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PSG ARSENAL
, 31 Maggio 2026

PSG-Arsenal 1-1 (4-3 d.c.r.), Considerazioni Sparse


La lotteria dei rigori premia il PSG, che batte l'Arsenal aggiudicandosi la sua seconda Champions League consecutiva.

Poteva essere la prima Champions League della storia dell'Arsenal, alla fine è stata la seconda del Paris Saint Germain, che si è imposto ai calci di rigore dopo una finale francamente bruttina in cui i parigini sono stati bravi a non disunirsi dopo lo svantaggio iniziale firmato Kai Havertz e che probabilmente, ai punti, hanno meritato la vittoria arrivata solo tramite i crudelissimi tiri dal dischetto.

Nonostante la partita si fosse messa sui binari preferiti della squadra di Arteta - che ha potuto aspettare il PSG dentro la propria area di rigore sbarrando tutte le linee di passaggio - alla fine gli uomini di Luis Enrique sono riusciti a scardinare la difesa dei Gunners, trovando il modo di venire a capo di un ulteriore canovaccio tattico dopo quelli sperimentati nella doppia semifinale contro il Bayern Monaco e rimettendo in parità una sfida che è stata poi decisa solo ai calci di rigore, per la prima volta dopo 10 anni di finali di Champions League concluse entro il novantesimo.

A dimostrazione dell'importanza di ciò che i parigini stanno costruendo c'è il fatto che il PSG ha schierato gli stessi dieci giocatori di movimento che un anno fa vinsero la prima Champions della loro storia contro l'Inter, molti dei quali abbastanza freschi visto il minutaggio in campionato molto ridotto rispetto agli uomini di Arteta. L'Arsenal, dal canto suo, ha riproposto Lewis-Kelly a centrocampo come nella semifinale contro l'Atletico, mentre dietro l'allenatore basco ha schierato 4 difensori centrali, mossa che ha pagato per quasi tutta la partita visto che i Gunners hanno limitato efficacemente il temibile tridente offensivo dei parigini.

Davanti, poi, l'allenatore fresco di vittoria della Premier League si è affidato a Kai Havertz al posto di Gyokeres e la scelta ha pagato subito: pronti via e il tedesco è uscito vincitore da un rimpallo a centrocampo presentandosi a tu per tu con Safonov e concludendo l'azione con un bolide sotto la traversa. Dopo soli 4' Havertz è diventato il terzo giocatore della storia - dopo Cristiano Ronaldo e Mario Mandzukic - a segnare in finale di Champions League con due squadre diverse.

A quel punto, i Gunners hanno potuto fare la partita per loro più congeniale: baricentro bassissimo, controllo totale delle palle alte e blocco delle linee di passaggio centrali. L'abnegazione degli undici di Arteta è stata ottima e infatti la prima frazione è passata senza pericoli concreti per la porta difesa da Raya. Nel secondo tempo, però, il PSG ha alzato i ritmi riuscendo a trovare con maggior continuità soprattutto Kvaratshkelia, e il fortino dei Gunners ha iniziato a scricchiolare. Troppi i minuti passati rinunciando ad attaccare, troppa la facilità con cui il PSG recuperava palla e si lanciava subito in un nuovo attacco.

E intorno alla metà del secondo tempo questo atteggiamento è stato fatale: Mosquera, autore fin lì di un'ottima partita, ha steso proprio il georgiano e Dembelé ha pareggiato i conti dal dischetto. Solo a quel punto i Gunners sono usciti dalla loro tana e hanno provato a contrattaccare, senza tuttavia riuscire a creare occasioni nitide. Di contro, il PSG è andato a nozze con gli spazi lasciati aperti dall'Arsenal e solo il palo ha fermato Kvara prima che Vitinha sfiorasse, invece, la traversa da posizione favorevole.

Il rigore trasformato da Dembelé ha ripristinato la parità al minuto 64.

La girandola dei cambi - in cui la profondità della rosa dell'Arsenal non ha nulla da invidiare a quella del PSG - ha rallentato ulteriormente la partita, e nei tempi supplementari entrambe le squadre hanno dato l'idea di puntare ad arrivare ai calci di rigore senza correre ulteriori rischi. È stata, appunto, una partita brutta in cui al maggior controllo del pallone dei parigini (78% di possesso palla contro 22%) hanno fatto seguito poche palle gol, mentre l'Arsenal non ha praticamente mai tirato in porta dopo il vantaggio iniziale.

Dal dischetto i primi a sbagliare sono stati gli uomini di Arteta, con Eze che ha angolato troppo il secondo rigore. Il tentativo successivo dei parigini è stato tuttavia neutralizzato da Raya, ma quando i rigori hanno iniziato a diventare da dentro o fuori è stato decisivo l'errore - il primo di una partita giocata egregiamente - di Gabriel che ha spedito alto sopra la traversa il rigore decisivo.

Ogni sconfitta ai rigori ha sempre il sapore della beffa, specialmente per l'Arsenal che non ha mai vinto la Champions e che già 20 anni fa aveva perso la sua unica finale prima di ieri in modo alquanto rocambolesco. Eppure, se la sconfitta del 2006 fu il canto del cigno degli Invincibili, quella di ieri, pur essendo maturata in modo drammatico, dà l'idea di poter essere comunque un punto di partenza per la squadra di Arteta.

I Gunners hanno una rosa molto lunga, molto giovane e quest'anno hanno sfatato il tabù Premier League, tornando a vincere il titolo dopo ben 22 anni. La sensazione è che questa grande cavalcata europea - conclusa di fatto con zero sconfitte - non resterà un caso isolato nei prossimi anni.

Dall'altro lato, invece, il PSG diventa la seconda squadra della storia dopo il Real Madrid ad aver vinto la Champions League back to back, mentre Luis Enrique raggiunge Zidane e Guardiola a quota 3 vittorie nella competizione. Entrambi arrivano a questo traguardo dopo un percorso entusiasmante, probabilmente più difficile di quello dell'Arsenal, in cui il PSG ha eliminato con merito Liverpool e Bayern Monaco. Dopo averla inseguita per oltre un decennio con i vari Ibrahimovic, Neymar, Messi e Mbappé, i parigini sono arrivati a vincere la massima competizione continentale proprio quando si sono liberati di queste superstar.

Luis Enrique ha plasmato il PSG intorno alla forza del collettivo, facendo del club francese il club simbolo del calcio moderno - nel bene e nel male. È vero che ovviamente è più facile fare le rivoluzioni quando si può spendere in modo illimitato con il beneplacito sia delle istituzioni nazionali che della UEFA, ma è altresì vero che il PSG spendeva anche prima, anche quando - nonostante i campioni citati - la Champions non arrivava.

La forza e la bravura di Luis Enrique stanno soprattutto qua: nel ricordarci che il calcio è uno sport di squadra in cui vince il più organizzato, che l'allenatore è fondamentale nel dare quella organizzazione e che il primo compito di una società è quello di supportarlo, anche quando vuole far fuori i campionissimi.

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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