
Napoli-Lazio 0-2, Considerazioni Sparse
Vince la Lazio, unica squadra sul campo del Maradona a prodursi nella disciplina del gioco del calcio. Un Napoli in disarmo, scioltosi al primo caldo stagionale, rimette in discussione il secondo posto.
Finisce con lo stesso risultato dell'andata, con uno 0-2 che premia gli ospiti. Finisce con una partita che è il negativo esatto della sfida di andata: a gennaio fu il Napoli a banchettare nelle praterie offerte dagli avversari, in una delle prove più convincenti di questa stagione che alimentò le speranze dei partenopei; ad aprile è invece la Lazio a vincere la sfida contro una squadra che sembra sotto perenne divieto di giocare a calcio, come se si trovasse nelle aree comuni di un condominio nelle primissime ore del pomeriggio. In 90' più recupero i tentativi verso la porta degli azzurri sono stati pari a zero. Una disfatta, quella degli azzurri, sotto gli occhi del pubblico del Maradona, paziente e innamorato come sempre (le curve non hanno mai smesso di cantare, nonostante tutto), ma che avrebbe meritato che i suoi beniamini quantomeno ci provassero.
Tatticamente si è visto un Napoli diabolico, perseverante nel ricommettere gli stessi errori: Conte infatti non sposta di una virgola la formazione di Parma (a dispetto dell'adagio che vuole immutabile solo la squadra che vince), se non con Beukema sul centrodestra del terzetto difensivo in luogo di Juan Jesus. Dunque, ancora una volta si è visto il foltissimo centrocampo composto da Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne, che si conferma ancora una volta buono per controllare il gioco, ma al prezzo di anestetizzarlo, facendo sì che il pallone ristagni nel mezzo senza mai raggiungere gli ultimi, decisivi metri di campo. Uno schieramento quindi affidabile, ma tremendamente prevedibile, specialmente se né dagli esterni, i sempre troppo scolastici Politano e Spinazzola, né dalle retrovie arriva l'uomo di rottura capace di spezzare gli equilibri.
È decisamente messa meglio la Lazio, e a giudicare dalla classifica dei biancocelesti nessuno ci avrebbe mai scommesso un euro: Sarri, contrariamente al collega, la partita la legge benissimo e la prepara ancora meglio, disponendo una squadra che occupa gli spazi con raziocinio, mantenendosi folta in mezzo nei tre centrocampisti ma non disdegnando di allargare il gioco sui corridoi laterali, dove Zaccagni e Cancellieri, ma anche il redivivo Tavares riescono costantemente a mettere sotto scacco la timida e mal protetta retroguardia degli azzurri.
Il resto lo fanno le prove individuali: se lato Lazio Gila ha stravinto il duello con Højlund, dall'altra parte del campo Buongiorno non ha saputo arginare il rapidissimo Noslin, protagonista dell'azione che ha portato al gol del raddoppio che ha chiuso in anticipo la partita, ma anche dell'azione che ha portato al rigore che avrebbe potuto chiudere ancor prima la contesa, prolungata solo dalla parata di Milinkovic-Savic su Zaccagni dal dischetto. Nel Napoli male De Bruyne, impreciso come pochissime altre volte si è visto in carriera, mentre neppure i nuovi ingressi hanno saputo dare una scossa ad un Napoli già mestamente avviato al suo destino.
Una sconfitta che, oltre ogni ragione dubbio, chiude il discorso scudetto, ma soprattutto rimette in discussione il secondo posto, col Milan che ha la possibilità immediata di aggancio e con la Juventus in ripresa. Un traguardo pleonastico, ma che può essere importante, perlomeno a livello mentale, per gli azzurri. Piano mentale che, dopo le ultime due settimane, rischia di far emergere le antiche e sempre nuove fragilità del Napoli, ancora privo di quel leader carismatico in grado di trascinare i compagni nei momenti più duri.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














