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Torino Inter
, 26 Aprile 2026

Torino-Inter 2-2, Considerazioni Sparse


Harakiri Inter, il Torino ci crede e rimonta due reti: ai gol di Thuram e Bisseck rispondono quelli di Simeone e Vlasic.

Fino al 70’, sembrava una di quelle gare indirizzate, tipiche di fine stagione, tra chi ha per le mani un match point scudetto ed un avversario che ha poco da chiedere. Ed invece, complice la svagatezza di una Inter probabilmente certa di aver già vinto, il Torino consuma una rimonta tanto imprevedibile quanto entusiasmante, cambiando completamente atteggiamento e siglando le due reti che valgono il pareggio. Un 2-2 che lascia l’amaro in bocca ai nerazzurri, ma di fatto allunga solo la corsa verso un tricolore che appare saldo: per i granata, una dimostrazione di orgoglio tutt’altro che scontata, che mostra come D’Aversa abbia cambiato la pelle alla squadra.

Nella prima ora di gioco, le due squadre trotterellano ad una velocità che spiega come mai il calcio italiano fa così fatica: dei 22 in campo, nessuno corre, chi ha la palla passeggia senza pressing, il ritmo è quello di una partitella tra amici dopo un pranzo della domenica abbondante. In questo trotterellare, è chiaro che la qualità nerazzurra però sia maggiore: al minuto 23 il solito cross di Di Marco (record di assist in Serie A per lui) trova la testa di Thuram, ed al minuto 66 quella di Bisseck. Senza troppi sforzi, la squadra di Chivu si porta avanti 2-0 e sembra mettere nel congelatore la gara: il Torino, da par suo, non sembra volere né potere fare granché per contrastare questo trend, ma i minuti successivi racconteranno una storia diversa.

D’Aversa non si dà per vinto e prova a riscongelare il match: entrano in campo Zapata e Casadei, via il fioretto e dentro i mezzi pesanti, e la mossa del tecnico abruzzese non tarda a dare i suoi frutti. L’Inter si distrae un attimo, e quell’attimo basta al Cholito Simeone per ricordarsi bomber di razza, su assist pregevole di Ilkhan, che quando gioca fa sempre qualcosa di apprezzabile. A questo punto, inizia un arrembaggio fatto di corpo a corpo, sportellate, rincorse e guerriglia sportiva dei granata, che sembrano trovare l’Inter impreparato ad affrontare questo cambio di atteggiamento: il pareggio era nell’aria ma arriva su rigore (trasformato da Vlasic) dopo che Mariani è richiamato dal VAR per uno scellerato colpo di mano di Carlos Augusto. Il finale è gagliardo, entrambe potrebbero vincerla e nessuno lo fa: basta poco a volte a cambiar le partite e le squadre, e D’Aversa pare averlo capito.

Non è la prima volta che l’Inter butta via occasioni per svagatezza: sicuramente nella stagione passata era stato molto più evidente che in questa, però è un vizio che ogni tanto, ciclicamente, torna tra le fila nerazzurre. Stavolta non sembra, quantomeno, di importanza capitale: il match point scudetto si sposta in avanti, a San Siro, e i nerazzurri sembrano avere davvero troppo margine per farsi del male. Inoltre, Chivu ha sfruttato un po' di turnover, ma ha trovato nei suoi capisaldi delle risposte estremamente convincenti: Dimarco e Thuram sono sul pezzo più che mai, Bisseck è tornato al gol ed è stato autore di una prova maiuscola, e la sensazione è che la squadra sia in salute e per niente in affanno. L’Inter è vicina allo scudetto, ed anche il fatto che oggi si sia fatta male, ma non troppo, è da prendere come un segnale che va in questa direzione.

Siamo due fronte a due tecnici che, in modo diverso, hanno fatto più di quanto ci si aspettasse. I dubbi su Chivu erano molti, l’eredità di Inzaghi era pesante, la squadra arrivava da delusioni cocenti: senza che se ne faccia un totem troppo presto, va dato a Christian ciò che è di Christian, perché il tecnico rumeno vincerà lo scudetto, giocherà una finale di Coppa Italia e farà tutto questo avendo rilanciato buona parte di una rosa che pareva stanca e provata. A proposito di rilanciare, quello di D’Aversa a Torino è stato un impatto importantissimo: certo, alcune prove non sono state memorabili, ma il cambiamento dei granata dal suo approdo è evidente. Soprattutto, la squadra ha ritrovato un’anima che sembrava perduta, e il fatto che, a salvezza raggiunta e senza troppi obiettivi, il Torino abbia messo in atto una rimonta così e anche solo il fatto che si sia prodigata per farlo contro un’Inter lanciatissima, sono stupefacenti segnali per la sua squadra e per una Serie A che, a maggio, francamente non è abituata.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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