
Roma-Pisa 3-0, Considerazioni Sparse
La prima tripletta di Malen permette alla Roma di battere un Pisa volenteroso ma impossibilitato a competere.
Per togliersi dalla testa la sconfitta di domenica scorsa a San Siro, la Roma aveva solo una strada: vincere e convincere. L'anticipo della trentaduesima giornata contro il Pisa - ancora non retrocesso solo per la matematica ma condannato inesorabilmente al campionato cadetto - era occasione ghiotta per gli uomini di Gasperini, sia per cancellare la manita subita dall'Inter e riprendere ritmo e focus, sia per rimanere attaccati al treno per la prossima Champions, con Juventus e Como che andranno incontro a due match di certo non agevoli nel weekend in arrivo. La squadra di Hiljemark, dal canto suo, arrivava all'Olimpico con ancora nove punti di distanza dal quartultimo posto e le speranze di salvezza ridotte al lumicino.
La risposta emotiva della Roma arriva dopo tre minuti sotto forma di un gol, manco a dirlo, di Donyell Malen, che approfitta di un errore di Caracciolo per puntare la porta avversaria e portare i suoi in vantaggio. Per quanto possa risultare sempre molto facile presentarsi e fare bene quando si è una sorpresa in un nuovo club e le aspettative sono ancora basse, l'impatto dell'olandese sul nostro campionato è a dir poco impressionante. Un adattamento che non ha avuto bisogno di periodi di rodaggio e che non ha lasciato il beneficio del dubbio nemmeno per un attimo: dopo ventisei minuti di serie A il primo gol, dopo una manciata di mesi le reti messe a segno sono già dieci.
Il gol che dopo tre minuti sblocca il match mette la partita già in cassaforte per gli uomini di Gasperini - il cui orgoglio per aver trovato l'uomo giusto a cui far macinare la quantità di reti a cui le sue prime punte sono abituate sarà sicuramente alle stelle - indicando la via per un risultato che potrà solo diventare via via più largo. Il Pisa prova comunque a giocare e crea anche un paio di importanti occasioni, sulle quali l'imprecisione degli attaccanti e la presenza di Svilar fanno la differenza, ma la sensazione che i nerazzurri lasciano è di una squadra con molta volontà e coesione ma incapace per limiti tecnici di competere a certi livelli.
Varie volte si è manifestata la possibilità - e forse la volontà - di ridurre il numero di squadre per livellare verso l'alto il campionato nella speranza che questo aiuti a riportare il calcio italiano ai livelli che gli competono, ma sia chiaro che nessuno dovrebbe mai pensare - eppure qualche volta alcuni presidenti fumantini hanno esternato quest'idea - che certe squadre non meritino di approdare nella massima serie per precarietà tecniche o di bacino d'utenza. Il calcio è nato per permettere ai tifosi di ogni squadra di sognare, ma sarebbe anche giusto poi costruire dei progetti che permettano quantomeno di lottare per i propri obiettivi per stagioni intere, evitando magari di esonerare un allenatore - senza nulla togliere al lavoro svolto da Hiljemark - appena le cose non vanno per il verso giusto.
La partita va via così, con Malen che nella ripresa arrotonda il punteggio e il proprio bottino personale, realizzando la prima tripletta personale in serie A, e anche la prima assoluta dell'intero campionato. Fa riflettere che l'ultima volta che un giocatore aveva segnato più di due gol in un singolo match era toccato a Retegui in un Verona - Atalanta della scorsa stagione, con la squadra orobica allenata da chi ora siede sulla panchina della Roma, come se Gasperini fosse uno dei pochissimi rimasti a mettere al centro dei propri progetti l'idea che è alla base del gioco del pallone: mettere la propria punta centrale in condizione di fare più gol possibili. Del resto, sebbene molti campionati nostrani si vincano con le migliori difese, rimane legge universale che vince sempre chi fa un gol più dei propri avversari.
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