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Project Hail Mary Film
, 10 Aprile 2026

"L'ultima missione: Project Hail Mary" ha tutto ciò che un buon film dovrebbe avere


Project Hail Mary di Phil Lord e Chris Miller è un film riuscitissimo che combina emozioni apparentemente antitetiche.

Tutti ci siamo sentiti soli. La solitudine è un'esperienza ricorrente, che racconta due facce della stessa medaglia. A volte, prendersi del tempo per se stessi può aiutare, far riflettere, mettere in pace con il mondo che ci circonda. In altri casi può destabilizzare, creare disagio, prendere le sembianze di una congiura. Uno dei possibili modi per sfruttare la solitudine a proprio vantaggio, proprio come in molti ambiti e in molte dinamiche della vita di tutti i giorni, può essere quello di trovare equilibrio, per trarne i benefici senza farsi sopraffare.

Paradossalmente, in una delle sequenze di Project Hail Mary, il protagonista Ryland Grace, dopo essere stato solo a lungo, ha finalmente la possibilità di avere un compagno di viaggio, nonché una spalla per condurre i propri esperimenti e cercare di trovare una soluzione al proprio problema, ossia l'alieno Rocky.

Tuttavia, quando tenta di salutare il suo nuovo amico per andare a dormire, quest'ultimo lo ferma perché, sostanzialmente, anche lui si sente solo. Grace è riluttante all'idea di far entrare Rocky nel proprio spazio vitale, ma l'alieno insiste. Trovare il giusto compromesso e un equilibrio si conferma dunque tutt'altro che banale.

Project Hail Mary - tratto dall'omonimo romanzo di Andy Weir - è un film in continua tensione tra divertimento e tristezza; tra compagnia e solitudine; tra presente e passato; tra altruismo e cinismo; tra speranza nei confronti del futuro e senso di impotenza a causa di un destino che sembra ormai segnato. E proprio per questo, per la sua capacità di mettere in discussione tutto e tutti con armoniosa costanza, non solo funziona, ma scorre via in un batter d'occhio.

Il trailer del film.

La storia compie, per tutta la durata del film, continui balzi temporali e di spazio. Passa dalla navicella alla Terra, dalla Terra alla navicella, e via discorrendo. Proprio per questo non annoia, introducendo tutti gli elementi della narrazione a piccole dosi. Questo andirivieni temporale permette ai registi di spalmare i principali avvenimenti della trama su tutta la durata della pellicola, tenendosi qualche asso anche per le sequenze finali. In particolare, un colpo di scena svelato a ridosso della fine (nonostante accada, circa, a metà dell'ordine cronologico degli avvenimenti) ribalta una determinata dinamica del film, dandogli un gusto del tutto differente.

La trama del film vede il protagonista, Ryland Grace, svegliarsi da un coma farmacologico dall'imprecisata durata a bordo di una navicella spaziale. Non sa dov'è, perché sia lì, e apprende che tutti i suoi compagni di viaggio non sono più in vita. Piano piano, dopo essersi affacciato da un oblò ed aver constatato che si trova da solo e nello spazio (la solitudine per antonomasia), comincia a ricordare tutto.

È - o era? - un professore delle medie (con un passato da biologo molecolare) ed è stato proiettato, anni prima, in una missione più grande di lui: salvare il Sole, in quanto affetto da microrganismi che ne stanno limitando l'efficienza, noti come astrofagi. Da un lato, queste molecole di color nero sono una formidabile fonte di energia, capace di fungere da carburante per viaggi dalla durata impensabile. Dall'altro, rappresentano la causa del decadimento non solo del Sole ma di tantissime altre stelle in giro per l'universo. In futuro non troppo lontano la vita sulla Terra potrebbe subire conseguenze catastrofiche e irrimediabili, se non si interviene tempestivamente.

Tra le sequenze più riuscite del film, vi sono proprio quelle in cui Grace riprende contatto con la realtà dopo il coma. L'unico possibile dialogo che può instaurare è con una voce robotica che gli fa da assistente di bordo, ma non essendo né un ingegnere né un pilota non riesce a decifrare i suoi messaggi.

La solitudine è fisica, perché è l'unico ancora in vita sulla navicella, ma anche emotiva, perché nemmeno un assistente, che dovrebbe essere progettato per facilitare la vita ai membri della spedizione, lo capisce. In una delle stanze ci si può immergere in una simulazione della Terra, ma in realtà sono solo schermi, freddi e inespressivi ammassi di pixel che cercano di far sentire a casa persone che, forse, non torneranno più sul loro (nostro) pianeta.

Ryan Gosling nei panni di Ryland Grace.

Proseguendo nel suo viaggio, Grace incontra Rocky, un alieno dalle sembianze rocciose. I due inizialmente faticano a capirsi, ma con il passare del tempo e grazie all'ausilio di un'altra voce robotica, che simula quella della new entry, cominciano a collaborare e apprendono dall'altro che, sebbene siano due esseri viventi completamente diversi, vi sono numerosi tratti ed elementi che li accomunano. Tra di essi, l'obiettivo delle loro spedizioni: anche la stella del pianeta di Rocky è in pericolo, sempre per via degli astrofagi.

Il vero punto di forza di questo Project Hail Mary è proprio il rapporto che si viene ad instaurare tra Grace, interpretato da un Ryan Gosling in forma smagliante, e l'alieno Rocky. Quest'ultimo non è il solito extraterrestre: non ha occhi, naso e bocca. Grace lo apprezzerà per questo, perché a detta sua "i visi sono sopravvalutati".

L'amicizia tra Grace e Rocky è vero il motore del film, che non viene alimentato dagli astrofagi ma da dialoghi capaci di strappare una risata nonostante la serietà di fondo e scene che fanno entrare in empatia con l'alieno anche il pubblico. E tutto ciò non stupisce solo quest'ultimo ma anche lo stesso Grace, che trova in Rocky tutto ciò che non era riuscito a trovare sulla Terra: amicizia, compagnia e reciproca comprensione.

A Project Hail Mary non manca davvero nulla: la storia è avvincente, visivamente il film è d'impatto, gli attori hanno performato alla grande - per quanto in realtà ci si concentri in particolar modo sui personaggi di Grace e Rocky; si segnala però un'ottima prova, anch'essa in bilico fino alla fine tra sorrisi e sguardi raggelanti, di Sandra Hüller. La visione è dunque consigliatissima, sia in solitudine che in compagnia della vostra o del vostro Rocky. Perché questo film, per citare proprio il simpatico alieno, è una "meraviglia, meraviglia, meraviglia".

  • Nato a Venezia, cresciuto da pendolare. Appena può indossa le cuffie e ascolta i Twenty One Pilots.

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