
Matvey Safonov: genio, superman o pedina politica?
La Ligue 1 cerca di raccontare Safonov, il portiere russo del Psg, sotto una luce più personale e depoliticizzata.
Qualche giorno fa, curiosando sull'app di Ligue 1+, mi sono imbattuto in uno speciale chiamato "Nella testa di Safonov". Dopo appena dieci minuti di video, attraverso interviste a familiari ed ex-allenatori del portiere, il verdetto sul protagonista è unanime: genio. Per cominciare, fu Enfant prodige dei numeri; le maestre non facevano in tempo a porgli dei quesiti che già lui aveva la risposta pronta, e infatti vinse una competizione regionale di matematica.
Come qualsiasi genio russo che si rispetti, poi, non mancano gli aneddoti sullo sport nazionale: gli scacchi. Nel centro di formazione nel quale Safonov venne inserito da ragazzo, prendere parte alle lezioni del club di scacchi era obbligatorio per sviluppare logica, disciplina, strategia, tattica, e così via. In questo contesto, ogni anno il presidente del club sfidava i quindici ragazzi che si erano rivelati i più bravi a muovere le pedine; inutile dire quale fu il risultato della partita contro il giovane Safonov.
Di leggende sulle doti atletiche dei baby-calciatori ne è pieno il mondo, a partire da quella sui polpacci alieni di Shaqiri narrata da Caressa. Ciò che mi ha colpito del documentario di Ligue 1+ è che non si limita a ciò, ma si spinge a miticizzare la figura di Safonov a 360°, e di conseguenza anche il metodo col quale è stato cresciuto. Il portiere del PSG viene dipinto come un atleta "cerebrale" che non sbaglia perché calcola ogni variabile; una specie di Ivan Drago con i neuroni al posto dei muscoli.
In ogni caso, Matvey Safonov è per il secondo anno di fila in finale di Champions League, mentre io sono nel letto a scrivere questo articolo, perciò lungi da me dubitare delle sue doti. C'è però da chiedersi perché la Ligue 1 si sia prestata a questo tipo di racconto. La risposta sta, con alte probabilità, nella geopolitica.
Che la Russia sia in guerra con l'Ucraina si sa, e si sa anche che da una parte c'è un paese aggredito e dall'altra uno aggressore, così come si conoscono le nefandezze commesse dal regime di Vladimir Putin dentro e fuori dal campo di battaglia negli ultimi ventisette anni. Per questi motivi, a giugno 2024, i tifosi parigini sono rimasti quantomeno confusi, per non dire contrariati, dalla decisione del proprio club di versare addirittura €20 milioni nelle casse del Krasnodar per aggiudicarsi il cartellino del russo Safonov.
Chiaramente non si trattava, all'epoca, dell'unico giocatore della federazione russa a vestire la maglia di un club europeo (basti pensare a Golovin del Monaco o a Mirančuk passato dalla Serie A), ma il trasferimento fece scalpore perché arrivò in un momento di boicottaggio generale di tutto ciò che riguardava la Russia. Alcuni esempi? Il trasferimento della finale di Champions League 2022 da San Pietroburgo a Parigi, la fine degli accordi con Gazprom, la cancellazione degli Open di San Pietroburgo e del GP di Sochi, l'addio al calcio di Abramovič, l'esclusione della nazione dai giochi olimpici.
In tale contesto, pagare fior di milioni per un atleta russo apparve una mossa quantomeno discutibile. Il problema principale è legato al fatto che i regimi autoritari si nutrono dei successi sportivi della propria nazione per consolidare il proprio potere in ottica propagandistica. Così, in un momento in cui quasi tutto l'occidente premeva per isolare la federazione russa, l'affermazione di un proprio compatriota sulla scena internazionale poté servire al regime per dire "Siamo vivi e forti, nonostante tutto".
Per completare il quadro, l'estate scorsa il Paris Saint-Germain decise di migliorare la situazione con un altro acquisto: 66 milioni al Bournemouth per l'ucraino Zabarnyi. Un rappresentante per ciascun paese in guerra è una scelta evidentemente rischiosa, e infatti dopo poco il neo-difensore del Paris si espresse con queste parole: "I russi sono aggressori che tentano invano di distruggere la libertà e l'indipendenza dell'Ucraina. La guerra continua e non ho alcuna relazione con nessun russo. E per quel che riguarda il mio compagno di squadra, mi limiterò a rispettare i miei obblighi contrattuali, interagendo con lui sul piano professionale. Ma finché la guerra continua, sostengo pienamente l'isolamento totale del calcio russo".

Il clima nello spogliatoio parigino, quindi, nell'ultima stagione non deve essere stato dei migliori. A confermarlo è il fatto che per vedere entrambi i giocatori in campo nello stesso momento si sia dovuto aspettare dicembre. I media hanno ovviamente cercato di approfittare della situazione cavando di bocca a Safonov qualche dichiarazione sopra le righe, senza però riuscirci. Il portiere non si è mai espresso in alcun modo né riguardo al proprio collega ucraino, né riguardo alla situazione geopolitica del proprio paese.
C'è anche da dire che, spulciando il profilo Instagram del russo, non si nota il benché minimo riferimento alla propria nazionalità, che non viene menzionata né in bio né attraverso foto con la maglia della propria nazionale. Tutto ciò mentre continua a rispondere alle convocazioni del CT Valerij Karpin per le periodiche amichevoli contro paesi "non ostili".
Da questo atteggiamento cauto è molto difficile ricavare il punto di vista di Safonov. Potrebbe trattarsi di un tentativo di salvare la propria carriera in Europa evitando dichiarazioni pro-guerra o pro-Putin, così come potrebbe trattarsi di paura di ritorsioni contro di sé e contro la propria famiglia in madrepatria in caso di dichiarazioni di senso opposto. In ogni caso, l'approfondimento pubblicato su Ligue 1+ serve probabilmente alla lega per tentare di distogliere l'attenzione del pubblico, trasformando il racconto del "Safonov invasore russo" nella fiaba del "Safonov bambino prodigio".
C'è da dire che questo approccio sembra funzionare, a giudicare dal fatto che il portiere, anche grazie alle recenti prestazioni decisamente convincenti in Champions League, viene portato in palmo di mano dai propri tifosi. Donnarumma sembra già dimenticato, Lucas Chevalier non ha più il proprio posto assicurato, e il genio degli scacchi Matvey Safonov quasi non si sa più di che nazionalità sia.
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