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Messico
, 12 Giugno 2026

Messico-Sudafrica 2-0, Considerazioni Sparse


Il Messico padrone di casa archivia la pratica in scioltezza con Quiñones e Jiménez, tante ombre per il Sudafrica.

A quarant'anni di distanza da quel gol di Burruchaga che regalò all'Argentina il suo secondo titolo iridato, l'Estadio Azteca di Città del Messico torna ad ospitare una partita di un Mondiale, senza aver perso neanche un briciolo del proprio immortale fascino. Come ampiamente prevedibile, è il Messico a dettar legge, già nelle prime battute. I padroni di casa, che costruiscono con 3 difensori (Vásquez, Montes e Reyes) e 2 centrocampisti (Lira e Fidalgo), mettono infatti rapidamente alle corde uno spaesato Sudafrica, che si limita ad aspettare passivamente in blocco basso.

Per Williams, portiere dei Bafana Bafana, si prospetta un pomeriggio complicatissimo, ed è costretto a sfoderare un gran riflesso per disinnescare il mancino al volo di Jiménez, bravo a impattare con precisione il cross da destra di Reyes. Al Sudafrica manca qualità non soltanto nel ripartire, ma spesso e volentieri anche nell'impostare, ed è lampante anche soltanto osservando il gol del vantaggio messicano. La squadra di Aguirre orienta la fase di non possesso con le marcature a uomo, e dopo un recupero alto di Lira su un impacciatissimo Sithole, il destro rabbioso di Quiñones è la più ovvia conseguenza di quasi 10' di dominio del Messico.

Lo svantaggio, per certi versi, sembra quasi un mezzo toccasana per il 5-3-2 basso del Sudafrica, che inizia a prendere coraggio e metri di campo, seppur inceppandosi puntualmente una volta arrivato sulla trequarti. Il primo tiro di Foster e compagni arriva soltanto al 37', ma la vera statistica chiave, che dimostra quanto i ragazzi di Hugo Broos siano stati sterili offensivamente, è un'altra: al triplice fischio di Sampaio, infatti, il Sudafrica avrebbe effettuato soltanto 2 tocchi all'interno dell'area di rigore messicana.

Il Messico, dal canto suo, non si danna esattamente l'anima per cercare il raddoppio, pur rendendosi abbastanza pericoloso con le sovrapposizioni dei terzini. Da uno sviluppo esterno, infatti, nasce un'altra occasione enorme per il Tricolor, che dopo una grande sponda di Alvarado colpisce il palo col solito Quiñones. Il Messico chiude il primo tempo tornando a funzionare a pieno regime: un Quiñones scatenato, poco prima dell'intervallo, libera nel mezzo spazio Gutiérrez (talentuoso ma non sempre affilato), che si impappina al momento del dunque, graziando il Sudafrica dal raddoppio.

Al rientro in campo, non si fa neanche in tempo a rimettersi comodi, e per poco Williams non regala il 2-0, sbagliando completamente la costruzione dal basso. Oltre all'evidente disparità di talento complessivo, la differenza netta tra i playmaker delle due squadre riflette alla perfezione l'andamento della partita: se Erik Lira amministra con precisione gran parte dei palloni che gli vengono recapitati, lo stesso non si può dire del disastroso Sithole, protagonista di un'altra sliding door in negativo.

Non appena il Sudafrica si alza in pressing, infatti, viene puntualmente infilzato: Gutiérrez trova un corridoio centrale in cui buttarsi, ed è bravissimo a proteggere il pallone dal goffo rientro di Sithole, che lo abbatte al limite dell'area, e viene espulso per aver fermato un a chiara occasione da gol. La superiorità numerica permette dunque a un Messico già padrone del campo di abbassare e rialzare i ritmi a proprio piacimento. Ad un Azteca un po' sonnecchiante serve dunque l'ingresso del diciassettenne Gilberto Mora (nato nell'ottobre 2008, è il calciatore più giovane dell'intero Mondiale) per ritrovare un po' di entusiasmo.

Aguirre, dal canto suo, può contare su un Quiñones sempre risolutivo, anche quando batte zolle più interne: dopo aver chiuso un triangolo in zona centrale con Jiménez, l'ala dell'Al-Qadsiah recapita il pallone ad Alvarado, che spedisce un messaggio sul secondo palo per lo stesso Jiménez. Quest'ultimo, nella sua longeva carriera, di gol come questi ne ha fatti a bizzeffe, ma mai prima d'ora in una Coppa del Mondo; è il giusto premio per una prestazione da vecchio bucaniere d'attacco, tra sponde preziose e innumerevoli giocate utili.

Dopo il 2-0 la partita sembra avere davvero poco da dire, ad eccezione di un'altra sbandata disciplinare del Sudafrica: Alvarado stramazza a terra dopo una manata gratuita rifilatagli da Zwane, che lascia i suoi in 9 contro 11. L'arbitro brasiliano Sampaio, tuttavia, ha un altro rosso da sventolare, stavolta all'indirizzo di Montes, reo di aver steso un Mudau lanciato in contropiede al limite dell'area (anche se il terzino sudafricano si era allargato il pallone in conduzione, facendo dunque perdere pericolosità alla propria azione).

Non sorride dunque a 32 denti il Messico, che nonostante una vittoria convincente perde il suo leader difensivo in vista del match contro la Corea del Sud. La grezzaggine tecnica del Sudafrica è invece un neo fin troppo grosso per permettere di sognare fino in fondo dalle parti di Johannesburg e Città del Capo.

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

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