Logo sportellate
Stati Uniti Paraguay Mondiale
, 13 Giugno 2026

Stati Uniti-Paraguay 4-1, Considerazioni Sparse


Nell'esordio mondiale da padroni di casa, gli Stati Uniti di Pochettino dominano su di un Paraguay deludente

In una notte – per il pubblico italiano, nella tarda serata losangelina – tutti i dubbi che circondavano i due anni di regno di Mauricio Pochettino sulla panchina degli Stati Uniti e il destino della squadra da lui allenata, si sono sciolti in quella che è stata forse la prestazione più dominante della nazionale statunitense ai Mondiali. L’era Pochettino, caratterizzata fino ad ora da esperimenti strambi e infruttuosi e un gran numero di risultati deludenti, si è consolidata sul palcoscenico più grande con un piano d’azione chiaro, che ha dimostrato come il tecnico argentino non abbia mai dimenticato la lezione impartita dalla migliore prestazione dello USMNT sotto la sua guida, un 5-1 all’Uruguay in amichevole con una formazione rimaneggiata e piena di allora seconde linee, alcune delle quali stabilizzatesi oggi in punti fermi di questa nazionale.

Quello che da allora sui media statunitensi era stato identificato come un 3-4-3, o 3-4-2-1, è stato poi traslato dalla FIFA, alla lettura delle formazioni, come un 4-2-3-1, e la verità è che nessuna delle due parti è in torto. I centrali puri di questa squadra sono due, Chris Richards e il capitano Tim Ream, con il terzo a destra del trio creato in impostazione che è Alex Freeman, un terzino di approccio prettamente offensivo al gioco, il quale comunque in costruzione rimaneva sempre più basso dell’altro terzino, Antonee Robinson, sempre pronto a tenersi alto, con i piedi sulla riga laterale, con il pallone in difesa – e poi pronto a occupare il mezzo spazio quando ad allargarsi era uno dei due dietro a Balogun. Gli Stati Uniti hanno costruito sempre con un 3+2 in spazi centrali, uno di questi due sempre Tyler Adams, leader spirituale ed emotivo di questa squadra, e l’altro nominalmente Malik Tillman, capace però a volte di scambiarsi posizione con McKennie e di ricevere più alto nel campo.

Secondo i modelli di futi, gli Stati Uniti hanno fatto la differenza nello sfruttamento delle combinazioni laterali

Proprio la scelta di Tillman è stata una delle grandi vittorie che Pochettino si è preso nei confronti dello scetticismo – anche da parte mia, devo ammetterlo – che aveva animato le sue convocazioni. In particolare, il tecnico aveva spiegato come la scelta di convocare solo quattro centrocampisti centrali di ruolo (uno dei quali, McKennie, reduce da una stagione alla Juventus in cui il successo era arrivato quando impiegato più vicino alla porta) con l’idea che proprio giocatori come Tillman e Reyna potessero, potenzialmente, partire e operare da quello spazio di campo. In questo scenario che enfatizzava la libertà di movimento e la ricerca della verticalità, un giocatore come Sergino Dest, noto ai più come terzino o come esterno a tutto campo di una difesa a 3, di fatto si è trovato a giocare come ala, su una fascia destra che ha adottato un approccio estremo, anche aiutato da un Paraguay attendista, incapace di recuperare il pallone alto e mangiato nella sua metà campo dal contro-pressing statunitense.

La partita di Dest è stata quella più di un'ala che di un esterno a tutto campo, dati futi

I padroni di casa, soprattutto in un primo tempo che rimarrà nella storia statunitense al Mondiale, hanno controllato la partita esponendo l’incapacità del Paraguay di difendere sul lungo, tagliando la difesa avversaria nell’ultimo terzo di campo come una squadra di football americano alla ricerca feroce della verticalità – o, come si dice nel gergo del football, four verts. In questo, è stata fondamentale la prestazione straordinaria di Christian Pulisic nei quarantacinque minuti passati in campo prima di uscire precauzionalmente per un colpo al polpaccio. In una nazionale che ha usato il dominio nei mezzi spazi per entrare a ripetizione nell’ultimo terzo di campo, il fantasista del Milan ha reclamato un suo ufficio in quel corridoio di campo, aggiungendo enorme valore alla prestazione statunitense, con la splendida giocata sull’azione del primo gol e la corsa con assist a Balogun per la seconda rete dell’incontro.

Pulisic è stata la fabbrica da cui sono partite così tante delle azioni pericolose degli USA, dati futi

Come ha sottolineato Matt Doyle, analista statunitense esperto di MLS e di nazionale, la prestazione della nazionale a stelle e strisce è stata quella di una squadra che ha raggiunto il flow state, o per dirla con l’architetto neerlandese Lars Spuybroek, il primo tempo degli Stati Uniti è stato “in forma”, un periodo in cui i giocatori hanno fatto “tutto a occhi chiusi per via del sistema”, percependo “questa febbrile sensazione di estensione nel mondo”. Ad aiutare la prestazione statunitense un Paraguay fortemente sotto ritmo, incapace di sfruttare se non occasionalmente la naturale fragilità in campo aperto degli Stati Uniti – a destra una catena orientata ad occupare spazi più avanzati, a sinistra un giocatore come Ream che ha difficoltà a coprire il campo aperto – con Alfaro che ha cercato di impostare la stessa squadra che nelle qualificazioni sudamericane ha subito solo dieci gol in diciotto partite partendo da un blocco basso che non ha mai avuto speranza in entrambe le fasi di gioco.

Il dato del field tilt di futi ci dice che gli USA hanno controllato la partita senza lasciare lo spazio al Paraguay di respirare

È ancora presto per esaltare troppo la formazione statunitense. Pochettino ha sicuramente costruito una squadra organizzata, con punti di forza molto chiari, che contro qualsiasi avversario riuscirà, con ogni probabilità, a creare occasioni pericolose. Il clima, all’interno dello spogliatoio, sembra essere genuinamente uno positivo, e la squadra, negli ultimi otto anni, prima nell’era Berhalter e poi in quella Pochettino, si è costituita in un gruppo coeso che ha sempre avuto questo come obiettivo. Per quanto il Paraguay abbia giocato male, non si può neanche dimenticare quelle che erano le attese: i sudamericani erano visti come un avversario tosto, solido, difficile da superare, e gli Stati Uniti avevano molto scetticismo intorno. Insomma, la prestazione degli USA è stata genuinamente valida. Ma il mondiale offrirà test più duri, porterà avversari capaci di evidenziare i problemi strutturali di questa squadra, e quantomeno il gol subito da Mauricio sta lì a ricordare che gli uomini di Pochettino non possono permettersi di tirare via il piede dall’acceleratore, e che la loro versione migliore possibile esiste nell’accettazione del rischio e nella ricerca sistematica della progressione veloce.

  • Nasce nel 1999 in onore della canzone di Charli XCX e Troye Sivan. Nella sua mente ha scritto un libro su Chris Wondolowski, ma in verità usa quel tempo ascoltando Carly Rae Jepsen e soffrendo dietro a Green Bay Packers e Seattle Mariners

pencilcrossmenu