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Spurs Knicks
, 7 Giugno 2026

Spurs-Knicks 104-105, Considerazioni Sparse


La difesa, i raddoppi e Karl Anthony Towns: questi i fattori che hanno portato i Knicks a vincere anche Gara 2 in casa dei San Antonio Spurs.

Nove secondi dalla fine. I San Antonio Spurs hanno rimontato uno svantaggio 14 punti a pochi minuti dalla fine che sembrava aver indirizzato la partita, e la serie, verso New York. Il Frost Bank Center è una bolgia: Brunson trova il ferro e, a 9 secondi dalla fine, Wembanyama sta conducendo la transizione positiva per andare a siglare il vantaggio che metterebbe in parità la serie.

Solo che quello succede rischia di essere un’immagine che finirà negli annali, con il gigante francese come protagonista infelice della storia. Vic vuole passare la palla a Stephon Castle, per permettere al compagno di condurre l’azione decisiva. Il numero 5 degli Spurs, però, in quel momento sta dando le spalle al compagno di squadra transalpino e non si accorge del passaggio. La sfera a spicchi gli sbatte goffamente sulla schiena, i Knicks recuperano palla e Wembanyama commette un fallo che manda Brunson in lunetta.

Gli Spurs, dopo aver assaporato una rimonta incredibile, cadono per la seconda volta consecutiva in casa per 104-105, con la squadra di coach Mike Brown che può tornare nella Grande Mela forte di un 2-0 che indirizza prepotentemente l’anello verso New York City, sponda Knicks.

Il Frost Bank Center, ora gelato, si è visto scivolare via dalle mani una Gara 2 che aveva riacciuffato probabilmente senza nemmeno sapere come. Nella storia solo altre due squadre hanno perso le prime due partite delle Finals tra le mura amiche: i Phoenix Suns contro i Chicago Bulls nel 1993 e gli Orlando Magic contro gli Houston Rockets nel 1995. Nessuna di loro è riuscita a invertire la serie.

I possibili aggiustamenti lato Spurs

A fare male, è anche il fatto che i Knicks, dopotutto, non si sono mai dimostrati tanto superiori ai San Antonio Spurs. I texani in Gara 1 conducevano di 14 punti a metà terzo quarto e in Gara 2 sono andati a un passo dal compiere una rimonta pazzesca. È vero, la serie sta sfuggendo di mano, ma ancora potrebbe non essere detta l’ultima parola.

Negli ultimi 6 minuti coach Mitch Johnson ha cambiato il piano difensivo dei suoi ragazzi e l’esito è stato sin da subito positivo. Fino a quel momento della partita (e per tutta Gara 1) gli Spurs hanno difeso effettuando blitz immediati su Brunson, oltre a immediati raddoppi e aiuti. Questo portava, spesso e volentieri, i Knicks ad avere giocatori liberi sul perimetro e abili a fare male da tre punti, generando con grande facilità tiri open.

Questo ha portato benefici ai vari Mikal Bridges, OG Anunoby e Landry Shamet, ovvero giocatori che difficilmente sanno creare dal palleggio, ma che invece sono buonissimi tiratori. Gli Spurs hanno dunque cambiato piano: basta raddoppi e basta aiuti, difesa in single coverage (difesa 1 contro 1) e meno possibilità di trovare tiratori liberi sul perimetro.

Il risultato? Solo otto punti segnati in sei minuti di gioco, di cui tre di Anunoby (tutti dalla lunetta) e cinque di Brunson. San Antonio dovrebbe iniziare ad accettare di lasciare più palla in mano al numero 11 dei Knicks, evitare i blitz (raddoppi fulminei e aggressivi che spingono il portatore di palla a scaricarla subito al compagno libero) e accettare con maggior sicurezza l’uno contro uno.

Questo per due motivi principali: da un lato, gli Spurs hanno il materiale per fare questo tipo di difesa contro i Knicks, e Stephon Castle sta difendendo molto bene su Brunson che sta tirando con percentuali scadenti (22% dall’arco e 39% dal campo in Gara 1, 25% e 28% rispettivamente in Gara 2). Dall’altro, così facendo, limiti le bocche di fuoco da tre punti dei Knicks, giocatori che difficilmente sanno mettere palla a terra e crearsi un tiro, ma che sono invece abili nel catch and shoot.

Infine, ridurre i minuti di Julian Champagnie potrebbe essere un altro fattore. L’ex Sixers sta giocando complessivamente un’ottima stagione tra Regular Season e playoff. Inoltre, è un tiratore che agli Spurs può fare molto comodo, ma diventa difficile panchinare sempre uno tra Castle, Harper e Fox.

Questi ultimi sono dei portatori di palla che servono anche a far rifiatare Wembanyama in attacco, al fine di non addossargli continuamente il peso di dover fungere da creator. Perdere un po’ di spaziature senza un tiratore come Champagnie, ma avere un handler in più in campo, può fare la differenza. Inoltre, il numero 30 degli Spurs è un giocatore che a livello difensivo dà il meglio di sé nei raddoppi e negli aiuti, strategia che San Antonio dovrebbe necessariamente abbandonare.

Karl Anthony Towns: il fattore dei New York Knicks

Se le Finals terminassero ora, l’MVP andrebbe assegnato senza ombra di dubbio a Karl Anthony Towns. L’ex Timberwolves ha trovato in questa postseason la sua maturazione cestistica definitiva. Scelte giuste, letture ottime e grande, grandissima, efficienza. Il lavoro che sta facendo il centro dei Knicks è encomiabile, risultando indispensabile nel portare fuori dal pitturato Wembanyama e nello lasciare in questo modo gli spazi ai compagni per le penetrazioni al ferro o per catturare i rimbalzi offensivi, essenziali nel generare le seconde chance.

KAT sta viaggiando a medie irreali, giocando il miglior basket della sua carriera. 19.5 in queste prime due gare, 12.5 rimbalzi catturati a partita, 4 assist e il 56% dal campo, unito a un incredibile 43% dall’arco. Si sta rivelando l’uomo in più di New York, ma soprattutto il giocatore con l’impatto migliore dei suoi.

  • Nato nel nuovo millennio in provincia di Torino. Appassionato di sport, romanticismo, scrittura e di tutto ciò che è argentino.

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