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Mondiali
, 11 Giugno 2026

Di chi sono questi Mondiali?


Tra poco inizieranno i Mondiali di calcio: la loro organizzazione, tanto per cambiare, non è esente da critiche.

Che lo sport per eccellenza popolare, nella sua genesi e nel suo modo di essere vissuto, stia divenendo elitario per la parcellizzazione degli abbonamenti a varie piattaforme e per i costi di accesso agli stadi è tematica mai digerita del tutto. Questo Mondiale, però, parrebbe segnare il passo in maniera definitiva: è un evento esclusivo ed escludente, non solo per il pubblico ma anche per le rappresentative stesse. Corto circuito del sistema? Sarebbe estremamente facile accollare a fattori esogeni questa chiusura ignorando, de facto, come sia il risultato di un percorso ormai pluriennale portato avanti dalla FIFA.

Prima barriera all’entrata di questo Mondiali è il costo dei biglietti. Il Time ha recentemente scritto sulle sue colonne che il biglietto per la finale del 19 luglio al MetLife Stadium (New Jersey) ha un prezzo base di 9.200 dollari. Come noto, un biglietto per una finale ha notoriamente un costo maggiorato: l’ultima edizione dei Mondiali tenutasi in Qatar vedeva un costo per la finale pari a 1300 euro.

In tal senso, il percorso tracciato da Infantino ha già dato i suoi frutti. Lo stesso discusso Presidente della FIFA ha ribadito quanto segue (fiero e tronfio, n.d.a.): «Siamo in un mercato nel quale l’intrattenimento è il più sviluppato al mondo, per cui facciamo prezzi di mercato». Al di là della finale, solo il 25% dei biglietti per la fase a gironi è sotto i 260 euro (prezzo folle), quando per una partita di MLB (il baseball è comunque uno degli sport nazionali nella terra di Trump) un biglietto costa in media 10 euro. Questo è derivato dal sistema adottato di dynamic pricing: il costo di un biglietto varia in base alla domanda.

A tal proposito, a poche ore dall'inizio del campionato già 180.000 biglietti sono rimasti invenduti come confermato dal Financial Times "Il prezzo medio dei biglietti sul portale ufficiale per i rivenditori è sceso del 20% nell'ultimo mese. Dopo aver calcolato una commissione di rivendita del 26% sulle transazioni attraverso la piattaforma, il Financial Times (FT) ha stimato che la maggior parte delle rivendite potrebbe ora avvenire in perdita."

Un piccolo segnale ma significativo a livello politico, nonostante sia rimasto isolato, è quello lanciato dal sindaco di NYC Mamdani. Il neo-eletto (grande appassionato di calcio e tifosissimo dell’Arsenal) ha chiesto pubblicamente alla FIFA di calmierare i prezzi di questi Mondiali raggiungendo un accordo facendo sì che verranno messi a disposizione 1000 biglietti in totale a 50 dollari l'uno.

Palesemente una goccia nel mare, visto anche come questi stessi biglietti saranno assegnati tramite sorteggione fantozziano e disponibili solo per i residenti di New York, che potranno così assistere alle partite che si giocheranno in quest'ultima città - 5 della fase a gironi, una agli ottavi di finale e una dei quarti di finale. In aggiunta a ciò, sempre a NYC, lo stesso Mamdani ha annunciato che ci saranno delle fanzone in 5 quartieri completamente gratuite.

Non incombe su questa edizione unicamente la più squisita legge del mercato cara sin dai tempi reganiani e tatcheriani. Infatti, su questi Mondiali, un altro fattore si sta abbattendo come un macigno: l’accesso non solo agli stadi ma al suolo statunitense. Dall’inizio di questo nefasto secondo mandato dell’arancio tycoon, infatti, si è assistito a una stretta in tema di accoglienza nel paese che ha comportato un dilungarsi dei tempi di rilascio dei visti (ovviamente non parliamo dei paesi amici, praticamente solo alcuni tra gli europei) per chiunque volesse accedervi per motivi turistici.

Con l’avvento dei Mondiali, la richiesta, ça va sans dire, ha segnato un incremento. E, in questo caso, l'allungamento delle già bibliche tempistiche è stato accompagnato di pari passo da un inasprimento delle risposte e da una negazione apodittica. La macchina infantinesca ha progettato, però, il FIFA Priority Appointment Scheduling System (Fifa PASS) che permette di accedere a una procedura prioritaria e progettata per garantire di avere accesso alle varie fasi dell’application prima dell'inizio del torneo.

Va anche osservato che i tre paesi ospitanti non hanno previsto un sistema unificato di accesso per gli eventi e per gestire i flussi di tifosi si recheranno tra un paese e un altro per seguire le partite, il che potrà comportare innegabili difficoltà di ingresso e accesso, soprattutto sul confine Messico–USA che, storicamente, è segnato da mura e strettissimi controlli di accesso dal primo al secondo.

Peccato che la scure anti-migrazione si stia abbattendo in maniera scientifica e razziale: Ayman Hussein, giocatore iracheno, è stato bloccato in aeroporto, fermato e interrogato per sette ore prima di essere autorizzato a entrare nel Paese. Tuttavia, se il calciatore ha poi ottenuto il via libera per poter varcare i confini statunitensi, il fotografo ufficiale della nazionale dell’Iraq è stato respinto al suo arrivo negli Stati Uniti e detenuto in aeroporto.

Il caso paradossale ricade sulla nazionale iraniana: la stessa ha innanzitutto ottenuto l’autorizzazione ad alloggiare in Messico per l’intera durata del torneo e potrà entrare negli USA solo il giorno delle partite.

Sanzione dovuta alla recente Guerra? Sicuramente, ma segue un filone preciso. Secondo The Athletic a seguito di un provvedimento governativo, nell'ambito del Visa Bond Pilot Program, è stata stilata una lista di 50 paesi i cui cittadini - per ottenere un visto di ingresso negli Usa - devono versare una cauzione, e in questa lista rientrano anche staff e giocatori di nazionali quali Algeria, Capo Verde, Tunisia, Costa d'Avorio, Uzbekistan e Senegal.

Caso esemplare è quello dell'arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan a cui è stato negato il visto d'ingresso nonostante l'essere parte integrante del torneo mondiale. A seguito di questo paradosso (fino a un certo punto è possibile definirlo tale: è pienamente parte della politica esclusiva e respingente della amministrazione Trump) la federazione calcistica della Somalia ha dichiarato che la decisione degli Stati Uniti di negare l'ingresso all'arbitro pluripremiato ha privato il Paese di un debutto storico ai Mondiali. Artan era in possesso di un visto valido, ma le autorità statunitensi hanno citato un non meglio specificato problema di 'controllo' (vetting) e lo hanno respinto alla frontiera, rimandandolo in Turchia, il suo Paese di transito.

In tutto ciò, schierata nella strade statunitensi ci sarà l'ICE (che nel solo 2025 ha espulso mezzo milione di persone nelle modalità che tutti ricordiamo). Amnesty International ha già lanciato l’allarme nel rapporto stilato in previsione della manifestazione: «Le gravi limitazioni alla libertà d’espressione e di manifestazione rischiano di mettere in pericolo quel torneo “sicuro, accogliente e inclusivo” promesso dalla Fifa». Inoltre, non solo l'ICE vigilerà sulla “sicurezza” dell’evento, ma saranno attivamente presenti anche i “cani” sorveglianza della Boston Dynamics.

Sul tema è da segnalare come i lavoratori della ristorazione del SofiStadium, il luogo di Los Angeles deputato a ospitare otto partite della competizione, circa 2 mila lavoratori, hanno indetto uno sciopero votando a stragrande maggioranza per scioperare con il sindacato Unite Here Local 11. Oltre a paghe degne, i lavoratori e le lavoratrici, la maggior parte migranti, hanno anche chiesto maggiori tutele contro le catene di subappalti e contro l’impiego dell’AI nella gestione del personale.

Tra i punti essenziali, trasformatosi poi in clausola contrattuale dopola contrattazione, portava lo slogan è “Kick Ice out”, tradotto ‘calcia fuori l’ICE’, atteso come la presenza della milizia viene prevista come massiccia al di fuori dell'impianto. Ma il timore più grande è legato non alla presenza dinanzi alla stampa e ai media nei luoghi deputati allo svolgimento delle partite dell'ICE ma nelle pubbliche piazze dove si troveranno le comunità a vedere le partite delle porprie rappresentative e nelle varie case dove verranno allestite i momenti classici di condivisione. Il timore di retate rimane altissimo in tutti gli USA e non solo a LA.

Il quadro complessivo non offre una prospettiva rosea per lo svolgimento celebrativo e popolare dell’evento quadriennale più atteso da larga parte del pianeta, con le ultime tre edizioni che hanno inevitabilmente chiarito la linea della FIFA e di Infantino: follow the money. Questi Mondiali, nello specifico, restituiscono un sapore amaro di consacrazione all’élite politica dominante, un asservimento all’uso personalistico dello sport delle masse per eccellenza ed sono arrivati come culmine di un trittico di eventi globali in paesi in cui la democrazia e i diritti civili sono cimeli da museo o da petulanti nostalgici manifestanti: Russia, Qatar e USA.

Nessuna sorpresa: Infatino è parte integrante dello staff del quarantasettesimo inquilino della Casa Bianca (si ricorda la sua presenza addirittura all’inaugurazione del cosiddetto Board of Peace, l’ONU-pezzotto voluto da Trump e strutturato come un circolo di golf più che un organismo so-called internazionale volto alla risoluzione dei conflitti) e ha consolidato un potere assoluto in seno alla più grande organizzazione mondiale che addirittura riconosce lo stato di Palestina.

Che politica vincerà questa edizione? Per cosa ricorderemo, questi Mondiali? Per la definitiva consacrazione del modello circense, spettacolo dedito al sollazzo di pochi notabili, oppure il calcio saprà trovare una strada in mezzo alla repressione globale e alla chiusura di ogni confine eruttando fortissimo la sua anima più selvaggia e intima fatta di spietati odi territoriali, rivincite di guerre perse, affrancamento dai colonizzatori, orgoglio migrante e folli notti di festeggiamenti in cui addirittura il tuo boia quotidiano si riscopre a piangerti sulla spalla indifeso?

I Mondiali negli USA, però, non solo rimandano al rigore di Baggio, ma all’uscita dal calcio di D10S mano nella mano a un’infermiera. Proprio le parole di quest’ultimo, qualche anno dopo, sono ancore di salvezza per chi ancora crede che la FIFA, Trump & Co. non saranno in grado di mortificare l’anima del calcio:

El futbol es el deporte mas lindo y mas sano del mundo. Porque si se equivoque uno, no tiene que pagar el futbol. Yo me equivoqué y pagué – pero la pelota no se mancha("Il calcio è lo sport più bello e sano del mondo. Perché se commetti un errore, il calcio non deve pagarne le conseguenze. Io ho commesso un errore e ne ho pagato le conseguenze, ma il pallone è rimasto intatto").

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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