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le havre
, 24 Aprile 2026

Le Havre: la culla del calcio francese


Storia di una città rinata dalle proprie ceneri e della sua leggendaria squadra, il Le Havre Athletic Club.

Dove la Senna si getta nella Manica, sulle note di "God save the King" si canta "À jamais le premier, de tous les clubs français, Ô H.A.C. Fiers de tes origines. Fils d’Oxford et Cambridge. Deux couleurs font notre prestige: ciel et marine" (Per sempre il primo di tutti i club francesi, o H.A.C. Fieri delle tue origini. Figli di Oxford e di Cambridge. Il nostro prestigio deriva da due colori: azzurro cielo e blu marino). Questi sono alcuni dei riferimenti British che costituiscono l'anima del Le Havre Athletic Club, la cui storia comincia nel 1872 (o forse no).

Union Jack a tema HAC presente sugli spalti dello Stade Océane.

La città di Le Havre, il cui nome significa qualcosa come "il porticciolo", viene fondata nel XVI secolo con l'obiettivo di farne uno dei più grandi porti d'Europa. Ciò effettivamente avvenne: nel corso dell'800 si affermò come uno dei principali punti di collegamento tra il continente e le Americhe.

L'ambiente era per sua natura cosmopolita: nei docks si potevano incontrare molti italiani, algerini, ma soprattutto marinai ed imprenditori nordici. È così che, grazie all'estrema vicinanza col Regno Unito, in Francia venne importato un nuovo sport: il football. È proprio in questo contesto che nel 1872 nacque il Football Club Havrais, fondato da marinai inglesi e predecessore del Le Havre Athletic Club.

In realtà, in principio si giocava il combination, una sorta di mix tra calcio e rugby. "Football" stava a indicare un qualsiasi sport giocato con palla e piedi. Per questo motivo, se si vuole rintracciare la vera nascita della squadra di calcio di Le Havre bisogna andare fino al 1894, data che strapperebbe il primato di club più antico di Francia all'HAC per darlo al non più esistente Paris AFC. In ogni caso, ai francesi sembra andar bene che sullo stemma del Le Havre ci sia scritto 1872, e chi siamo noi per contestare?

Parlando proprio dello stemma del club, oltre alla discussa data vi è presente un animale bizzarro, lontano dai vari leoni o draghi emblema di forza e coraggio. Il simbolo di Le Havre è una salamandra, scelta per la propria resistenza alle fiamme, che fa rientrare l'HAC nella cerchia di club rappresentati da animali inusuali assieme al Morecambe col suo gamberetto e al merluzzo del Lorient.

I colori della squadra normanna sono, come già accennato sopra, l'azzurro cielo e il blu marino, anch'essi riferimenti alla cultura britannica. Ogni anno sul Tamigi si disputa la Oxbridge Boat Race, gara di canottaggio tra un equipaggio dell'Università di Cambridge (azzurro cielo) e uno di quella di Oxford (blu marino). I fondatori del club francese, ex-studenti dei due atenei, non sapendo scegliere uno solo dei due colori hanno optato per entrambi.

Le tonalità del blu fanno da padrone non solo sulle maglie dei normanni, ma anche nello stupendo Stade Océane. L'impianto, inaugurato a luglio 2012, è un inno al calcio inglese: 25.000 posti disposti con una pendenza vertiginosa per garantire visibilità, acustica studiata nei minimi dettagli per rendere la struttura una bolgia, curva senza seggiolini e, ovviamente, nessuna pista di atletica. Se sembra un pezzo di UK al di qua della Manica è perché è stato disegnato dal KSS Group, autore degli ammodernamenti tra gli altri di Stamford Bridge e di Anfield.

Sagoma dello Stade Océane con la caratteristica copertura blu.

L'esterno dell'Océane è ricoperto dallo stesso tipo di guscio dell'Allianz Arena di Monaco di Baviera, ovvero una membrana di EFTE che gli permette di illuminarsi di blu intenso nei giorni di match. Se a ciò si aggiunge il fatto che lo stadio, grazie ai pannelli fotovoltaici presenti sul tetto, produce più energia di quanta ne consumi, si capisce perché sia considerato un vero gioiello.

In ogni caso, di fronte alla nuova creazione, resta ancora in piedi lo storico Stade Jules Deschaseaux. Casa dell'Athletic Club per ottant'anni, fu tra i primi edifici ad essere prontamente rimessi a nuovo dopo le bombe del secondo conflitto mondiale, segno del disperato bisogno della città di aggrapparsi al suo club per ritrovare la normalità. Al giorno d'oggi, dopo essere stato soppiantato dall'Océane per le sfide di foot casalinghe, ospita le partite della squadra di rugby di Le Havre.

La storia sportiva dell'HAC non è costellata di trofei, ma vale la pena citare due record: è la squadra che ha vinto più volte la seconda divisione francese ed è l'unica, assieme al Guingamp del 2009, a vincere una Coppa di Francia non giocando in prima divisione (impresa riuscita nel 1959). Per il resto, si è trattato di un continuo saliscendi tra le prime due serie professionistiche.

Eppure, nel 1932, il Le Havre rifiutò di prendere parte al primo torneo di calcio professionistico di Francia, la Division 1. La scelta fu presa con la volontà di restare fedele ai propri valori di calcio popolare e puramente dilettantistico, contrario alla mercificazione dello sport e al pagamento delle prestazioni degli atleti. La decisione venne revocata l'anno successivo, quando chiese di prendere parte alla seconda edizione di Division 2.

L'HAC entrò quindi nel professionismo, ma senza per questo perdere la propria appartenenza a un certo tipo di calcio, legato al proprio territorio e lontano dalle speculazioni economiche. Ciò si riscontra innanzitutto nell'enorme importanza che viene data dal club alla crescita dei giovani talenti: Paul Pogba, Payet, Mahrez, Mandanda, Diarra, Benjamin Mendy, Pape Gueye sono solo una parte degli infiniti giocatori usciti dal vivaio del Le Havre, che viene giustamente posto sul podio dei migliori di Francia.

Container posto davanti allo stadio Océane, simbolo della natura portuale della città.

I valori del club, poi, appartengono anche ai propri tifosi che, caso unico in Francia, sono rappresentati direttamente dall'HAC attraverso il gruppo "HAC FANS 1872". In questo schema rientrano anche gli ultras, divisi in quattro gruppi ufficiali, dei quali il più importante è quello dei "Barbarians". Antifascisti, in lotta contro qualsiasi tipo di discriminazione, opposti a gentrificazione e mercificazione dello sport, i barbari portano avanti fieramente l'anima operaia e popolare della propria città.

Parlando proprio della ville, mettendo da parte il calcio, la parola chiave è "rinascita". Durante la seconda Guerra Mondiale Le Havre ha visto l'80% dei propri edifici bombardati (dagli inglesi, nel 1944) per via del proprio ruolo di porto strategico. A conflitto finito, ci si è quindi trovati a dover ricostruire la città da zero. Musei, chiese, case, spazi pubblici, tutto da ripensare affidandosi al "mago del cemento armato" Auguste Perret, architetto maestro di Le Corbusier.

Chiesa di Saint-Joseph di Le Havre, disegnata direttamente da Auguste Perret. La torre di 107 metri, in cemento armato, funge anche da faro.

Il risultato, perciò, è sicuramente grigissimo, monotematico, a tratti brutalista, ma allo stesso tempo affascinante e innovativo. La rinascita di Le Havre non si è chiaramente fermata alla ricostruzione fisica del patrimonio architettonico; si è trattato, più che altro, di una necessaria ripartenza tout court che ha portato oggi la città ad avere, ad esempio, la seconda più importante raccolta di quadri impressionisti dopo il Musée d'Orsay. La rinascita della città è stata premiata dall'UNESCO, che ne ha fatto nel 2005 un proprio patrimonio protetto.

Per concludere, se ci si trova in Normandia o se si vuole intraprendere un viaggio di un paio d'ore partendo dalla capitale, vale la pena passare da Le Havre, soprattutto in caso di match day. L'atmosfera dell'Océane ha davvero pochi rivali in Francia, così come la storia molto britannica del suo Athletic Club.

  • Nasce nel 2001 a Monza. Ha un santino di Ricardo Quaresma nel portafoglio. Grande fan dei gesti tecnici fini a sé stessi. Oltre al calcio, grande appassionato di musica triste e di film noiosi.

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