
Formula 1, GP Miami, Considerazioni Sparse
Andrea Kimi Antonelli vince la terza gara di fila davanti alle ritrovate McLaren. Per la Ferrari è profondo rosso.
Ci ha provato in tutti i modi Lando Norris ad insidiare la leadership di Kimi Antonelli nel Gran Premio di Miami, alla fine disputato sull'asciutto nonostante le catastrofiche previsioni meteo della vigilia, ma il pilota italiano è stato semplicemente perfetto nella conduzione della gara dopo il primo pit stop, cogliendo la terza vittoria consecutiva. Mai nessun pilota era riuscito a cogliere consecutivamente le sue prime tre vittorie in Formula 1: dopo un digiuno durato vent'anni, oggi grazie ad una gara capolavoro del pilota bolognese possiamo sentire l'Inno di Mameli per il terzo gran premio di fila.
Quella nel primo dei tre GP stagionali negli Stati Uniti è stata una vittoria molto diversa dalle due precedenti. Se il pilota 20enne aveva dominato dall'inizio alla fine in Cina, mentre in Giappone era stato scaltro a sfruttare la Safety Car di metà gara, qui a Miami ha compiuto una grandissima impresa portando sul gradino più alto del podio una Mercedes che per la prima volta in stagione non era la macchina più veloce in pista. La misura del lavoro eccezionale di Antonelli, poi, ce la fornisce il distacco inflitto al traguardo al ben più esperto compagno di squadra George Russell: 43 secondi, un'eternità.
La Mercedes si è confermata macchina più veloce sul dritto, fattore fondamentale nel permettere ad Antonelli di difendersi su Norris nella seconda parte di gara, ma per il resto è stata tutta farina del sacco del nostro Kimi. Persa la prima posizione in partenza in favore di Leclerc, dopo la prima Safety Car Antonelli è stato superato anche da Lando Norris, ma il pit stop anticipato di un giro gli ha permesso di rientrare subito alle spalle del britannico e di sopravanzarlo poi in pista grazie alle gomme più in temperatura.
A quel punto, nella seconda parte di gara è iniziata una battaglia sul filo dei millesimi tra i due, con Antonelli che ha dovuto lottare contro una macchina molto più difficile da gestire. Gli onboard e i dati della telemetria – uniti al passo nella sprint race di ieri conclusasi con la doppietta del team di Andrea Stella – ci hanno infatti restituito la fotografia di una McLaren che, grazie ai primi aggiornamenti stagionali, in questo weekend disponeva del miglior pacchetto aero-meccanico.
La Mercedes ha dato l'impressione di scivolare molto di più nei curvoni veloci di Miami, portando quindi ad un maggior surriscaldamento delle gomme posteriori contro cui Antonelli ha dovuto combattere. Alla luce di questo, aver tenuto dietro il campione del mondo per oltre trenta giri – non commettendo nessun errore nonostante il distacco spesso anche sotto il secondo – è allo stesso tempo una prova di forza e una dimostrazione di maturità incredibile per un pilota con neanche 30 gare in Formula 1.
Dietro la coppia Antonelli-Norris, poi, è successo di tutto e alla fine per il podio l'ha spuntata l'altra McLaren di Oscar Piastri, apparso però in ritardo rispetto al compagno di squadra. L'australiano, con un bel sorpasso su Leclerc a due giri dalla fine è riuscito comunque a prendersi il podio ma è sembrato adattarsi peggio alla versione rivoluzionata della macchina.
Chi, invece, non sembra aver colto i frutti dei propri aggiornamenti è la Ferrari. La prestazione nella sprint è stata buona solo da parte di Leclerc, mentre Hamilton è apparso molto più in difficoltà fin dall'inizio del weekend e oggi ha concluso in settima posizione una gara davvero anonima. Nella gara vera il monegasco è partito bene conducendo in testa i primi 15 giri, ma appena gli inseguitori hanno messo giù la potenza del motore Mercedes è stato risucchiato. A livello motoristico – in attesa, forse, di sbloccare cavalli ulteriori a partire da metà giugno – la Ferrari sembra non solo indietro ma anche in difficoltà nel capire come gestire e deployare l'energia nel corso del giro.
In ogni caso, col materiale a disposizione Leclerc stava facendo un gara di assoluto livello, considerando anche un errore al pit stop che lo ha costretto a passare molti giri dietro Russell (che per la macchina che ha è stato il peggiore di giornata), fino all'errore al penultimo giro: nel tentativo di riprendersi la terza posizione su Piastri si è girato finendo per toccare il muro e a dover rallentare fino ad essere ripassato dallo stesso pilota inglese della Mercedes e da Max Verstappen.
Un peccato ed un errore grave – come ha ammesso lo stesso pilota a fine gara – ma che sottolinea come, per l'ennesima volta, egli sia costretto a guidare ben oltre il limite per cercare di cavare il sangue dalla rape che la Scuderia gli mette a disposizione, e costretto ancora una volta ad inventarsi modi estremi sia per difendersi che per attaccare visto l'enorme gap di potenza con McLaren e Mercedes.
Oltre alla McLaren, poi, ad aver recuperato terreno sulla Ferrari c'è anche la RedBull di Max Verstappen. Gli aggiornamenti portati dopo la lunga pausa – in particolare l'ala posteriore mobile che consente di sopperire in parte alla mancanza di cavalli – sembrano aver dato anche entusiasmo al team austriaco, oggi autore con Verstappen di una strategia rischiosissima ma quasi obbligata dopo l'errore commesso al via dal pilota olandese che ha rischiato di speronare sia Antonelli che Leclerc.
In ogni caso la quinta posizione finale è sicuramente poco per accontentare Super Max e la direzione che potrà prendere la stagione della RedBull è ancora una grossa incognita.

Il resto del gruppo, poi, segue attardato ma con una novità importante: se nei primi due Gran Premi stagionali la Haas motorizzata Ferrari sembrava la quinta forza, ora il ruolo sembra appartenere più alla Alpine. Il team di Enstone, forte del motore Mercedes, ha chiuso bene in ottava posizione con Franco Colapinto (miglior piazzamento in carriera) rifilando ben 40 secondi al team americano.
In mezzo fra i due, poi, si è inserita la Williams, con Sainz ed Albon entrambi a punti dopo un inizio di stagione complicatissimo In generale 7 delle 10 macchine a punti sono motorizzate Mercedes e non è un caso. Buio pesto, invece, per l'Aston Martin di Adrian Newey, con tempi in qualifica addirittura più lenti della Formula 2.
Dopo due ulteriori settimane di stop imposte da un calendario formulato in maniera davvero poco sensata, si correrà il 24 maggio a Montréal in Canada. Kimi Antonelli ci arriva con un distacco già importante nei confronti del più quotato compagno di squadra, 22 punti che sono pochi per fare calcoli ma sono sufficienti per affermare che serve un'inversione di tendenza da parte di Russell, anche perché Toto Wolff non sembra assolutamente intenzionato a fargli favoritismi nonostante la più lunga permanenza in Mercedes. Anzi, l'impressione è che ogni vittoria del pilota italiano sia una grande soddisfazione personale per il manager austriaco che per primo ha insistito nel portarlo in F1.
Attenzione, però, alla McLaren – prima forza in pista nel weekend statunitense e macchina che è stata sempre ben sviluppata nel corso della stagione –: in un campionato che dopo le prime gare sembrava potesse essere una corsa a due abbiamo invece una rivale con ottime credenziali. Le prossime gare, poi, ci diranno se potrà dire la sua anche la Ferrari o se i consueti «dobbiamo capire» si trasformeranno di nuovo in «anche quest'anno lavoriamo per l'anno prossimo».
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