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Sinner Tennis
, 20 Maggio 2026

Jannik Sinner mette nel mirino il Roland Garros vincendo anche a Roma


Con il trionfo agli Internazionali, Sinner è diventato il secondo tennista nella storia ad aver vinto tutti i Masters 1000.

Il sole romano di domenica 17 maggio era ormai calato del tutto dietro la collina di Montemario quando lo smash di Jannik Sinner è finito esattamente sulla riga, mettendo fine ad una finale di quasi due ore contro un buonissimo Casper Ruud e riportando un italiano a vincere gli Internazionali di Roma esattamente 50 anni dopo Adriano Panatta. L’ex-tennista romano era in tribuna, e successivamente ha premiato Sinner in un ideale – seppur lontanissimo nel tempo – passaggio di consegne fra gli unici due italiani in grado di trionfare al Foro Italico nell’era Open.

All’epoca del trionfo di Panatta non si chiamavano ancora Masters 1000 ed in generale il circuito era strutturato in maniera estremamente diversa: si giocava già a Roma e Montecarlo ma non ancora a Madrid o a Shanghai. Soprattutto, nessuno aveva ancora coniato l’espressione “Career Golden Masters”, quell’insieme di parole utilizzate per descrivere l’impresa di un tennista che ha vinto tutti e nove i Masters 1000 attuali.

E d’altronde, anche con l’odierno assetto del calendario, l’espressione era rimasta abbastanza inutilizzata visto che l’unico a riuscirci prima di ieri era stato Novak Djokovic trionfando a Cincinnati nel 2018. Oggi, però, c’è un secondo tennista ad aver realizzato questa impresa, ed è il nostro Jannik Sinner.

Ciò che rende ancora più eccezionale questo ennesimo traguardo è poi la precocità con cui il tennista italiano ha raggiunto questo obiettivo. Se, infatti, il serbo ci era riuscito a 31 anni, Sinner ci è riuscito a neanche 25 anni, impiegando 62 tornei in meno di Nole. E ci è riuscito vincendo in serie gli ultimi sei Masters 1000 disputati. E se esattamente due settimane, vincendo a Madrid in finale contro Zverev, era diventato il primo tennista a vincere cinque "1000" di fila, oggi è diventato il primo a vincerne sei.

Per sciorinare un altro record, Sinner ha vinto questi sei Masters di fila mantenendo una striscia di imbattibilità che ora vale 34 partite, nettamente la più lunga di sempre in questo format. Solo tre, poi, i set persi in queste 34 partite, un dato francamente impressionante.

Stavolta il set perso è stato il secondo della semifinale contro Daniil Medvedev – che detesta la terra rossa ma inspiegabilmente continua a fare bene solo a Roma sulla terra più lenta del circuito – in quella che per Sinner è stata decisamente la partita più difficile del torneo e forse degli ultimi mesi. Dopo un primo set vinto rapidamente 6-2, infatti, il tennista italiano ha accusato un vistoso calo fisico con tanto di crampi ad inizio del secondo set che gli sono costati il break.

In quel momento Sinner è sembrato accusare per la prima volta le fatiche di tutti i tornei precedenti. Come se per una mezz’ora il peso di aver giocato così tanto fosse stato troppo più significativo del boost che ti dà il vincere ogni volta che giochi. Come pronosticabile da chiunque vada un po’ oltre il “ma si riposa giocando, tanto vince sempre rapidamente”, la scelta di Sinner di andare sia a Montecarlo che a Madrid gli è costata un importante esborso sia fisico che mentale.

Le partite di tennis, soprattutto se sei il numero 1 al mondo, vanno oltre quello che si vede sul campo. Ci sono stress mentale, trattamenti, riscaldamento, defaticamento e soprattutto impegni mediatici. 34 vittorie consecutive sono anche 34 conferenze stampa consecutive, oltre agli impegni con gli sponsor e, in questa settimana di casa, anche gli impegni istituzionali.

Alla fine, Sinner è arrivato a giocare la semifinale contro Medvedev di venerdì, avendo giocato tutti gli altri giorni della settimana tranne il mercoledì. Già il giovedì nel quarto di finale contro un altro russo – stavolta Rublev – Sinner era apparso improvvisamente molto stanco nel secondo set, ma il vantaggio accumulato fino a quel momento gli aveva consentito di chiudere la partita nonostante un piccolo passaggio a vuoto.

Tornando al secondo set della semifinale con Medvedev, Flavia Pennetta al commento di SKY aveva addirittura parlato di attacco di panico, probabilmente perché Sinner dava l’impressione non solo camminare male ma anche di respirare con difficoltà e di non riuscire a recuperare. Dopo aver perso il secondo set per 7-5, ad inizio terzo Sinner è stato bravissimo a riportarsi avanti ed ha anche beneficiato di un trattamento medico, probabilmente non tanto per farsi trattare a livello muscolare quanto piuttosto per fermarsi un attimo, riprendere fiato e tornare in controllo della situazione.

È vero che quando poi è arrivata la pioggia – che ha rimandato il finale della partita a sabato pomeriggio – Sinner era nuovamente avanti, ma probabilmente l’interruzione notturna gli ha fatto bene, come dimostrano anche i pochi game giocati sabato. Non si sa se, come in molti hanno scritto sui social, in quell’interruzione Sinner abbia hackerato il suo sistema nervoso dicendo al suo corpo che non c’era nessun allarme rosso ma solo dei muscoli da gestire, fatto sta che è riuscito ad uscire anche da quella situazione molto pericolosa.

Considerando che la teoria è uscita sui social per tramite di un mental coach – categoria fuffarola per eccellenza – non ci è dato sapere se è andata così, e giustamente Sinner non ce lo dirà. Limitandoci a quello che abbiamo visto, però, è evidente che la stanchezza ci sia. E neanche poca.

Anche in finale contro Ruud, infatti, Sinner è apparso contratto nelle fasi iniziali del match, concedendo subito un break al suo avversario. La bravura di Sinner, però, è stata quella di rimanere da subito attaccato alla partita, restituendo il favore anche in un momento in cui le gambe erano proprio visivamente rigide.

Nelle fasi successive del primo set, il tennista italiano è sembrato comunque più impreciso del solito, mentre dall’altro lato della rete il norvegese riusciva con facilità a giocare il dritto, di gran lunga il suo colpo migliore. Oltre alla bravura di mantenere in parità una partita in cui lui era sotto ritmo e il suo avversario, invece, nella sua forma migliore, Sinner è stato poi in grado di piazzare il solito allungo nel momento decisivo.

Nel nono gioco, infatti, tre palle corte eseguite magistralmente gli sono valse il break e la possibilità di chiudere il primo set pochi minuti dopo. Un risultato notevole se si considera che dritto e servizio hanno funzionato poco e male nel primo parziale, con i pochi punti puliti che sono arrivati grazie al solito impeccabile rovescio lungolinea.

Nel secondo parziale, Jannik è sembrato invece molto più sciolto fisicamente e ha comandato dall’inizio alla fine, strappando subito il servizio al norvegese e non concedendo nulla in risposta se non una palla break sul 4-3 dovuta ad un paio di errori non forzati arrivati dopo un’ora di gioco finalmente di alto livello.

Ad aiutare l’italiano – che anche ieri se l’è cavata in due set per quanto molto più tirati del solito – è stato nuovamente il servizio. Nel primo set Sinner ha messo in campo solo il 52% di prime e ha vinto meno del 50% dei punti giocati sulla sua seconda, mentre nel parziale successivo ha infilato il 73% di prime vincendo anche il 63% di punti con la seconda. Ancora una volta, quindi, l’altoatesino ha potuto fare affidamento su questo colpo – ormai diventato più preciso e meno prevedibile – nei momenti di difficoltà.

Due differenze – oltre alla stanchezza di cui abbiamo scritto ampiamente sopra – hanno poi caratterizzato la finale di Sinner contro Ruud. In primis, la partenza a rilento. A differenza di tutte le altre partite del torneo, ieri l’italiano è andato per la prima volta avanti nel punteggio dopo ben nove giochi, una rarità di questi tempi.

Qualcuno ha anche parlato di “prove” di diversa gestione della benzina in vista del Roland Garros dove si gioca 3 su 5 e dove quindi le energie dovranno essere dosate in modo diverso, soprattutto se il serbatoio continuerà a non essere pienissimo. Nelle partite precedenti, infatti, Sinner aveva giocato due set di apertura fantastici contro Rublev e Medvedev ma era poi sembrato a corto di ossigeno in quelli successivi, quindi potrebbe aver provato qualcosa di diverso nella finale.

La seconda differenza è stata poi la posizione in risposta. Siamo abituati a vedere Sinner sempre molto aggressivo sul servizio dell’avversario. Contro Ruud, invece, l’italiano ha scelto di rispondere da molto lontano, non solo sulla prima ma anche sulla seconda. Questo ha portato meno vincenti in risposta ma un gioco molto più carico e profondo, solo parzialmente ostacolato da qualche steccata di troppo dovuta anche ad un terreno di gioco tutt'altro che impeccabile.

Quello che ci lasciano le due settimane romane riguardo Sinner, quindi, sono fattore molto positivo – ovvero la sua capacità di vincere con relativa facilità anche quando non è al 100% – e uno leggermente preoccupante, cioè il fatto che difficilmente vedremo il nostro tennista al massimo della forma a Parigi.

La stanchezza – non solo fisica – accumulata nel periodo necessario per vincere questi 1000 (Sinner ha vinto 29 partite in 70 giorni, attraversando tre fusi orari diversi) sicuramente non se ne andrà con una sola settimana di riposo tra la finale di Roma e l’esordio a Parigi.

Di contro, però, sorge spontanea una questione. È vero che Sinner arriverà al Roland Garros stanco – ed è anche vero che se dobbiamo trovare un punto debole al tennista italiano possiamo di certo identificarlo nella difficoltà a vincere partite molto lunghe come testimonia la sconfitta in finale lo scorso anno – ma chi è che, in una partita contro di lui, può trovarsi più fresco rispetto all’italiano? Chi è che, contro Sinner, può mandare fuori giri l’italiano senza andarci prima lui?

La risposta più scontata, Alcaraz, a Parigi non ci sarà, mentre Djokovic – contro cui Sinner ha perso in Australia al quinto set una partita che se rigiocasse 10 volte, ne vincerebbe altrettante 9 – arriva praticamente da tre mesi e mezzo di inattività.

Gli Internazionali di Roma hanno poi abbassato le quotazioni di Zverev, che d’altronde viene da otto sconfitte consecutive contro Sinner, rialzando quelle di Medvedev e soprattutto Ruud. Eppure abbiamo descritto come un Sinner, lontano dalla sua forma migliore, abbia comunque battuto entrambi.

Quindi sì, probabilmente fra una settimana vedremo una versione non brillantissima di Sinner, nello slam in cui ha incontrato più difficoltà e su una superficie che può costringerti a scambi e partite lunghe. Ma la domanda – di nuovo – è: chi può battere Sinner, anche al netto di queste circostanze?

Inoltre, come dimostra anche l’evoluzione di carriera di Sinner, o sei un predestinato come Alcaraz oppure le partite al meglio dei cinque set rischiano di essere un grande ostacolo soprattutto da giovane, motivo che renderebbe il tennista italiano favorito in un eventuale incontro con Fils o Jodar.

Cinquant’anni fa fu il citato Panatta a vincere in sequenza Internazionali e Roland Garros, e fino a domenica era l’ultimo tennista italiano nell’albo d’oro di entrambi. Vinta Roma, è chiaro che l’obiettivo di Sinner sarà quello di succedere al tennista romano anche a Parigi. “Secondo me ce la puoi fare” gli ha detto Panatta consegnandogli il trofeo degli Internazionali, il che avalla le nostre considerazioni di cui sopra.

Il terzo millennio del tennis italiano, pensate, si era aperto con un’edizione degli Internazionali d’Italia in cui gli unici 4 italiani al via erano stati ammessi grazie a quattro Wild Card. E non solo, nel torneo vinto poi dallo svedese Norman, erano stati eliminati tutti al primo turno. 26 anni dopo, l’Italia torna a vincere il torneo di casa sia nel tabellone maschile singolare sia nel doppio maschile.

Ventisei anni dopo abbiamo avuto due tennisti italiani in semifinale per il secondo anno di fila (stavolta è stato il turno di Darderi dopo due vittorie fantastiche contro Zverev e Jodar) e il trionfo di Sinner, unito anche alla storica vittoria del doppio composto da Bolelli e Vavassori.

Inoltre, trionfando anche a Roma, Sinner è diventato il secondo tennista dopo Rafael Nadal a vincere tutti i tre i "1000" su terra nella stessa stagione. Il maiorchino c’era riuscito nel 2010 e aveva concluso l’opera trionfando – ovviamente – anche al Roland Garros. Ci proverà anche Sinner da domenica prossima.

Mi si consenta, poi, di chiudere con un paio di considerazioni sugli Internazionali di Roma che esulano dalle questioni di campo. L’edizione 2026 ha fatto registrare il nuovo record di ingressi, oltre 400.000, e di ricavi, intorno ai 40 milioni di euro ai quali poi vanno aggiunti gli incassi da sponsor e dai diritti televisivi, per un totale che sfiora gli 80 milioni di euro.

La Federazione Italiana Tennis di Angelo Binaghi è stata bravissima negli anni a reinvestire questi proventi nelle infrastrutture e versandoli a cascata nel movimento. Lo ha fatto anche alzando di molto il prezzo dei biglietti – quello più economico per vedere la finale costava intorno ai 600 euro – ma non voglio neanche soffermarmi su questo.

Mi piacerebbe, invece, che l’attenzione si posasse su quanto è emerso da un articolo de Il Manifesto uscito proprio il giorno della finale, e che riguarda gli stipendi dei lavoratori che in queste settimane hanno garantito la perfetta riuscita di un torneo che – condizioni dei campi a parte – piace sempre tantissimo ai giocatori.

Come scrive Giuliano Malatesta, “Sono centinaia i ragazzi, e le ragazze che hanno firmato un contratto a chiamata per lavorare al Foro Italico. Cambiano i turni e le mansioni ma non la remunerazione: 6 euro e qualcosa l’ora. I lavoratori, quasi sempre giovanissimi, non sanno bene neanche l’esatto ammontare, perché non hanno in mano nessun contratto. Non glielo hanno mai spedito”. “Lo abbiamo letto al volo e firmato qui, dopo aver fatto un corso di formazione, naturalmente gratuito”, spiega Margherita, una studentessa universitaria che aggiunge “Dobbiamo arrivare anche trenta minuti prima, non retribuiti”.

Francesca, un’altra studentessa, dice che “in compenso ci forniscono l’acqua ma per pranzo neanche un panino”, il che è un ostacolo non da poco considerando che mangiare agli Internazionali è estremamente costoso.

Nei primi giorni del torneo si è parlato molto del montepremi che i tennisti ricevono dai vari tornei, giudicato da tutti – Sinner in primis – come troppo basso in relazione agli enormi profitti realizzati dagli organizzatori. Soprattutto, questa distribuzione non equa penalizza molto i giocatori meno famosi, e infatti la richiesta di aumentare la quota dei profitti destinata al montepremi dei giocatori che solitamente escono ai primi turni nasce proprio dalla volontà di aiutare quest’ultimi.

Ecco, sarebbe bello se si provasse ad applicare lo stesso principio anche per chi con il proprio lavoro consente lo svolgimento regolare di questi tornei. Tornei che realizzano profitti sempre più grandi ma dei quali i lavoratori continuano a vedere solo le briciole.

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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