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Hannover Bundesliga
, 15 Maggio 2026

Tra lotta promozione e anniversari: un giorno allo stadio ad Hannover


In occasione del 130° anniversario dalla fondazione dell'Hannover siamo stati in tribuna per la sfida promozione contro il Paderborn.

Quando ero piccolo e il mio processo di avvicinamento al mondo del calcio avveniva anche grazie ai videogiochi, ricordo che mi colpì molto il fatto che molti club tedeschi avessero delle cifre nel nome. È il caso del Mainz 05, dello Schalke 04 e dell’Hannover 96, che una quindicina di anni fa militava regolarmente in Bundesliga.

Da bambino ero molto affascinato dai numeri, prima che a scuola li mischiassero con lettere e altri strani simboli, ma incredibilmente non avevo mai collegato quell'ultima cifra con il 1896, anno in cui fu fondato il club della capitale della Bassa Sassonia.

Svariati anni dopo mi sono ritrovato improvvisamente a trasferirmi proprio ad Hannover per lavoro e – ancora prima di documentarmi sui nuovi colleghi o cercare casa – ho pensato bene di andare a vedere che fine avesse fatto la squadra di calcio locale, che non vedevo in Bundesliga da un po’. Ho così scoperto che l’Hannover 96 milita da ormai sette anni nella Zweite Bundesliga, la seconda serie del calcio tedesco. Ho anche scoperto che 96 stava appunto per 1896 e che durante la mia permanenza il club avrebbe compiuto 130 anni.

I neroverdi (che in realtà sono soprannominati ‘Die Roten’, i Rossi, perché giocano con una maglia rossonera figlia di una fusione nei loro primi anni di storia) sono retrocessi per l’ultima volta al termine della stagione 2018/2019 e da lì in poi non sono mai andati oltre il sesto posto in seconda divisione, con grande frustrazione del calorosissimo pubblico della Niedersachsen Arena.

Quest’anno, però, la squadra allenata da Christian Titz ha sempre navigato nei piani alti della classifica. Quando sono arrivato qui a febbraio capolista era lo Schalke 04 di Edin Dzeko con 43 punti, seguito dal Darmstadt 98 a 42 e dalla coppia Hannover 96 ed Elversberg a 41, col Paderborn a chiudere con 40 punti una zona promozione molto incerta.

Al mio arrivo in Germania ho scoperto purtroppo che 2/3 settimane di preavviso per trovare un biglietto non bastano. Nonostante l’impianto cittadino – che nel 2006 ospitò l’esordio dell’Italia ai Mondiali contro il Ghana – possa contenere quasi 50.000 persone, trovare un biglietto è estremamente difficile dato l’alto numero di abbonati e la grande passione che si respira in città. Tutto, infatti, nella capitale della Bassa Sassonia - secondo land più grande di Germania - richiama i colori sociali dell'Hannover 96. Sarà il fatto che in città c'è moltissimo verde, o i drappi con i colori sociali che sventolano davanti a molti edifici, ma si capisce subito che si tratta di una città che tifa esclusivamente per la squadra locale salvo pochissime eccezioni.

Lo stadio si trova accanto al Machsee, lo splendido lago nel centro di Hannover.

Un mese dopo il mio arrivo era in programma il derby contro l’Eintracht Braunschweig (squadra della seconda città più grande del land, a neanche un’ora di treno da Hannover) e anche lì, impossibile prendere dei biglietti. Tuttavia ho deciso di provare ad andare fuori dallo stadio per respirare l’atmosfera di quello che è un derby molto più sentito di quanto pensassi.

Fuori dallo stadio si vendono anche sciarpe che insultano esclusivamente l'Eintracht Braunschweig.

E le aspettative non sono state deluse. Lo stadio (anche HDI-Arena) si trova all’interno di una bellissima area verde che parte dal Machsee, il lago cittadino, ed arriva nella zona di Waterlooplatz, a poca distanza dal Neuen Rathaus, l’edificio più bello di Hannover. Il grande afflusso di pubblico è iniziato ore prima della partita, in una cornice molto bella. Dai luoghi citati, l’avvicinamento avviene attraverso una serie di viali pedonali (quasi nessuno va allo stadio in macchina qui) dove ho incredibilmente trovato panini – i tradizionali bratwurst – e birre a prezzi molto più bassi rispetto all’Italia.

Il corteo dei tifosi verso lo stadio col Municipio moderno sullo sfondo.

Non avendo il biglietto mi sono dovuto fermare da NordKurve – un pub di tifosi fuori dalla curva, cuore del tifo neroverde, che però in realtà si chiama Rote Kurve. Questo pub, oltre a trasmettere la partita che si svolge a neanche cento metri di distanza, è tappezzato di maglie e foto storiche dell’Hannover 96. Ci sono singole zone dedicati a grandi giocatori del passato, ad esempio Per Mertesacker, prodotto del vivaio neroverde e che ha collezionato 82 presenze in prima squadra fra il 2003 ed il 2006. Quando nel 2018 si è ritirato, l’ex capitano di Arsenal e nazionale tedesca ha deciso di disputare proprio ad Hannover la partita di addio.

La partita – bruttina, per la verità – è finita 1-0 per l’Hannover 96 che ha mantenuto vivo il sogno promozione, ma a catturare la mia attenzione è stata piuttosto la full immersion nel passato e nella cultura della squadra della città che mi sta ospitando.

La storia dei neroverdi, come ho avuto modo di scoprire, non è una storia di campioni né di successi. La squadra ha vinto solo due campionati in 130 anni di storia, tra l’altro entrambi prima della nascita della Bundesliga, uno nel 1938 e uno nel 1954.

Murales fuori dallo stadio che ricorda i tre trofei vinti dall'Hannover 96: oltre ai due campionati citati c'è la Coppa di Germania del 1992.

Il titolo del 1938 fu vinto nella Bundesliga dell’epoca, la Gualiga. Tale competizione fu il livello più alto del calcio tedesco dal 1933 al 1945. Le Gau erano le suddivisioni amministrative della Germania nazista: ognuna aveva il proprio campionato e le vincitrici si affrontavano successivamente per determinare il campione di Germania. Gli anni trenta furono dominati dallo Schalke 04, che dal 1933 al 1940 vinse sei titoli su otto. Uno glielo strappò proprio l’Hannover 96, battendoli in finale nel 1938. La partita finì 3-3 e allora non erano previsti i rigori dopo i supplementari. La squadra della Bassa Sassonia si impose quindi nella ripetizione – sempre ai supplementari – in un pirotecnico 4-3.

Nel 1954, invece, la situazione del calcio tedesco già rifletteva la divisione del paese. Nell’Est venne creato un unico campionato nazionale – la DDR-Oberliga – col classico girone all’italiana; nell’Ovest, invece, furono creati cinque gironi nazionali: l’Oberliga-Nord nella zona di occupazione inglese, l’Oberliga Sud in quella americana e l’Oberliga West e quella Sudwest a metà fra la zona di occupazione inglese e quella francese. Infine fu creata la quinta Oberliga della Germania Ovest, quella di Berlino, che di fatto comprendeva solo quei pochi quartieri dell’ex capitale che non erano finiti sotto il controllo comunista.

Dal 1945 al 1963, le prime due classificate di questi cinque gironi, poi, si sfidavano in un successivo campionato tedesco occidentale di livello nazionale. L’Hannover 96 fu collocato nell’Oberliga Nord, che in quegli anni fu dominata dall’Amburgo, vincitore di 14 edizioni su 16. Tuttavia, raramente la squadra vincitrice dell’Oberliga Nord riuscì ad imporsi poi come campione di Germania.

Ci riuscì, però, proprio l’Hannover 96 nel suo unico successo, appunto, nel 1954. I neroverdi batterono 5-1 il Kaiserslautern nella finale nazionale con un risultato a sorpresa, dato che in quest’ultima compagine militavano gran parte dei giocatori che pochi mesi dopo sarebbero scesi in campo a Berna per regalare alla Germania Ovest la sua prima Coppa del Mondo.

La città di Hannover si collega poi al calcio per una sua particolarità: è una città a grande tradizione fieristica. Prima della Coppa UEFA, in Europa si giocava la Coppa delle Fiere, una competizione internazionale fra città, appunto, fieristiche. L’Hannover 96 partecipò all’edizione 1958-60 (curiosamente giocata su più di due anni così come l’edizione precedente) venendo eliminato al primo turno dalla Roma, che poi vinse l’edizione successiva in cui i neroverdi furono eliminati invece dall’Inter.

Nel 1963, poi, il calcio tedesco fu rivoluzionato andando ad assumere il format con cui lo conosciamo oggi, ovvero una prima divisione a girone unico chiamata Bundesliga. Il campionato, allora a 16 squadre, fu composto da un numero predefinito di compagini provenienti dalle cinque Oberliga preesistenti fra le quali non era presente l’Hannover 96. I neroverdi, infatti, erano arrivati noni nell’ultima edizione dell’Oberliga Nord e per quel girone furono scelte l’Amburgo, il Werder Brema e gli odiati rivali dell’Eintracht Braunschweig.

Dopo un’immediata promozione, l'Hannover 96 passò un decennio consecutivo in Bundesliga, salvo poi retrocedere di nuovo nel 1973/74, un esito diverso in un altro anno glorioso per il calcio tedesco. Da quel momento e fino all’inizio degli anni duemila, però, la prima squadra cittadina ha militato quasi esclusivamente in seconda divisione, uscendo dai riflettori del calcio tedesco.

Eppure in quel periodo, accanto al punto più basso della storia dei neroverdi – la retrocessione in Regionalliga (terza serie del calcio tedesco) nel 1995/96 – l’Hannover ha anche conquistato l’unico trofeo della sua storia recente vincendo la Coppa di Germania nel 1991/92 pur militando allora in Seconda divisione. Una curiosità: i neroverdi vinsero sia la semifinale contro il Werder Brema che la finale contro il Borussia Monchengladbach ai calci di rigore, ed entrambi i rigori decisivi furono segnati dal portiere Jorg Sievers, precursore dei grandi portieri-rigoristi tedeschi come Butt e soprattutto Neuer.

Nella stagione successiva, quindi, l’Hannover 96 disputò la Coppa delle Coppe pur essendo in seconda divisione. Purtroppo un sorteggio beffardo li mise contro proprio al Werder Brema – ammessa in quanto detentrice della coppa – che li eliminò in doppio confronto molto tirato. Gli anni Novanta, come scritto, segnarono sia il punto più alto che quello più basso della storia recente della squadra sassone, ma furono anche il preludio al ritorno in Bundesliga che avvenne finalmente nella stagione 2002/03.

I neroverdi riuscirono nell’impresa di disputare ben sedici stagioni consecutive in prima divisione, ma nonostante questo periodo rappresenti il momento più alto legato allo sport – con le due qualificazioni di fila in Europa League fra il 2010 ed il 2012 – non si può comunque ignorare quello più buio, legato alla tragedia di Robert Enke.

Il portiere classe '77 era titolare e capitano dell’Hannover 96, che lo aveva acquistato nel 2004 dopo alcune avventure infelici tra Spagna e Turchia. In Bassa Sassonia, Enke ritrovò la titolarità perduta altrove e conquistò anche la nazionale maggiore, dove giocò da titolare gran parte delle partite di qualificazione ai mondiali in Sudafrica. Purtroppo però Enke non vide mai quel Mondiale, perché il 10 novembre 2009 decise di togliersi la vita. Tre le altre cose, troppo grande il dolore per la perdita della figlia di due anni, ma la vicenda meriterebbe un approfondimento più ampio e più competente sugli effetti devastanti che aspettative e critiche possono avere sulla salute mentale dei calciatori.

Nonostante gli ottimi risultati ad inizio decennio – in cui l’Hannover 96 riuscì a completare un’intera stagione senza mai perdere in casa in campionato e ad eliminare dall’Europa League squadre come il Siviglia – al termine della stagione 2015/16 arrivò la retrocessione in Zweite Bundesliga. Dopo un’iniziale risalita, il club neroverde è retrocesso nuovamente tre anni dopo, e da allora ha sempre navigato a metà classifica della seconda serie, quest'anno escluso.

In realtà l’Hannover 96 è più di casa in Zweite che in Bundes, con ormai 30 stagioni disputate nella seconda divisione. Inoltre è sicuramente vero che una squadra che fa costantemente sold out in ogni partita casalinga e che rappresenta un grande capoluogo meriterebbe un palcoscenico migliore ma va sottolineato come che nella seconda divisione siano presenti molte squadre storiche come Bochum, Kaiserslautern e Schalke 04 ed altre squadre che rappresentano città molto importanti della Germania come Dynamo Dresda, Fortuna Dusseldorf e il Norimberga.

In ogni caso, la storia un po’ sfortunata dell’Hannover 96, unita all’enorme passione che si respira per la città (che è davvero tappezzata da simboli neroverdi un po’ ovunque), me l’hanno fatta subito prendere in simpatia, e dopo il derby vinto contro il Braunschweig ho cercato di adoperarmi di più alla ricerca di un biglietto, che alla fine ho ottenuto per la sfida in alta quota contro il Paderborn di sabato 18 aprile.

Un brutto pareggio casalingo contro la sorpresa Elversberg, infatti, ha fatto scendere l’Hannover 96 in terza posizione, quattro punti sotto il secondo posto che garantisce la promozione diretta, posizione occupata proprio dal Paderborn, con i bianconeri dell’Elversberg al quarto posto a -1 dai neroverdi.

La partita contro il Paderborn – che tra l’altro è quasi un derby per la breve distanza che divide la due città ma senza che ci sia una particolare rivalità – era quindi sia una sfida promozione sia l’occasione perfetta per festeggiare i 130 anni di storia dell’Hannover 96, visto che l’anniversario della fondazione era stato la settimana prima.

Il marito di una mia collega, abbonato in curva, mi ha trovato un biglietto ed è stato così gentile da invitarmi anche alla parata prepartita che si è svolta dalla stazione centrale fino allo stadio, lungo un percorso di qualche chilometro in cui si sono alternati striscioni e cori, sempre accompagnati da numerosi fumogeni neroverdi e da moltissima birra.

Giunti in prossimità dello stadio, poi, ho notato un gruppo di ragazzi molto giovani, molto atletici e tutti vestiti nello stesso modo. Appena l’ho fatto notare mi è stato risposto che si trattava semplicemente della squadra, che è quindi entrata nello stadio passeggiando a piedi fra i tifosi e senza nessun tipo di scorta.

In generale, il prepartita è stato davvero interessante: il rumore prodotto dai tifosi neroverdi è stato molto bello da vedere e ha reso bene sia l’attaccamento ai propri colori che il supporto per la squadra. Inoltre, il marito della mia collega mi ha fatto un grande trattato sulla storia dell’Hannover 96 – che ho in parte riportato qui – e sul calcio tedesco in generale, anche ponendo spesso l’accento su temi sociali e ribadendo una grande verità: che per capire appieno il posto in cui si vive bisogna andare a vedere una partita della squadra locale.

La partita, invece, è stata ovviamente sui livelli di una seconda divisione, anche se ad un tasso tecnico non eccezionale ha fatto da contro altare un’intensità che raramente si vede nella nostra Serie B e uno spettacolo sugli spalti davvero eccezionale che ha rispecchiato a pieno le mie aspettative sul tifo tedesco.

La coreografia, qui vista da dietro, ha ripercorso tutti i 130 anni di storia dell'Hannover 96.

I tifosi dell’Hannover 96 hanno preparato una bellissima coreografia in due atti. Prima, grazie anche alla struttura tipicamente tedesca dello stadio che lo consente, hanno alzato un drappo sul quale hanno raffigurato i momenti più importanti della storia del loro club (trasmessi anche sui maxischermi) e poi, una volta calati questi drappi, per tutto il primo tempo lo stadio è rimasto colorato di nero, bianco e verde.

Primo tempo che, purtroppo, si è concluso con il Paderborn in vantaggio. Il 96, infatti, è partito forte e ha sfiorato il gol in almeno tre occasioni ma al termine della prima frazione una serie di disattenzioni difensive hanno portato al gol del vantaggio ospite siglato da Felix Götze.

Nella ripresa invece il copione è stato l’opposto. Il Paderborn a macinare gioco e sfiorare il raddoppio, mentre l’Hannover 96 ha trovato il pari un po’ dal nulla con un colpo di testa del centravanti Källmann ad un quarto d’ora dalla fine.

Un pareggio che sicuramente va meglio al Paderborn, che tuttavia ha da recriminare visto che se avessero mantenuto il vantaggio – e se avessero concretizzato una delle molte chance per fare il secondo gol – sarebbero andati a +7 chiudendo probabilmente il discorso promozione. Per i tifosi dell’Hannover 96, invece, delusione palpabile all’uscita dallo stadio, festa rovinata e consapevolezza che, se tutto andrà bene, quest’anno gli toccheranno al massimo i playoff promozione.

Proprio nello stesso pomeriggio del 18 aprile, poi, anche la situazione playoff si è complicata lato Bundesliga. Nella giornata che ha dato il primo verdetto della stagione – ovvero la vittoria del 34° titolo del Bayern Monaco – la corsa al terzultimo posto della prima divisione (chi arriva terzultimo fa lo spareggio con la terza della Zweite) si è complicata: l’Amburgo ha perso il Nordderby contro il Werder Brema ed è tornato nel gruppone per la corsa alla sedicesima posizione anche il Wolfsburg, in quello che per i neroverdi sarebbe un altro derby.

Curiosità: come si capisce dalla schiena di questo tifoso, le tifoserie di Hannover 96 e Amburgo sono molto amiche. Inoltre, i neroverdi sono gemellati con la tifoseria dell'Arminia Bielefeld.

Rientrando in ufficio il lunedì successivo, però, un collega mi ha esposto il ragionamento del figlio - anche lui tifosissimo del 96 - che prende in considerazione le quattro giornate di Zweite rimanenti. Se l’Hannover 96 le vincesse tutte, mi diceva, probabilmente riuscirebbe a centrare la promozione diretta visto il difficile calendario del Paderborn.

Mi sembrava un’ipotesi abbastanza irrealistica, anche perché io avevo visto il Paderborn molto meglio dell’Hannover 96, ma il weekend successivo i tasselli hanno iniziato a girare in favore della squadra allenata da Titz. I neroverdi hanno vinto in trasferta a Karlsruhe con due gol negli ultimi minuti (a proposito, occhio al talentino giapponese Yokoda…), mentre il Paderborn ha sprecato un altro match point facendosi rimontare in casa dallo Schalke 04 da 2-0 a 2-3. La squadra di Gelsenkirchen ha così chiuso il discorso prima posizione, mentre la situazione dietro vede il Paderborn a quota 58, i neroverdi a 57 e l’Elversberg a 56.

Siccome, però, le squadre che prendo in simpatia devono sempre incappare in qualcosa di surreale, la domenica successiva l'Hannover 96 ha gettato al vento un'occasione clamorosa pareggiando in casa contro il Munster ultimissimo in classifica. Non sono riuscito a trovare i biglietti - anche se nel frattempo ho scoperto che SKY Italia trasmette la Zweite Bundesliga - e probabilmente se lo avessi fatto avrei potuto davvero sentire la delusione. I neroverdi hanno approcciato questa sfida decisiva concedendo subito due gol, ma riuscendo a rimontare la partita siglando il 3-2 in rimonta quasi al 90°. Non paghi del pericolo corso, al terzo dei sette minuti di recupero si sono fatti a loro volta rimontare, gettando alle ortiche un'occasione che rischia di essere l'ultima.

Nel frattempo la sorpresa di giornata è arrivata dall'Elversberg (squadra di una città di neanche 13.000 anime che se andassero tutte allo stadio non lo riempirebbero), forse la squadra più divertente di tutto il campionato. I bianconeri hanno schiantato 5-1 proprio il Paderborn, superando in un colpo solo sia questi ultimi che il 96.

A due giornate dalla fine, quindi, la situazione per la corsa al secondo posto vede secondo proprio l'Elversberg a quota 59 punti seguito da Hannover 96 e Paderborn a 58. I neroverdi hanno ora due giornate per cercare di celebrare il loro 130° anniversario con una bella festa promozione che saluterebbe anche il mio arrivederci a questa città.

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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