
Como-Napoli 0-0, Considerazioni Sparse
Un Como sprecone nel primo tempo rallenta nuovamente: ora la Juventus potrebbe riportarsi a +5. Fa più fatica a creare occasioni un Napoli che, di fatto, al campionato ha ormai da chiedere ben poco.
I 180 minuti complessivi delle due partite di campionato tra Como e Napoli, a dispetto dei nomi presenti in campo, non hanno prodotto nemmeno un gol: a reti bianche era finita all'andata (con l'highlight del rigore parato a Morata da Milinkovic-Savic), e a reti bianche è finita anche oggi. Considerando anche l'1-1 in Coppa Italia (dove poi i lariani avevano avuto la meglio nella lotteria degli 11 metri), si tratta dunque del terzo pareggio stagionale tra Fabregas e Conte, che a dispetto delle reti bianche anche oggi ha riconfermato notevoli difficoltà nell'affrontare i ragazzi terribili di Cesc. Il gioco delle parti sembra chiaro fin dall'inizio, con il Como intento a controllare il pallone, ed il Napoli costretto a presidiare gli spazi. Per la prima costruzione, la squadra di Fabregas utilizza i due centrali e Perrone, con Da Cunha che si allarga sul centro-destra; ogni tanto, inoltre, vengono coinvolti anche Nico Paz, che si abbassa in mezzo al fianco del suo connazionale, e Smolcic, che scende a fare nominalmente il braccetto destro. Tanto per cambiare, il più pimpante del Napoli è Alisson Santos: Conte, infatti, fa affidamento quasi esclusivamente su di lui per provare a risalire il campo, oltre ai ripetuti lanci di Milinkovic per Hojlund. Il danese, come spesso gli capita, fatica a ricevere palloni puliti, ed è dunque costretto a 90 minuti di lotta greco-romana con Diego Carlos.
La riaggressione del Como appare fin da subito molto efficace: dopo pochi minuti, Nico Paz sradica il pallone a McTominay sulla propria trequarti (e sarà solo la prima di tantissimi lavori utili dell'argentino in fase di non possesso), e manda in porta Douvikas, lasciato in posizione regolare dalla salita tardiva di Gutierrez. Il centravanti greco, però, prova ad aggirare Milinkovic con un dribbling un po' macchinoso, permettendo a Rrahmani di rientrare sulla linea di porta, e di salvare la sua conclusione a botta sicura. Si tratta di un primo grosso campanello d'allarme per un Napoli costretto a stare basso, oltre che impreciso e frettoloso in gran parte delle proprie giocate: la prima occasione per i partenopei arriva su calcio d'angolo, ovviamente con McTominay, che non riesce a trovare la porta dopo essere sbucato sul primo palo. La passività dei campioni d'Italia in carica, che si limitano a occupare le linee di passaggio, è testimoniata dal mancato pressing di Hojlund e soci su Butez, a tratti il secondo regista del Como. Tra i trequartisti biancoblù, Paz e Baturina sono liberi di andarsi a cercare la posizione con fluidità, mentre Diao rimane a destra a fissare l'ampiezza: il senegalese, infatti, ha tutte le carte in regola per mettere in difficoltà un terzino dalle caratteristiche spiccatamente offensive come Gutierrez, spesso costretto a rinculare per contenerlo.
Risulta lampante la differenza tra l'ottimo pressing organizzato del Como, guidato da Douvikas, e le rare fasi di aggressione del Napoli, che finisce per sfilacciarsi; soltanto una bella uscita di Savic salva gli azzurri, infilati in ripartenza da Paz (che riesce quasi sempre a far perdere le proprie tracce a Lobotka) e Diao, troppo tenero al momento del tête-à-tête col portiere serbo. Dopo lo scampato pericolo, a inizio secondo tempo il Napoli rinuncia ormai a qualsiasi tipo di pressione, e si siede dietro in blocco basso: a un certo punto, per eludere l'aggressività del Como serve addirittura il soccorso di De Bruyne in fase di impostazione. Una potenziale occasione i campani ce l'avrebbero anche, grazie ad uno dei pochi lanci di Milinkovic destinati a non perdersi nel vuoto: sugli sviluppi della seconda palla, si va a creare un 2 vs 3 mal gestito da Hojlund e Alisson, che tentenna troppo prima di servire il compagno, finito ormai in fuorigioco. Il Como, però, non sta certo a guardare, e produce un'altra occasione con Diao, che di testa spedisce alto il cross coi giri velenosissimi di Valle.
Dopo un'ora di gioco senza quasi nessun suo guizzo individuale, è KDB il primo a uscire per Anguissa, con McTominay che di conseguenza si alza al fianco di Alisson Santos. Nel frattempo, il Como abbassa fisiologicamente i giri del motore, e pressa con meno convinzione rispetto al primo tempo. In generale, le idee sembrano scarseggiare da entrambe le parti, contribuendo a intorbidire sempre di più la partita. Chi prova a sfruttare maggiormente l'allungamento delle due squadre è il Napoli, che crea la sola occasione davvero pulita del proprio match: Hojlund lavora bene spalle alla porta appoggiandosi a Gutierrez, che trova una grande traccia verticale per McTominay, inseritosi centralmente come suo solito. Il controllo dello scozzese, però, lo porta a defilarsi un po' a sinistra, e la conclusione col piede debole non è esattamente la migliore del suo repertorio. Soltanto all'80' Fabregas opta per dei cambi probabilmente troppo tardivi, cambiando i connotati alla propria fascia sinistra (entrano Alberto Moreno e Jesus Rodriguez per Valle e Baturina) e richiamando Douvikas per Morata. L'ultimo sussulto è di marca napoletana: se da una parte, col passare dei minuti, Alisson si è spento, è invece cresciuto Politano, il cui classico mancino a giro da fuori area si stampa sul palo. A riassumere il sentimento generale delle due squadre nei minuti finali ci pensano le parole di Conte al neoentrato Spinazzola: "Se non possiamo vincere almeno non perdiamola". Beh, in tal caso missione compiuta...
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