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MUNICH, GERMANY - MAY 06: Luis Enrique, Head Coach of Paris Saint-Germain, celebrates following his side's progression to the UEFA Champions League Final after the UEFA Champions League 2025/26 Semi Final Second Leg match between FC Bayern Monaco and Paris Saint-Germain at Football Arena Munich on May 06, 2026 in Munich, Germany. (Photo by Alex Grimm/Getty Images)
, 7 Maggio 2026

Bayern Monaco-Paris Saint-Germain 1-1, Considerazioni Sparse


Harry Kane risponde troppo tardi a Dembélé: al PSG basta il pari per raggiungere la seconda finale di Champions League consecutiva.

Bayern Monaco e Paris Saint-Germain, atto secondo ad una settimana di distanza dallo spettacolo che le due squadre probabilmente più forti d'Europa ci hanno offerto al Parco dei Principi. L'esito – al netto del gol del pareggio finale di Kane arrivato troppo tardi – è stato lo stesso, seppur arrivato per i parigini in maniera diversa. Se all'andata era stata una partita di continue fiammate che hanno portato al gol in quasi tutte le occasioni, al ritorno, nonostante lo stesso numero di tiri in porta della partita di andata, di gol ce ne sono stati solo due, all'inizio e alla fine di una partita molto diversa.

Il motivo va ricercato soprattutto nel diverso modo di interpretare il match della squadra di Luis Enrique, che nel giro di otto giorni è riuscita a giocare con la stessa efficacia due partite diametralmente opposte tra loro.

Se all'andata l'atteggiamento del PSG, così come quello del Bayern Monaco, era stato improntato alla volontà di sferrare un colpo in più dell'avversario anche in situazioni di vantaggio, stasera Dembélé e compagni hanno costruito una partita diversa, molto più attendista, meno spettacolare ma non per questo meno intensa. E al gol iniziale del Pallone d'Oro 2025 – dopo un'azione straordinaria di Kvaratskhelia che ha preso in velocità la difesa molto alta dei bavaresi –, la squadra di Vincent Kompany non è stata in grado di rispondere con la stessa veemenza ed efficacia dell'andata a causa dell'atteggiamento molto più guardingo e compatto del PSG.

Linee strette, tanta densità in mezzo al campo ma senza rinunciare ai continui raddoppi sulle fasce – Fabian Ruiz, ad esempio, ha seguito Olise letteralmente ovunque – grazie ad una condizione atletica semplicemente perfetta, questi gli ingredienti con i quali un Paris Saint-Germain più basso di una ventina di metri rispetto a martedì scorso ha imbrigliato un Bayern Monaco che è sembrato abbastanza a corto di contromisure.

Gli uomini di Kompany pur volenterosi, non sono mai riusciti ad arrivare a quelle conclusioni pulite nell'uno contro uno che avevano caratterizzato la partita di andata. Luis Diaz ha giocato una partita nel complesso migliore rispetto a quella di Olise, soprattutto dopo l'ingresso di Davies. Ma è stato costantemente raddoppiato dagli uomini di Luis Enrique ogni volta che riusciva ad eludere la prima pressione: una pressione che i parigini hanno invece applicato benissimo sui portatori di palla del Bayern riuscendo poi a ripartire in modo rapidissimo con le loro frecce offensive, tant'è che Neuer è stato più impegnato di Safonov.

Per il Bayern Monaco arriva quindi un'altra eliminazione sul filo del rasoio dopo quella contro l'Inter dello scorso anno e quella col Real Madrid di due anni fa. Tuttavia, al netto dei cinque gol segnati fra andata e ritorno, la squadra di Kompany è sembrata quella un po' più a corto di soluzioni fra le due. Oggi, contro un avversario che non ha lasciato gli stessi spazi dell'andata, i bavaresi non sono quasi mai sembrati lucidi nelle scelte.

Il Bayern è bellissimo da vedere e tremendamente efficace in attacco – chiude pur sempre una stagione positiva in cui ha segnato oltre 100 gol e raggiunto le semifinali di Champions – ma sembra una di quelle squadre che sanno interpretare, seppur in maniera fenomenale, un solo spartito. Quello spartito che va bene per il 95% delle partite e che tutto sommato era andato bene anche all'andata nonostante la sconfitta di misura, ma che nella partita di una settimana fa si era scontrato con un avversario che aveva interpretato il match in modo molto simile.

Stasera, invece, Luis Enrique, chiaramente forte del vantaggio ottenuto subito e che ha messo in mostra le uniche lacune del Bayern Monaco, ha impostato appunto una partita diversa. Se abbiamo già parlato di un'impostazione tattica più conservativa, ciò che ancora una volta ha impressionato dei parigini è stata l'incredibile condizione atletica, unita allo spirito di sacrificio dei suoi interpreti.

Quando Lucho è arrivato a Parigi tre anni fa, ha ereditato una squadra già molto forte ma dilaniata da continue manie di protagonismo dei suoi interpreti più celebri. Tre anni e una Champions League in più in bacheca, ciò che sorprende del PSG è il raddoppio di Kvara su Luis Diaz al 93esimo, a ricordarci che anche nell'epoca dei calciatori-aziende questo resta uno sport in cui vince chi è più squadra.

Il 30 maggio i parigini andranno a caccia della seconda Champions League consecutiva, in una sfida che vedrà contrapposti due allievi di Pep Guardiola, e troveranno un avversario che gioca in modo completamente opposto al Bayern: l'Arsenal di Mikel Arteta. La sensazione è che il Paris Saint-Germain saprà benissimo cosa fare anche contro di loro.


  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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