
Roma-Lazio 2-0, Considerazioni Sparse
La doppietta di Gianluca Mancini decide il derby di ritorno e consente alla Roma di tornare al quarto posto.
La Serie A 2025/26 sembra non voler smettere di essere una corsa al ribasso tra squadre che le provano tutte per non qualificarsi in Champions League. Oggi è toccato alla Juventus, sconfitta in casa da una Fiorentina che non aveva più nulla da chiedere al campionato. Ironia della sorte, due mesi e mezzo fa era stata la Roma - che oggi beneficia del passo falso dei bianconeri per tornare al quarto posto - ad iniziare il festival delle follie facendosi rimontare in casa nei minuti finali dalla squadra di Spalletti e vanificando a marzo tutto il vantaggio accumulato fino a quel momento. È stata poi la volta del Milan, che ha dilapidato un vantaggio enorme salvo vincere oggi a Genova e piazzare l'allungo forse decisivo per la qualificazione in Champions, e questo ha inguaiato nuovamente la Juventus e ridato linfa vitale alla Roma. Ad una giornata dal termine la classifica recita Allegri e Gasperini a quota 70 (i giallorossi non raggiungevano questa quota di punti dalla stagione 2019/20), Spalletti e Fabregas a quota 68.
Se dal canto suo la Roma di Gasperini arriva all'ultima giornata padrona del suo destino è merito della quarta vittoria consecutiva, ottenuta in un derby che i giallorossi hanno giocato da grandi favoriti ma che poteva presentare numerose insidie come tutte le stracittadine. Il tecnico di Grugliasco ha proposto uno schema con tre centrocampisti puri, preferendo El Aynaoui a Soulè, che tuttavia non ha dato i suoi frutti nel primo tempo. Dall'altro lato Sarri - regolarmente in panchina nonostante i proclami di diserzione - ha preparato molto bene la contesa nonostante le assenze e la stanchezza per la finale di Coppa Italia persa contro l'Inter. Sono stati proprio i biancocelesti a fare meglio nel primo tempo, sfiorando il gol sia con Gila che con Noslin, mentre la Roma è sembrata quasi sempre sotto ritmo ed in difficoltà nel servire Wesley e Malen.
Eppure, la Roma l'ha risolta ancora una volta, segnando di nuovo due gol su calcio piazzato. In entrambi i casi ci ha pensato Gianluca Mancini - avvezzo ai gol pesanti e ai gol contro una tifoseria avversaria che lo detesta - al 42° e al 66°. I due gol hanno tagliato le gambe alla Lazio che già dopo il primo svantaggio era apparsa incapace di cambiare il copione della partita, anche grazie al solito crescente nervosismo. I giallorossi poi, dopo i primi 45' abbastanza opachi, nel secondo tempo sono riusciti a sfruttare bene Paulo Dybala, apparso in crescita rispetto alle ultime uscite ed in attesa di definire la questione rinnovo. In una giornata deludente dal punto di vista dell'intensità e delle trame di gioco, la Roma è riuscita ad appoggiarsi bene sull'argentino e sul suo prezioso lavoro di protezione palla.
Che la partita poi si incanalasse verso il 2-0 lo hanno dimostrato anche i due rossi sventolati da Maresca - poco protagonista fino a quel momento e quindi ansioso di rimediare - ai danni di Rovella e Wesley e le numerose scaramucce che hanno caratterizzato una partita sostanzialmente molto brutta. Fatto sta che dopo un marzo ed un inizio di aprile estremamente negativi, in pochi pensavano che la Roma sarebbe arrivata agli ultimi 90' della stagione in grado di giocarsi ancora l'accesso in Champions League, men che meno che potesse arrivarci da quarta in classifica. Gli uomini di Gasperini dovranno ora andare a vincere in casa del Verona già retrocesso, cosa che può essere considerata facile solo da chi non conosce la storia dei giallorossi. La partecipazione in Champions League manca da ormai otto anni, e mai la Roma in questo lasso di tempo era arrivata così vicina al traguardo, ma la poca brillantezza vista oggi suggerisce prudenza in vista del confronto con il Parma.
L'ultimo aspetto da considerare riguarda tutto ciò che ha preceduto questo derby, fra calendari intasati, partite spostate al lunedì, poi rimesse alla domenica e poi anticipate di una decisiva mezz'ora, a dimostrazione che i problemi dal calcio italiano nascono nei palazzi del potere ancor prima che sul campo. Era molto difficile far peggio del derby di andata - piazzato di domenica alle 12.30 con 35 gradi per sedicenti motivi di ordine pubblico - eppure i nostri eroi che gestiscono la Lega Serie A ci sono riusciti. E non tanto per l'orario della partita, quanto piuttosto per le tempistiche. Il problema nasce dalla scelta folle di piazzare il derby di Roma il giorno della finale degli Internazionali di tennis e prosegue con la mancata decisione subito dopo la qualificazione della Lazio in finale di Coppa Italia (che tale Simonelli ha definito, con grande mancanza di rispetto verso i biancocelesti, "inaspettata"), in un teatrino che - fra ricorsi della Lega Serie A addirittura contro la prefettura di Roma - ha portato i tifosi di 10 squadre su 20 a non sapere, fino al giovedì sera, quando avrebbe giocato la loro squadra del cuore in quel weekend. Capisco che i tifosi in Italia siano visti solamente come un intralcio, ma la gestione di questa settimana va oltre il ridicolo anche per gli incompetenti che gestiscono il calcio italiano, anche perché oltre che i tifosi si danneggia tutto il sistema a livello economico. Strano, anzi, che nessuno abbia proposto di giocare il derby a Perth o negli Stati Uniti.
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