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Mondiale Messico
, 12 Giugno 2026

Mondiale 2026, Tshabalala #2 - Cielito Lindo


La pochezza del Sudafrica, l'estro di Quiñones e la rimonta della Corea del Sud: questo il riassunto della prima giornata del Mondiale 2026.

Vi confesso una cosa. Ho un feticismo per i video dei cori da stadio. Ogni volta che ci vado, l'unico momento in cui prendo il telefono in mano è per riprendere il mio coro preferito o quello che mi piace di più in base allo stadio in cui mi trovo. Ad esempio, la sera di Inter-Barcellona non ho fatto foto o video se non quello per registrare il coro per Hakan Calhanoglu dopo il rigore del momentaneo 2-0.

Ma adoro, ad esempio, vedere l'Olimpico che trema sulle note di Roma Roma Roma, gli stadi americani di football cantare all'unisono Sweet Caroline di Neil Diamond, persino guardare e riguardare i video dei tifosi australiani che, in Germania nel 2006, celebravano il ritorno ai Mondiali dopo trent'anni intonando a squarciagola — ed io con loro — Down Under dei Men at Work.

Capirete allora perché la prima lacrimuccia del Mondiale 2026 l'ho versata sentendo lo stadio Azteca celebrare il ritorno in patria della Coppa del Mondo e la vittoria all'esordio contro il Sudafrica cantando Cielito Lindo, una delle melodie più melanconiche e magnetiche della storia della musica. Lasciatemi lì, lasciatemi per favore ad ammaliarmi alla vista di centomila persone che si riscoprono un popolo che palpita all'unisono, trascinati dall'euforia di essere insieme alla propria squadra e ai propri compatrioti, al centro del mondo calcistico e non.

Non so quante volte ancora vedremo momenti di vera gioia, di festa ed entusiasmo travolgente e genuino in questo Mondiale che si preannuncia così elitario, così lontano dai tifosi, però quanto meno il biglietto da visita non è male. La prima partita già mi regala un bel momento estatico, qualcosa da ricordare, qualcosa da portare con me mentre mi corico dopo una giornata lunghissima e sfiancante.

A proposito, il matrimonio è andato abbastanza bene, mi sono divertito e sono stato in buona compagnia, ma non saprei dire chi sia stato più in difficoltà: io nel momento di passaggio tra gli antipasti di terra e quelli di mare alle 16:30, oppure l'intera squadra del Sudafrica che tornava al Mondiale dopo sedici anni ma evidentemente, almeno negli ultimi quattro, si è scordata di studiare e di prepararsi per l'appuntamento.

È vero che le squadre materasso non esistono più, ma ciò non vuol dire che non esistano le squadre semplicemente scarse e inadeguate, e se il livello medio delle competizioni di calcio per nazionali si è notevolmente alzato perché anche le compagini minori riescono ormai ad approntare un sistema di gioco organizzato che permette una resa dignitosa, a volte anche superando i propri limiti strutturali, il Sudafrica non ha avuto nemmeno questo. Ha fatto una fatica enorme anche soltanto a presentarsi dalle parti della difesa messicana.

Le difficoltà del Sudafrica hanno messo in buona luce anche il Messico, che ha giocato una partita solida, galvanizzato dal pubblico dell'Azteca, dall'esordio casalingo, dalla voglia di fare bene e dal buon rendimento di giocatori come Julián Quiñones, che nella guida alle squadre da tifare avevamo segnalato come il miglior giocatore del Messico e che ha effettivamente firmato un esordio molto importante, per impatto simile a quello di Enner Valencia nella prima partita del Mondiale 2022 tra Ecuador e Qatar.

Non è arrivata la doppietta, ma Quiñones è stato ugualmente decisivo con il primo gol. Il secondo è andato a Raúl Jiménez, bello anche perché arriva al termine di una storia personale travagliata: se lo merita. Il Messico ha fatto una buona prestazione, ma c'è da fare la tara: il Sudafrica è stata ben poca cosa e il contesto permetteva anche a una squadra con i problemi strutturali di quella messicana di superare i propri limiti.

Vedremo già alla prossima giornata, con lo scontro diretto tra Messico e Corea del Sud: due squadre che, considerando anche il fatto che passano le otto migliori terze dei dodici gironi, sono sostanzialmente già qualificate al turno successivo. Sarà una prova del nove importante, perché vincere significherebbe per il Messico un primo posto che garantirebbe un percorso almeno in teoria favorevole, e soprattutto la certezza di giocare i prossimi due turni di eliminazione diretta in casa, con tutto ciò che ne consegue.

Di contro, Corea del Sud-Repubblica Ceca è stata la tipica partita che mi aspetterei da queste due nazionali. Io non l'ho vista tutta - ho preferito il sonno - ma quel che ho recuperato bastava: la Repubblica Ceca pericolosa praticamente solo con la forza della disperazione nel finale o su palla inattiva. Qualcuno ha detto che è la squadra più italiana di questo Mondiale, e per certi versi è vero, soprattutto per la difficoltà immane che si fa ad arrivare dalle loro parti.

Però con Hranáč e Souček è facile segnare su palla inattiva - addirittura Hranáč segna su rimessa laterale, sogno bagnato per chi ama quel tipo di squadra, come il Brentford, come l'Inter, che quella giocata la prova molto spesso. La Cechia però è anche estremamente imprecisa in difesa, e i due gol della rimonta sudcoreana ne sono la testimonianza. Per esprimere un giudizio più compiuto sulla Corea del Sud aspetto almeno un'altra partita, perché vorrei vederla per novanta minuti contro un avversario più temibile come il Messico. Per ora mi limito a dire che contro quel Sudafrica la Cechia ha più di una possibilità di arrivare almeno a tre punti nel girone: un'ipoteca sostanziale per il raffronto tra le migliori terze.

Stasera tocca alla Bosnia e al Canada e non possiamo fare altro che sperare che entrambe le squadre si divertano. Una parte di me spera che la Bosnia riporti a Zenica la Coppa del Mondo e dimostri agli ottuagenari italiani che il problema non sono i troppi stranieri o i bambini che non giocano per le strade, ma il fatto che Alajbegović è il giocatore più forte di questo emisfero e che la sua squadra sia semplicemente inarrestabile.

Ma il Canada è una nazionale e un paese che mi stanno troppo simpatici per tifare contro la grande foglia d'acero. Per quanto concerne l'altra partita, spero solo che lo spirito di Nicolás Leoz guidi il Paraguay verso una vittoria contro gli Yankees, guardando con benevolenza i guaraní - ma forse ancor di più l'operato di Donald Trump.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto e l'abusivismo edilizio. Ha studiato a Bologna, dove si è laureato in giurisprudenza, e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema, quasi quanto fare oscuri riferimenti alla storia o alla politica. Ha sul comodino una sua foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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