
Formula 1, GP Spagna, Considerazioni Sparse
Nel Gran Premio di Formula 1 di Barcelona Hamilton conquista la sua prima vittoria in Ferrari davanti a Russell e Norris. Ritirati Antonelli e Leclerc.
Trent’anni fa Michael Schumacher conquistò la prima di 72 vittoria al volante della Ferrari sul circuito di Montmelò. Si corse sotto un diluvio torrenziale, che annullo il gap della Rossa dalle sue competitor, permettendo all’immenso talento del pilota di venire fuori e di cogliere una vittoria epica. Trent’anni dopo un altro Campione del Mondo conquista, sempre sul circuito catalano, la sua prima vittoria al volante della Ferrari. Si tratta di Lewis Hamilton, che a differenza di Schumacher ha impiegato un anno in più ma che oggi lo ha fatto in grandissimo stile.
È vero, la VSC dispiegata al 40° giro per il ritiro di Alonso – che quando scoprirà che in questa stagione maledetta ha anche dato il via alla vittoria del suo più grande rivale impazzirà definitivamente – ha aiutato enormemente la gara di Hamilton, consentendogli un pit stop più breve di circa 10 secondi grazie al quale è rientrato proprio davanti alle Mercedes, con gomme più fresche con le quali ha letteralmente dominato l’ultimo stint (Russell, secondo al traguardo, ha preso 20 secondi in 25 giri).
Ma già fino a quel momento il weekend di Hamilton e della Ferrari era stato di altissimo livello. Prima il secondo posto in qualifica, in cui in realtà il giro di Hamilton era stato da pole fino all’ultima curva in cui la SF-26 non aveva più energia da ricaricare, in questa assurda F1 moderna in cui una partenza al palo può sfuggirti perché la batteria è vuota.
Nel primo stint di gara, comunque, Hamilton era stato sempre a ridosso della Mercedes di Russell, e quando ha deciso di anticipare le prime due soste cercando di sfruttare delle gomme sempre più fresche dei suoi avversari ha fatto vedere di ricordarsi eccome come si guida.
Impressionante è stato il terzo stint, quello su gomma media, in cui ha recuperato più di 2 secondi al giro alla Mercedes. La squadra gli aveva chiesto di girare costantemente in 20.9 e Lewis l’ha fatto con precisione martellante. Carlo Santi glielo aveva chiesto via radio, e anche se non abbiamo sentito quelle due parolone magiche, Lewis è davvero entrato in modalità Hammer Time come ai bei tempi.
Nel team radio a fine gara c’è stato tutto Lewis Hamilton: ringraziamenti a profusione alla squadra, quel grazie ai tifosi “che non hanno mai smesso di ricordarmi chi sono”, anche quando il primo a scordarselo sembrava lui.
“Forse la Ferrari ha bisogno semplicemente di un altro pilota”, disse Hamilton al termine del GP di Ungheria lo scorso agosto. Leclerc aveva conquistato una miracolosa pole con quel trattore che era la SF-25 e si era giocato anche la vittoria prima di un mai identificato problema a causa del quale aveva chiuso quarto. Hamilton, invece, disperso, a un minuto dal compagno di squadra che aveva guidato trenta giri con una macchina danneggiata.
Una ventina di gare dopo la situazione sembra capovolta: Hamilton ha conquistato la prima vittoria in Ferrari – al 31° tentativo – e si è portato a -41 da Kimi Antonelli nel Mondiale. Leclerc, invece, è a -40 dal compagno di squadra, una situazione che non gli è mai capitata in 8 anni in Ferrari.
Soprattutto, la differenza nelle ultime gare sembra riguardare la confidenza dei due con la SF-26. L’inglese è apparso centrato fin dall’inizio della stagione, mentre il monegasco, partito meglio del compagno di squadra, sembra lottare contro una macchina che ancora una volta si è allontanata dal suo stile di guida.
Oggi è arrivato il secondo zero di fila per Leclerc, ritirato a quattro giri dalla fine per un’incredibile (e pericolosa) rottura dello sterzo dopo il problema ai freni sofferto domenica scorsa a Montecarlo. In totale sono 25 punti persi in otto giorni per problemi di affidabilità che pesano molto su entrambi i campionati.
Ma non solo: la ritrovata Ferrari di questo weekend catalano avrebbe potuto giocare con due punte contro le due della Mercedes se ieri Leclerc non l’avesse messa nel muro in Q3, dovendo così partire in decima posizione. La sua gara, sfavorita tanto per cambiare dal tempismo della VSC, era stata buona in rimonta fino alla sesta posizione ma poi si era arenata a causa del troppo terreno perso all’inizio, un peccato viste le potenzialità della Rossa in questo weekend.
Già, perché se un mese fa a Miami la Ferrari sembrava dispersa, con Leclerc costretto a rischiare di farsi male pur di gettarla oltre l’ostacolo e Hamilton disperso nelle retrovie, oggi la Rossa si è trasformata in una macchina che sta in pista una meraviglia – soprattutto con Hamilton che finalmente ha una macchina adatta al suo stile di guida – e che si è giocata la vittoria con Mercedes, indipendentemente dalla VSC al 40° giro.

Il merito è dell’enorme lavoro del dipartimento sviluppo di Maranello, che alla settima gara ha già portato il secondo pacchetto stagionale di aggiornamenti. E questo, rispetto a quello di Miami, ha fatto una differenza enorme. Gli ingegneri della Ferrari hanno rivoluzionato tutta la parte anteriore della monoposto, portando anche un nuovo fondo che ha fatto fare alla Ferrari un balzo in avanti di quasi mezzo secondo, addirittura sei decimi in media in gara contando l’extra stint.
Non solo, la Ferrari ha dimostrato di tenere meglio anche sul lungo dritto di Barcellona, confermando – su un circuito che dice tantissimo sui valori in pista – di essere per distacco la macchina col miglior telaio ma anche di soffrire meno il gap col motore Mercedes, probabilmente anche grazie ai nuovi controlli a campione promessi sul rapporto di compressione che potrebbero aver suggerito prudenza a Mercedes.
Per la prima volta quest’anno non ha vinto una Mercedes e per la prima volta quest’anno la macchina più veloce in pista non è stata una delle due Frecce d’Argento. Che, anzi, tornano a casa col solo secondo posto di Russell. Il poleman di giornata può dirsi fortunato perché a cinque giri dalla fine era stato magistralmente superato dal compagno di squadra e solo un problema (si presume alla batteria) di affidabilità ha impedito ad Antonelli di finire davanti a Rusell per la quinta volta di fila, stavolta partendogli due posizioni dietro.
Lo zero odierno del pilota bolognese fa comunque il pari con quello rimediato da Russell in Canada, ma pone degli interrogativi abbastanza inaspettati al team di Toto Wolff. Oggi Antonelli era più veloce di Russell, e se fosse arrivato un ordine di scuderia a metà gara l’italiano avrebbero probabilmente vinto avendo pista libera prima dell’ultima tornata di pit stop. È stato correttissimo non dare quest’ordine di scuderia alla settima gara, ma se nelle prossime il Mondiale non dovesse rimanere un affare tra i due alfieri di Woking è probabilmente che il manager austriaco dovrà prendere decisioni difficili.
Inoltre, in una pista molto impegnativa come Barcellona – oggi anche molto calda – la Mercedes ha sofferto molto il degrado gomma e ha finito per avere problemi di affidabilità. Problemi questi ultimi che, però, affliggono anche la Ferrari e che in generale, com’era pronosticabile grazie ad un nuovo regolamento, contribuiscono a mettere pepe sulle classifiche finali delle gare come non si vedeva da un bel po’.
Dietro Ferrari e Mercedes, poi, Norris ha conquistato un grande terzo posto al termine di una buonissima gara disputata tutta negli scarichi delle frecce d’argento. Ancora una volta l’inglese ha massimizzato quello che poteva, cogliendo punti preziosi e distanziando al traguardo il compagno di squadra Piastri – giunto quinto alle spalle anche di Verstappen su una Red Bull davvero anonima – di oltre mezzo minuto.

Dietro, grazie ai suddetti problemi di affidabilità di Antonelli e Leclerc, sono arrivati punti preziosi per Racing Bulls e soprattutto Alpine, che nel weekend in cui ha ottenuto anche la restituzione del podio di Gasly a Montecarlo (non senza corrette polemiche vista l’incompetente gestione delle penalità da parte della FIA nel Principato) si è confermata ancora una volta quinta forza del campionato.
In settimana dovrebbero poi arrivare anche la decisione della Federazione Internazionale sul sistema dell’ADUO. Questo meccanismo regolamentare, introdotto dalla FIA prima del Mondiale 2026 per offrire una chance di recupero ai motoristi che si trovano in netto svantaggio prestazionale rispetto ai leader del campionato, ha lo scopo di riequilibrare le prestazioni per garantire maggiore equilibrio in pista.
Al netto del giudizio sullo strumento, è apparso abbastanza sorprendentemente dai controlli che la miglior Power Unit sarebbe quella della RB, mentre sviluppi di compensazione dovrebbero spettare a Mercedes (già vincitrice di 6 gare su 7) e soprattutto Ferrari.
Vero è che il progetto di upgrade del motore richiederebbe – secondo Hamilton che sembra molto informato sul tema – almeno due mesi da ora, ma è anche vero che qualora la Ferrari dovesse accorciare il gap di velocita con i motorizzati Mercedes la questione potrebbe essere interessante, visti i notevoli passi in avanti già fatti dalla Rossa.
Fra due settimane si corre in Austria, una pista dove i cavalli sono fondamentali: vedremo come sarà messa la Ferrari rispetto a Mercedes ma anche McLaren, che comunque oggi con Norris è stata lì. Certo è, però, che parlare – più o meno utopisticamente e sulle ali dell’entusiasmo che porta il ritorno alla vittoria di di Hamilton dopo due anni – di rimonta o di calcoli per il Mondiali sembra incredibile rispetto a dov’era la Ferrari tre gran premio fa.
E, soprattutto, sembra che all’interno delle gare ci sia quell’incertezza che, tranne per i duelli interni alla Mercedes, era stata la grande assente di questo inizio di stagione.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














