
Crystal Palace-Rayo Vallecano 1-0, Considerazioni Sparse
Alla Red Bull Arena di Lipsia il Crystal Palace supera il Rayo e porta oltremanica un'altra coppa europea.
Chi ha la maglia bianca piange, chi ha la maglia azzurra esulta. La storia e il contrario di essa. Una partita che segue un copione classico, e che ci ricorda perché la Conference League è un torneo fondamentale. Il Crystal Palace batte il Rayo Vallecano di misura, un risultato normale per una finale, un tipo di partita sempre chiusa, dove entrambe le squadre non vogliono commettere errori, non vogliono farsi trovare scoperte. Per Palace e Rayo, questo discorso vale ancora di più: è la loro prima finale europea di sempre.
Due squadre di tradizione, di quartiere, abituate a stare all'ombra, che all'improvviso competono per un trofeo europeo. Dicevamo dell'importanza della Conference: quanto è elitista svalutarla? Puoi farlo solo se tifi una squadra abituata a vincere, ma dimostrando così una mancanza di sensibilità pericolosa.
Il calcio è un gioco per chi vuole emozionarsi, chiedete ai tifosi del Rayo e del Crystal Palace. Questi ultimi in realtà già sanno cosa significa vincere una coppa: nel giro degli ultimi dodici mesi, FA Cup e Community Shield.
Ma guardate i tifosi del Rayo: hanno iniziato a piangere al sessantesimo. Il materializzarsi di un incubo.
Ti dicono per tutta la vita che non sei nessuno, ma che devi essere orgoglioso di esserlo. Sei all'ombra di Real Madrid e anche dell'Atletico, storicamente comunque un club minore, prima dell'avvento del messia Simeone. Fuori dalla Spagna al massimo ti conoscono per la tua tifoseria di sinistra. Poi però un giorno impari a sognare e ti ritrovi a giocare una coppa europea. Ci sei arrivato con una squadra di gregari, guidata da qualcuno che a breve ti lascerà perché troppo bravo per rimanere nell'ombra con te.
Infine perdi, ti svegli singhiozzando, le guance ce le hai bagnate. La storia ti ha ricordato di nuovo chi sei. Ma non vergognartene, vanne fiero. Perché tu hai vissuto qualcosa che molti altri non hanno mai potuto nemmeno pensare.
I tuoi dirimpettai, al contrario, capita che sono comunque più ricchi di te, meglio allenati, più capaci, meno operai. E quindi il loro sogno, che era pure il tuo, si avvera, mondo cane. Perché sono più forti, più ricchi, e non c'è molto che tu possa fare. Oliver Glasner si era guadagnato l'accesso all'Europa League l'anno scorso vincendo il primo trofeo della storia del Palace, la FA Cup. Soprattutto, aveva conquistato la stima eterna dei suoi tifosi.
Poi però la UEFA ha considerato che il Crystal Palace non fosse adatto per giocare l'Europa League, e lo ha relegato un gradino sotto, proprio in Conference. Sembra una punizione, ma per te, questa volta, la storia è più dolce. Glasner annuncia che a fine anno andrà via, ma rassicura: riporterà il Palace di nuovo in Europa League, in un modo o nell'altro. E luce fu.
Fino all'ultimo, il Crystal Palace ha giocato questa partita come suo solito, come già aveva fatto vedere al pubblico italiano contro la Fiorentina: il pressing asfissiante, le combinazioni nello stretto tra gli esterni e le mezze punte, Mateta a fare ciò che Massimiliano Allegri avrebbe voluto chiedergli in questi suoi ultimi, drammatici, cinque mesi di Milan.
Ha vinto prima di tutto perché inglese, come successo con l'Aston Villa in Europa League la scorsa settimana. Perché la loro ricchezza è evidentemente alla base di tutto.
Ormai, sono tutti andati a dormire. I tifosi del Rayo, inconsolabili, non avranno preso sonno, perché sanno che non è andata come volevano, ma soprattutto perché sono coscienti che notti così, forse, non torneranno più. Quelli del Crystal Palace, al settimo cielo, non avranno chiuso occhio, perché non possono crederci che è appena successo, ma specialmente perché sanno che potrebbe accadere ancora.
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