
Crystal Palace-Fiorentina 3-0, Considerazioni Sparse
A Londra il Crystal Palace domina una spaurita Fiorentina.
Per la Fiorentina era forse la più importante e prestigiosa partita della stagione, probabilmente ben più che per un Crystal Palace navigante anch'esso in acque non troppo limpide in quel della Premier. La Conference, il trofeo maledetto, come ancora di salvezza, come possibile punto di svolta di una stagione altrimenti drammatica. Ma di segnali di riscatto da parte dei viola nemmeno l'ombra: 3-0 secco e perentorio, con una costante sensazione di superiorità trasmessa dall'avversario. Decidono le reti di Mateta, Mitchell e Sarr.
Ha un che di contrappasso dantesco il fatto che una delle poche squadre italiane a utilizzare la linea difensiva a quattro (la Fiorentina di Vanoli) sia stata, in buona sostanza, surclassata da una squadra disposta con la difesa a tre (il Crystal Palace di Glasner). Certo, il 3-4-3 dei londinesi è ben diverso dai piatti 3-5-2 nostrani caratterizzati dalle famigerate "mezzali di gamba" - si vedano le caratteristiche da palleggiatori/rifinitori della coppia mediana composta da Wharton e Kamada - ma evidentemente c'è modo e modo di interpretare una disposizione o un modulo. A spiccare, oltre alla qualità di gestione della palla del Crystal Palace (peraltro relativamente carente a pulizia di giocata nei suoi offensivi), è la differenza a tratti inquietante di ritmo e intensità nelle due fasi. Chicca finale: il 3-0 il Crystal Palace lo segna dopo la sostituzione di del centravanti Mateta per Lerma (centrocampista). In pratica, partita chiusa con il 3-5-2 della tradizione.
Tra le due squadre c'è quasi sempre stato un passo differente, figlio (probabilmente) al tempo stesso del contesto in cui il Crystal Palace gioca - la Premier League - ma anche dell'impronta datale dal suo tecnico, vincitore con i londinesi della Coppa d'Inghilterra lo scorso anno e, nel 2022, dell'Europa League con l'Eintracht. L'austriaco Oliver Glasner ha impostato una squadra offensiva e soprattutto coraggiosa, risultata non a caso dominante sulle riaggressioni nella metà campo avversaria, dove ha fagocitato anche la qualità di un Fagioli sostanzialmente abbandonato dalle sue mezzali. Se è vero che il rigore trasformato da Mateta - entrata ingenua e scomposta di un Dodô decisamente non in serata - può esser stato il fattore decisivo per stappare la partita, è anche vero che i londinesi dopo un primo quarto d'ora guardingo avevano iniziato a premere sull'acceleratore in maniera sostanziale, mostrando una dinamicità fuori misura per una Fiorentina così incerottata (assenti, tra gli altri, Kean e Fabiano Parisi, quest'ultimo forse il più in forma da mesi dei viola).
In tutto ciò, va apprezzato il gol del raddoppio del Crystal Palace, rifinito in maniera acrobatica (e forse anche un pò fortunosa) da Munoz e concluso dal tap-in di Mitchell, dopo il miracoloso intervento di De Gea su un Mateta non impeccabile nel battere a rete. Una rete dove se lato viola è sconsolante la passività mostrata (soprattutto sulla ribattuta di Mitchell), lato inglese spicca la preparazione fin dalla prima costruzione, con Wharton (quanta qualità in mezzo) che abilmente evita l'ingenua prima pressione di Ndour e di Gudmundsson, e scopre la palla che il Palace gestisce apparecchiando il collasso centrale della difesa viola. Una situazione ripetuta sistematicamente per quasi un'ora dalla squadra di Glasner: uscita pulita da dietro sfruttando le pecche del pressing gigliato, sovraccarico centrale e isolamento in ampiezza dei quarti, con i due esterni offensivi Guessand e Sarr sempre pronti a tagliare dentro per liberare la corsia.
Al netto delle citate assenze (nei cinque cambi eseguiti da Vanoli, due sono primavera di cui uno esordiente assoluto), la Fiorentina esce demolita e sfiduciata dal Selhurst Park. Il secco 3-0 sembra un risultato perfino stretto per il Crystal Palace, capace di cumulare ben sei big chances (rigore escluso) e seriamente vicino a dilagare nel finale di partita. La traversa di Fabbian (mai visto prima e dopo l'occasione da gol) resta meno di un caso isolato, con i viola che si sono fatti vedere in maniera potenzialmente pericolosa solo in un paio di occasioni con Piccoli, lasciato troppo solo a fare la guerra in avanti. Questo quarto di finale doveva e poteva esser l'ultima via di fuga della Fiorentina da una stagione tra il mediocre e il terrificante: ci è arrivata malconcia, e alla fine del primo round le speranze di svolta sono già ridotte al lumicino.
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