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, 13 Maggio 2026

Atlético Madrid: l’arte della sofferenza e del rialzarsi


Per il quinto anno consecutivo l’Atlético Madrid non riesce ad aggiungere un trofeo nella propria bacheca, ma la stagione non bisogna essere pesata solamente su questo dato.

Questa volta Londra non è stata benevola. La terra d’Albione, spesso teatro di imprese leggendarie e notti europee indimenticabili, ha scelto di voltare le spalle all’Atlético Madrid. Non ha sorriso, non ha concesso sconti. E così la spedizione guidata da Diego Simeone si è fermata a un passo da quel gate immaginario che avrebbe spalancato le porte di Budapest, lasciando dietro di sé un misto di orgoglio e malinconia.

Un ritorno in semifinale di Champions League atteso nove lunghi anni, costruito con fatica, sudore e quella tipica identità cholista che non conosce resa. Ma proprio sul più bello, quando il sogno sembrava poter prendere forma, è arrivata la brusca frenata contro l’Arsenal, in una notte londinese che ha spento le ambizioni rojiblancas.

Eppure, ridurre questa stagione a quella sconfitta sarebbe ingiusto, quasi miope. Perché la verità è che l’Atlético Madrid ha costruito, passo dopo passo, un percorso solido, credibile, degno della sua storia recente. In Liga, a quattro giornate dal termine, i Colchoneros navigano con dieci punti di vantaggio sul Real Betis: un margine che rende la qualificazione alla prossima Champions poco più di una formalità.

Quattro partite, allora, che assumono un significato diverso. Non più battaglie decisive, ma un lungo, sentito commiato. Saranno le ultime apparizioni con la maglia rojiblanca di Antoine Griezmann, simbolo, leader e miglior marcatore nella storia del club. Un addio che pesa, che emoziona, ma che inevitabilmente segna anche la fine di un’epoca.

MADRID, SPAIN - APRIL 29: Antoine Griezmann of Atletico de Madrid during the UEFA Champions League 2025/26 Semi Final First Leg match between Atletico de Madrid and Arsenal FC at  on April 29, 2026 in Madrid, Spain. (Photo by Dan Mullan/Getty Images)
Antoine Griezmann lascerà l'Atletico Madrid e l'Europa quest'estate, raggiungerà la MLS con l'Orlando City.

La stagione era iniziata tra dubbi e incertezze: tre pareggi, due sconfitte e una sola vittoria nelle prime uscite avevano fatto temere il peggio. Ma è proprio nei momenti di difficoltà che l’Atlético Madrid ha sempre costruito la propria identità. E infatti, lentamente, la squadra ha trovato equilibrio, ritmo, convinzione.

Il bilancio, alla fine, parla chiaro: una semifinale di Champions League, una finale di Copa del Rey e una qualificazione europea mai realmente in discussione. Traguardi che raccontano una squadra viva, competitiva, capace di confrontarsi con le migliori realtà del continente.

Eppure, c’è quel dettaglio che non può essere ignorato. Per il quinto anno consecutivo, i Colchoneros chiuderanno la stagione senza trofei. Un’assenza che pesa come un’ombra sottile, un tarlo che si insinua nei pensieri. Una piccola cicatrice, quasi invisibile, ma reale, che porta inciso il ricordo della finale persa ai rigori contro la Real Sociedad a Siviglia, e quella notte londinese che ha interrotto il sogno europeo.

Ma sarebbe un errore fermarsi a queste cicatrici. Perché l’Atlético Madrid è molto più delle sue sconfitte. È una storia di resilienza, di cadute e di rinascite. Solo ventiquattro anni fa navigava nelle acque della Segunda División, lontano dai riflettori, lontano dai grandi palcoscenici. Oggi, invece, guarda negli occhi le potenze del calcio europeo senza abbassare lo sguardo.

Crescere nella stessa città del Real Madrid, la squadra più vincente della storia, avrebbe potuto schiacciare chiunque. Ma non l’Atlético, non questa squadra, non questa gente. I Colchoneros non tremano, non arretrano, non si piegano: rimangono in piedi e combattono. Perché se è vero che Londra ha portato via una finale, è altrettanto vero che ha lasciato qualcosa in eredità. Due certezze: Marc Pubill e Koke.

Il numero 6, capitano e anima dell’Atlético Madrid, indossa questa maglia da ventisei anni. Da quando era poco più di un bambino, appena nove anni, con sogni troppo grandi per essere contenuti e un pallone tra i piedi come unica bussola. Oggi, a 35 anni, quel bambino è diventato uomo, con sempre i Colchoneros nel destino, ma soprattutto è diventato un simbolo. In mezzo al campo ha dettato tempi e imposto la propria presenza con un’autorità fatta di sguardi, contrasti e scelte sempre lucide. Ha dominato senza bisogno di alzare la voce, lasciando che fosse il gioco a parlare per lui.

Koke non è soltanto un capitano. È memoria viva, è continuità, è appartenenza pura. In ogni pallone toccato, in ogni corsa, in ogni gesto, si percepisce il peso di una storia che non ha mai tradito. Ha attraversato epoche, compagni, battaglie e trionfi, rimanendo sempre lì, fedele, immobile nella sua essenza.

Amare questi colori, per lui, non è mai stata una scelta. È stata una condizione naturale, inevitabile. Come respirare. Come lottare. Come non arrendersi mai.

E forse è proprio per questo che, oggi più che mai, rappresenta la perfetta reincarnazione dello spirito rojiblanco: un uomo che non ha semplicemente vestito questa maglia, ma che è diventato, nel tempo, la maglia stessa.

Pubill un anno fa correva sulla fascia destra con la maglia dell’Almeria in Segunda División. Oggi, invece, si erge come un gigante nel cuore della difesa, dominando scenari prestigiosi come l’Emirates Stadium con una maturità sorprendente. La sua crescita è la fotografia perfetta dello spirito rojiblanco: adattarsi, soffrire, evolversi.

Pubill e Koke sono, in fondo, l’Atlético Madrid. Sono la prova vivente che le difficoltà non sono un limite, ma un passaggio. Che le cadute non definiscono, ma rafforzano. Che ogni ostacolo può diventare una spinta.

Ci saranno altre notti, altre sfide, altre gioie e altre delusioni. Ma ci sarà sempre quel cuore che batte più forte, quell’anima che non si arrende. Perché l’Atlético Madrid non è solo una squadra: è “un’otra forma de entender la vida”, è una promessa. E le promesse, prima o poi, tornano a essere mantenute.

  • Nato nel nuovo millennio in provincia di Torino. Appassionato di sport, romanticismo, scrittura e di tutto ciò che è argentino.

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