
Milan-Juventus 0-0, Considerazioni Sparse
Una gara di sbadigli a San Siro, l'ennesima degli ultimi anni quando si affrontano Milan e Juventus: poca qualità, ancor meno occasioni, e ritmi balneari. Un ritratto piuttosto desolante della Serie A odierna.
Doveva essere orrore, e orrore è stato: Milan e Juventus rinverdiscono la propria tradizione recente fatta di partite aride e tecnicamente squallide, firmando l'ennesimo 0-0. Limitatamente alla Serie A, infatti, a partire dalla stagione 2021/22, la metà delle partite tra queste due squadre si è chiusa a reti bianche, per un irrisorio totale di appena 8 gol in 10 match. A dispetto dei pronostici, il Milan inizia pressando in alto una Juve che costruisce a 3, con Locatelli che si abbassa sul centro-destra affiancandosi a Bremer e Kelly, e prendendo di fatto il posto di Kalulu; il francese, del resto, si alza in ampiezza per coprire i tagli interni di McKennie, che nominalmente fa l'esterno, ma di fatto diventa il terzo centrocampista dello scacchiere di Spalletti (una mossa che da gennaio in avanti abbiamo visto più e più volte). Col passare dei minuti, tuttavia, la partita inizia a viaggiare su binari più convenzionali, con i bianconeri più fluidi in possesso, e il Diavolo stretto a fare densità. La Juve, quando non ha il pallone, non esce in maniera troppo aggressiva sul primo giro palla del Milan, ma rimane comunque a presidiare le linee di passaggio coi suoi tre attaccanti, ossia Conceicao, Boga e David, riconfermati dopo la vittoria interna col Bologna.
Dopo una noia mortale di oltre 20 minuti, la prima occasione scaturisce da una discesa sulla destra di Fofana, bravo a eludere Cambiaso con una finta di corpo, e a involarsi in campo aperto, finalizzando poi in maniera piuttosto grezza: ad avviare l'azione era stato Rabiot, sceso a fare il playmaker al posto di Modric. Nei minuti di gioco successivi, la Juve inizia a sovraccaricare spesso il lato sinistro: oltre a Cambiaso e Boga, anche Thuram e il continuo girovagare di McKennie portano quella zona a tingersi di bianconero. Il lato forte del Milan invece è quello destro, riscaldato dalle incursioni estemporanee di Fofana e Tomori. Una delle poche parate del match vede Di Gregorio attento nel disinnescare il mancino potente ma centrale di Rabiot, bravo a farsi trovare tra le linee da Pavlovic. Sul ribaltamento di fronte, il settore ospiti esplode di gioia, ma per poco: il gol di Thuram (arrivato al tap-in in fuorigioco) viene annullato, ma mostra uno dei pochi spunti interessanti della partita. A recapitare il pallone all'ex centrocampista del Nizza era stato infatti Conceicao, isolatosi in 1 vs 1 con Bartesaghi. Il terzino rossonero esce praticamente con le ossa rotte da questo duello, e viene individuato come ventre molle della difesa di Allegri; poco dopo, per l'appunto, una bella sventagliata di Locatelli innesca nuovamente il mulinello di gambe dell'ala portoghese, che brucia in velocità Bartesaghi prima di andare a sbattere su Maignan.
Il baricentro basso del Milan ne accentua le solite problematiche offensive: lì davanti Pulisic e Leao offrono davvero poco peso specifico. Non soltanto i due risultano troppo imprecisi in relazione al proprio livello tecnico, ma si dimostrano oltretutto incapaci di agire come punti di riferimento (è piuttosto indicativo che Pulisic, ogni tanto, scenda addirittura nella propria metà campo per venirsi a prendere il pallone). Il primo a rimescolare le carte è Allegri, che all'intervallo toglie Bartesaghi per Estupiñan, ritenuto più adatto a contenere le sfuriate di un Conceicao così pimpante. Soltanto a inizio secondo tempo il Milan riesce a orchestrare una bella ripartenza nel proprio stile, costruendo a sinistra con Pulisic, Leao e Rabiot, e concludendo sulla fascia opposta (colpevolmente lasciata un po' scoperta da Cambiaso), dove il tiro in corsa di Saelemaekers centra in pieno l'incrocio dei pali.
Il secondo tempo, purtroppo, conferma però ampiamente ciò che in molti temevano alla vigilia: il pareggio sembra andar benone a entrambe, che abbassano i ritmi e si prendono sempre meno rischi. Un Pulisic sempre più invisibile, domenica dopo domenica, lascia il posto a Fullkrug al 60': con l'ingresso del panzer tedesco, Leao inizia a stazionare quasi rigorosamente nei pressi della linea laterale. Di lì a poco, esce anche Fofana per Ricci. Uno dei pochissimi a nobilitare un po' questo scempio calcistico è un Conceicao in giornata di grazia (ben 5 dribbling a segno sui sei tentati), che dopo essere stato imbeccato da Locatelli in transizione trova la luce per un mancino potenzialmente mortifero, ma viene arginato sul più bello da un solido Pavlovic. Spalletti butta nella mischia Yildiz e Zhegrova, mentre Allegri cambia un acciaccato Modric con Jashari e Leao con Nkunku. Ecco, se prima parlavamo dell'inconsistenza offensiva del Milan, anche la Juventus ha di che pensare: il primo tiro della partita di David (che di lì a poco lascerà spazio a un cameo di Vlahovic) arriva soltanto all'85', ed è un colpo di testa fuori misura.
Lo 0-0 è dunque il più scontato degli epiloghi, e permette a entrambe le squadre di non mettere realmente a rischio la qualificazione alla prossima Champions League, nonostante le dirette inseguitrici (Roma e Como) abbiano dunque rosicchiato due punti a entrambe. Chi, a mio avviso, continua a destare più di un interrogativo è però il Milan, che dal rientro dalla sosta nazionali ha realizzato la miseria di un solo gol in 4 partite, e che soprattutto continua a non mandare in rete nessuno dei propri attaccanti da ormai quasi 2 mesi: l'ultima punta ad essere andata a segno rimane Leao, in gol l'1 marzo contro la Cremonese. Trattasi di un dato francamente sconcertante, che suona come un'ennesima certificazione degli affanni offensivi della squadra di Allegri.
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