il primo lo colpisce Yeboah dal limite dell'area con un sinistro a giro, poi tocca a Minda, servito dal filtrante di Pedro Vite, e ad Enner Valencia, che centra il palo da posizione defilata dopo lo scambio con Gonzalo Plata. L'unico colpito dalla Costa d'Avorio porta la firma di Wahi, servito in area dalla destra ovviamente da Diomandé. Nel finale i ritmi si abbassano e l'unico brivido lo regala la potente conclusione di Plata respinta da Yahia Fofana. Unico brivido fino all'89', però...
... perché al 90' l'ex Atalanta Amad Diallo, entrato nella ripresa, firma il gol decisivo con un piatto sinistro ad allargare che batte Galindez e certifica la vittoria della Costa d'Avorio. Gran parte del merito del gol va però attribuito a Singo, che sforna l'assist dopo una poderosa cavalcata sulla fascia, compiuta esattamente un minuto dopo essere stato spostato nel ruolo di terzino destro con l'ingresso al centro della difesa di Kossounou.
A prendersi i tre punti e il ruolo di seconda forza del girone è dunque la Costa d'Avorio - che batte per la prima volta una squadra sudamericana nella Coppa del Mondo - mentre la scena se la prende Yan Diomandé: il match di Philadelpia è stata la sua epifania mondiale, come tante ne abbiamo viste nel corso degli anni per tanti altri talenti. Non esce ridimensionato da questa gara uno sfortunato Ecuador: al pari degli ivoriani ha messo in mostra un bel gioco e diversi elementi interessanti e il percorso molto positivo iniziato durante le qualificazioni a questo Mondiale può proseguire, magari pure sorprendendo la Germania fra dieci giorni.
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