
Gli ultimi 90 minuti di Serie A, Considerazioni Sparse
L'impresa del Como, il crollo del Milan, gli scontri del derby di Torino, la salvezza del Lecce, il ritorno della Roma in Champions League: tutto quello che è accaduto nell'ultima serata di Serie A.
Cala il sipario sulla Serie A 2025/2026: prima del calcio d'inizio delle 20:45 - arrivato con un'oretta di ritardo, intorno alle 21:45, sul campo di Torino-Juventus, per via di alcuni scontri avvenuti tra le rispettive tifoserie all'esterno dell'Olimpico Grande Torino - numerosi erano i verdetti ancora da definire. Parlando dei piazzamenti già matematicamente confermati, nelle settimane passate, l'Inter ha conquistato il suo 21° scudetto, mentre il Napoli si è tirato fuori dalla tonnara-Champions con la vittoria sul campo del Pisa, già retrocesso insieme all'Hellas Verona.
Al termine della serata, invece, movimentata e concitata per via della (parziale) contemporaneità, fattore che ha contribuito a vivacizzare il rush finale di un campionato che è stato piuttosto avaro di spettacolo e partite intriganti, il campo ha decretato quanto segue: Como e Roma in Champions League; Milan in Europa League assieme alla Juventus; Lecce salvo e Cremonese che retrocede in Serie B.
Andando per gradi, tra i risultati più inaspettati vi è sicuramente il quarto posto ottenuto dal Como. Pochi, a inizio stagione, avrebbero avuto il coraggio di pronosticare i lariani tra le prime quattro, ma Fàbregas e i suoi sono riusciti nell'impresa. E pensare che c'è ancora chi mantiene delle riserve sul tecnico spagnolo e su uno dei progetti più interessanti ed ambiziosi che hanno riguardato il nostro calcio negli ultimi anni. È indubbio che il Como disponga di risorse che altre squadre, in Italia, si sognano (e tuttavia, c'è modo e modo di utilizzare queste risorse). Ma ostinarsi a non dare il giusto credito al lavoro fatto da questa squadra, è da miopi.

Il grande sconfitto (e al contempo in qualche modo, suo malgrado, l'artefice) del miracolo Como è nientemeno che il Milan, uscito clamorosamente battuto da San Siro per mano del Cagliari, ultimo atto di tre mesi allucinanti per i rossoneri. Massimiliano Allegri aveva indirizzato la stagione del Milan sul rattoppare, in qualche modo, una squadra disfunzionale tanto quanto la dirigenza e proprietà rossonera. Per tante settimane, proprio Allegri e quanto messo in atto dalla squadra erano sembrati in grado di mettere una pezza a tutto il disastro dietro le quinte e di strappare qualcosa che sapesse d'impresa. Invece, il Milan di Allegri si è frantumato come da profetizzazione dei suoi detrattori.
Per alcuni mesi, al Milan ci sono state velleità di Scudetto; per molti mesi c'era la sostanziale certezza di aver acquisito la qualificazione in Champions League. Sfuggito lo Scudetto a marzo subito dopo il derby vinto, la storia di questo campionato ha visto trascinarsi via anche il traguardo considerato più banale, all'ultima giornata contro il Cagliari, con il destino ancora nelle proprie mani. Questa sera la partita è sfuggita esattamente come in questi mesi è sfuggita qualsiasi cosa che di buono avesse cercato di mostrare il Milan, che termina la propria stagione al sesto posto, in Europa League, dietro il Como di Fabregas e la Roma di Gasperini.
Se volessimo essere severi, dovremmo guardare a questa stagione del Milan come lo svelamento dei bluff allegriani, con il culto del risultato senza il risultato. Se volessimo essere onesti, dovremmo riconoscere che per almeno i primi mesi di Serie A Massimiliano Allegri sembrava aver intrapreso davvero un progetto tecnico diverso, volgendo quindi lo sguardo anche sulle criticità strutturali, e i tratti tragicomici, del contesto rossoneri di cui Allegri è più conseguenza che causa. Saremo solo giusti e consapevoli solo nei confronti dei meri fatti e delle conseguenze: il Milan di Allegri è finito in Europa League, quest'estate ci sarà l'ennesimo stravolgimento e di alienazione, senza basi, senza idee, senza futuro.
A far le spese del trionfo del Como c'è la Cremonese, che cade in casa per 1-4 e dice addio alla Serie A. Ed è un peccato, perché i grigiorossi erano partiti alla grande dai nastri di partenza, aprendo con una vittoria a San Siro proprio contro il Milan, salvo poi avere un tracollo di prestazioni e soprattutto di risultati che non ha lasciato scampo. A poco è servito il tentativo di risollevarne le sorti con l'avvicendamento Nicola-Giampaolo: quando l'ex tecnico di Toro, Samp e Lecce è subentrato, la Cremonese era terz'ultima, così come al termine della serata. Cambio disperato, necessario, forse tardivo, per una squadra franata in tre mesi dall'ottavo al diciottesimo posto. Retrocessione severa, ma inappellabile.
Chi si salvo è invece il Lecce. Di Francesco ce l'ha fatta: due anni fa, il tecnico di Pescara non era riuscito a salvare il Frosinone; l'anno scorso era toccato al Venezia, anch'esso retrocesso da neopromosso; al terzo tentativo, invece, l'ex allenatore della Roma ha centrato una salvezza complicatissima con i pugliesi (per il Lecce è la quarta di fila, un record). E ci è riuscito con una rosa che, va detto, non pareva rientrare tra le prime 17 della Serie A, soprattutto riguardo al reparto offensivo. Protagonista è stato Falcone, portiere che ha a più riprese tolto le castagne dal fuoco ai suoi, ma quest'oggi l'eroe è anche Banda, autore del decisivo gol vittoria.
A perdere con il Lecce è stato un Genoa già salvo e che poco aveva da chiedere a questo ultimo turno di Serie A, ma che nonostante ciò ha comunque onorato il campionato, come si suol dire, mettendo in difficoltà i padroni di casa. Daniele De Rossi non riesce dunque a sgambettare l'allenatore che lo aveva portato in semifinale di Champions League, ai tempi della Roma: in questo caso, dunque, l'allievo non supera il maestro, ma sicuramente l'ex allenatore dei giallorossi chiude la stagione a testa alta, altissima, per aver condotto il Genoa ad una salvezza tranquilla e per aver dato ai suoi una base senz'altro interessante sulla quale ripartire l'anno prossimo.
In tutto questo, lo scenario surreale, e a tratti drammatico, del derby di Torino se non passa certo in secondo piano lo fa solo, purtroppo, proprio per vicende che ben poco riguardano il campo. La partita, slittata alle 21.45 per le proteste di entrambe le tifoserie organizzate, visto il grave ferimento di un tifoso bianconero trasportato d'urgenza in ospedale con un serio trauma cranico (le indagini sulle cause sono in corso), finisce rapidamente superata dagli eventi. Il parziale di 0-2 con cui la Juventus chiude l'intervallo suona già inutile per ogni verdetto visti i risultati degli altri campi, rendendo superflua persino la mancata contemporaneità.
Alla fine sarà la solita Juve, e sarà il solito Toro. La squadra di Spalletti parte forte in un clima spettrale e carico di tensione, con i settori ultras ormai svuotati e le bandiere ripiegate dopo una ventilata ipotesi (non concretizzatasi), in caso di avvio di partita, di invasione di campo. Ha un che di lucida disperazione l'avvio bianconero, come a voler tardivamente porre rimedio alle conseguenze del disastroso ko contro la Fiorentina. Vlahovic la sblocca con una bella giocata da centravanti al 23', ma quando va a firmare il raddoppio personale in avvio di ripresa la stagione della Juve è già finita (poco dopo finirà tra gli sbuffi per il cambio anche la sua gara, forse l'ultima in bianconero).
Solo a quel punto inizia l'ultimo atto dell'apatica stagione granata, con Casadei che accorcia e con la lenta ma progressiva risalita del campo del Toro. La Juve lascia subentrare un misto fra le sue ben note fragilità e la totale perdita di stimoli, mollando alla squadra di D'Aversa un'iniziativa che sul lungo peserà. Il pari di Che Adams all'83esimo per un attimo illude sulla fine del digiuno nei derby. Invece, alla fine, nessuna sorpresa. La Juventus, come da pronostico, fuori dalla Champions; il Torino, ancora a bocca asciutta dopo 22 sfide contro i bianconeri, inchiodato a una sola vittoria nel derby della Mole negli ultimi trent'anni; chi governa pallone e pubblica piazza, ancora una volta, in balìa degli eventi.

A festeggiare, ben lontani da drammi e apatie, questa sera sono piuttosto anche altri giallorossi oltre a quelli di Lecce. Fuori la Juve, fuori il Milan, è infatti la Roma, vittoriosa al Bentegodi per 0-1 sull'Hellas Verona, a festeggiare un ritorno in Champions che, anche in questo caso, sa di impresa. Ad un certo punto della stagione i capitolini sembravano a un passo dal collassare, sia in termini di classifica che in termini dirigenziali. È in questi momenti che a dare nuova linfa possono essere gli arrivi invernali: anche qui, però, per trovare un impatto sulla Serie A da parte di un giocatore arrivato a gennaio come quello che ha vissuto Donyell Malen, bisogna andare indietro di parecchi anni.
18 le partite, 14 le reti segnate. Inutile dire che l'olandese è stato il vero game changer della stagione della Roma, squadra che, a bocce ferme, partiva sì per disputare un campionato nel quale poteva giocarsi le sue carte, ma al contempo era difficile pensare che i giallorossi potessero fin da subito, sotto la guida di Gasperini, tornare a disputare la Champions League. E sebbene, come anticipato, ad un certo punto del campionato la classifica sembrava condannare tale ambizione, la Roma è riuscita a voltare pagina, andando a colmare il vuoto lasciato dalle pretendenti con due di esse, in particolare, che hanno molto da recriminare.
Poco da dire, invece, sul Verona. I gialloblù si affacciavano alla sfida con la Roma con un unico obiettivo: salutare i propri tifosi nell'ultima partita prima di retrocedere in Serie B. La stagione dell'Hellas, semplicemente, è stata un disastro: era impensabile che, con pochissime risorse, Sogliano - anch'esso, naturalmente, non esente da colpe - potesse continuare a trasformare l'acqua in vino come nelle passate stagioni. Se poi ci si aggiunge il fatto che gli acquisti sono stati quasi tutti sbagliati e che Giovane, l'unico in grado di dare imprevedibilità, non sia stato rimpiazzato a dovere, la frittata è servita. E attenzione, perché la Serie B non è mica un campionato semplice da affrontare, se non si hanno le idee chiare...
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