
Parma-Napoli 1-1, Considerazioni Sparse
Divisione equa della posta tra Parma e Napoli, al termine di una gara che ha visto gli ospiti provare senza successo, e forse senza troppa convinzione, a scardinare il fortino emiliano.
Neanche il tempo di sintonizzarsi sulla gara del Tardini che il risultato si è già sbloccato a favore dei padroni di casa, che eseguono con ordine la giocata codificata palla lunga-sponda del centravanti-inserimento della seconda punta, permettendo a Strefezza di trafiggere Milinkovic-Savic con un pregevole colpo da biliardo. Difesa azzurra sorpresa dal fulmineo affondo dei padroni di casa, ma al contempo non irreprensibili nelle marcature in occasione della rete.
Il Napoli, rispetto alla vittoriosa gara col Milan di lunedì, inserisce solo il titolare Højlund al posto di Giovane, riproponendo ancora una volta sia la linea a tre integralmente mancina con Juan Jesus, Buongiorno e Olivera, sia i chiacchieratissimi fab four a centrocampo, preservando ancora una volta Alisson Santos come arma da sfruttare a gara in corso. Se il gol dopo pochi secondi rende impossibile giudicare a posteriori il piano gara, inevitabilmente stravolto da questo evento, possiamo comunque tirare le somme di quanto visto e constatare che, banalmente, qualcosa è andato storto proprio nelle scelte tecniche volute da Antonio Conte: se da una parte Juan Jesus, oltre all'episodio del gol, ha trovato più di una difficoltà nell'affrontare un esterno a piede invertito tecnico e veloce come Strefezza, che tendeva molto ad aprirsi a sinistra per sfruttare il missmatch atletico con l'avversario, dall'altro l'utilizzo dei quattro centrocampisti ha sì rafforzato il controllo del pallone, ma lo ha reso al contempo troppo scolastico e perciò privo di quell'imprevedibilità in grado di far saltare il banco.
A fine primo tempo, nonostante un parziale di 10 conclusioni a 1 a favore del Napoli, il risultato era ancora fissato sull'1-0 in favore del Parma. Una squadra che, se da una parte (eccetto Strefezza e Bernabè) è estremamente povera di talento, rende omaggio alla massima del compianto Carletto Mazzone, che definì la tattica "il pane dei poveri", nutrendosi avidamente a questa mensa. Cuesta, al primo anno da capo allenatore, ha saputo costruire una squadra con poche idee, ma molto chiare e messe in pratica con precisione svizzera: blocco basso, spazi occlusi in mezzo al campo, risalita affidata alle sponde del gigante Elphege (oggi scelto al posto di Pellegrino) e alle rapide transizioni della seconda punta. Un piano gara attuato perfettamente, anche grazie alla grande prova di un Troilo oggi dominante in trincea, che ha reso frustranti i tentativi del Napoli di recuperare lo svantaggio.
Nel secondo tempo il Napoli cambia gli interpreti (ritrovando con Beukema una maggiore sicurezza nelle retrovie per arginare Strefezza), ma solo parzialmente volto. L'ingresso di Alisson Santos ha donato agli azzurri spunti e imprevedibilità, col suo coraggio nell'andare uno contro uno per saltare l'uomo e creare superiorità numerica, ma è stata una soluzione sfruttata probabilmente troppo poco. In compenso però, l'ingresso di Santos ha permesso di abbassare McTominay, consentendogli di partire da più lontano e di incidere grazie ai suoi inserimenti alle spalle della difesa. Uno di questi, premiato dalla sponda di Højlund, porta al gol del definitivo pareggio.
Questo risultato fa, da un lato, sicuramente piacere al Parma, non tanto in ottica salvezza (la squadra emiliana è già ben lontana dalla zona rossa), quanto per la soddisfazione dei ragazzi di Cuesta per aver raccolto un altro scalpo prestigioso; dall'altro, al Napoli va comunque abbastanza bene, visto che guadagna comunque un punto importante sul Milan per consolidare il secondo posto e, di conseguenza, la partecipazione alla prossima Champions League. È però la prestazione che deve far riflettere gli azzurri, ancora una volta (come spesso avvenuto quest'anno) in difficoltà ad affrontare squadre che difendono basse e senza particolari velleità offensive. Un limite che, insieme agli altri ben noti, ha fatto la differenza nella corsa scudetto, quest'anno sognata e poco altro, visto che è di queste partite che la Serie A è principalmente composta.
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