
Bayern Monaco-Real Madrid 4-3, Considerazioni Sparse
Un vero e proprio festival del gol all'Allianz Arena: la spunta il Bayern Monaco, che ottiene una qualificazione sofferta, ma meritata. Per il Real Madrid si chiude di fatto un'altra stagione da incubo.
Appena 8 giorni fa, gli addetti ai lavori di tutta Europa versavano fiumi d'inchiostro per celebrare l'immortalità calcistica di un Manuel Neuer quarantenne ed insuperabile muraglia al Santiago Bernabéu. Quello che per molti è il "GOATkeeper", infatti, era stato il migliore in campo nel match d'andata dei quarti di finale di Champions League tra Bayern Monaco e Real Madrid, vinto di misura dai bavaresi, che si approcciavano da ovvi favoriti al ritorno dell'Allianz Arena. Questo stesso campo, quasi vent'anni fa, fu il teatro di un record storico: in un'altra sfida tra "Roten" e "Merengues" risalente al 2007, Roy Maakay realizzò il gol più veloce della storia della Champions League, dopo appena 10 secondi.
Stavolta, per portare in vantaggio il Real, Arda Guler ne ha impiegati "soltanto" trentacinque, sfruttando un clamoroso regalo in impostazione del sopracitato Neuer e insaccando a porta vuota dall'altezza della trequarti. Una versione enormemente più semplice (per uno col suo talento, sia ben chiaro) e più pesante del golazo da centrocampo contro l'Elche realizzato il mese scorso, capace di raggelare l'intero popolo bavarese. C'è poco da fare, il Real Madrid in Champions è un qualcosa di semplicemente inspiegabile.

Chi non vuol essere certo da meno rispetto a Neuer è Lunin, che non sceglie il modo migliore per tentare di emulare il proprio collega: su un calcio d'angolo di Kimmich, il groviglio di corpi ammassato dai tedeschi in area manda totalmente in tilt il portiere ucraino, che rimane inchiodato sulla linea permettendo a Pavlovic di insaccare sotto misura l'1-1, dopo soli 6'. Tatticamente parlando non si assiste a nulla di nuovo: il Bayern ringhia, pressa e palleggia, il Real aspetta, ripulisce e riparte. La squadra di Kompany costruisce con 3 uomini, affiancando lo stesso Pavlovic a Tah e Upamecano sul centro-sinistra, supportati da Kimmich e dai movimenti a venire incontro di Gnabry.
Arbeloa risponde invece col solito 4-4-2 in fase di non possesso, pronto a trasformarsi in un 4-3-3 estremamente liquido quando i madrileni hanno il pallone: a mettersi al centro dell'attacco è Brahim Diaz, con Mbappé largo a destra ma quantomai pronto a tagliare dentro. Per il fenomeno francese, la linea alta ma un po' mal posizionata del Bayern è praticamente un invito a nozze, e soltanto un recupero miracoloso di Laimer gli impedisce di iscriversi fin da subito al tabellino dei marcatori.
Il Bayern costruisce con i terzini dentro al campo per isolare nell'uno contro uno le due ali, relativamente poco ispirate nel primo tempo. Le occasioni migliori arrivano infatti su palla inattiva: su un altro corner i campioni di Germania muovono bene palla, e sfiorano il 2-1 con Kimmich, a cui stavolta Lunin si oppone alla grande. Al Real, però, sembra bastare sempre poco per restare in partita: ripartenza fulminea dopo l'ennesimo calcio d'angolo, Brahim viene abbattuto al limite dell'area, e sulla seguente punizione Guler la pennella all'incrocio.
Un mancino delizioso, per carità, ma anche qui Neuer non è esente da colpe. Per i pochi presenti all'Allianz Arena che ancora non lo avessero capito, l'1-2 dei Blancos è la conferma definitiva che per Kane e compagni ci sarà da sudare eccome.
Tra le tante risorse a disposizione del Madrid, tuttavia, non c'è quella di una primaria fonte di gioco, un problema che va ormai avanti dal ritiro di Kroos e dal declino di Modric: ad abbassarsi in costruzione devono andare Valverde e lo stesso Guler. Di registi, insomma, neanche l'ombra. A Monaco, tuttavia il pallone ce lo hanno quasi sempre i padroni di casa, che pareggiano i conti al 38': Upamecano parte forte in conduzione, Vinicius è troppo moscio nel pressing, mentre Bellingham e Valverde si schiacciano eccessivamente, dando tempo e spazio al centrale francese di trovare Kane tutto solo in area, complice una difesa alquanto permissiva.
Il controllo del fuoriclasse inglese è già di per sé una sentenza, della finalizzazione manco stiamo a parlarne: decimo centro stagionale in Champions, da sommare agli altri 38 realizzati nelle altre competizioni.
Neanche un campione con questi numeri, tuttavia, può permettersi mezza sbavatura in una contesa di tale livello: su una palla persa dall'ex Tottenham, Bellingham può azionare Vinicius (che poco prima aveva colpito la traversa con un mancino liftato), bravo ad aspettare e servire al momento giusto l'inserimento centrale di Mbappé. Quando hai questi elementi dalla tua parte, in effetti, sembra tutto troppo facile, specie se la coppia di fenomeni delle Merengues viene spesso lasciata in due contro due con Tah e Upamecano; in effetti Pavlovic e Kimmich, superbi nel dettare i tempi, faticano non poco quando si tratta di correre all'inseguimento delle due pantere madrilene.
Si chiude così il primo tempo, con un Bayern un po' perplesso, ed un Real quantomai col coltello tra i denti. Dopo il break, Kompany fa entrare Davies per Stanisic, spedendo Laimer a destra: l'impatto del canadese è immediato, tant'è che dopo una sua percussione Luis Diaz sfiora il 3-3. Le superstar di Arbeloa, tuttavia, aspettano nascoste sotto le foglie, e serve finalmente un grande Neuer per impedire la doppietta a Mbappé, ben pescato sul secondo palo da Alexander-Arnold: la rigidità del braccio del capitano bavarese è la stessa con cui, nove anni fa, disinnescò un destro a botta sicura di Cristiano Ronaldo, in un altro memorabile quarto di finale europeo.
L'elettricità in campo aperto di Mbappé consente al Real di mettere non poca paura al Bayern, che nel secondo tempo inizia ad abbassare un po' i ritmi. A quel punto Arbeloa prova a irrobustire la mediana con Camavinga per Brahim (finendo per pentirsene amaramente), mentre sull'altra sponda uno spento Gnabry esce per Musiala: il primo tocco di quest'ultimo mette praticamente in porta Diaz, che cincischia troppo permettendo a Trent (non certo irreprensibile in fase difensiva) di recuperare in extremis. L'enorme pericolo appena corso porta il Real a difendersi a 5, con Valverde che si abbassa a destra andando a formare un 5-3-2 stretto e compatto, in cui si esaltano a tratti Militao e Rudiger.
Le Merengues continuano però a soffrire le situazioni di palla inattiva, concedendo un'altra occasione ad Upamecano su una punizione scodellata da Olise. L'ex Crystal Palace, dopo un primo tempo anonimo, è uno dei più in palla dei suoi nella ripresa, e i suoi mancini a giro iniziano a eccitare la Südkurve. Proprio quando il Real, conscio delle ansie bavaresi, prova ad alzare il pressing, ecco l'episodio chiave: Camavinga esce alto a prendere Kane, lo abbatte, e impedisce al Bayern di ricominciare a giocare in fretta. Il francese, però, era già ammonito, e la sua perdita di tempo non viene gradita dall'arbitro Vincic, che lo pietrifica con il secondo giallo, e costringe il Real a schiacciarsi in inferiorità numerica.
Kimmich e soci non se lo fanno dire due volte, e ricominciano a macinare gioco: a 2' dalla fine, è un destro di Luis Diaz, con la tangibile deviazione di Militao, a spedire in paradiso il Bayern Monaco, e a mandare al tappeto un Real Madrid furibondo per la decisione arbitrale. In chiusura del recupero, ci pensa Olise ad aggiungersi alla festa, fulminando Lunin con la sua "trademark move", il sinistro a giro ammazza-portieri, che per esecuzione e contesto ha ricordato molto il mancino con cui Coman giustiziò la Juve ai supplementari di un incredibile ottavo rimontato dal Bayern dieci anni or sono.

L'Allianz Arena, che fu terra di conquista per il Real nel 2014, nel 2017 e nel 2018, diventa la tappa finale di un'annata fallimentare per i Blancos, la seconda consecutiva senza trofei primari. Per la prima volta in stagione, invece, il Bayern scopre il significato della parola "sofferenza": la semifinale col PSG metterà in campo il meglio che il calcio europeo abbia da offrire nel 2026.
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