
Napoli-Bologna 2-3, Considerazioni sparse
Un Napoli che proprio non riesce a semplificarsi la vita: il Bologna gli infligge la seconda sconfitta stagionale tra le mura amiche, rispedendolo nella bagarre della lotta Champions.
Le ultime battute di campionato sono quelle utili per scrivere i finali delle venti storie che ci hanno tenuto compagnia ogni settimana dal mese di agosto: poche battute restano al Bologna, che il suo romanzo, classifica alla mano, lo avrebbe già bello che concluso, non avendo più bisogno di punti per insaporire una stagione da metà classe, se non per chiudere al meglio le ultime trame ed evitare un finale fin troppo scialbo, capace di rovinare il ricordo di una bella trama negli episodi passati. Ben altre esigenze avrebbe il Napoli, cui servirebbero almeno tre punti per avere la certezza della qualificazione alla Champions League e programmare, con maggiore tranquillità, ciò che sarà per la prossima stagione. Se però c'è qualcosa al quale è allergica la capitale nazionale del melodramma, quello è di certo un finale tranquillo, tesa com'è ad una vita spericolata come quella cantata dall'emiliano Vasco.
Perciò ecco che, contro ogni ragionevole proposito, è il Napoli la squadra a sembrare già in vacanza più che il Bologna, che è invece ben messo in campo e quantomeno centrato sul compito da svolgere sul prato del Maradona. È da ritmi da definire balneari (se non addirittura autolesionistici) la fase difensiva azzurra, che lascia a Bernardeschi tutti i metri e tutto il tempo di cui ha bisogno per sprigionare il suo pregevole sinistro e fulminare dal limite dell'area Milinkovic-Savic, sbloccando il risultato. A reagire alla scoppola, a sorpresa (ma forse no) ancora una volta è il Bologna, che si affaccia ancora in avanti con Juan Miranda, che prima centra il legno dalla distanza, poi è più reattivo di Di Lorenzo, tornato in campo dopo 100 giorni di assenza, e si guadagna così il rigore che Orsolini trasforma nello 0-2.
Nonostante l'errore, è proprio il capitano degli azzurri ad avere un sussulto d'orgoglio e, a cavallo delle due frazioni di gioco, prima si mette in proprio e accorcia le distanze, e poi pesca con un lancio lungo Højlund, il quale serve l'accorrente Alisson Santos per il pareggio dei padroni di casa. Una reazione frutto dell'orgoglio e della verve del brasiliano, tra i pochissimi pienamente positivi del Napoli, che di un copione tattico sul quale impostare la partita, che invece resta costantemente un mistero: è un Napoli, quello di questa sera, che fa una fatica immensa a muovere il pallone e risalire il campo, se non con prevedibili lanci lunghi verso Højlund, il quale però è quasi sempre anticipato da Lucumì, nelle poche volte in cui non si ritrova vittima della trappola del fuorigioco, bene applicata dalla linea del Bologna che d'altro canto gioca bene di reparto. In questo senso, particolarmente negativa risulta la gara di Lobotka, opaca controfigura del centrocampista illuminante che abbiamo ammirato nelle ultime stagioni, incapace di alcuno spunto capace di variare uno spartito fatto solo di pavidi passaggi all'uomo più vicino. Una giocata che magari non ti fa perdere palla, ma che dà tutto il tempo al Bologna di riorganizzarsi e di non farsi trovare impreparata.
Napoli-Bologna è stata, tra le altre, una partita tra due allenatori, Conte e Italiano, agli antipodi come carriere e filosofie di gioco, ma al momento anche come gestione del gruppo: se da un lato Italiano, in una stagione a dir poco complicata anche sotto quell'aspetto, qua ha dato comunque l'impressione di esser capace di trasmettere e far recepire le sue idee nonostante tutto (e nonostante l'assenza di motivazioni dei rossoblù), dall'altro lato Conte sembra aver smarrito quel carisma quasi da generale napoleonico che lo ha sempre contraddistinto, e che lo ha portato lo scorso anno a uno scudetto insperato e quest'anno a restare comunque lì, sempre nella piazza d'onore, nonostante le mille difficoltà incontrate nel corso della stagione. Una squadra spenta, molle, senza quella fretta di chiudere la pratica che si trasforma in furore agonistico, e per questo in balia degli eventi. E di Jonathan Rowe, che nel finale ha la capacità di sgasare e farsi trovare pronto per il colpo del 2-3 finale.
Per il Bologna una vittoria che sposta poco in classifica, se non per nutrire l'orgoglio e la passione dei tifosi, e d'altronde non è questo il cuore del gioco? Per il Napoli, invece, un'ulteriore passo falso, con la seconda sconfitta nelle ultime tre gare casalinghe in quello che era fino a poco tempo fa considerato un fortino inespugnabile sul quale costruire le proprie fortune. E un'ulteriore settimana di passione per una lotta Champions che sembrava conclusa, ma che il Napoli è riuscito, suo malgrado, a riaprire.
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