
Pagellone della Serie A 2025/26
Il pagellone di Serie A per riassumere quanto successo nella stagione appena terminata è ciò che ci vuole per fare un po' di ordine.
Anche questa stagione di Serie A, tra polemiche arbitrali, tasso tecnico ridotto ai minimi storici, e ben poco da segnalare in materia di spunti tattici, è giunta al termine, col consueto codazzo di giudizi e sentenze. Non sono giorni felici per il nostro calcio, sia per quanto riguarda la Nazionale (su cui vale stendere un velo pietoso), che per quanto riguarda la salute dei nostri club; tra di essi, sono davvero in pochi a muoversi con idee chiare e lungimiranti, preferendo affidarsi quasi sempre al cosiddetto "usato sicuro" che in Serie A sembra farla da padrone.
Queste scelte conservative hanno dunque inevitabilmente influenzato una stagione conclusasi col minor numero di reti segnate (922) dal 2004/05 a oggi, ossia dal ritorno al campionato a 20 squadre. Per tirare le somme di questa Serie A abbiamo dunque deciso di realizzare il più classico dei pagelloni di fine anno, tra promossi cum laude, sufficienze risicate e bocciature severissime.
ATALANTA 5,5 - Ridimensionamento
Nell'anno 1 d.G. (dopo Gasperini), era difficile immaginare che l'Atalanta non avrebbe risentito dell'addio del proprio storico architetto. Ad aggravare la situazione, ecco l'ingaggio di Ivan Juric, il più caduto in disgrazia tra i presunti discepoli di "Gasperson"; il flop del tecnico croato, dimostratosi inadeguato per una realtà così importante, sembrava effettivamente scontato fin dall'inizio, e il suo esonero a metà novembre, con la Dea galleggiante a metà classifica, ha stupito ben pochi addetti ai lavori.
Una scossa immediata l'ha data l'arrivo di Palladino, bravo a inserirsi nel solco di quella religione chiamata "uomo su uomo a tutto campo", divenuta un vero e proprio monoteismo a Bergamo negli ultimi 10 anni. Da metà aprile in poi, tuttavia, divenuta ormai praticamente impossibile l'impresa della rimonta verso la zona Champions, l'Atalanta si è un po' abbandonata a sé stessa, vincendo soltanto una delle ultime 7 partite, e chiudendo con la qualificazione in Conference League. L'addio dell'allenatore campano, che verrà sostituito da un profilo agli antipodi come Sarri, fa sorgere ben più di un interrogativo sul futuro dei bergamaschi.
BOLOGNA 6 - Spegni e riaccendi
Per un paio di mesi, da dicembre a inizio febbraio, Vincenzo Italiano è sembrato smarrito e alla deriva come non gli era mai successo fin dal suo approdo in Serie A alla guida dello Spezia 6 anni or sono. In questo terribile inverno, in cui il Bologna si è incartato con continui errori da matita blu, ha di fatto messo a repentaglio l'intera stagione, allontanando i felsinei dalle coppe europee, e vanificando una primavera ben più positiva. Il pubblico del Dall'Ara, tuttavia, abituatosi a un certo standard qualitativo nelle precedenti 3 stagioni, non ha risparmiato i propri beniamini da qualche fischio, in maniera anche un po' ingenerosa.
Certo, qualche sconfitta casalinga di troppo (vedasi gli assurdi scivoloni contro Parma e Verona) avrebbe fatto storcere il naso a chiunque, specie vedendo l'ingenuità che le ha contraddistinte, un tema di cui Italiano dovrà inevitabilmente rispondere nel caso in cui andasse ad allenare una big. Eppure, a mio avviso, l'8° posto finale rispecchia abbastanza degnamente l'effettivo valore di una rosa non rafforzata dal calciomercato estivo, e che non ottiene dunque un voto più alto per il delta troppo grosso che separa i suoi picchi (Bologna-Napoli 2-0) dai suoi momenti di totale blackout (Bologna-Milan 0-3).

CAGLIARI 7 - Buona la prima
Sostituire un Maestro Splinter della lotta salvezza come Nicola con Fabio Pisacane, esordiente assoluto ai massimi livelli, poteva sembrare a tutti gli effetti un azzardo, specie per una squadra destinata a privarsi della doppia cifra di gol di Piccoli. Ebbene, nonostante nel Cagliari di quest'anno nessuno sia arrivato a quota 10, i rossoblù hanno realizzato lo stesso identico numero di gol dello scorso anno (40), subendone addirittura 3 in meno (53).
Obiettivo raggiunto al primo colpo dal tecnico napoletano, salvatosi alla penultima giornata al termine di una stagione in cui, di fatto, i rossoblù hanno sudato freddo soltanto tra fine marzo e inizio aprile. Il fiore all'occhiello della stagione di debutto di Pisacane, ovviamente, è la valorizzazione di Palestra (per continuità di rendimento, il miglior laterale destro di questo campionato) e, in misura minore, di un altro 2005 come Juan Rodriguez.
COMO 10 - Meritocrazia > Aristocrazia
Mentre gran parte dei media preferiva incensare il chiassoso mercato del Napoli, chi ha operato meglio di tutti durante la scorsa estate è stato il Como, che con molti soldi e ancor più competenza allestiva una rosa destinata a raggiungere un traguardo storico. Gli arrivi di Jacobo Ramón, Diego Carlos, Baturina e Jesús Rodríguez (giusto per citarne quattro) hanno alzato a dismisura il tasso tecnico già notevole dei lariani, guidati da colui che, per chi scrive, è stato il miglior allenatore di questo campionato.
Da grande alchimista qual è, infatti, Fàbregas è stato semplicemente impeccabile nel trasmettere i propri princìpi proattivi ad una squadra giovane ed affamatissima, puntando sugli uomini giusti (Douvikas al posto di Morata è forse l'esempio più lampante), e infischiandosene di quel famoso "resultadismo, che piace tanto qua". Ecco, in materia di risultati, l'ex regista dell'Arsenal mi sembra ormai abbastanza inattaccabile: prima qualificazione europea della storia del Como, ottenuta passando dalla porta principale della Champions League, e con la miglior difesa dell'intero campionato (appena 29 gol incassati). E intanto Juventus e Milan, 121 trofei ufficiali in due, non possono che restare a guardare...
CREMONESE 4,5 - Letargo
Le intenzioni della Cremonese sembravano abbastanza chiare fin da subito: assemblare una specie di "all-star team" (tra molte virgolette) della zona retrocessione, reclutando una serie di giocatori abituatissimi a grattare il fondo, da Audero a Pezzella, da Baschirotto a Payero, con Vardy in campo e Davide Nicola in panchina a dirigere le operazioni. Il piano è sembrato riuscire alla perfezione fino a metà dicembre, dopo un autunno in cui i grigiorossi erano riusciti addirittura ad arrampicarsi fino a metà classifica.
Da lì in poi, si è innescata una spaventosa crisi di gioco e di risultati, in una parabola abbastanza simile a quella del Frosinone 2023/24 di Di Francesco, probabilmente l'allenatore ontologicamente più lontano da Nicola. La consueta tigna delle squadre di quest'ultimo, tuttavia, è sembrata evaporare domenica dopo domenica, in una spirale negativa di 14 partite consecutive senza vittorie, costategli l'esonero a metà marzo. Troppo tardivo l'arrivo di Giampaolo, incapace di salvare una baracca già ampiamente avvolta dalle fiamme.
FIORENTINA 3 - Survival of the fittest
La sopravvivenza del più adatto è il principio cardine della selezione naturale, e afferma che gli organismi capaci di adeguarsi meglio al proprio ambiente siano quelli destinati a farla franca. Non penso esista dunque modo migliore per descrivere la travagliata stagione della Fiorentina, chiamata inaspettatamente a doversi rimboccare le maniche in una lotta per la salvezza impronosticabile per chiunque.
Fondamentale dunque l'arrivo di Vanoli, l'uomo adatto per scuotere uno spogliatoio devastato dai disastri autunnali di Pioli, e per riportare su livelli quantomeno accettabili una rosa chiaramente superiore rispetto alla concorrenza degli ultimi posti. In ogni caso, da salvare c'è davvero poco: escludendo la rinascita di Fagioli, e la riconferma di Mandragora, non c'è un singolo elemento che non abbia drasticamente perso valore, in un'annata che, anche e soprattutto a livello economico, sarà davvero dura da assorbire a Firenze.
GENOA 7 - Deutsche Demokratische Republik
La defunta Germania Est condivide il celebre acronimo con Daniele De Rossi, primo nome a cui inevitabilmente si pensa nel parlare del Genoa oggigiorno. La naturalezza con cui DDR si è calato in un contesto tutt'altro che tranquillo, come quello in cui i rossoblù si trovavano a inizio stagione, meriterebbe decisamente una maggior considerazione mediatica. Per un allenatore, del resto, impostare una stagione partendo da zero è ben diverso dall'arrivare a campionato in corso, come ha avuto modo di scoprire a proprie spese Vieira, esonerato alla 9° giornata senza vittorie dopo il grande lavoro svolto l'anno scorso da subentrato.
De Rossi ha raccolto una squadra in fondo alla classifica, con un attacco dalle polveri inquietantemente bagnate, e l'ha salvata importando un calcio gradevole e audace, non facendosi neanche mancare qualche raffinata intuizione tattica (ad esempio arretrare il raggio d'azione di Malinovskyj, protagonista di una seconda giovinezza). Non gli resta dunque che provare a fare ciò che non riuscì a Vieira (e allo stesso De Rossi a Roma): sopravvivere alla seconda stagione.
HELLAS VERONA 5 - Autosabotaggio
Negli ultimi anni il Verona aveva flirtato più volte con la morte (sportiva, beninteso): nel 2023 si salvò soltanto in un tesissimo spareggio contro lo Spezia, mentre l'anno successivo Baroni riuscì a compiere un mezzo miracolo, portando la barca in porto nonostante la sua rosa fosse stata praticamente smantellata durante il mercato di gennaio. Anche nel 2024/25, Zanetti aveva dovuto attendere l'ultima giornata per mantenere l'Hellas in Serie A, traguardo rapidamente sfumato in questa stagione.
Eppure, nel girone d'andata, le prestazioni buone non erano neanche mancate, specie contro le big, puntualmente vincitrici per la scarsa mira degli attaccanti scaligeri (Roma-Verona 2-0) o per i classici episodi decisivi (Verona-Inter 1-2). La cessione a gennaio di Giovane (assieme a Orban e Belghali il più positivo in avvio di stagione) ha aggravato ulteriormente una situazione già compromessa; la nomina ad interim di Sammarco, tecnico della Primavera, ha soltanto confermato il clima di rassegnazione generale creatosi quest'anno a Verona.
INTER 10 - Rookie e campioni
All'inizio ero tentato di dare "soltanto" 9 o 9,5 ai neocampioni d'Italia, facendo pesare un po' quelle ripetute défaillances che l'Inter aveva palesato in qualche match dal maggior peso emotivo (i due derby col Milan, o le battaglie contro Conte e il suo Napoli). Eppure, riflettendoci meglio, non potevo non assegnare un 10 tondo ad una squadra capace di rialzarsi con rabbia ed orgoglio dalle macerie della scorsa stagione, grazie anche e soprattutto al grande lavoro psicologico svolto dal rookie seduto sulla propria panchina, ossia Cristian Chivu.
Pur partendo da basi tecnico-tattiche di prim'ordine (il lavoro sul campo di Simone Inzaghi, del resto, era stato eccellente), l'allenatore rumeno era chiamato soprattutto a intervenire sulla testa di un gruppo di giocatori esausti, ma con ancora diverse cartucce da sparare, Zielinski su tutti. In un campionato in cui le rivali hanno mostrato innumerevoli limiti nella produzione offensiva, gli 89 gol dell'Inter (24 dei quali prodotti attivamente da un Dimarco extralusso) sono stati dunque la più classica delle ipoteche su uno scudetto meritatissimo.
JUVENTUS 4,5 - (Dis)abitudine alla mediocrità
E se l'esclusione della Juventus dalla prossima Champions League non avesse poi destato così tanto scalpore come avrebbe dovuto? Come se fosse un evento quasi normale che una squadra così titolata, e reduce dall'ennesimo mercato estivo oneroso, chiuda la stagione al 6° posto. La storia ultra-recente dei bianconeri, tuttavia, parla chiaro, e contribuisce indubbiamente a rendere questo flop meno fragoroso nella percezione generale: nelle ultime 6 stagioni, la Juve non è soltanto rimasta a bocca asciutta in materia di scudetti, non avendo praticamente neanche mai lottato per vincerli.
Questa totale assenza di competitività passa ovviamente da una serie di scelte scellerate delle varie dirigenze, avvicendatesi dal 2020 in poi, e unite da un fil rouge di caos e approssimazione. Come si poteva pensare di affidare la stagione ad un traghettatore rimasto per assenza di alternative quale Tudor? Neanche la saggezza di Spalletti (anch'egli un po' in confusione nel rush finale) è bastata per far salire di livello un gruppo caratterialmente debole, e non all'altezza di certi traguardi. Il momento della verità per Lucianone, tuttavia, è rimandato alla prossima stagione, in cui non gli saranno praticamente concessi passi falsi.
LAZIO 6 - Penitenza
Aspettative perfettamente rispettate da una squadra che di aspettative proprio non ne aveva, e non poteva certo averne dopo la Lotitiade della scorsa estate. Col mercato bloccato in entrata, e un ambiente esausto dopo le mille prese in giro del patron biancoceleste, la stagione della Lazio si è trasformata in un tunnel via via sempre più lugubre, con l'Olimpico ridotto ad una specie di casa fantasma abbandonata. Per quanto riguarda il campo, invece, Sarri ha dato quantomeno un po' di ordine ad una rosa davvero povera di talento, ed ulteriormente abbacchiata da un contesto quantomai avvilente.
Davvero in pochi hanno provato a tirare la carretta: oltre a Gila (che difficilmente rimarrà a Roma l'anno prossimo), faccia riflettere il fatto che per il secondo anno di fila il capocannoniere della squadra sia il trentottenne Pedro, autore di 5 reti. La Lazio rimane dunque fuori dalle coppe europee per la seconda stagione consecutiva, evento verificatosi soltanto un'altra volta nell'era Lotito, cioè nel lontano biennio 2005-07. Ecco, considerando l'imminente arrivo di Gattuso, mi sa tanto che il digiuno internazionale sarà destinato a prolungarsi ulteriormente...
LECCE 7,5 - Provaci ancora, Eusebio
"Gli uomini e la loro mania di sorridere nei momenti peggiori della loro vita": era l'8 dicembre 2018 quando la Roma di Eusebio Di Francesco, in vantaggio di due reti, riusciva nella notevole impresa di farsi rimontare per 2-2 da un Cagliari rimasto in 9 contro 11, disegnando un ghigno nervoso e quasi inquietante sul volto del tecnico abruzzese. Quest'ultimo non poteva certo immaginare in che modo si sarebbe avviluppata la sua carriera, marchiata a fuoco da scottanti esoneri e retrocessioni rocambolesche.
Ebbene, non questa volta: alla guida di un Lecce che "vanta" il monte ingaggi più basso della Serie A, DiFra ha centrato una salvezza totalmente insperata, specie dopo il grave infortunio di Berisha, forse l'unico col potenziale davvero all'altezza della categoria. Per compensare le lacune di un attacco gravemente stitico, i salentini sono rimasti a galla grazie a una rispettabilissima fase difensiva (già esibita da Di Francesco l'anno scorso a Venezia): nella parte destra della classifica, soltanto il Parma ha subito meno gol. Che Eusebio si sia liberato della personale nuvola di Fantozzi?
MILAN 3 - Menzogne
Ci hanno pensato Borrelli e Juan Rodriguez, nello psicodramma consumatosi a San Siro, a far crollare un castello di carte costruito su tante, troppe falsità. Ridurre all'osso gli eventi di una Milan-Cagliari, sperando nell'episodio risolutivo, può mai essere la soluzione adatta per vincere uno scudetto? Certo che no, a meno che tu non abbia una rosa nettamente superiore alle altre. L'assenza di coppe europee da disputare equivale automaticamente al partire in pole position per il titolo di Serie A? Evidentemente non è così, vedendo la condizione fisica agghiacciante di un Milan ben più riposato delle concorrenti.
E soprattutto, un allenatore sempre più orgogliosamente ultraconservatore come Allegri è davvero un profilo adatto su cui puntare oggigiorno per vincere ai massimi livelli? Diciamo che l'andamento della sua carriera, dal 2021 in poi, costituisce una risposta abbastanza eloquente. Quest'annata chiusa in farsa segna inoltre l'ennesimo fallimento di una dirigenza che non sa più che pesci pigliare, e priva il Milan non soltanto dei milioni della Champions League, ma anche e soprattutto di basi tecniche davvero solide per il futuro.
NAPOLI 6+ - La Grande Guerra
Tra il 1914 e il 1918, oltre 20 milioni di persone rimasero ferite o mutilate nel corso della Prima Guerra Mondiale. Numeri che fanno rabbrividire, a oltre un secolo di distanza, ma che al tempo stesso sbiadiscono di fronte al bollettino medico di questa stagione del Napoli. Gli infortuni, che sarebbe sciocco attribuire alla semplice sfortuna, sono chiaramente il macro-tema di un'annata che ha creato ben più di un grattacapo ad Antonio Conte.
Nonostante il secondo posto abbia rinnovato il suo abbonamento alle medaglie d'oro e d'argento (quantomeno in Serie A), il tecnico leccese non è riuscito a prendere davvero le misure a una rosa ben più ampia della scorsa stagione, confermando la sua consueta idiosincrasia per la gestione di un calendario fitto. Neanche Maradona ha vinto due scudetti consecutivi all'ombra del Vesuvio, ma abdicare alla lotta per il titolo già a gennaio non può essere certo un grande risultato per quella che ad agosto era ritenuta la favorita al titolo da bookmakers e non solo.
Limitatamente alla Serie A, in ogni caso, il Napoli ottiene una sufficienza dettata dal piazzamento finale, e dalla capacità di gestire in maniera non certo scontata una situazione di emergenza perenne.
PARMA 7- - Trincea
Restando in tema bellico, chi ha accettato di trascorrere un'intera stagione rannicchiandosi nel fango con elmetto e coltello tra i denti è stato indubbiamente il Parma. Prima ancora di iniziare la stagione, gli emiliani si erano già resi protagonisti di un record storico: nel dopoguerra, nessuna squadra di Serie A si era mai affidata ad un allenatore di soli 30 anni.
Per calarsi in un campionato che guarda le novità con occhio sempre più sospettoso, Carlos Cuesta (che dalla propria esperienza come vice di Arteta ha imparato diversi trucchetti) ha mostrato fin da subito di saper fare di necessità virtù, telecomandando una squadra quasi fin troppo crudele per essere vera. Rispetto alla scorsa stagione, infatti, il Parma ha segnato quasi 20 gol in meno, ma ha accumulato ben 9 punti in più, fondamentali per raggiungere una salvezza quasi mai in discussione. Una stregoneria possibile unicamente grazie ai 13 (!) clean sheet che testimoniano la bontà del lavoro difensivo del Generale Inverno Cuesta, il vero villain di questa Serie A 2025/26.
PISA 4,5 - Gita turistica
Al di là della comprensibile emozione per un ritorno in Serie A atteso per 34 lunghissimi anni, ai nastri di partenza c'erano pochi dubbi: la rosa del Pisa era senza dubbio la più modesta dell'intero campionato insieme a quella del Lecce, e soltanto un vero e proprio miracolo avrebbe permesso ai toscani di divincolarsi tra le concorrenti. Sostanzialmente, il Pisa ha disputato un girone d'andata contraddistinto da una marea di partite fotocopia: una squadra anche ben messa in campo, capace di rendere appiccicosi i 90 minuti agli avversari, ma destinata inevitabilmente a soccombere di fronte alla maggior qualità altrui.
Abbastanza emblematico, ad esempio, che i tifosi pisani abbiano dovuto aspettare il 7 novembre per vedere un gol segnato dalla propria squadra tra le mura amiche. L'esonero di Gilardino verso fine gennaio ha solo contribuito ad accelerare il precipizio verso la Serie B, complice anche l'inesperienza anagrafica del subentrante 33enne Hiljemark (impietoso il confronto tra le rispettive medie punti dei due allenatori).
ROMA 8 - E quindi uscimmo a riveder le stelle
Si tende a dire spesso che i cosiddetti allenatori "pragmatici" siano una garanzia di successo in tempo minore rispetto ai tecnici dalle idee propositive e meno negoziabili. Di fatto, altro non è che l'ennesimo luogo comune di questo Paese estremamente pigro nelle analisi, smentito tanto per cambiare da Gian Piero Gasperini: "Roma non è stata costruita in un giorno", ed è innegabile, ma è anche vero che al deus ex machina dell'Atalanta è bastata una sola stagione per centrare un obiettivo enorme.
Era da ormai 7 anni, infatti, che la Roma non si qualificava più in Champions, risucchiata in un vortice di anonimato perenne dal sapore di Europa (e Conference) League. Un po' come l'Inter (con parametri differenti), i giallorossi hanno perso qualche partita di troppo (ben 11), ma hanno sbagliato davvero pochi colpi nei match alla propria portata, chiudendo addirittura al terzo posto in Serie A. In un colpo solo, dunque, Gasp ha mandato al tappeto Allegri, Spalletti e... Ranieri, il vero grande sconfitto di questo tripudio romanista. Trigoria e Zingonia, spiritualmente parlando, non sono mai state così vicine.

SASSUOLO 6,5 - Si torna sempre dove si è stati bene
In questo caso, ad essere onesto, non riesco a esaltarmi troppo per il campionato di un Sassuolo che, a mio avviso, ha espresso in maniera efficace le proprie potenzialità, collocandosi laddove si poteva (o doveva?) collocare. Che i neroverdi avessero ben poco da spartire con le altre neopromosse lo si sapeva già in partenza: il trio Berardi-Pinamonti-Laurienté per certe zone di classifica è un lusso, così come le letture dell'esperto Matic e gli inserimenti di Thorstvedt.
Notevoli rivelazioni invece Koné e Muharemovic, oltre allo stesso Fabio Grosso, alla prima vera stagione da allenatore in Serie A dopo la breve parentesi bresciana. Alcune grandi partite, come quella contro l'Atalanta (vinta pur giocando praticamente tutto il tempo in inferiorità numerica) hanno convinto la Fiorentina a ripartire dall'eroe di Berlino '06, che lascia Reggio Emilia dopo un buon 11° posto, piazzamento già raggiunto altre tre volte dai neroverdi. Il Sassuolo sembra aver dunque ritrovato il proprio posto nel mondo.
TORINO 5,5 - U***** C**** devi vendere
Ai granata stavo per assegnare lo stesso voto dato alla Lazio, club con cui finisce per andare spesso a braccetto, vista l'analogia tra le due proprietà, ormai vetuste e ree di torturare le rispettive tifoserie. La sciatteria della stagione del Torino, dal mercato confuso alla mestizia di certe partite, mi ha tuttavia convinto ad assegnare un'insufficienza che sarebbe potuta essere ancora più netta senza l'arrivo di Roberto D'Aversa a inizio marzo.
Quest'ultimo, con un paio di giri di chiave inglese, ha messo a posto una classifica che stava iniziando a far venire qualche angoscia di troppo al popolo torinista, già di per sé abituato a pensare al peggio. Il 12° in Serie A, tipico dell'eterno ritorno del Toro di Urbano Cairo, non cancella però i momenti più grotteschi di un'annata in cui i piemontesi hanno avuto una difesa colabrodo, la seconda più battuta dell'intero campionato dietro al derelitto Pisa. L'unico a farne le spese, tanto per cambiare, è stato l'allenatore, in questo caso un Baroni guardato con sospetto dai tifosi fin dall'annuncio del suo approdo a Torino.
UDINESE 7 - Serietà
Per praticamente un decennio, l'Udinese era diventata il paradigma della classica squadra di metà classifica la quale, una volta messo abbastanza fieno in cascina, sceglieva piuttosto dichiaratamente di balnearizzarsi, andando anticipatamente in vacanza, e regalando punti a destra e a manca nelle ultime giornate di campionato. Quest'anno, però, in Friuli si è visto un atteggiamento diverso: innanzitutto, i bianconeri hanno toccato quota 50 punti, il che non si verificava dal lontano 2012/13, tempi in cui l'Udinese giocava addirittura i preliminari di Champions League (Maicosuel permettendo).
La squadra di Runjaic, inoltre, ha distribuito in maniera perfettamente equa il proprio bilancio, raccogliendo 25 punti sia nel girone d'andata che in quello di ritorno, onorando il campionato fino alle ultime battute. In una rosa capace di toccare picchi atletici spaventosi per gli standard della Serie A, le fibre muscolari di gente come Atta, Solet e Davis (quest'ultimo, in doppia cifra di reti) hanno contribuito a far sembrare l'Udinese dei momenti migliori un qualcosa di molto simile ad un vero e proprio cingolato.
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