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, 4 Giugno 2026

7 centravanti per la Juve di Spalletti


Lo ha chiesto il tecnico, lo invocano i tifosi: alla Juve serve un nuovo centravanti. Ecco qualche nome che potrebbe fare al caso dei bianconeri.

Il numero 9: una ricerca ossessiva

12 dicembre 2021, domenica mattina. La Juventus targata Allegri ha appena pareggiato 1-1 in casa del neopromosso Venezia e Tuttosport evidenzia la presenza di una problematica strutturale nella rosa bianconera: l’assenza di un bomber. Dopo la cessione di Ronaldo, infatti, il reparto offensivo - Dybala, Morata e Chiesa, Kean e Kulusevski tra le seconde linee - mancava di un elemento di prim’ordine da 20 gol stagionali. In gennaio la società proverà a porre rimedio acquistando Vlahović dalla Fiorentina, ma, a 5 anni dal suo acquisto, l’attaccante serbo ha reso ampiamente al di sotto delle aspettative.

In verità, è lecito affermare che, dall’addio di Higuaín, la Juventus non sia più riuscita a trovare un 9 di primo livello sul quale fare affidamento, e questa è tutt’altro che una mancanza banale. Pantaleo Corvino, tra l’altro proprio colui che portò Vlahović in Italia, affermò: “Nella vita puoi sbagliare la moglie, ma non l’attaccante o il portiere”. Questa mancanza è stata sottolineata a più riprese anche da Spalletti, arrivato a Torino nell’ottobre scorso, che ha dichiarato, nel post gara col Lecce: “Quando sono venuto ad allenare qui ho detto che venivo volentieri alla Juventus, ma chiedevo solo una cosa: il centravanti fisico. Poi a gennaio non si è comprato, non si è riusciti a trovarlo”.

Le parole del mister di Certaldo sono un segnale chiarissimo a proprietà e dirigenza: l’anno prossimo, costi quel che costi, la Juventus dovrà avere un centravanti di assoluto livello in rosa, altrimenti applicare i concetti e le idee dell’ex mister del Napoli sarà complicatissimo. Col calciomercato estivo alle porte, Vlahović ai saluti, Openda e David (i due che più si avvicinano alla definizione di centravanti nella rosa bianconera) appesi ad un filo e in bilico come non mai, è lecito chiedersi: ma chi può essere realisticamente l’attaccante con le caratteristiche chieste da Spalletti?

Džeko, Icardi e Osimhen docet

Tralasciando l’esperienza in Nazionale, Spalletti, negli ultimi 10 anni a questa parte, ha avuto a disposizione tre centravanti di prim’ordine: Džeko alla Roma, Icardi all’Inter e Osimhen al Napoli. Di tutti e tre ha fatto le fortune (e loro hanno fatto le sue) seppur non esattamente simili tra loro; analizzarne le statistiche potrebbe essere un buon punto di partenza per iniziare la caccia al futuro 9 bianconero.

Džeko, nella stagione 2016-17, oltre ai 29 gol e 9 assist, è stato un giocatore che toccava molto la palla (38.2 tocchi a partita, contro i 23.7 di David e i 18 di Vlahović) e la giocava altrettanto (16 passaggi precisi, contro i 12 di David e i 6.3 di Vlahović). In relazione ai due bianconeri, è impietoso anche il dato sui contrasti: il bosniaco ne vince 6.3 a partita (il 51%), mentre David si ferma a 1.9 (35%) e Vlahović a 2.6 (44%). I numeri dell’attuale attaccante dello Schalke, sia in termini di produzione che di manovra e contesa del pallone, sono dominanti rispetto a quelli dei due bianconeri e rappresentano il prototipo perfetto di attaccante di manovra.

Diverso è il caso invece di Icardi; il Re dell’area di rigore (“perché in area di rigore, non ci sono paragoni, Mauro Icardi è un fuoriclasse” gridava estasiato Trevisani), nella stagione 2017-18 (l’ultima “tranquilla” in casa Inter) con l’allenatore di Certaldo ha realizzato 29 reti, il suo massimo in carriera in Serie A. Icardi è in realtà totalmente diverso dal centravanti fisico che tanto piace a Spalletti (numeri alla mano, i palloni giocati e i contrasti sono simili a quelli di Vlahović e David), tanto che Luciano dovette passare al 4-2-3-1 con un trequartista (Rafinha) che facesse il rifinitore per poter adattare la squadra a Maurito.

C’è un numero che impressiona, ovvero il tasso di conversione tiri-gol, pari al 29%; il serbo e il canadese sono fermi, rispettivamente, al 14 e al 15%. Il nativo di Rosario, con tutti i limiti del mondo, è sempre stato un killer delle difese avversarie, a differenza degli attaccanti della Juve; d’altronde, se la Vecchia Signora ha 18 punti in meno di quelli attesi, parte della responsabilità è sicuramente da additare alle mancate occasioni sfruttate dall’ex Viola (8 grandi occasioni sprecate) e dall’ex Lille (13 grandi occasioni sprecate). Cinismo e freddezza? Noi non facciamo queste cose qui (meme di Black Panther).

Infine, Osimhen. Il centravanti nigeriano è ancora un prototipo diverso di 9: molto fisico e aggressivo, devastante in campo aperto, poco brillante in fase di manovra. Nell’anno dello scudetto siglerà 26 reti in 32 gare, mentre, a livello statistico è un attaccante che tocca tanto la palla (28 tocchi per partita) ma è anche quello che, allenato da Spalletti, realizza meno passaggi (8.3); risulta però, insieme a Džeko, uno dei centravanti più spesso fermati irregolarmente (Džeko e Osimhen subiscono il doppio dei falli subiti da David e Vlahović).

Tutto questo ci dice che, seppur grezzo tecnicamente, anche quando non ha la possibilità di andare in campo aperto, l’attuale punta del Galatasaray si spende in modo prezioso in fase di non possesso e di risalita della squadra, che sa di potersi appoggiare su di lui. Perché alla fine è sempre una questione di caratteristiche (e anche di iniziare a dare prima e pretendere poi, ma questo è un altro discorso).

Considerando questi profili come ideali (chi per un motivo, chi per l’altro) è giunto il momento di stilare una lista di giocatori che sarebbero congeniali alla Juventus, senza tralasciare il discorso economico (ovviamente gli introiti dell’Europa League non sono paragonabili a quelli della Champions) e ricordando che il mondo dei centravanti europei non si ferma a Kolo Muani (chiedere ai tifosi del Tottenham prima di valutare l’ennesima minestra riscaldata fallimentare).

1 - Gonzalo García

Talento classe 2004, questa per lui è stata la prima vera stagione tra i grandi; 39 partite, 8 gol e 3 assist in tutte le competizioni (giocando in media solo 38' a partita), che si aggiungono ai 4 gol e un assist nel Mondiale per Club dell’estate scorsa, con una delle reti che costò l’eliminazione proprio alla Juventus. Come per tutti i giocatori della scuola spagnola, García può spaziare, se necessario, su tutto il fronte offensivo e ha grande amore per la palla: su 90 minuti, ha 30,1 tocchi per partita e 16,6 passaggi riusciti (85%).

La percentuale realizzativa è elevatissima (29%), mentre pecca ancora nei contrasti vinti (3,1, il 43%); un giocatore molto promettente, adatto per caratteristiche a quel che cerca la Juventus, e forse anche per lui la Juventus potrebbe essere il palcoscenico giusto per ritagliarsi un ruolo di prim’ordine ed esplodere definitivamente, cosa che a Madrid sarebbe più difficile vista la foltissima concorrenza. Per la Vecchia Signora un’operazione che richiamerebbe il Morata I potrebbe essere più che un’idea, con un solo avvertimento; è un giocatore estremamente talentuoso, sul quale costruire e ricostruire che però va anche aspettato, cosa che in Italia non siamo più abituati a fare. Giocatore adatto solo a chi ci crede veramente.

2 - Mathys Tel

Spalletti probabilmente lo definirebbe un buon motore, che deve lavorare sulla scocca; Mathys Tel, classe 2005, conta già 170 partite in carriera, ma negli ultimi due anni la sua carriera sembra un po’ in crisi. Due anni fa, dopo una buona stagione al Bayern (10 gol e 6 assist da vice Kane) ha deciso di lasciare la Germania, direzione Tottenham. La scelta non si è rivelata per nulla azzeccata: poco considerato l’anno scorso da Postecoglou, utilizzato più come comprimario che come protagonista nella difficile stagione appena conclusa e soprattutto snaturato nella parte sinistra del campo più che impiegato da centravanti vero.

Sarebbe, a tutti gli effetti, una scommessa per la Juve: rilanciare un giocatore che ha dimostrato di avere grandi potenzialità e qualità ma ancora incapace di mettere tutto insieme e fare quel grande salto di qualità. Spalletti ha rigenerato Džeko, ha fatto diventare compiuto Osimhen, a Milano fu il primo a credere e a scommettere su Lautaro; Tel ha solo 21 anni e può avere una grandissima carriera davanti, quindi perché non provarci?

3 - Darwin Núñez

Fantasma. Questo è diventato Darwin Núñez negli ultimi anni. Arrivato a Liverpool dal Benfica a suon di milioni, non ha mai convinto, finendo agli onori delle cronache solo per i tanti, tantissimi gol sbagliati e mai per gesta tecniche sul campo. Addirittura, da un anno a questa parte, fuori dal calcio che conta, confinato nella Saudi Pro League. Eppure, la carta di identità dice 1999; l’attaccante uruguayano ha ancora tutto il tempo per riprendere in mano la sua carriera in Europa e perché non farlo proprio alla Juventus?

Attaccante molto tecnico e veloce, si avvicina ai 30 tocchi per partita, devastante in campo aperto, completo da un punto di vista realizzativo e utilizzabile anche da esterno. Forse non proprio la classica punta fisica alla Džeko ma un ibrido più simile a Osimhen; come per Tel, perché non provarci, facendo leva anche sulla sua fame di tornare nel calcio che conta da protagonista?

4 - Mauro Icardi

“Certi amori, non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Antonello Venditti. Quando si parla di un totem di questo calibro, i numeri non servono (31 presenze e 14 gol anche quest’anno vanno comunque sottolineati, soprattutto nella prima stagione di rientro dal crociato); è il 9 d’area rigore perfetto, il finalizzatore ideale per una qualsiasi squadra, anche a più di 33 anni. Va in scadenza a giugno, ha già lavorato con Spalletti (che per lui spese parole al miele ancora a gennaio) e calzerebbe perfettamente con i limiti di una squadra che ha dimostrato di saper creare tanto, tantissimo ma di raccogliere troppo poco.

Un centravanti di questa personalità e di questo calibro, che è sempre decisivo e che soffre pochissimo le partite importanti non si vede a Torino da anni; potrebbe essere veramente questo l’anno nel quale l’inseguimento quasi decennale arrivi a compimento. Per Mauro, infine, potrebbe essere l’ultimo ballo nel calcio che conta; storpiando Matteo Romano, “concedimelo quest’ultimo ballo, Maurito”.

5 - Alexander Sørloth

Bestione di un metro e 95, è, da un punto di vista fisico, il giocatore più vicino all’identikit richiesto da Spalletti: uno dei pochi centravanti “vecchio stile”, tanto, tantissimo lavoro spalle alla porta per la squadra (anche se, nelle ultime 4 Liga, ha totalizzato 78 gol; un fiuto mica male), anche quando il pallone si alza (2,7 contrasti aerei vinti a partita, il 53%) e la capacità di fare reparto da solo (avendo sempre giocato, nel 4-4-2 dell’Atletico, per una seconda punta, Álvarez o Griezmann che fosse).

In più, siccome il discorso economico non è da sottovalutare, va considerata anche la possibilità di una trattativa che includa anche Nico González, che l’Atletico vorrebbe tenere. Tra i giocatori citati, Sørloth è sicuramente il più pronto e maturo e quello che avrebbe meno problemi ad impattare nell’immediato; il dubbio è però un altro, ovvero quanto sarebbe in grado di spostare un giocatore del genere, che ha dimostrato buonissime capacità e anche probabilmente una discreta funzionalità ma che pare privo di quel colpo da giocatore superiore

6 - Vangelis Pavlidīs

Juventus Benfica 2-0, gennaio 2026. In una partita praticamente perfetta per i bianconeri, c’è un calciatore, tra gli ospiti, che ha due motivi per non essere felice; si tratta di Pavlidīs, che, oltre alla sconfitta, deve portare anche il peso di aver fallito il rigore del possibile 2-1, che avrebbe potuto riaprire i giochi.

De Gregori cantava “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore” ed aveva ragione: Pavlidis, da quando è a Benfica, è esploso: 41 gol in due campionati e primo vero regista offensivo della squadra. 31.4 tocchi a partita, 13.7 passaggi corretti (con una percentuale del 70%), 7 grandi occasioni create, 1.1 passaggi chiave e 1.0 palloni recuperati a partita nell’ultimo terzo di campo. Un attaccante completo, moderno, tecnico e determinante; a fine novembre saranno 28 anni e, nonostante un contratto in scadenza nel 2029, questa sembra l’estate nella quale può avvenire il salto di qualità: perché non puntarci?

7 - Patrik Schick

In casa Juventus è una vecchia conoscenza, pur senza aver mai giocato in bianconero (non superò le visite mediche nell’estate 2017); dopo aver lasciato Roma e l’Italia, ha trovato la sua isola felice in Germania, in Bundesliga. Approdato prima al Lipsia, poi al Bayer 04, dove nella prima stagione mette a segno 24 gol, vive in seguito tre annate complicate a livello fisico, per poi siglare 49 gol nelle ultime due stagioni tra tutte le competizioni.

Giocatore molto tecnico, gli piace sia ricevere palla spalle alla porta che attaccare lo spazio in profondità; rispetto agli anni in Italia, a Leverkusen si è consacrato più come centravanti di manovra che come seconda punta e nell’ultima stagione ha avuto un progressivo miglioramento anche nella fase di non possesso, con 3.6 contrasti vinti a terra a partita e ben 2.2 contrasti aerei a gara. A differenza di altri profili, può essere più un’opportunità low-cost con caratteristiche funzionali e un ampio bagaglio di esperienza, anche perché va per i 31; al giusto prezzo, dopo essersi assicurati un 9 titolare, perché no?

  • Studente universitario, grande appassionato di sport, in particolare calcio, basket e Formula 1.

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