
11 sorprese della Premier League 2025/26
I migliori giocatori che non hanno giocato nelle solite big.
Dal 2023 la Premier League ha mandato ogni anno in Champions League una squadra che non appartiene alle big six. Nel 2023 e nel 2025 è stato il turno del Newcastle, nel 2024 e nel 2026 dell'Aston Villa. Questo potrebbe portare ad allargarsi delle big six alle big eight, ma alla fine la classifica di questa stagione ha espresso il solito magma di 7 o 8 squadre che possono competere regolarmente per i posti che valgono l'Europa.
Realtà come Bournemouth, Brentford e Brighton ormai sono piccole certezze che si sostengono più sui loro stessi modelli che non sui propri giocatori. Alle loro spalle si sono consolidate anche altre realtà comunque solide come Fulham e Crystal Palace, oltre al Sunderland, che al suo ritorno dopo 10 anni in Premier è riuscito a conquistarsi una qualificazione in Europa League - certificata battendo il ricchissimo e iper-disfunzionale Chelsea all'ultima giornata.
Questa è una premessa trita e ritrita ma come sempre necessaria per aprire a qualche riflessione più profonda: il modello della Premier League, pur con le sue storture, sembra l'unico in grado di produrre un campionato coinvolgente a tutti i livelli fino alle ultimissime giornate.
Questo è anche il fine ultimo di questa formazione, in cui sono raccolti alcuni dei migliori giocatori della stagione di Premier che non hanno giocato nelle big six e che, più in generale, sono stati meno chiacchierati degli Haaland, Rice, Bruno Fernandes ma anche di giocatori di un livello superiore a quello delle loro squadre, vedasi l'Elliot Anderson di questo Nottingham Forest.
Oltre a questo criterio, l'unico altro è che questa formazione deve avere un senso tattico e che non possono essere presenti più di due giocatori per squadra: vuole essere una formazione per raccontare le storie meno note della Premier League 2025/26.
Portiere: Bart Verbruggen (Brighton)
Nel 2024/25, prima stagione da titolare col Brighton, Bart Verbruggen aveva dimostrato di essere il modello perfetto di portiere moderno: aggressivo nelle uscite, pulito nei passaggi, sempre coinvolto con successo nella manovra e molto ben disposto a lanciare transizioni.
Come molti portieri neerlandesi, quello che era sembrato gli mancasse erano le parate, in cui sembrava non avere proprio l'elasticità necessaria, soprattutto sui tiri da fuori. Per sua fortuna, nel 2025/26 le cose sono migliorate anche grazie al suo preparatore – che incidentalmente era lo stesso avuto in Belgio e nei Paesi Bassi.
In stagione Verbruggen è stato il 5° portiere della Premier League per gol evitati (2.03) - numero non eccezionale ma comunque significativo: nel 2024/25 era stato uno dei peggiori in questa metrica - e il Brighton è stato la terza miglior difesa del campionato. Nel farlo ha regalato anche parate discretamente appaganti, come questa (doppia) su Bowen e Summerville contro il West Ham, anche a riprova di un miglioramento notevole nella discesa e nell'estensione soprattutto sui tiri bassi.
Inoltre, tutto ciò che di buono Verbruggen aveva mostrato un anno fa è rimasto ed è anche migliorato, rendendolo uno dei migliori portieri di tutta la Premier League nel gioco sul corto e uno di quelli più aggressivi nelle uscite, qualità ormai sempre più importanti per un portiere. Davanti a lui inoltre c'è un mondiale in cui verosimilmente sarà il titolare indiscusso della nazionale oranje e che potrebbe cementare ancora di più la sua crescita.
Terzino destro: Nordi Mukiele (Sunderland)
Nordi Mukiele è arrivato al Sunderland in un momento in cui la sua carriera sembrava in decadenza, scartato dal PSG e mandato in prestito con una decina scarsa di presenze al Leverkusen, ma grazie a Regis Le Bris è rifiorito in un modo che non sembrava pensabile per un giocatore ventottenne.
Al Sunderland Mukiele è approdato a stagione già iniziata, come un possibile ricambio sia tra i centrali che sull’esterno: è diventato un titolare a destra, venendo pure ogni tanto riposizionato come centrale di destra nella difesa a 3. In entrambi i casi, la sua aggressività sul pallone è stata il valore che ha aggiunto alla difesa di Le Bris. Mukiele ha una presenza atletica straordinaria, soprattutto rapportata al fisico massiccio che possiede: è stato tra i migliori esterni della Premier League per duelli vinti, palloni intercettati e respinti e contrasti portati.
Oltre che nei compiti difensivi, Mukiele è stato decisivo coll pallone. Con 7 tra gol e assist è stato il 3° esterno difensivo della Premier con più contribuzioni a gol dopo Timber e O’Reilly; con 8 occasioni create ha fatto peggio solo di De Cuyper, Reece James e Pedro Porro. E, come ormai accade spesso in Premier League, Mukiele è diventato una risorsa per il Sunderland anche sulle rimesse laterali: dalle sue mani è nato, tra gli altri, il gol di Isidor nel match del girone di andata, poi vinto, conto il Chelsea, forse il primo grande momento di gloria di una stagione storica per i Black Cats.
Difensore centrale: James Hill (Bournemouth)
La stagione di James Hill è iniziata di fatto il 30 dicembre, contro il Chelsea, in cui Andoni Iraola lo ha proposto per la prima volta da difensore centrale. Da lì, 21 partite consecutive giocate da titolare come partner di Senesi dopo 4 mesi in cui era considerato da tutti – Iraola incluso – come primo o secondo cambio come terzino destro.
In modo sorprendente, Hill è diventato un centrale abbastanza raro sul mercato: uno di quelli che lavora molto più sull’anticipo usando lo spazio come riferimento piuttosto che l’uomo. In questo modo di giocare ha indubbiamente pesato anche il suo sviluppo da terzino: Hill è passato dall’essere un esterno difensivo macchinoso a diventare un centrale che divora il campo ai suoi avversari negli anticipi, facendogli acquisire anche quell’aria elegante da centrale che difende senza neanche sporcarsi le mani.
Pur non essendo un centrale dal fisico roccioso, è strutturato per sostenere bene i palloni alti: Hill è 5° tra i difensori della Premier League per duelli aerei vinti pur avendo solo 2100’ giocati. Il suo passato da giavellottista (!) lo ha reso, non sorprendentemente, titolare di una delle rimesse laterali più pericolose del campionato. Insomma, un difensore completo in tutti gli aspetti.
Difensore centrale: Konstantinos Mavropanos (West Ham)
Sembra strano dirlo, ma nel 2026 Kostantinos Mavropanos è forse riuscito a dare ragione ad Arsene Wenger, che 8 anni e mezzo prima aveva deciso di portarlo all’Arsenal dal PAS Giannina. Il greco è stato uno dei migliori centrali di questa Premier League pur avendo giocato in un West Ham retrocesso per la prima volta in 14 anni.
Mavropanos ricade pienamente in quella tradizione di centrali greci un po’ rozzi tecnicamente ma che sembrano difendere come se la loro vita dipendesse da una marcatura in area. Il greco è un marcatore che ha come riferimento l’uomo ma, come capita ormai spesso ai centrali di Nuno Espirito Santo, ha sviluppato anche letture interessanti quando deve presidiare lo spazio.
Soprattutto nel finale di stagione, affiancato da un centrale di alto livello come Disasi, Mavropanos ha acquisito molte più certezze ed è stato decisivo per allungare la vita al West Ham, soprattutto nelle partite contro il Manchester City a marzo e contro l’Arsenal a maggio, in cui ha gestito i duelli contro Haaland e Gyokeres in modo perfetto, trovando il gol decisivo per il pari contro i Citizens e piazzando questo salvataggio contro i Gunners.
Tutto questo si è rivelato di fatto inutile nel salvare il West Ham, finito in una lotta salvezza tra le più difficili della storia della Premier League, ma probabilmente sarà sufficiente per permettergli di ricollocarsi altrove in estate.
Terzino sinistro: Gabriel Gudmundsson (Leeds)
Quello di Gabriel Gudmundsson è stato un acquisto poco chiacchierato nel mercato estivo del Leeds - ingiustamente: la sua presenza è stata da subito uno dei punti fermi della stagione di ritorno degli Whites in Premier League.
Gudmundsson ha un’applicazione atletica straordinaria, praticamente subito fondamentale per Daniel Farke, che in lui ha trovato uno sfogo straordinario per risalire il campo sugli esterni. Lo svedese è infatti un giocatore dalle basi tecniche solide, abbastanza associativo ma soprattutto a cui è difficile togliere il pallone quando parte in conduzione.
In stagione Gudmundsson è stato tra i migliori in Europa nel ruolo per dribbling completati e conduzioni progressive, dando la sensazione di avere potenzialità per diventare più efficace anche in rifinitura, dove si nota ancora qualche limite nelle scelte. Nel complesso, però, lo svedese aggiunge tantissimo volume al gioco del Leeds, avendo pienamente confermato quelle qualità già viste nei suoi anni a Lille.
Mediano destro: James Garner (Everton)
A inizio stagione James Garner sembrava destinato a un altro anno da rematore del centrocampo dell’Everton, soverchiato dal gioco conservativo di David Moyes. Arrivati alle porte del mondiale, più di qualcuno potrebbe essersi invece stupito della sua esclusione dai convocati di Tuchel.
Garner è un mediano estremamente intelligente nelle letture: Moyes gli chiede un enorme lavoro senza palla, spingendolo prima in avanti in fase di pressing, per poi costringerlo a ripiegare sulla propria zona di rifinitura per riempire gli spazi tra le linee. Quello che sarebbe un compito logorante per qualsiasi altro centrocampista, per Garner, con le leve lunghe e le letture estremamente raffinate, sembra fin troppo facile.
In questa stagione, però, Garner ha aggiunto qualcosa di sostanziale anche nel gioco con il pallone. Partendo davanti alla difesa è lui che cerca più spesso le giocate taglialinee o trovare la verticalità, soprattutto in contrasto con un giocatore più di sostanza come Gana Gueye. Garner ha trovato 7 assist, quasi il doppio di quanto raccolto nelle tre precedenti.
Su questo ha influito il suo ruolo di battitore sui piazzati ma anche il modo in cui accetta i rischi in possesso. Garner non si fa grandi problemi a cercare di saltare le linee avversarie, come per esempio nell’assist che serve a Dewsbury-Hall nella vittoria di fine novembre a Old Trafford, in cui per altro Garner deve gestire da solo tutta la mediana, dato il rosso preso da Gueye dopo 15’.
Considerando che proprio il Man United ha perso un uomo chiave come Casemiro in quel ruolo e che nelle giovanili dei Red Devils Garner ci è cresciuto, chissà che non possa essere lui il profilo ideale per sostituire il brasiliano in estate.
Mediano sinistro: Yehor Yarmoliuk (Brentford)
La scorsa estate è sembrato il momento del salto dello squalo per il sistema di recruiting del Brentford: l’allenatore, Thomas Frank è andato al Tottenham, sono andati via Mbeumo, Wissa, Flekken e Norgaard, un terzo della squadra titolare. Molti hanno messo le Bees tra le candidate alla retrocessione, salvo poi venir smentiti da un gruppo, guidato da Keith Andrews, nuovo e ringiovanito anche grazie a Yehor Yarmoliuk.
Questa è stata la prima stagione che Yarmoliuk ha giocato da titolare nel Brentford, prendendosi il posto di Christian Norgaard. Come il suo ex capitano, l’ucraino è un centrocampista piazzato, che copre tantissimo campo e recupera palloni ma che sa anche trasmetterli ordinati verso i propri compagni per far ricominciare la manovra, senza particolari guizzi tecnici ma con una totale sicurezza nei propri mezzi. A 13 anni di distanza, la definizione di “lavatrice” che Rudi Garcia attribuì a Kevin Strootman sembra ancora perfetta.
In stagione l’ucraino è stato il 5° centrocampista con più palloni recuperati del campionato, in generale uno di quelli con più contribuzioni difensive – somma di contrasti, intercetti, blocchi e respinte – di tutta la Premier League, ma si è anche confermato un passatore complessivamente preciso e un utilizzatore abbastanza scaltro del dribbling difensivo, in cui fa riemergere la sua formazione da mezzala. Questo mix di qualità rende Yarmoliuk ormai un ibrido 6/8, a metà tra il playmaker e la mezzala ormai primo prodotto di esportazione della Premier League, ma le sue qualità tecniche sembrano anche far intendere che il suo ruolo potrebbe raffinarsi meglio già nella prossima stagione.
Esterno destro: Harry Wilson (Fulham)
Quando Harry Wilson si è affacciato alla Premier League con il Bournemouth tutti si aspettavano di vedere più o meno quello che è oggi.
Wilson gioca con una naturalezza inspiegabile: con un fisico piccolo e leggero non dà neanche la sensazione di avere la forza sufficiente a colpire il pallone, salvo poi metterlo sempre esattamente dove vuole lui, esattamente sui piedi dei compagni, esattamente con il peso giusto. In questo caso, però, il singolo aspetto del suo gioco che lo proietta in una dimensione diversa è il gioco di prima.
Wilson compensa infatti la poca velocità di passo con una rapidità di pensiero impressionante. Uno dei gol più belli di questa stagione di Premier, per esempio, è suo e lo segna contro il Crystal Palace a inizio dicembre, aprendo un triangolo di tacco con Raul Jimenez per poi chiuderlo con un tiro di esterno fuori di testa.
A 29 anni e con il suo contratto in scadenza – i Cottagers gli hanno proposto un rinnovo, e ci mancherebbe – Wilson si è riscoperto, con 10 gol e 7 assist il giocatore devastante negli ultimi 30 metri che i tifosi del Fulham avevano imparato ad apprezzare in Championship.
Trequartista centrale: Mateus Mané (Wolverhampton)
La stagione in Premier del Wolverhampton è stata un lento trascinarsi fino all’inevitabile retrocessione, culmine di un triennio di smantellamento di una squadra che ha avuto anche momenti di esaltazione nelle coppe europee. A rompere questo lungo avvicinamento alla Championship sono intervenuti solo i momenti di brillantezza di Mateus Mané.
Mané ha 18 anni e nominalmente il suo ruolo è nella coppia di trequartisti del 3-4-2-1 di Edwards, ma è un giocatore dalla presenza diffusa in tutto il centro del campo. L’anglo-portoghese è ancora un giocatore magmatico ma ha una tendenza, tipicamente giovanile, nel cercare di accelerare il gioco già dal primo controllo, facendo tutto con fluidità e sensibilità sopra la media.
Questo aspetto a livello giovanile è stato ovviamente devastante, ma anche nel passaggio tra i professionisti ha regalato qualche momento di gioia ai tifosi del Wolverhampton, come la palla dal peso perfetto che mette sulla testa di Tolu Arokodare nella partita dell’Emirates di metà dicembre, i due gol a inizio gennaio che hanno portato 4 punti contro Everton e West Ham, e più in generale tutti quei brandelli di qualità che ogni tanto ha portato nelle azioni dei Wolves.
Non è ancora chiaro se nella prossima stagione Mané giocherà ancora a Wolverhampton o altrove. Intanto è riuscito a regalare qualche frammento di gioia in una stagione drammaticamente grigia.
Esterno sinistro: Emiliano Buendia (Aston Villa)
La scorsa estate Emi Buendia era di rientro da un catastrofico prestito al Bayer Leverkusen che doveva permettergli di recuperare minuti dopo l’infortunio al crociato dell’estate 2023.
In modo imponderabile, il mercato in tono minore dei Villains ha rimesso Buendia nelle rotazioni di Emery e lo ha reso più volte decisivo. Partendo da sinistra l’argentino tende a convergere verso la zona di rifinitura, agendo praticamente da numero 10 classico. In questa stagione l’argentino ha prodotto 10 gol e 8 assist tra Premier ed Europa League ma la sua peculiarità risiede nel modo in cui ordina e accelera le azioni del Villa.
Avendo perso gran parte del suo atletismo dopo l’infortunio, Buendia gioca in modo essenziale, ha una rapidità eccezionale nel coordinarsi e nel leggere gli spazi attorno a sé: molte giocate sono puramente istintive, come il gol che segna nella vittoria di dicembre 2025 contro l’Arsenal o quello decisivo in finale di Europa League contro il Friburgo, e come l’assist che mette per il primo gol di Watkins nella semifinale di ritorno di Europa League.
A partire dal gol e dall’assist con cui ha deciso la vittoria di settembre contro il Fulham – la prima stagionale del Villa in Premier, dopo un inizio da 3 punti in 5 partite – Buendia è stato un fattore determinante per permettere a Emery di costruire una stagione storica. Non è un caso che sia stato lui a mettere la firma sui momenti che l’hanno resa tale.
Punta: Eli Junior Kroupi (Bournemouth)
Il Bournemouth aveva acquistato Eli Junior Kroupi nel febbraio 2025, lasciandolo al Lorient per il finale di stagione. Nel 2025/26 lo ha poi aggregato in rosa e lui, senza alcuna fatica, è diventato il teenager ad aver segnato più gol nella sua stagione di debutto in Premier, con 13 gol in appena 1700'.
Kroupi è uno di quegli attaccanti bassi mai facili da collocare in campo, non autosufficienti abbastanza da poter gestire i duelli spalle alla porta ma neanche veloci abbastanza da poter andare stabilmente sull'esterno. Iraola ha quindi lavorato nel modo più semplice possibile, costruendo una specie di 4-2-4 con il francese alle spalle di un centravanti più disposto a gestire i duelli come Evanilson. Kroupi ha quindi più possibilità di muoversi fronte alla porta, partendo più defilato sulla sinistra e andando a occupare gli spazi aperti dalle corse incontro del brasiliano.
Questa soluzione ha funzionato particolarmente bene nel costruire gli spazi attaccabili senza sovraccaricare di responsabilità Kroupi, che, un po' per l'età, un po' per il fisico, ha mostrato di avere qualche limite in termini di volume di gioco.
L'aspetto su cui sembra invece non avere veramente limiti è la finalizzazione: i 13 gol stagionali in Premier sono arrivati a fronte di poco più di 8 xG. A occhio nudo si nota come il francese abbia una lucidità nel leggere gli spazi e nel costruirsi i tiri fuori scala per i suoi 19 anni.
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