
Arsenal-Atletico Madrid 1-1, Considerazioni Sparse
All’Emirates l’Arsenal supera di misura l’Atlético Madrid con la rete di Saka allo scadere del primo tempo: i Gunners volano a Budapest!
Con un goal allo scadere della prima frazione, l’Arsenal strappa il pass per Budapest e torna a giocare una finale di Champions League a vent’anni dall’ultima apparizione. Un traguardo costruito con pazienza e qualità, dopo un avvio incerto che aveva lasciato spazio alle speranze dell’Atlético Madrid. I Gunners, però, sono cresciuti minuto dopo minuto, prendendo il controllo del gioco e imponendo il proprio ritmo.
La rete decisiva arriva poco prima dell’intervallo: Bukayo Saka è il più rapido di tutti ad avventarsi sulla respinta di Oblak, dopo un tiro di Trossard, e deposita in rete il pallone dell’1-0. Un gol pesantissimo, che indirizza definitivamente la qualificazione e certifica la maturità europea della squadra di Arteta. Nonostante le difficoltà delle ultime settimane, l’Arsenal si ritrova ora a competere su due fronti: la Premier League ancora aperta e una finale europea contro Paris Saint-Germain o Bayern Monaco.

L’Atlético Madrid esce dalla competizione con il rimpianto di una mezz’ora troppo passiva nel primo tempo. Eppure, l’approccio iniziale non era stato negativo. Nei primi quindici minuti, infatti, i Colchoneros avevano creato due occasioni importanti, entrambe nate dai piedi di Giuliano Simeone. Nella prima, il giovane argentino serve Julián Álvarez al centro dell’area, ma l’attaccante non riesce a coordinarsi al meglio. Poco dopo, è lo stesso Giuliano a tentare il tap-in su una respinta di Raya, trovando però l’opposizione decisiva di Rice, autore di un intervento difensivo fondamentale.
Occasioni che avrebbero potuto cambiare l’inerzia del match, ma che non sono state sfruttate, lasciando progressivamente spazio alla crescita dell’Arsenal.
La scelta tattica di Diego Simeone è stata chiara fin dall’inizio: blocco medio-basso, compatto, e ricerca del contropiede. Il 5-4-1 in fase di non possesso vedeva Giuliano Simeone abbassarsi fino a formare una linea difensiva a cinque, con Lookman e Griezmann adattati a esterni di centrocampo. Una strategia attendista, pensata per contenere e ripartire, che ha funzionato solo nella fase iniziale. Con il passare dei minuti, però, l’Arsenal ha preso il sopravvento, rendendo inefficace il piano dei Colchoneros.
Il 4-4-2 difensivo di Arteta si è rivelato solido e organizzato, praticamente impossibile da scardinare. Determinante anche l’impiego di Riccardo Calafiori, utilizzato in una posizione ibrida e intelligente, capace di occupare gli spazi centrali e aumentare la presenza offensiva nell’area avversaria. Una mossa che ha dato equilibrio e imprevedibilità alla manovra dei Gunners.
I numeri confermano la solidità dell’Arsenal: appena due reti subite nella fase a eliminazione diretta e nessuna concessa tra le mura amiche. Una difesa che si candida come la migliore d’Europa per organizzazione e continuità. Tuttavia, se da un lato la fase difensiva rappresenta un punto di forza evidente, dall’altro emergono alcuni limiti in attacco. La squadra di Arteta fatica a creare occasioni limpide, mostrando poca fantasia e imprevedibilità negli ultimi metri. Anche contro l’Atlético Madrid, le due reti complessive tra andata e ritorno sono arrivate su episodi: un rigore e un tap-in. Un dato che apre interrogativi in vista della finale: basterà questa concretezza minimale contro avversari del calibro di PSG o Bayern Monaco?
Tra le fila dell’Atlético Madrid, il grande assente è stato Julián Álvarez. L’argentino era atteso come l’uomo decisivo, colui che avrebbe potuto cambiare le sorti della sfida. Invece, è apparso isolato, poco preciso e raramente pericoloso. L’ex Manchester City ha probabilmente risentito del problema alla caviglia rimediato nella gara d’andata, che ne ha limitato movimenti e incisività. La sua sostituzione nel secondo tempo, insieme a quella di Griezmann, ha ulteriormente impoverito la manovra offensiva dei Colchoneros, privandola di qualità e fantasia. L’unico sussulto finale porta la firma di Sorloth, che però non riesce a concretizzare. Troppo poco per impensierire un Arsenal ormai padrone della partita e della qualificazione.
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