
L’impresa del Frosinone targato Alvini
Dai play-out evitati per il caso-Brescia fino alla promozione diretta raggiunta dopo un campionato di vertice: cosa c’è dietro la grandissima stagione del Frosinone?
È il 26 maggio 2024, sono da poco passate le 22:30 e allo Stirpe il Frosinone guidato da Di Francesco è sotto nel delicatissimo scontro salvezza contro l’Udinese di Fabio Cannavaro. Dal Castellani arriva la notizia peggiore possibile: Niang al 93° ha siglato il gol del vantaggio dell’Empoli nella sfida contro la Roma. Un gol che significa salvezza per i toscani, l’ennesima per Nicola, e retrocessione per i ciociari che dopo una prima parte di stagione ad altissimo livello si sono sciolti sul più bello.
Di quella sera rimangono le lacrime di Di Francesco e Soulé, il sentito abbraccio tra i due tecnici e tantissima amarezza. Durante la stagione, il Frosinone fatto intravedere qualità interessanti e poteva contare su un organico giovane ma di assoluto valore. A disposizione del tecnico pescarese c’erano infatti giocatori come Zortea, Brescianini, Barrenechea, Valeri, Cheddira oltre al già citato Soulé. Eppure, l’epilogo è stato di quelli più tragici.
Dopo un’estate di riflessioni e cambiamenti per superare la cocente delusione, il Frosinone si prepara a vivere un campionato cadetto di vertice, con l’obiettivo di tornare subito nella massima serie. O almeno queste sono le speranze e le intenzioni, perché il campo racconterà una giornata ben diversa. Ma andiamo con ordine.
La sessione estiva di calciomercato del 2024 si rivela intensa per un Frosinone che intende subito ripartire. Prima di tutto cambia la guida tecnica: Di Francesco decide di accettare la proposta del Venezia neopromosso in Serie A e così la società punta su Vincenzo Vivarini.
Il tecnico abruzzese arriva da un triennio trionfale a Catanzaro con cui ha vinto la Serie C con il record di punti e, al primo anno di B, ha raggiunto la semifinale Playoff (poi persa contro la Cremonese). Una scelta coraggiosa ma che ha tutte le carte in regola per rispettare il progetto tecnico voluto dalla società: una squadra identitaria, che gioca per fare risultato e vuole esaltare le qualità dei giocatori di maggior talento.
Il mercato è rivoluzionario: terminano i presti di Zortea, Lirola, Soulé, Turati e Cheddira; inoltre, Harroui, Brescianini e Valeri vengono ceduti per rimanere in Serie A. Le entrate, però, sono altrettanto importanti: si pesca dai settori giovanili delle big con Pecorino dalla Juventus, Darboe dalla Roma e Ambrosino dal Napoli; per l’attacco viene scelto Tsadjout delle Cremonese e viene ingaggiato Biraschi per portare esperienza alla difesa. La rosa sembra avere il giusto mix di qualità e concretezza per fare un campionato di vertice. Tra squadra, tecnico e ambiente, però, non si crea l’alchimia sperata e il campo lo mette subito in mostra.
Prendiamo come riferimento la quinta giornata - ovvero la prima a mercato finito e dopo la prima sosta - giocata il 13 settembre contro il Brescia. Il Frosinone guidato da Vivarini schiera un 3-4-2-1 composto da Sorrentino, Bracaglia, Biraschi, Monterisi, Oyono, Darboe, Gelli, Marchizza, Partipilo, Di Stefano, Tsadjout. La partita si trasforma in una debacle vera e propria, con i padroni di casa che si impongono per 4-0 e mettendo a nudo le carenze di una squadra fragile e smarrita.
Non è un caso che dopo cinque giornate il Frosinone sia penultimo a soli 3 punti, ancora senza vittorie e con soli quattro gol segnati. Casualità, invece, che a battere il Frosinone in quell'occasione sia proprio il Brescia, quel Brescia che per motivi giudiziari sarà poi il fattore chiave per la salvezza dei ciociari che altrimenti sul campo avrebbero dovuto disputare gli spareggi.
Il percorso della squadra continua a essere claudicante. Dopo la clamorosa sconfitta in casa contro il Bari, il tecnico decide di passare al 4-3-3 ma, tolta l’immediata vittoria contro il Cittadella, l’andamento rimane lo stesso. Così, dopo la sconfitta di Reggio alla nona giornata, arriva l’esonero: via Vivarini e dentro il tecnico della primavera Leandro Greco. In questo momento la squadra è ultima in classifica, con una vittoria in nove partite, sei gol fatti e sedici subiti.
Il nuovo tecnico ha il merito di portare ordine e compattezza: schiera la squadra con un 3-5-2 organizzato e accorto, rinunciando a qualche freccia offensiva in nome dell’equilibrio e della disciplina tattica. Arrivano così quattro pareggi consecutivi, tra cui quelli con Pisa e Palermo, ma la squadra segna pochissimo. Per la prima vittoria del nuovo tecnico, la seconda della stagione, bisogna aspettare la quindicesima giornata: allo Stirpe, nonostante un finale di sofferenza, i ciociari si impongono 3-2 contro il Cesena.
Sembra essere la scintilla giusta per scrollarsi di dosso paure e malumori e dare una svolta alla stagione, ma la realtà continua a essere tristemente più preoccupante e mesta. Dopo quella vittoria ne arriveranno solamente altre due fino alla ventiseiesima giornata, con una striscia di sette partite senza vincere che costano la panchina anche a Greco. A nulla è servito il mercato di riparazione: a gennaio arrivano giocatori dalla Serie A come Bohinen e Di Chiara, ma anche veterani di categoria come Lucioni. La squadra, però, continua a non dare segnali di reale ripresa.
Il secondo esonero arriva dopo uno scialbo pareggio interno contro la Reggiana, la stessa squadra che era costata la panchina anche a Vivarini. Il bottino dell’ex tecnico della Primavera è magro: 17 punti in 17 partite, squadra al penultimo posto con il secondo peggior attacco.
Al suo posto arriva Paolo Bianco: dopo anni da collaboratore tecnico con De Zerbi e Allegri, il tecnico foggiano arriva da una non felicissima avventura a Modena. Il suo impatto a Frosinone è immediatamente positivo: nelle prime otto partite arrivano otto risultati utili - tra cui ben quattro vittorie consecutive - che permettono alla squadra di fare un grande balzo in avanti in classifica e soprattutto di risollevare un morale a terra.
Le sconfitte con Pisa e Palermo sul finale rischiano di compromettere quanto fatto di buono ma la vittoria all’ultima giornata sul campo di un Sassuolo già ampiamente promosso in Serie A in una partita (e in generale in un turno di campionato) dalle mille polemiche, garantisce al Frosinone il quintultimo posto, che vorrebbe dire Playout.

Il campo ha quindi decretato le difficoltà di una squadra partita con ben altre ambizioni e ritrovatasi a dover giocare per mantenere la categoria, addirittura passando per gli spareggi. I tribunali hanno poi cambiato l’esito del campo, con la vicenda giudiziaria del Brescia che ha ridisegnato la classifica: a fronte dei quattro punti di penalità inflitti alla rondinelle, il Frosinone è balzato al 15° posto in classifica, il primo valido per la salvezza diretta. Sospiro di sollievo e stagione salvata, ma lo spavento di doppio salto di categoria in negativo è stato più reale che mai.
Dopo lo scampato pericolo è tempo di ripartire, questa volta per davvero. Gli errori commessi nella stagione passata hanno rischiato di costare carissimo e la società non è più disposta a scherzare col fuoco. Arriva, quindi, un’altra rivoluzione tecnica, questa volta guidata da Massimiliano Alvini come tecnico e Renzo Castagnini come DS.
Una doppia scelta quantomeno curiosa e che in prima battuta lascia più di qualche perplessità. Il tecnico arriva infatti da una serie di esperienze non esaltanti, non da ultima la retrocessione con il Cosenza proprio nel campionato appena finito. Il dirigente proviene da quel Brescia che si era giocato la salvezza proprio con il Frosinone nella stagione passata e che poi aveva visto svanire il risultato del campo nelle pratiche giudiziarie dei tribunali.
Il dirigente si mette subito al lavoro per costruire una squadra su misura per il nuovo tecnico. Viene riscattato Koutsoupias, che era arrivato a gennaio, e si punta Raimondo per l’attacco mentre in porta viene data fiducia al 2004 Palmisani, rientrato dal prestito alla Lucchese, nonostante l’arrivo di Sherri. L’operazione più importante, non dal punto di vista economico perché si tratta di un prestito, è quella che porta in mediana Calò dal Cesena. Sarà lui la chiave del meccanismo creato da Alvini.
In generale, la sessione di calciomercato viene vista come un punto di ripartenza: liberarsi di giocatori ritenuti fuori dal progetto, indipendentemente dal valore e dall’esperienza di questi ultimi, per fare spazio a elementi che possano sposare l’idea tattica del mister. Il risultato è una squadra giovane (età media tra i 23 e i 24 anni), malleabile alle idee di Alvini ma allo stesso tempo pronta a giocarsi partite importanti.
L’avvio di stagione è promettente: nelle prime sei gare di campionato arrivano quattro vittorie e due pareggi con ben 13 gol fatti. Per fare un confronto con l’anno passata, la squadra scesa in campo il 13 settembre - ovvero sempre a mercato finito e dopo la prima sosta - per il terzo turno di campionato si schierava con un 4-2-3-1 così organizzato: Palmisani, Cittadini, Calvani, Monterisi, Bracaglia, Koutsoupias, Calò, Ghedjemis, Gelli, Masciangelo, Zilli. Con questa formazione, la squadra sbancava l’Euganeo e iniziava a mostrare il suo valore.
I primi stop arrivano contro Venezia e Monza, due squadre costruite con l’obiettivo ben preciso di tornare subito in Serie A e con un organico che si dimostra superiore. Per rendere l’idea dell’annata incredibile dei ciociari, queste saranno due delle tre sconfitte di tutto il campionato (l’altra arriverà nel girone di ritorno sempre contro il Venezia). Il fatto che si tratti di due incidenti di percorso lo dimostrano le partite successive: quattordici risultati utili consecutivi, dentro ai quali ben nove sono le vittorie.
La squadra è una macchina quasi perfetta e nel mercato di gennaio vengono aggiunti solo un paio di tasselli per puntellare le rotazioni senza però rompere meccanismi ed equilibri. A conti fatti i nuovi innesti risulteranno decisivi: il giovanissimo Fini sarà decisivo nella sfida contro il Bari ribaltata grazie a una prestazione da gol più assist, mentre Fiori porterà punti pesanti con i gol segnati a Entella e Catanzaro.
Dopo la sconfitta nella sfida interna contro il Venezia, la terza e ultima di tutto il campionato (il Frosinone è la squadra che ha perso meno partite in tutto il torneo), la squadra inserisce la marcia più alta e non smette di correre: quindici risultati utili consecutivi, tra cui le ultime due vittorie contro Juve Stabia e Mantova che significano secondo posto e Serie A.
Il Frosinone chiude la stagione a 81 punti, quasi 40 in più della passata stagione, con il secondo miglior attacco a un solo gol dalla prima della classe e la seconda miglior differenza reti. Il tutto grazie a un gioco avvolgente e a tratti entusiasmante, capace di scardinare le difese chiuse così come di giocarsela a viso aperto contro avversarie sulla carta più attrezzate. Il merito di Alvini è stato quello di amalgamare perfettamente la qualità con l’equilibrio, esaltando le caratteristiche dei suoi uomini di maggior talento senza tralasciare l’applicazione difensiva.
Dopo una stagione di così alto livello, trovarsi a parlare di singoli risulta quasi ingeneroso se non addirittura ingiusto. Detto del grande lavoro di squadra e staff, è però necessario soffermarsi sugli uomini simbolo della stagione. La chiave di volta della stagione è stata l’esaltazione delle qualità e delle caratteristiche di due giocatori che sono stati subito messi al centro dello scacchiere tattico di Alvini: Giacomo Calò e Fares Ghedjemis sono stati la chiave della cavalcata dei gialloblu. Non solo per un fattore numerico, essendo stati i giocatori che hanno partecipato al maggior numero di gol tra reti e assist, ma anche in chiave tattica e qualitativa.
In particolare, Calò ha preso in mano il centrocampo ciociaro sin dalla prima giornata e ne ha tenuto le redini per ben 37 partite, saltando solamente una sfida per squalifica. Il centrocampista classe ‘97 è stato metronomo e rifinitore, nonché glaciale sui calci piazzati che sono stati il vero valore aggiunto della fase offensiva di Alvini. Alla fine per lui sono arrivati 10 gol e 15 assist, tra cui alcuni pesantissimi.
La perla rimane la punizione nella delicatissima sfida con il Palermo: un capolavoro balistico all’interno di una partita sofferta che avrebbe potuto cambiare le sorti del campionato del Frosinone. Suo anche l’assist per il gol di Bracaglia al Menti che ha portato i ciociari a superare il Monza e a giocarsi il match point in casa con due risultati a disposizione.
Elencare le prodezze e le giocate decisive di Calò sarebbe ridondante. Per farsi un’idea della stagione del centrocampista, basti ricordare che per due volte ha vinto il Player of the Month, a novembre e ad aprile, unico a riuscirci insieme al bomber del Palermo Pohjanpalo. Per la stagione fatta avrebbe probabilmente meritato anche il premio di MVP del campionato (andato ad Adorante del Venezia) ma nella top XI della Serie B il suo nome governa senza alcun dubbio il centrocampo. Sulla cavalcata eroica del Frosinone, quindi, c’è la firma di Jack Calò.
Parlando dell'altro grande protagonista, bisogna riavvolgere nuovamente il nastro: stadio Alberto Braglia, sabato 18 aprile 2026, 35° giornata di campionato. A inizio ripresa il Frosinone è sotto sul campo del Modena per il gol sul finire del primo tempo di Massolin. Nell’anticipo di venerdì il Monza ha superato la Samp a Marassi e ha momentaneamente messo tre punti di margine sui ciociari. Contemporaneamente alla partita di Modena, a Bari il Venezia segna tre gol e si riprende la testa della classifica. È il momento che potrebbe decidere il campionato, decretando la fine della corsa alla promozione diretta per il Frosinone.
A questo punto emerge il carattere della squadra di Alvini, a questo punto sale in cattedra Fares Ghedjemis. Al minuto 52 raccoglie un passaggio sul limite destro dell’area di rigore avversaria, la sua posizione preferita, si accentra e lascia partire un sinistro che, complice una deviazione, beffa il portiere dei canarini.
Al minuto 60, Kvernadze sfonda sulla fascia sinistra saltando secco Beyuku, mette la palla tesa a rimorchio e sulla deviazione di Raimondo il più veloce a correggere la palla in rete è proprio Ghedjemis con un colpo di tacco che unisce abilità tecnica a rapidità di pensiero e istintività. La partita viene dunque ribalta con un uno-due devastante. Il resto, dopo quella partita, è ormai storia, con una promozione in Serie A su cui c’è ben forte l’impronta di Fares Ghedjemis.
Che sarebbe stata una stagione diversa lo si era capito sin da subito. Ghedjemis ha aggredito la stagione mettendo a ferro e fuoco le difese della Serie B sin dalle prime battute. Non a caso, il primo Player of the Month del campionato è andato proprio all’attaccante esterno algerino, che a fine settembre contava già 2 assist e 3 gol. A fine stagione sarà lui il bomber dei ciociari con ben 15 reti, a cui vanno aggiunti 3 assist in 37 partite, a dimostrazione dell’insostituibilità dell’attaccante nella produzione offensive della squadra.
Un’esplosione su cui in pochi avrebbero scommesso, tranne mister Alvini. D’altronde la sua miglior stagione, almeno in termini realizzativi, era stata quella al Vannes, in quarta divisione francese, con cui aveva collezionato 6 reti in 16 presenze. Ghedjemis viene da annate in chiaroscuro, in cui le qualità si sono intraviste ma solo in potenza: il talento è fuori discussione ma, un po’ per la giovane età e un po’ per qualche vezzo estetico di troppo sul campo da gioco, l’esterno classe 2002 non ha mai convinto fino in fondo.
Arrivato dal Rouen, club di Championnat National 1 - la terza lega francese - durante la sessione di calciomercato di gennaio nella stagione 23-24, l’impatto con la Serie A è stato molto difficile, considerando anche che il Frosinone si apprestava a vivere un girone di ritorno dal finale drammatico; proseguendo, nella stagione seguente non è riuscito a convincere a pieno nessuno dei tre allenatori che si susseguono sulla panchina dei ciociari. In mezzo, anche una frattura del metacarpo che lo tiene out per oltre un mese. A fine anno saranno solamente 2 reti in 21 partite e un talento che stenta a decollare.
Quest’anno, la svolta. Alvini lo mette subito al centro del progetto: nel 4-2-3-1 del tecnico toscano, è lui l’esterno offensivo a piede invertito sulla fascia destra. Ghedjemis ha libertà di accentrarsi e puntare l’area di rigore, potendo contare su un cambio di passo e su una rapidità nel tocco palla fuori giri per le difese avversarie. Alla prima di campionato arriva subito un assist per il primo gol stagionale dei ciociari; il primo gol arriva alla quarta contro il Sudtirol, a cui seguono altre due reti consecutive. Da lì in poi il talento non smetterà di brillare, guidando la squadra in una cavalcata che ha vissuto anche e soprattutto dei suoi sprazzi e delle sue giocate decisive.
Ora, dopo una stagione formidabile, il banco di prova definitivo: il Frosinone sarà pronto per la Serie A?
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