
Da chi deve ripartire l'Inter?
Verosimilmente, quest'estate, Marotta e Ausilio dovranno apportare numerose modifiche alla rosa dell'Inter.
Fa strano pensare che Antonio Conte, l'ormai ex allenatore del Napoli, qualche anno fa abbia portato l'Inter al Tricolore. Il tecnico che poi, nel 2025, priverà proprio i nerazzurri del loro ventunesimo Scudetto, arrivato con un anno di ritardo, si insediò sulla panchina dei meneghini nell'ormai lontano 2019. Da quel momento in poi, ne è passata di acqua sotto ai ponti ma, nonostante ciò, c'è chi ancora sostiene che le fortune dell'Inter debbano essere in gran parte ricondotte proprio al biennio della gestione-Conte.
Difficile dare davvero credito a questa tesi. L'allenatore leccese ha sicuramente lasciato la sua impronta sull'Inter, dandole credibilità e portandola a vincere di nuovo lo Scudetto dopo nove anni di incontrastato dominio bianconero - dominio al quale, peraltro, diede inizio proprio lui. Non si può tuttavia ignorare che i due cicli successivi, sotto al guida tecnica di Simone Inzaghi prima e di Christian Chivu poi, siano stati radicalmente diversi, banalmente per il modo in cui questi allenatori hanno interpretato il 3-5-2.
D'altro canto, fa sinceramente impressione che l'ultima Inter di Conte e quella di Chivu abbiano in comune cinque giocatori - Bastoni, De Vrij, Darmian, Barella, Lautaro Martinez, ai quali si può peraltro aggiungere Kolarov, quest'anno allenatore in seconda dei nerazzurri - e che altri tre - Dimarco, Dumfries e Çalhanoğlu - si siano accasati ai meneghini a partire dal primo anno di Simone Inzaghi. In tutto, otto giocatori, di cui diversi particolarmente centrali. Non sono pochi, nel bene e nel male.
Nel bene, perché quest'ossatura dell'Inter, in fin dei conti, ha ottenuto ottimi risultati, a partire dalla stagione 2020/2021: tre Scudetti, tre Coppe Italia, tre Supercoppe. Inoltre, in questi anni i nerazzurri hanno dimostrato come il loro punti di forza fossero proprio il gruppo e un gioco basato sulla coralità. Nel male, perché proprio il gruppo è forse stato proprio il grande limite di questa Inter: per far sì che i risultati arrivassero, è sempre stato necessario che tutti rispondessero presenti e che fossero sul pezzo dal momento che, nella rosa meneghina, è difficile trovare giocatori in grado di vincere i duelli individuali.
Ebbene, nel corso della prossima sessione estiva di calciomercato si preannunciano grossi cambiamenti: la rosa è ancora una delle più vecchie, per età media, d'Italia e d'Europa; al termine della passata stagione, questo gruppo pareva ormai arrivato ad un punto di non ritorno, come testimonia il battibecco a distanza avvenuto tra Lautaro e Çalhanoğlu, due assoluti protagonisti del recentissimo Scudetto; infine, semplicemente, è naturale che dopo tanti anni giocati insieme ci sia un ricambio di interpreti, per dare nuova linfa e per trovare nuovi stimoli.
Poi, chiaro: Marotta e Ausilio ci hanno abituati a sessioni di calciomercato estremamente conservatrici, altrimenti non saremmo arrivati al punto in cui l'Inter si ritrova obbligata ad affrontare numerosi addii contemporaneamente. Un pochino di lungimiranza in più e una conseguente transizione più graduale verso il ringiovanimento della squadra sarebbe stata forse un'opzione maggiormente preferibile, ma tant'è.
Squadra che vince non si cambia, ma non questa volta: l'Inter lascerà partire un cospicuo numero di giocatori a zero, mentre altri sembrano avere già la valigia in mano. Dunque: chi lascerà Milano? E da chi, invece, devono ripartire i nerazzurri?
Porta e difesa: i due reparti da rifondare
Le zone arretrate del campo sono quelle che subiranno il maggior numero di modifiche, verosimilmente. Partendo dalla porta vien da sé che, in vista della prossima stagione, Sommer non sarà più il titolare dei nerazzurri. L'ex portiere della nazionale svizzera, senza girarci attorno, non è più all'altezza di difendere i pali dell'Inter e non dà più le garanzie necessarie per poterci fare affidamento. Da qui, però, nasce già il primo interrogativo: il rendimento sottotono di Sommer è stato riconosciuto fin da subito dai più - vedasi Juventus-Inter 4-3. Perché, allora, non si è deciso di provare con più costanza Josep Martinez da titolare?
L'ex Genoa ha avuto, nel corso della stagione, dei problemi personali che lo hanno indubbiamente condizionato sotto il punto di vista psicologico. La sensazione però è quella che si potesse osare di più: infatti, quando Martinez ha giocato da titolare, non ha mai sfigurato, anzi. Ragion per cui, al di là del periodo dell'anno calcistico in cui lo spagnolo aveva legittimamente bisogno di elaborare il trauma dovuto dall'incidente che lo ha coinvolto, dargli più minuti sarebbe stato più lungimirante.
Martinez, infatti, ha giocato solo 11 partite dal primo minuto in due anni all'Inter. Sebbene fino all'anno scorso il rendimento di Sommer non preoccupasse, poco più di una decina di match rappresentano comunque un campione esiguo per poter affidargli la porta dei meneghini ad occhi chiusi. Nonostante ciò, pare che Chivu e i piani alti dell'Inter abbiano deciso in tal senso, e a meno di stravolgimenti i campioni d'Italia dovranno tappare solamente il buco lasciato dall'eventuale partenza di Sommer, limitandosi ad acquistare un altro secondo portiere. Occhio, a proposito, al possibile rientro di Filip Stanković, che ha ben figurato nei due anni a Venezia, e a Provedel.
Passando ai difensori, i discorsi si fanno più spigolosi. È da mesi che si parla di Acerbi e De Vrij, i due veterani del reparto, e del loro futuro: un giorno, si dice che rimarranno tutti e due; in un altro, che la dirigenza ne terrà solo uno; poi, che entrambi lasceranno Milano. Ultimamente, pare che la loro gestione si sia delineata maggiormente: Acerbi dovrebbe lasciare a zero; per De Vrij, invece, dovrebbe arrivare un rinnovo al ribasso.
Per Acerbi, si possono estendere le medesime considerazioni fatte per Sommer: in entrambi i casi, la sensazione è che si sia tirata troppo la corda. L'anno scorso, questi due giocatori hanno offerto ottime garanzie, ma era legittimo aspettarsi che le loro prestazioni potessero cominciare a risentire dell'età ormai avanzata, calcisticamente parlando. A parlare con il senno di poi siamo bravi tutti, ma ritrovarsi con Acerbi e Sommer titolari anche quest'anno è stato un limite dell'Inter. Da una parte, non si è riusciti a dare continuità a Pepo Martinez; dall'altra, si è dirottato Akanji al centro dando una maglia da titolare a Bisseck. E si può dire che tale scelta ha ripagato. Eccome se ha ripagato.
Dando dunque per scontato che il tedesco e lo svizzero rimangano - i due sono tra i più positivi nella stagione nerazzurra, tant'è che su Bisseck pare si stia muovendo il Bayern Monaco - l'Inter dovrà mettere mano al portafogli principalmente per fornire a Chivu i rincalzi di cui ha bisogno. Discorso diverso, invece, per quanto riguarda Alessandro Bastoni: nei mesi passati sembrava cosa fatta il suo passaggio al Barcellona, ma le voci in tal senso si sono via via affievolite.
Tenere l'ex Atalanta sarebbe di fondamentale importanza: in primo luogo, perché il trio formato con il Bisseck e lo Akanji funziona, è completo e risponde alle caratteristiche che servono all'allenatore rumeno per mettere in pratica il suo calcio con efficacia. In seconda battuta, perché l'Inter dovrà già cambiare tanto in difesa, ragion per cui dover rimpiazzare anche Bastoni vorrebbe dire stravolgere troppo il volto al reparto difensivo.
Vero è che l'Inter, questa stagione, ha giocato a ranghi ridotti, là dietro. I difensori di ruolo erano solamente cinque per sei posti, tra titolari e riserve, con Carlos Augusto costretto a fare gli straordinari per dare fiato sia a Bastoni, da braccetto, che a Dimarco, da quinto. Se parte Acerbi, sarà necessario acquistare almeno due braccetti, per ristabilire la parità numerica: si fanno i nomi di Muharemović e, in particolare, di Solet, e per quanto questi ultimi rappresentino nomi sicuramente intriganti, le squadre che detengono il loro cartellino, vale a dire il Sassuolo e l'Udinese, sono botteghe care e strappargli rispettivamente il bosniaco e il francese a cifre contenute non sarà affatto semplice.
Anche qui, la domanda sorge spontanea: posto che il rinnovo di De Vrij non è ancora cosa scontata, invece di ritrovarsi a dover acquistare in una sola botta dai due ai tre difensori (Carlos Augusto lo contiamo come quinto, ruolo che gli si addice di più rispetto al braccetto) per rimpolpare un reparto altrimenti carente numericamente, non si poteva agire già nel corso della scorsa sessione estiva di calciomercato ed attuare un ringiovanimento della rosa graduale? Evidentemente no.

Centrocampo, la parola d'ordine dev'essere funzionalità
Già, perché quest'anno il centrocampo dell'Inter non è stato particolarmente funzionale, per usare un eufemismo. Ciò non significa che non sia stato forte, sia chiaro. Ma è indubbio che questa zona del campo abbia vissuto una stagione dalle molteplici facce: alcune pedine hanno trascinato la squadra (Çalhanoğlu e Zieliński su tutti); altri hanno avuto un rendimento buono ma non particolarmente costante (Barella e Sučić), per un motivo o per l'altro; infine, due rincalzi sono semplicemente stati due pesci fuor d'acqua, faticando ad entrare stabilmente nelle rotazioni e a dare un contributo tangibile. Si parla, naturalmente, di Diouf e Frattesi.
Su questi ultimi due, torneremo poi. I ragionamento da fare su questo reparto sono diversi: ad esempio, una caratteristica che va necessariamente preservata è la capacità dei centrocampisti di tirare da fuori. In particolare, le reti dalla distanza offerte del duo Çalhanoğlu-Zieliński, oltre che essere stati tanto numerose quanto spettacolari, rappresentano una risorsa non da poco, considerando che spesso gli avversari dell'Inter (in Serie A, si intende) le lasciano il pallino del gioco andando a chiudere gli spazi.
Anche il turco e il polacco, dunque, sono due calciatori ai quali difficilmente si può rinunciare, in vista della stagione 26/27. Ma anche qui, qualche ragionamento va fatto: riproponendo l'analisi fatta su Sommer e Acerbi, anche qui sarebbe il caso di tutelarsi, data la loro età. Entrambi hanno da poco spento 32 candeline e in particolar modo l'ex Milan, quest'anno, ha dimostrato di non essere particolarmente affidabile fisicamente, saltando ben 14 partite in stagione per infortunio. Il che ha dirottato proprio Zieliński nel ruolo di mediano dato che una riserva di ruolo di Çalhanoğlu, incredibilmente, non c'è.
Da qui, ovvero dalla gestione della mediana, nascono gli interrogativi da doversi porre per quanto concerne il centrocampo. Con ogni probabilità, Çalhanoğlu resterà titolare, a meno di offerte irrinunciabili - verosimilmente dalla Turchia. Discorso diverso per le mezz'ali. A bocce ferme, Barella e Zieliński rimangono (molto) avanti, nelle gerarchie, sebbene Sučić abbia dimostrato di saperci fare. L'Inter, però, pecca terribilmente di fisicità in mezzo al campo.
Nessuno dei calciatori citati finora, infatti, dispone di caratteristiche fisiche che gli consentano di dare peso al centrocampo, il che rappresenta un problema soprattutto in Champions League. Per questo, sarebbe il caso di andare a colmare tale carenza, in sede di calciomercato. Non a caso, così come successo l'anno scorso, pare che Marotta e Ausilio abbiano puntato Manu Koné della Roma, ossia un profilo che andrebbe a rispondere a tali bisogni. Nel caso in cui il francese dovesse accasarsi ai nerazzurri, questi ultimi potrebbero finalmente a sopperire ad una mancanza che persiste da troppi anni, dando a Chivu la possibilità di prendere in considerazioni nuove alternative e assetti tattici diversi a seconda della partita.
Finora, passando alle riserve, non si è ancora - volutamente - fatto il nome Mkhitaryan. Anche per l'armeno, si potrebbero spendere le stesse parole utilizzate per parlare di Acerbi e Sommer, ma i ragionamenti da fare sono diversi. In linea di massima, l'Inter dovrà comprare almeno due centrocampisti e, considerando la situazione legata a Frattesi e Diouf, doversi privare anche dell'ex Roma rappresenterebbe forse una mossa azzardata.
E non perché Mkhitaryan abbia granché da dare alla causa nerazzurra, ormai, anche qui purtroppo per limiti d'età. La sua stagione è infatti stata in stretta continuità con quella passata: un lento e inesorabile - ma assolutamente comprensibile - declino in termini di prestazioni. D'altro canto, anche qui, ci si sarebbe potuti muovere prima, per tempo, attuando un cambio generazionale fatto a piccoli ma costanti passi. Ciò, però, non si è fatto, e per evitare di dover fare una rivoluzione totale, la dirigenza ha rinnovato Mkhitaryan. Si spera, per i motivi elencati, che l'armeno non vada rappresentare molto di più di un ultimo centrocampista, d'ora in poi, dandogli i minuti strettamente necessari.
Questo perché, probabilmente, Frattesi e Diouf saluteranno. I due, come anticipato, non hanno minimamente stregato Chivu, anzi. L'italiano e il francese, infatti hanno giocato rispettivamente 25 e 18 partite in campionato, di cui solo 3 e 4 da titolari. Troppo poco, per dei calciatori sui quali l'Inter ha investito 31,4 e 20 milioni di euro, per un totale di più di 50.
Semplicemente, non sono funzionali al gioco dell'Inter in quanto carenti sia in fase d'impostazione che in fase di non possesso, e continuare a stare a Milano andrebbe a nuocere anche alla loro carriera. Va detto che, se da un lato, il rapporto tra Frattesi e l'Inter sia stato duraturo ed è sotto gli occhi di tutti che non sia mai realmente sbocciato, dall'altro si potrebbe mantenere qualche riserva nei confronti di Diouf, che alla fine ha giocato all'Inter solo un anno e forse lo si potrebbe reinventare come quinto. Ma, francamente, la cessione di entrambi rappresenta lo scenario più auspicabile.
Riassumendo: se l'Inter dovesse trattenere in blocco Çalhanoğlu, Zieliński, Barella, Sučić e Mkhitaryan e vendere Frattesi e Diouf, il margine per un mediano di riserva e un'altra mezz'ala semi-titolare ci sarebbe, dato che i nerazzurri saranno impegnati su tutti i fronti anche nella stagione 2026/2026: stiamo a vedere quali saranno le mosse che la dirigenza ha in serbo per i propri tifosi. E attenzione a Massolin, che arriverà dal Modena al termine della stagione, e alla possibilità di rivedere in nerazzurro Aleksander Stanković.
Per quanto riguarda il primo, che riesca ad imporsi nell'Inter sin da subito è francamente utopia, anche se non si sa mai che il francese non possa avere modo di giocare qualche spezzone; parlando del serbo, invece, come testimonia l'interesse che mezza Europa gli sta riservando, in caso di riconferma, quest'ultimo partirebbe senz'altro più avanti di Massolin nelle gerarchie.
Piccola digressione per far notare come tutti i nomi che gravitano intorno ai meneghini siano esclusivamente giocatori che già militano - o hanno militato - in Serie A o più in generale in Italia. Come se, prima di poter giocare all'Inter, sia necessario fare una sorta di rito di iniziazione disputando almeno una buona stagione nei nostri campionati; altrimenti, non si è degni. Stendiamo un velo pietoso.
Chi per il post-Dumfries?
Fino a pochi giorni fa, gli esterni e gli attaccanti sarebbero stati i ruoli dove era meno impellente dover intervenire. Usiamo era al passato, perché se a a sinistra, infatti, Dimarco e Carlos Augusto garantiscono la qualità - in particolare l'italiano - e la quantità - specialmente il brasiliano - necessaria per far fronte ai numerosi impegni che coinvolgeranno l'Inter, è notizia delle ultime ore che Dumfries lascerà l'Inter a titolo definitivo: il Real Madrid di Mourinho ha intenzione di pagare, per l'olandese, la clausola rescissoria da 20 milioni che sarà attiva fino al 15 luglio, ragion per cui è necessario investire in un titolare per la fascia destra.
Naturalmente, il profilo perfetto per rimpiazzare l'olandese è Palestra: veloce, giovane, fisicamente prestante e tecnicamente intrigante: potenzialmente, l'identikit che farebbe al caso dell'Inter. Il calciatore che tornerà all'Atalanta dal prestito al Cagliari difficilmente resterà a Bergamo, dal momento che diverse squadre in giro per l'Europa sembrano disposte a follie per accaparrarsi il talento nato in provincia di Milano. Proprio per questo, però, venirne a capo non sarà semplice, dal momento che si parla di cifre intorno ai 50 milioni.

Tornando agli altri esterni, invece, se da una parte per i motivi elencati Dimarco e Carlos Augusto rappresentano una coppia bena assortita, Luis Henrique, autore di una stagione tutto sommato sufficiente ma di sicuro al di sotto delle aspettative, vanta estimatori in Premier League, e sebbene come riserva possa fare il suo, all'Inter, di fronte a offerte importanti, difficilmente i nerazzurri faranno le barricate per trattenerlo a Milano, soprattutto in caso di potenziale plusvalenza. Vero è che cambiare in blocco titolare e riserva della fascia destra rappresenta una mossa non impensabile ma sicuramente delicata, quindi non ci sarebbe da stupirsi nel rivedere il brasiliano in nerazzurro.
Infine, l'attacco è forse il reparto che davvero non ha bisogno di alcuna modifica. I titolari, Lautaro e Thuram, sono delle certezze; le riserve, Pio Esposito e Bonny, invece, hanno dimostrato di poter rimpiazzare l'argentino e il nazionale francese a dovere quando necessario. Naturalmente, come spesso si ripete, i numeri non vanno solo letti ed è necessario analizzarli e contestualizzarli ma se i nerazzurri, quest'anno, hanno primeggiato in Italia per quanto concerne tutti i dati offensivi, individuali e collettivi, gran parte del merito va sicuramente ai quattro lì davanti.
In conclusione, qualche precisazione. Nell'articolo non sono mancate critiche, alcune velate, altre meno, nei confronti della dirigenza e della gestione del calciomercato nel corso degli anni passati, e potrebbero legittimamente aver fatto storcere il naso, dato che l'Inter ha vinto sia Scudetto che Coppa Italia, quest'anno. Tuttavia, sebbene la stagione sia stata indubbiamente più che positiva, è necessario fare qualche puntualizzazione.
L'anno scorso, per la prima volta dopo svariati anni, l'Inter ha avuto la possibilità, principalmente grazie agli introiti derivati dalle splendide - ma per certi versi, inconcludenti - cavalcate in Champions League sotto la guida di Simone Inzaghi, di investire sui cartellini. Tuttavia, la dirigenza non ha compensato alle mancanze della rosa come avrebbe potuto. L'attacco è sistemato per un po' di anni, con ogni probabilità; gli innesti di Sučić e Akanji sono stati sicuramente positivi; tuttavia, i più di quaranta milioni investiti per accaparrarsi Luis Henrique e Diouf sono piuttosto ingiustificabili. Non si tratta di giocatori globalmente scarsi, ma l'impressione è che, se Chivu avesse avuto a disposizione altri profili, non si sarebbe certamente lamentato.
E per il valore complessivo della rosa, in Italia, ciò che è stato fatto va sicuramente bene, principalmente perché, nel corso della stagione appena conclusa, tutte le possibili contender per lo Scudetto hanno avuto i loro problemi, tra psicodrammi e infortuni vari. È proprio per questo che l'Inter, avendo a disposizione una rosa che in Italia non ha eguali, almeno sulla carta, potrebbe togliersi grosse e ulteriori soddisfazioni, non solo in Serie A ma anche in Europa, aggiustando un po' il tiro.
Dentro i confini, nonostante qualche patema in particolare negli scontri diretti, la superiorità dell'Inter, alla lunga, è venuta a galla. In Champions League, invece, i nerazzurri hanno dimostrato di stare a metà tra le big e le squadre che cercano di non sfigurare. Non a caso, nel girone, le prime quattro partite sono state vinte, complice un calendario benevolo; le ultime tre, esclusa la vittoria sul campo del Borussia Dortmund (comunque inutili ai fini della classifica), invece, sono state tutte sconfitte. La doppia sfida con il Bodø/Glimt, invece, sappiamo tutti com'è andata a finire.
A questa squadra, dunque, non manca tanto per poter ambire a fare una campagna europea di tutto rispetto ogni anno - sebbene alcune squadre, come Bayern e PSG, rimangono tuttora inarrivabili - senza dover sprecare troppe energie in campionato. Per potercela fare, però, c'è bisogno che in sede di calciomercato non vengano commessi passi falsi e, nonostante gli ottimi risultati recenti ottenuti sul campo, le ultime sessioni sono state tutt'altro che impeccabili.
Basterebbe poco, dunque, per preservare il gap con le altre italiane e tentare di avvicinarsi alle inarrivabili. Il percorso della dirigenza che ha portato l'Inter dalla gestione Conte al double di Chivu è senz'altro stato più che sufficiente, ma c'è margine per poter puntare ancora più in alto. Se Marotta e Ausilio riuscissero davvero a consegnare al tecnico rumeno una squadra ancor più completa e funzionale, dunque, i tifosi dell'Inter potrebbero continuare a divertirsi.
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