Logo sportellate
shomurodov
, 30 Aprile 2026

Eldor Shomurodov non vuole smettere di segnare


Lasciata l'Italia dopo 5 anni, in Turchia Shomurodov si è scoperto cecchino implacabile per la prima volta in carriera.

Albert Einstein, nell'affermare che "è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio", probabilmente stava solo preconizzando le difficoltà che, nel mondo dello sport, subentrano quando c'è bisogno di scrollarsi di dosso qualche scomoda etichetta. Ne sa qualcosa Eldor Shomurodov, che nel corso della sua esperienza italiana ha dovuto combattere con luoghi comuni di ogni genere: ennesimo giocatore esotico importato inutilmente, lungagnone al quale tirare la palla addosso, attaccante utile alla squadra ma che non segna.

Quando un numero 9 viene idealmente inserito nella categoria degli attaccanti che non segnano, particolarissima nicchia alla quale abbiamo dedicato una puntata di Top Ten, il suo destino appare ormai segnato. La punta in questione ha a disposizione soltanto due soluzioni, per evitare che tale epiteto le resti appiccicato a vita: rendersi protagonista di una stagione talmente positiva da cancellare ogni pregiudizio (o anche più di una, per non finire in un'altra categoria protetta, quella degli one season wonder), oppure cambiare campionato.

Shomurodov ha scelto quest'ultima via, lasciando la Serie A dopo cinque anni per trasferirsi in Turchia: la Roma lo ha infatti ceduto all'Istanbul Başakşehir per una cifra complessiva - tra prestito oneroso, bonus e riscatto legato a semplici obiettivi recentemente raggiunti - pari a €7 milioni. I 17,5 milioni spesi nel 2021 dall'allora squadra di Mourinho per portarlo nella capitale erano subito sembrati una cifra eccessiva, certo, ma il prezzo riservato dai giallorossi al club della capitale turca aveva fatto sembrare il calciatore poco più di un esubero, del quale liberarsi senza particolari rimpianti.

Nell'ultimo periodo in giallorosso, per la verità, Shomurodov era riuscito a ritagliarsi quello spazio che in precedenza gli era stato negato, tanto da spingerlo a trasferirsi in prestito a La Spezia e a Cagliari, con alterne fortune. Sul finire della stagione 2024/25, Claudio Ranieri aveva infatti messo in campo la Roma con il doppio centravanti Shomurodov-Dovbyk, formula che aveva portato i capitolini dai bassifondi della classifica fino alla zona Europa. Elogiato per le sue buone prestazioni, Eldor in campionato ha però segnato solamente 4 gol; il ragazzo si applica, è generoso, si sacrifica per i compagni e con lui la squadra gira meglio ma, purtroppo, non segna.

Tra i flash più belli dell'esperienza di Shomurodov nella Roma, c'è senz'altro questo elegante mancino che ha deciso la gara d'andata di Europa League contro l'Athletic.

Mentre l'attaccante, amatissimo dai tifosi per il suo spirito di abnegazione, saluta Roma e la Roma con un sentito post su Instagram, il comunicato della società è invece decisamente freddo e asettico, nonostante l'addio a titolo temporaneo sia di fatto una cessione definitiva mascherata. Di tutt'altro tenore è il post di presentazione del Başakşehir, in bilico tra l'epico e il grottesco, che riveste di enorme importanza l'arrivo del calciatore a Istanbul. Con il gentile aiuto dell'IA, Shomurodov viene rappresentato come un guerriero in armatura, accompagnato prima da un cavallo e poi da un gufo, mentre firma un contratto dentro una Iurta, tenda tipica dei popoli asiatici.

Le prime parole di Eldor in Turchia sono quelle di un ragazzo estremamente consapevole della sua condizione, schietto e senza filtri, come ci ha sempre abituato. "A 30 sono vicino alla fine della mia carriera e devo valutare ogni aspetto, non solo sportivo, ma anche economico. Avevo offerte anche dagli Emirati e dal Qatar, ma il mio obiettivo principale resta il Mondiale del 2026. Il campionato turco è l'ideale: di livello superiore rispetto all'Arabia, ma leggermente sotto la Serie A. Avevo offerte anche da club più grandi, ma ho scelto il Başakşehir perché qui c'è meno pressione, perché è un club giovane con ottime infrastrutture e perché qui posso giocare molto".

Dichiarazioni del genere, alle nostre latitudini, avrebbero fatto di Shomurodov una sorta di nemico pubblico, un calciatore che "scredita la squadra in cui è arrivato" e ammette di averla scelta "solo per preparare il Mondiale", e dal quale ci si aspetta un atteggiamento ben poco professionale. Il feeling tra l'attaccante e il Başakşehir non è immediato, ma le difficoltà di Eldor nel suo primissimo periodo in Turchia non sono legate a problemi di ambientamento, bensì alla sua collocazione tattica.

L'allenatore Çağdaş Atan, infatti, inizialmente gli preferisce il capoverdiano Nuno Da Costa - anch'egli arrivato in estate, dal Kasımpaşa - ma poi, per non derogare dal suo 4-3-3, nei preliminari di Conference League schiera Shomurodov nel ruolo di esterno alto. Pur essendo dotato di grande corsa (capacità che non sempre gli viene riconosciuta) e spirito di adattamento, l'uzbeko da ala fatica a incidere, ma è in realtà tutto il Başakşehir a stentare sotto la gestione di Atan.

La proverbiale goccia che fa traboccare il vaso è la doppia sfida dei preliminari contro i rumeni dell'Universitatea Craiova, squadra che a inizio stagione occupava la posizione n° 240 del ranking Uefa (di poco sopra ai club di San Marino, per capirci). I turchi perdono sia all'andata che al ritorno e, dopo il susseguente 0-0 in campionato contro il modesto Eyüpspor, Çağdaş Atan viene esonerato. Nel sentito derby con il Beşiktaş la squadra viene affidata al traghettatore Pezzaiuoli; schierato al centro del tridente, Shomurodov segna il suo primo gol in Turchia, purtroppo insufficiente a regalare la vittoria al Başakşehir, rimontato dalle reti di due vecchie conoscenze della Serie A, El Bilal Touré e Cengiz Ünder.

In qualità di successore di Atan, la società sceglie un allenatore che ha soltanto 7 anni più di Shomurodov, ma che si rivelerà capace di risvegliare nell'uzbeko un feeling con la rete mai mostrato a questi livelli. Parliamo di Nuri Şahin, bandiera del Borussia Dortmund che proprio in Turchia, ad Antalya, aveva iniziato la sua carriera da allenatore. Dopo l'esonero da parte del "suo" BVB, l'ex centrocampista era rimasto senza panchina, e la sua scelta rappresentava un rischio per un Başakşehir già col morale a terra dopo l'eliminazione all'ultima gara dei preliminari di Conference; col senno di poi, la mossa del club si è rivelata vincente, e il primo a giovarne è stato proprio Shomurodov.

"Sa sempre esattamente di cosa hanno bisogno la squadra o i singoli. Pensa come un calciatore, capisce ciò che sentiamo, ha un grande dialogo con noi. Vuole che teniamo il pallone, e lavora molto sulla tattica". Così Shomurodov ha descritto il Şahin allenatore, paragonandolo a Valeri Karpin, suo tecnico ai tempi del Rostov (foto: GettyImages).

L'esplosione di Shomurodov sotto la guida di Şahin avviene, in realtà, in diversi step. Il tecnico turco inizialmente prosegue sulla falsariga tracciata da Atan, continuando a schierare la squadra col 4-3-3 ma spostando Eldor dall'ala al centro del tridente. L'uzbeko reagisce positivamente, segnando 3 gol - di cui uno nel derby col Galatasaray - in 6 gare, ma la squadra fatica a ingranare e va incontro a tre sconfitte consecutive, che mettono subito in bilico la posizione di Şahin al Başakşehir.

L'allenatore passa quindi al 4-2-3-1 che aveva caratterizzato i suoi ultimi mesi di Dortmund, e il Başakşehir pian piano si stappa e inizia a segnare con continuità, con Shomurodov sugli scudi. L'ex Roma è inizialmente il riferimento centrale del rombo offensivo, ma Şahin decide di non confinare la qualità dell'uzbeko alla sola area di rigore, e asseconda la sua naturale propensione nel partecipare al gioco arretrandone la posizione. Il 4-2-3-1 del Başakşehir, che scivola a più riprese in un 4-4-2, esalta le doti associative di Shomurodov, senza però pregiudicarne la lucidità in zona gol.

Giocando in coppia con un centravanti più classico come Selke o Yıldırım, Shomu diventa una seconda punta libera di svariare come vuole; incombenze che gradisce poco, come il lavoro spalle alla porta o le sponde aeree, vengono delegate al compagno di reparto. Şahin non è il primo allenatore a vedere nell'uzbeko un attaccante di raccordo, più che un 9 vero: sia Maran che, soprattutto, Ballardini, durante il suo anno al Genoa, hanno schierato a più riprese Shomurodov in coppia con uno tra Destro e Scamacca. L'ex Rostov aveva il compito di allargarsi per aprire le difese avversarie in conduzione, agire a rimorchio del compagno di reparto e raccoglierne le sponde.

Per la prima volta, da quando ha lasciato il campionato russo, Shomurodov è tornato a superare i 30 tocchi a partita di media. Il suo massimo, in Serie A, erano i 25,4 dei tempi del Genoa, contro i 34,8 attuali; non un dettaglio, per un giocatore che dà il meglio di se quando viene coinvolto, e si deprime se deve fare la guerra da solo contro i difensori. Più tocchi, più palloni giocati lontano dall'area di rigore, ma anche più occasioni per rendersi pericoloso: Eldorado va al tiro 2,9 volte a partita, con 1,5 conclusioni nello specchio per 90', numeri record della sua intera carriera. Allontanandolo dalla porta, Şahin gli ha permesso di esprimersi al massimo delle sue possibilità.

Emblematica è, in questo senso, la doppietta rifilata da Shomurodov al Gençlerbirliği lo scorso 11 aprile. Nella prima occasione, Selke fissa la profondità giocando davanti all'ultimo marcatore, l'uzbeko lo chiama alla sponda e, dopo aver ricevuto il passaggio di ritorno, batte il portiere con un delizioso pallonetto. Nell'azione del secondo gol, è ancora Selke l'uomo più alto, quello che attacca forte l'area piccola; Eldor resta arretrato, per raccogliere un eventuale cutback dalla fascia, posizionamento che lo premierà con la rete anche grazie al pasticcio difensivo della squadra di Ankara e al pregevole assist di tacco di Sarı.

Pur giostrando più arretrato rispetto alle sue ultime esperienze, Shomurodov non ha dimenticato come si attacca la porta; questo perentorio stacco di testa, perfetto per tempismo e precisione, ne è la perfetta dimostrazione.

Non è solo la posizione in campo ad aver fatto svoltare la carriera dell'attaccante dal punto di vista realizzativo: Shomurodov è diventato più bravo a prendere il tempo ai difensori, a leggere le traiettorie e, in generale, appare più freddo davanti al portiere. Segnare aiuta a segnare, certo, ma il resto deve metterlo Eldor con la sua qualità: poche punte dispongono della sua varietà di colpi, dal tiro a giro con entrambi i piedi, passando per il tocco sotto e per un colpo di testa che si sta affinando stagione dopo stagione.

Şahin ha capito che, per vedere il miglior Shomurodov, bisogna permettergli di sottrarsi dalle mischie in area di rigore, tanto da concedergli tale libertà anche nelle occasioni in cui viene ancora schierato da unico riferimento offensivo. Si spiega così l'overperformance senza eguali nella carriera dell'uzbeko: da 13,7 xG (dati Sofascore), l'attaccante ha ricavato 20 gol, un differenziale superiore anche a quello di Onuachu, attuale capocannoniere del campionato turco. Shomurodov ha segnato un gol anche in Coppa di Turchia, oltre alle due marcature in nazionale contro Kuwait e Gabon; siamo a quota 23 reti complessive, di gran lunga la miglior stagione della sua carriera, davanti ai 18 gol del 2019/20 a Rostov.

In occasione del primo Mondiale della sua storia, l'Uzbekistan potrà dunque disporre della miglior versione del suo capitano, che in nazionale veste allo stesso tempo l'abito di finalizzatore e rifinitore. Inseriti nel Gruppo K, gli uzbeki con ogni probabilità si giocheranno il terzo posto del girone con la Repubblica Democratica del Congo, sperando di superare il turno rientrando fra le migliori terze. Le sfide con Colombia e - soprattutto - Portogallo appaiono proibitive sulla carta, ma sottovalutare una nazionale in piena ascesa, guidata dal miglior Eldor Shomurodov di sempre, potrebbe costar caro a chiunque.

Pronti a rivivere questo duello alla Coppa del Mondo?

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

pencilcrossmenu