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Atletico Arsenal
, 30 Aprile 2026

Atletico Madrid-Arsenal 1-1, Considerazioni Sparse


Soltanto due rigori infrangono la compattezza di Atletico Madrid ed Arsenal, che si giocheranno tutto nel ritorno dell'Emirates Stadium: a provarci un po' di più, complessivamente, sono stati i "Colchoneros", più aggressivi e pericolosi nel secondo tempo.

Sarebbe scontato (e per certi versi ingeneroso) paragonare istintivamente la scorpacciata di gol e spettacolo di ieri sera con il lato oscuro della forza esplorato da Diego Simeone e Mikel Arteta in questa seconda semifinale d'andata di Champions League. Eppure, in fondo, è andata esattamente come ci aspettavamo: palloni giocati come se pesassero quanto un macigno, estremo equilibrio (da intendere anche e soprattutto come distanze tra i reparti delle due squadre), e un tabellino dei marcatori decisamente più frugale rispetto a PSG-Bayern Monaco. Insomma, nella sfida tra due blocchi di granito come Atletico Madrid ed Arsenal, servono quegli scalpellini chiamati dribblatori: la prima occasione, infatti, la crea Madueke, che dopo aver spezzato un raddoppio serve Hincapié sul palo opposto, ma la conclusione al volo del terzino ecuadoriano non inquadra neanche la porta di Oblak da pochi metri. In una partita come questa, non si può non parlare dell'atteggiamento senza palla delle due squadre: i "Gunners" si raccolgono nel loro consueto 4-4-2, mentre i "Colchoneros" optano addirittura per un 5-4-1, frutto delle scalate di Giuliano Simeone sulla linea dei difensori.

Già nei primi minuti del match, alcuni errori di misura nella gestione dei difensori dell'Arsenal iniziano a tradire un certo nervosismo; psicologicamente parlando, del resto, i londinesi arrivano ben più in affanno rispetto ai madrileni, complici le situazioni di classifica diametralmente opposte nei rispettivi campionati (Arteta si sta giocando un titolo potenzialmente storico, Simeone ha già blindato la qualificazione alla prossima Champions). Anche ad un Arsenal un po' boccheggiante, tuttavia, non mancano i mezzi per pungere l'Atletico: Gyokeres conduce una grande ripartenza, ed è abbastanza lucido nel servire Ødegaard, la cui conclusione a botta sicura viene rispedita al mittente da Johnny Cardoso. Se da una parte l'Arsenal è maestro nell'abbassare i ritmi in maniera sorniona, chi punta ad alzarli nella cornice del Metropolitano è ovviamente l'Atletico, che nel primo tempo paga un po' l'imprecisione di Griezmann, molto meno principesco del solito nel far sgorgare il gioco tra le linee. La poca presenza in area di rigore, oltretutto, è forse l'unico limite della coppia d'attacco composta dal francese e da Julian Alvarez, un po' più pimpante del compagno più anziano.

La riaggressione dei Gunners, col passare dei minuti, inizia a farsi più insistente: da due palloni recuperati in alto, l'Arsenal crea un'altra occasione con Madueke (sinistro a giro fuori di poco), e si procura un rigore generoso, dopo un bello scambio nello stretto tra Zubimendi e Odegaard. Non è la prima volta in questa Champions che l'Atletico si fa bucare centralmente (vedasi il gol di Ferran Torres nella sfida di ritorno contro il Barcellona), un qualcosa di molto poco "simeoniano". Dal dischetto Gyokeres incrocia il destro, trovando con la forza un varco tra le manone di Oblak. All'intervallo il "Cholo" toglie il figlio Giuliano (vittima di un affaticamento muscolare) per mettere Le Normand, dirottando Pubill a fare il terzino destro, e alzando Llorente come esterno di centrocampo. Chi ha il piede ben più caldo rispetto ai primi 45' è Alvarez, che prova a replicare la perla su punizione che tre settimane fa aveva zittito il Camp Nou senza trovare lo stesso esito. L'Atletico, tuttavia, ha decisamente recepito meglio gli ordini del proprio comandante durante l'intervallo: serve un intervento in extremis di Gabriel per strozzare l'urlo di gioia in gola a Griezmann, arrivato al tiro dopo una buona occasione sciupata da Lookman in transizione.

Eppure, alla fine della fiera, galeotto fu un calcio d'angolo, che tante gioie ha regalato ad Arteta in tutti questi anni: sugli sviluppi di un corner, un tiro al volo masticato da Llorente va a sbattere sul braccio largo di White. Si torna su quello stesso dischetto già esplorato da Gyokeres: Julian Alvarez (ex Manchester City, ironia della sorte) non trema, e sale a quota 10 reti in questa Champions League. A quel punto Arteta mette dentro Eze per Odegaard, una mossa che inizierà a pagare i propri dividendi con un po' di ritardo. Nel frattempo, una doppia occasionissima capita sul mancino di Griezmann: Ruggeri occupa l'ampiezza mentre Lookman stringe la posizione, e dopo una bella combinazione tra i due ex atalantini, il pallone viene servito al francese, che colpisce la traversa prima, e non inquadra lo specchio della porta poi. A quel punto, dopo aver praticamente buttato via i primi 20' di secondo tempo con un atteggiamento fin troppo rinunciatario, Arteta inserisce tre "seconde linee" (le virgolette non sono casuali) di tutto rispetto: Saka, Trossard e Gabriel Jesus. Neanche i nuovi entrati, però, riescono a metterci l'intensità necessaria per fronteggiare i picchi di esaltazione agonistica dell'Atleti, in cui cresce molto Cardoso. In questa fase, dunque, l'Arsenal non riesce più ad addormentare la partita col giro palla, sia per la scarsa precisione dei suoi uomini, sia per i continui agguati della truppa cholista: l'ultima grossa occasione per gli spagnoli capita a Lookman, che calcia centralmente da posizione favorevole dopo aver vinto il duello con un Ben White davvero in alto mare.

A 15' dalla fine esce un acciaccato Alvarez, e per non perdere qualità il Cholo si affida a Baena. Lato Arsenal invece, Eze era entrato per dare più freschezza e gamba rispetto a Odegaard, e per poco non si vedono i frutti: l'ex Crystal Palace anticipa furbamente Hancko, salvato da un VAR che cancella il terzo rigore della serata (sarebbe stato il secondo ad essere causato dal difensore slovacco). Lo scampato pericolo, però, ha l'effetto di spaventare tangibilmente l'Atletico, che abbassandosi infonde un po' di coraggio all'Arsenal: dopo un secondo tempo da comparsa, Oblak torna ad essere chiamato in causa dal neoentrato Mosquera, ben liberato al limite dell'area dal solito Eze. A regalare un ultimo brivido ai 70'000 del Wanda Metropolitano è Molina, che cerca un altro eurogol dopo quelli contro Getafe e Real Madrid il mese scorso, ma il suo destro sorvola la traversa. Un 1-1 finale che, per quanto proposto sul campo, sta un po' stretto all'Atletico, mentre fa tirare un bel sospiro di sollievo ad Arteta: per il tecnico basco, il ritorno londinese di martedì prossimo sarà probabilmente la partita più importante della sua carriera di allenatore (per adesso, si intende).

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

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