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Sinner Alcaraz
, 13 Aprile 2026

Come Jannik Sinner è tornato numero uno al mondo


Sinner ha sconfitto Alcaraz in finale a Monte Carlo (7-6, 6-3), vincendo il quarto Masters 1000 consecutivo.

Quando nel 2025 Jannik Sinner si è accordato per una squalifica di 3 mesi per il caso-clostebol, per la maggior parte degli addetti ai lavori il rimpianto principale era stato individuato nel non poter giocare i Masters 1000 sul cemento americano di Indian Wells e Miami, dando poco peso al fatto che il tennista di San Candido avrebbe saltato anche metà della stagione su terra rossa. Nonostante ciò, l’anno scorso Sinner è rientrato alla grande anche su quest’ultima superficie, sicuramente quella da lui meno amata, raggiungendo due finali su due tornei disputatia Roma e a Parigi – e perdendo solo contro il rivale Alcaraz.

Quest’anno l’obiettivo a detta di tutti era quello di sfruttare i tornei di Indian Wells e Miami per provare a dare l’assalto alla prima posizione del ranking, da cui proprio il tennista spagnolo lo aveva scalzato battendolo in finale agli US Open in modo netto. In pochi avevano calcolato la possibilità che Sinner potesse rosicchiare punti preziosi ad Alcaraz anche nella prima parte della stagione su terra, fra Monte Carlo e Madrid. Ancora meno quelli che pensavano che il tennista italiano potesse vincere trofei prestigiosi su terra vista la presenza ingombrante del suo rivale che sembra trovarsi più a suo agio su questa superficie.

Sembra che negli ultimi tempi, ogniqualvolta si profili all’orizzonte uno scontro fra Sinner ad Alcaraz (siamo già a 17 in tutto), il sentore in merito sia contraddistinto da un perenne alone di pessimismo: è l’altro lato della medaglia dell’ineluttabilità che sembra, invece, accompagnare lo spagnolo. Eppure, proprio la brutta sconfitta nella finale di New York dello scorso anno ha contribuito all’ennesima evoluzione nel gioco di Sinner, i cui frutti si sono visti anche nella sfida in finale a Monte Carlo che metteva in palio – proprio come a Flushing Meadows – la prima posizione nel ranking.

Era stato perentorio Jannik nel settembre 2025, nonostante venisse da più di un anno passato sul trono del tennis mondiale e dal trionfo di Wimbledon: «Per diventare un giocatore completo dovrò uscire dalla comfort zone. L'obiettivo è provare dei cambiamenti ed essere un po' più imprevedibile, a costo di perdere qualche partita in più». Ecco, l’obiettivo è stato raggiunto ma di partite in più perse non è che se ne siano viste molte, anzi, da lì in poi sono arrivate quasi solo vittorie.

Prima Vienna, poi il Masters a Parigi Bercy e le ATP Finals di Torino, vinte battendo proprio Alcaraz in due set tiratissimi in cui il tennista italiano aveva giocato meglio tutti i punti chiave. Tra l'altro, questi ultimi due tornei li ha vinti senza perdere neanche un set: teniamo a mente questo piccolo dettaglio perché tornerà utile più avanti.

Ancora una volta, però, qualche mugugno si era sentito di nuovo ad inizio 2026, con la sconfitta in semifinale a Melbourne contro Djokovic (come se non avesse perso contro un tennista che l’Happy Slam lo ha vinto una cosa come 10 volte) e il piccolo passo falso contro Mensik a Doha. Di contro, Alcaraz aveva vinto entrambi i tornei completando il Career Grand Slam e le critiche nei confronti dell'italiano - che probabilmente ci sta abituando troppo bene - non si erano sprecate.

Ma siccome il tennis è per definizione antitetico alla linearità dei percorsi, Sinner si è presentato negli Stati Uniti in forma impeccabile, conquistando il primo titolo ad Indian Wells con un doppio 7-6 in finale contro Medvedev e vincendo l’ultimo big title su cemento che gli mancava. Due settimane dopo, stavolta battendo il ceco Lehecka con un doppio 6-4, si è ripetuto vincendo Miami terzo Masters 1000 di fila senza perdere neanche un set. Già, il terzo appunto. Chi altro ci era riuscito prima di lui? Nessuno, così come nessuno ne aveva mai vinti neanche due di fila senza perdere set.

A impressionare più di ogni altra cosa durante il Sunshine Double (che tra l’altro nessun tennista realizzava da una decina di anni) è stato il rendimento al servizio di Jannik. Il lavoro sul lancio di palla, iniziato già da qualche anno, è stato accompagnato negli ultimi mesi da una serie di variazioni sul tipo di servizio da adottare che si stanno rivelando enormemente efficaci. E, come tutti i big server (fino al 2023 sarebbe stato impensabile appiccicare questa etichetta a Sinner), questo ha fatto la differenza nei due momenti in cui il servizio conta di più: i cosiddetti clutch points e nei tiebreak.

A Indian Wells, grazie a quattro tiebreak praticamente perfetti, Jannik ha vinto due partite complicatissime contro Fonseca e Medvedev. A Miami, invece, il servizio è stato fondamentale soprattutto nella semifinale vinta 6-3, 7-6 contro uno Zverev che per la prima volta era sembrato capace di mettere in difficoltà Sinner negli scambi da fondo campo. Al termine del torneo risaltava una statistica impressionante sul suo servizio: post-US Open, l'italiano ha mantenuto il servizio in 443 game in battuta su 471. Ha vinto il 94% dei game al servizio.

Non sorprende, quindi, che in questo lasso di tempo abbia vinto praticamente tutto ciò che si poteva vincere, pur fallendo il primo obiettivo stagionale in Australia più per problemi in risposta – solo 2 palle break convertite su 18 disponibili – che al servizio. E non sorprende neanche che, con una tale striscia di risultati, la prima posizione del ranking fosse ancora contendibile nonostante Alcaraz sia detentore di 3 Slam su 4.

Per quanto entrambi continuino a dichiarare che la cosa più importante è alzare il proprio livello di gioco – tra un po’ arriveranno sulla luna spingendosi l’un l’altro visto che la distanza col numero tre del mondo è già siderale – e che la classifica è solo una diretta conseguenza, è possibile che nella scelta di Sinner di giocare a Montecarlo abbia pesato anche la possibilità di accorciare ulteriormente su Alcaraz.

Dopo le fatiche statunitensi, infatti, la maggior parte degli addetti ai lavori si aspettava di rivedere il tennista italiano in campo direttamente a Madrid, dato che il torneo nel Principato è iniziato a soli 7 giorni dalla finale di Miami e che è l’ultimo 1000 rimasto a disputarsi concentrato in un’unica settimana. Sinner invece – e a sentire il suo staff pare che la scelta sia stata unicamente sua – ha deciso di scendere in campo per «mettere qualche partita nelle gambe», per citare le sue stesse parole.

Ora qui si potrebbe aprire una parentesi su come il panorama del tennis attuale sia in grave difficoltà dal numero 3 in giù se Sinner, con giusto un paio di allenamenti sulla terra rossa nelle gambe, ha vinto il torneo, ma preferiamo rimandarla a più tardi per focalizzarci sul nostro campione e sottolineare, ancora una volta, l’assurda facilità con cui si è sbarazzato di avversari tutt’altro che teneri come Auger Aliassime e Zverev (sconfitto per l’ottava volta consecutiva!) anche se – udite udite – nella strada verso la finale ha perso un set, il primo in due mesi, contro Machac.

E così il torneo disputato per «mettere partite nelle gambe» è diventato un lungo preludio al primo Sincaraz della stagione, il quinto sui mattoni tritati, superficie dove Alcaraz era in vantaggio 3-1. E la partita, oltre a mettere in palio il primo 1000 stagionale su terra, era appunto anche una sfida per il titolo di n.1 al mondo (curiosità: arrivavano a questa domenica appaiati per numero di settimane passate in testa al ranking, 66), perché se per Sinner il cemento americano era stato una passerella trionfale, per Alcaraz invece c’è stata qualche battuta d’arresto inaspettata, soprattutto a Miami dove ha incredibilmente perso per mano di Sebastian Korda.

E anche oggi in finale lo spagnolo ha dato l’impressione di essere un po’ più rimasto al palo a livello di gioco rispetto all’italiano, e questo nonostante il servizio di Sinner abbia funzionato molto meno efficacemente del solito. In una partita tecnicamente brutta per i loro standard – sulla quale ha inciso tanto il fortissimo vento che ha provocato molti errori – Sinner è stato comunque abile ad impostare la partita sulla diagonale del rovescio cercando di non far spostare Alcaraz sul dritto, mentre quest’ultimo ha cercato di variare continuamente il peso e la parabola della palla per fare colpire Sinner più in alto del solito.

Il primo set è sembrato subito scappare in direzione dello spagnolo, che ha strappato il servizio a Sinner alla prima occasione salvo poi riperderlo subito dopo. In un primo parziale tutto sommato equilibrato, è stato Jannik a prevalere al tiebreak per 7 punti a 5, confermando un’altra statistica impressionante: dallo scorso US Open è 13-2 nei tiebreak.

Alcaraz è scappato avanti anche nel secondo set e, quando Sinner non è riuscito a convertire due palle per l’immediato controbreak, alzi la mano chi non ha avuto la sensazione che l’inerzia della partita fosse girata, come già accaduto, in favore dello spagnolo. L'ineluttabilità di cui sopra appunto, apparsa ancora più scritta quando quest’ultimo si è trovato in vantaggio 15-30 sul successivo game di servizio di Sinner prima che sbagliasse – di molto – un dritto banale.

Eppure, a guardare l’atteggiamento dei due in campo, sicuramente quella sensazione non l’ha avuta Alcaraz che non è riuscito ad alzare il livello del suo gioco e, anzi, oggi ha dato la sensazione di sentirsi un po’ inferiore all’avversario. Sinner, sotto 3-1, ha iniziato a giocare molto meglio in risposta ed ha alzato la percentuale di punti vinti con la seconda (fondamentale in una partita in cui, causa vento, le percentuali di prime sono state bassissime per entrambi), strappando il servizio allo spagnolo nel tentativo successivo alla terza palla break.

Al termine di un game lunghissimo, Alcaraz ha dato la sensazione di voler uscire il prima possibile dallo scambio ma la sua palla corta di rovescio, solitamente infallibile, è finita in corridoio. Sul 3-3 Sinner ha tenuto senza problemi il suo turno al servizio e nel game successivo ha piazzato il break decisivo nonostante lo spagnolo fosse avanti 40-15.

In quella fase del match Sinner è sembrato sulla proverbiale nuvoletta; Alcaraz non è riuscito a fare ciò che gli viene meglio – ovvero contrattaccare da fondo campo col dritto – perché l’italiano o lo inchiodava fuori dal campo oppure lo passava quando veniva a rete dietro colpi ben poco incisivi. Tenendo senza grossi problemi l’ultimo turno di servizio – con 4 errori gratuiti di Alcaraz – Sinner ha vinto il quinto game consecutivo regalandosi il quarto Masters 1000 consecutivo, terzo giocatore di sempre a riuscirci dopo Djokivic e Nadal.

Nel momento decisivo di entrambi i set, Sinner è sembrato molto più in palla: seppur in una partita complicata e non perfetta, è riuscito quasi sempre a giocare i suoi colpi migliori; Alcaraz – nonostante un repertorio su terra più completo – è apparso spesso in confusione tattica finendo per accartocciarsi su se stesso ogni volta che l’altoatesino gli metteva pressione da fondo.

Insomma, in un torneo in cui Sinner ha sorpreso tutti già solo presentandosi, è andata in scena una partita che, oltre a determinare temporaneamente (Alcaraz potrebbe tornare numero 1 già vincendo a Barcellona) il ranking mondiale, ci consegna un Sinner che sembra pienamente rodato anche per la stagione su terra. Sicuramente lo spagnolo saprà far tesoro della sconfitta – la seconda di fila contro l’italiano – come è sempre avvenuto dopo tutti i loro precedenti ma oggi ha dato l’impressione di soffrire un po’ la mancanza di coach Ferrero, soprattutto sul piano tattico, ancor più fondamentale in una partita resa così sporca anche dal vento.

Proprio l’ennesima finale tra i due fenomeni del tennis moderno, però, sottolinea ancora una volta le difficoltà del resto del circuito. Djokovic probabilmente non lo rivedremo prima del Roland Garros; Musetti è ancora alle prese con gravi problemi fisici e rischia di pagare un prezzo altissimo in classifica visto che per non aver difeso la finale dello scorso anno è già scivolato al numero nove; i vari Ruud, Auger Aliassime, De Minaur e Zverev non sembrano poter fare nulla quando incontrano i due mostri sacri.

In particolare la prestazione del tedesco in semifinale contro Sinner è stata preoccupante, soprattutto se paragonata all’ultimo precedente di Miami dove – su una superficie sulla quale l’italiano dovrebbe essere ancora più dominante – la distanza era sembrata più ridotta. Basti pensare che Sascha è numero 3 del mondo con 5555 punti, quasi 8000 in meno di Alcaraz. Significa che chiunque stia leggendo questo articolo è – in termini meramente di punteggio – più vicino al tedesco di quanto quest’ultimo non lo sia alla seconda posizione del ranking. Tutti presupposti che lasciano pensare al proseguimento di un'altra statistica pazzesca: è dal torneo di Madrid del 2024 che uno fra Sinner e Alcaraz vince il torneo in cui partecipano entrambi.

  • Valerio Fontana è nato nel 1998 a Roma, divoratore di partite di Calcio e di Tennis, fa lo stesso con i relativi articoli.

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