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Monaco Ligue 1
, 8 Maggio 2026

Il calcio nel principato di Monaco


Cosa vuol dire assistere ad una partita nel Principato di Monaco, il secondo stato più piccolo del mondo che non ha una propria nazionale di calcio.

Al campionato di calcio francese non prendono parte unicamente squadre francesi. Per una volta non c’entrano le infinite colonie che Parigi ha tuttora sparse per il mondo, che comunque danno vita a incontri alquanto esotici in Coupe de France, ma si parla dell’AS Monaco. Il club monegasco, infatti, data la mancanza di una federazione calcistica di casa, gioca da sempre da infiltrato in Ligue 1.

Secondo stato più piccolo del mondo, dietro soltanto al Vaticano, il principato di Monaco è secondo anche nella classifica dei più densamente popolati, grazie ai suoi 39.000 abitanti distribuiti su appena due chilometri quadrati di superficie. Giusto per avere un paragone, i sammarinesi sono più o meno tanti quanti i monegaschi, ma possono vantare un territorio trenta volte più grande. Il motivo principale dell’assenza di un campionato di calcio a Monaco è quindi estremamente concreto: non c’è spazio per più di una squadra professionistica.

Resta però da capire perché si sia scelto proprio il campionato francese (e non, ad esempio, la Serie A) e perché non esista nemmeno una rappresentativa monegasca. La risposta alla prima domanda è relativamente semplice: la situazione geopolitica e diplomatica tra i due paesi ha fatto sì che nel 1924, anno di fondazione del club, fosse naturale fare domanda di affiliazione alla FFF. Per rispondere alla seconda, invece, bisogna fare un paragone tra microstati.

In Liechtenstein, come a Monaco, un campionato di calcio non esiste, mentre una federazione (e quindi la nazionale) sì. Ciò comporta che il Vaduz, pur giocando nella prima serie svizzera, non possa beneficiare dei posti nelle coppe assegnati dalla UEFA agli elvetici, ma debba giocarsi l’accesso all’Europa attraverso la coppa nazionale del Liechtenstein, che conta solo sette partecipanti (in teoria, ma in pratica la situazione è tanto complessa quanto scrivere liechtensteiniano).

Per evitare di dover fare allo stesso modo, nel principato di Monaco si è deciso di rinunciare ad avere una propria federazione, e di conseguenza una nazionale di calcio ufficiale. Le sue veci, alla fine, le fa l’AS Monaco, che ha il compito di portare in alto il nome del principato all’estero. Una nazionale monegasca comunque esiste, anche se non riconosciuta da organi ufficiali, ed è composta prevalentemente da impiegati del famoso Casinò, che disputano sporadicamente match contro Lapponia, Vaticano, e simili.

Principato di Monaco che si prepara ad accogliere l'annuale Gran Premio di F1.

Il ruolo di "nazionale" del Monaco si nota anche da due particolari: la maglia e la proprietà. Il club è infatti posseduto per un terzo direttamente dalla famiglia Grimaldi, sovrana dello stato (e per i restanti terzi dal miliardario russo Dmitrij Rybolovlev). La divisa da gioco è poi frutto di un'idea della defunta principessa Grace Kelly che, con poca fantasia, semplicemente riprodusse i colori della bandiera monegasca separandoli da una linea obliqua. 

Monaco, si sa, è un paradiso fiscale. Se guadagni cifre considerevoli e contribuire al funzionamento dello stato sociale non è la tua passione, allora trasferirti nel principato è un’opzione più che concreta. Ciò, però, significa che all’interno dello stesso campionato giocano squadre che devono sottostare a regimi fiscali differenti. E allora cosa ne pensano gli altri club di Ligue 1? Beh, sicuramente non ne sono felici.

L’AS Monaco ha infatti un vantaggio enorme su tutte le proprie concorrenti. Mettiamo che la dirigenza voglia offrire uno stipendio annuale da dieci milioni di euro ad un giocatore per convincerlo a firmare: nel caso del Monaco, si dovranno sborsare praticamente solo i soldi promessi al giocatore mentre, se fossimo in un qualsiasi altro club di Ligue 1, l’uscita effettiva sarebbe grosso modo di dieci milioni più altri dodici o tredici di tasse. 

È chiaro che si tratti di una forma di concorrenza sleale, eppure non si è fatto molto per aggiustare la situazione. Anzi, a dire il vero una mossa da parte della lega francese c’è stata: il Monaco è stato costretto a versare una sanatoria di cinquanta milioni di euro; gesto che, più che altro, rappresenta un pericoloso precedente. Le lamentele degli altri club, giustamente, continuano.

Stade Louis II sulla destra, mimetizzato all'interno del principato.

Un altro modo in cui si potrebbe dire che il Monaco abbia ripagato la FFF è attraverso la propria academy: senza il club monegasco, probabilmente, la Francia non avrebbe due stelle sul proprio stemma. Henry, Mbappé, Petit, Trezeguet, Lilian Thuram sono tutti nomi di fenomeni dei bleues che sono usciti direttamente dal settore giovanile dei biancorossi, che è infatti considerato come uno dei migliori del pianeta.

L’impianto di allenamento, che per mancanza di spazio sorge su territorio francese, assomiglia più ad un hotel cinque stelle. I comfort non mancano, e i risultati senza dubbio si vedono, ma non è tutto oro quel che luccica. I metodi di reclutamento del Monaco sono stati più volte criticati e paragonati alla pesca a strascico, per via della scelta di preferire la quantità alla qualità (con tutto ciò che ne consegue, a partire dall’enorme pressione posta sui singoli giovani).

Tutto ciò che riguarda il Monaco, quindi, rientra nello straordinario. Un contesto unico al mondo che non potrebbe essere completo senza uno stadio altrettanto unico. Assistere ad una partita al Louis II è un'esperienza piuttosto particolare, e non solo per via del mutuo che bisogna aprire prima di ordinare un caffè nelle vicinanze.

Stade Louis II immerso nel quartiere di Fontvieille.

L'impianto, inaugurato nel 1985 dall'allora principe Ranieri III, è totalmente mimetizzato nel contesto del quartiere di Fontvieille, area costruita artificialmente sottraendo metri al mare. Per di più, personalmente non penso esista un altro stadio al mondo il cui campo sorge a diversi metri sopra il livello della strada. Sotto al terreno di gioco del Louis II, infatti, ci sono un parcheggio, una piscina olimpionica, campi da basket, uffici, spogliatoi multisport, e negozi. Dopo aver passato i controlli e aver mostrato il proprio biglietto, si ha l'impressione di entrare in un centro commerciale uscito direttamente dal secolo scorso.

Tuttavia, com'è facilmente intuibile dal fatto che nessun'altra squadra al mondo abbia fatto lo stesso, costruire un campo da calcio in erba naturale metri e metri sopra la strada non è stata la migliore delle scelte. La cura del manto erboso è estremamente difficoltosa in un contesto del genere, e ciò si traduce in condizioni di gioco piuttosto difficoltose, delle quali si lamentano spesso le altre compagini del campionato.

Interno del Louis II, al di sotto del terreno di gioco.

Un'altra piccola curiosità è rappresentata dal campo da gioco immediatamente adiacente: lo stadio Didier Deschamps. Inaugurato nel 2018, chiaramente in onore dell'ex centrocampista della Juventus ed attuale tecnico della Francia, il terreno è separato dal Louis II solo da una strada, ma appartiene al comune francese di Cap d'Ail. Il motivo dietro alla scelta del nome sta nel fatto che l'allenatore campione del mondo vive proprio nello stesso paese da una ventina d'anni.

Riguardo ai tifosi, origliando qua e là le conversazioni sugli spalti, presto si capisce che di monegaschi non ce ne sono così tanti. Tanto inglese, tedesco, e simili. D'altronde, i 18.500 seggiolini del Louis II rappresentano più di un terzo della popolazione del principato: impensabile che possano essere riempiti unicamente da locals. Il risultato, unito alla limitata capienza dell'impianto, è un'atmosfera decisamente spenta. C'è comunque da dire che il Monaco ha un discreto numero di supporters sparsi per la Francia, che rendono le partite in trasferta paradossalmente più movimentate di quelle casalinghe.

Stadio Louis II con i suoi iconici nove archi.

Per concludere, rimane una domanda che mi sono fatto proprio mentre sedevo su uno dei 18.500 seggiolini: esiste al mondo almeno un giocatore monegasco? La risposta è, giustamente, più o meno la stessa che vale per i sammarinesi: sì, ma si contano sulle dita di mezza mano. O forse su un dito solo. Attualmente si potrebbe citare Olivier Boscagli del Brighton, con un passato importante nel PSV, che tecnicamente è nato a Monaco ma ha fatto tutta la trafila delle giovanili con la Francia. Insomma, di Massimo Bonini nel principato non ce ne sono.

  • Nasce nel 2001 a Monza. Ha un santino di Ricardo Quaresma nel portafoglio. Grande fan dei gesti tecnici fini a sé stessi. Oltre al calcio, grande appassionato di musica triste e di film noiosi.

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