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, 12 Giugno 2026

Da Sarri a Comolli, da "inallenabile" a schizofrenica: il declino della Juve in 5 frasi


La cacciata dell'AD è solo l'ultimo segno della schizofrenia che da anni sta permeando la Juve in ogni ambito.

Il più delle volte, le analisi più lucide e sincere riguardo una data situazione che non raggiunge i risultati sperati arrivano da figure esterne alla data situazione, che hanno visione più oggettiva e distaccata. Eppure, quando si parla della Juventus e del suo periodo di buio (in sei stagioni, cinque allenatori, quattro direttori sportivi, zero titoli), si ha l’eccezione che conferma la regola. La Vecchia Signora, che così in difficoltà non si vedeva neanche nel post Calciopoli, sta continuando a raccogliere umiliazioni sul terreno di gioco, con l’apice della vergogna raggiunto con la non qualificazione in Champions League, ma anche fuori di esso, visti i continui ribaltoni societari, ultimo l'addio dell'AD Damien Comolli.

Eppure, guai a chi cade dalle nuvole; in svariate occasioni, gli stessi tesserati bianconeri hanno spiegato con grande chiarezza cosa non sta funzionando in casa Juve. Abbiamo raccolto cinque tra le tante dichiarazioni rilasciate nel corso degli anni che meglio di chiunque mettono l’ambiente e soprattutto i giocatori, inadeguati tatticamente, tecnicamente e non solo - di fatto i principali responsabili della situazione -, di fronte alla realtà attuale.

“Voi mi mandate via ma questa squadra è inallenabile” – Maurizio Sarri

Premessa: di questo gruppo squadra, nessuno, se non Pinsoglio, ha fatto parte della rosa che vinse lo Scudetto con Maurizio Sarri. Eppure, le parole del tecnico toscano sono quanto mai attuali; la carenza fondamentale non è quella tecnica, ma quella umana, con un gruppo di giocatori presuntuosi che faticano ad accettare un qualsiasi tipo di cambiamento tattico.

Con qualsiasi allenatore in questi anni, fatta eccezione per Thiago Motta, la Juventus alla fine si è trovata a giocare con una specie di 3-4-2-1 inefficace e a tratti raccapricciante; anche Spalletti, in dicembre post Pafos, dirà: “mi sono accorto che alcuni giocatori possono recepire i cambiamenti tattici, altri no, quindi non volevo muovere troppe cose”. Pur senza aver vinto niente ed avendo scritto svariati record negativi, certi elementi sembrano intoccabili. Inutile cambiare pilota se le gomme sono buche…

 “C’è chi pretende tanto senza dare niente alla squadra” – Thiago Motta

Le riserve dell’Empoli eliminano la Juventus. All’Allianz Stadium. Non è uno scherzo purtroppo, ma quanto accaduto nel febbraio 2025; a seguito di una prestazione oltre la vergogna, culminata con la vittoria dei toscani ai rigori, mister Motta si presenta in conferenza stampa scurissimo in volto.

Il tecnico, livido di rabbia, quasi tremando, prima si assume la responsabilità della sconfitta, poi annienta il gruppo squadra, affermando, tra le altre cose: “Provo vergogna. Possiamo sbagliare tutto, ma non l’atteggiamento. C’è chi pretende senza dare”. L’attacco è di una violenza inaudita; se, per tanto tempo, ci si poteva nascondere dietro altre carenze (dirigenziali o di qualità tecniche), questa volta il segnale è stato chiarissimo: non ci sono uomini, prima che calciatori, da Juventus, la quale è diventata più una casa vacanze che un’istituzione della cultura vincente.

“Siete senza dignità” – Igor Tudor

Intervallo di Lazio - Juve 1-0, ultima partita di Tudor da allenatore prima dell’esonero. Secondo il quotidiano Tuttosport, il tecnico croato avrebbe pronunciato queste parole all’indirizzo del gruppo squadra. Parole che seguono quelle di qualche settimana prima, quando disse, riguardo a Cambiaso: “è da top club, se si impegna può giocare al City o al Real”. Tudor sta implicitamente dicendo che uno dei giocatori più utilizzati degli ultimi anni, con probabilmente più potenziale, non si impegna?

La gravità di questa affermazione è incredibile, anche perché implica che la maglia della Juve sia una come tante, mentre invece è una delle magliette più gloriose della storia del calcio. Benatia ha recentemente affermato: “non va indossata, ma meritata giorno dopo giorno”. Il non impegnarsi non può esistere. L’ex allenatore del Verona esprime un pensiero di pancia, quasi da tifoso; va bene non essere all’altezza tecnicamente, ma com’è possibile avere questa indole, questo approccio nello stare in campo? Non c’è determinazione, non c’è personalità, non c’è volontà: non c’è proprio dignità.

“Inutile sprecare tante parole, se i risultati sono questi non ho altro da dirvi” – Damien Comolli

In una Juventus che di campo pare abbia sempre meno, ci è voluto quello che in Italia viene deriso in quanto uomo degli algoritmi per dare la visione più vera di tutte: il campo sta parlando meno e meglio dei giocatori. Le parole dell’AD francese sono semplicemente perfette, perché non lasciano spazio ad interpretazioni: i risultati hanno detto chiaro e tondo che questa squadra non è all’altezza, e sprecare altre parole sarebbe solo superfluo.

È insindacabile, anche perché la Juventus, negli ultimi anni, ha fatto anche investimenti di un certo calibro, mantenendo un cuore quasi intatto, e ha cambiato tanti allenatori, mantenendo però gli stessi risultati: citando un grandissimo del nostro calcio, “12 anni, 24 allenatori; cazzo ma sarà mica sempre l’allenatore il problema?!” Urge drastico cambiamento, perché il verdetto è già arrivato e bisogna liberare il campo da chi è inadeguato e sostituirlo con chi invece lo è o ha le potenzialità per esserlo. A farne le spese, però, guarda caso, finora è stato il solo Comolli.

“Dopo sei mesi non so ancora con cosa ho a che fare” – Luciano Spalletti

Dopo una complicata vittoria col Genoa nel giorno di Pasquetta, l’attuale tecnico bianconero affermò in conferenza stampa di non conoscere ancora la sua squadra e soprattutto che la sua squadra a volte accetti di essere la versione inferiore di sé stessa”. Il tecnico di Certaldo ha evidenziato quanto questa squadra, soprattutto, dati gli altri risultati con Sassuolo, Verona, Fiorentina e Lecce, approcci le gare, sulla carta più abbordabili, con consapevole sufficienza e forse con anche un briciolo di spocchia.

Un atteggiamento che può anche passare in sordina quando il risultato ti premia, ma quando non lo fa poi i nodi vengono sempre al pettine. Spalletti inoltre sottolinea che la sua squadra è sempre un po’ un’incognita, il che contraddice la definizione di grande squadra, la quale va sempre a mille all’ora, dall’amichevole alla finale di Champions League. Ma infatti la Juventus non è più una grande squadra…

Che dire? Se la Juventus ha ricevuto dal campo i segnali che qualcosa non funziona, è dai suoi stessi tesserati che ha ricevuto le prime linee guida su dove partire per attuare il cambiamento. La bocciatura, ovviamente, non è relativa al singolo calciatore, ma all’intero gruppo, privo di qualità tecniche e umane da squadra di un certo livello. La speranza per il tifoso juventino è che anche chi prenderà le decisioni sia consapevole di ciò, e intenzionato a dare una svolta in positivo al futuro bianconero, perché la Vecchia Signora che non vince è un affronto a sé stessa e a tutto il mondo del calcio.

  • Studente universitario, grande appassionato di sport, in particolare calcio, basket e Formula 1.

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