
Unai Emery, la rivincita di un underdog
L'Aston Villa ai quarti di Europa League e stabilmente in zona Champions è solo l'ennesimo capolavoro di Emery.
8 marzo 2017, Camp Nou di Barcellona, sono da poco passate le 23:00. Se da una parte un popolo, quello blaugrana, sta festeggiando una rimonta storica, un’impresa mai riuscita, dall’altra c’è una squadra, un’intera organizzazione, umiliata dallo stesso risultato che ha premiato il Barça. Le due facce della stessa medaglia. In quella squadra l’allenatore è un quarantacinquenne spagnolo, al primo anno sulla panchina del Paris Saint-Germain, reduce da un triennio fantastico in sella al Siviglia, dove ha conquistato tre Europa League consecutive, agganciando Trapattoni come tecnico più vincente della storia della competizione: Unai Emery.
Londra e Parigi: incompatibile
Ex centrocampista, Emery inizia ad allenare nel 2005, portando il Lorca Deportiva in Segunda Division. Dopo la promozione in Liga e il successivo 8° posto con l’Almeria, nel 2008 firma con il Valencia: dopo una buona prima stagione, nelle successive annate il Valencia si consolida come terza forza della Liga alle spalle delle inarrivabili Real e Barcellona, conquistandosi quindi per tre volte l’accesso in Champions League. Segue una breve esperienza allo Spartak Mosca, poi i sopracitati tre anni al Siviglia che gli fanno guadagnare la chiamata del PSG.
A Parigi, Emery vive la prima esperienza in una big: il biennio francese, discretamente vincente (un campionato, due coppe nazionali e due supercoppe nazionali), risulta al di sotto delle aspettative a livello europeo (mai oltre gli ottavi di Champions), macchiato da quell’incredibile 6-1, e la separazione a fine 2018 è inevitabile. Non resta a spasso per molto: il 23 maggio viene annunciato come nuovo allenatore dell’Arsenal, raccogliendo la pesantissima eredità di Arsene Wenger, col compito di riportare, entro due anni, i Gunners nella massima competizione europea dopo una stagione chiusa al 6° posto.
Se durante il 2018/19 la squadra mostra un accenno di miglioramento - pur perdendo la finale di Europa League 4-1 col Chelsea di Sarri - arrivando al 5° posto in Premier, l’anno seguente, a causa di un pessimo inizio di campionato (18 punti in 13 partite) e di una gestione tattica e umana tutt’altro che rosea, viene sollevato dall’incarico.
Due esperienze in grandi squadre e grandi realtà, dove serve essere un manager oltre che un allenatore, due cocenti fallimenti. Probabilmente non era ancora il momento del salto; Emery aveva bisogno di uno step, di un’evoluzione tattica e gestionale, soprattutto sul piano relazionale col gruppo squadra che tanto gli hanno contestato in Inghilterra, per poter tornare su quei grandi palcoscenici che, soprattutto a Siviglia, ha dimostrato di strameritare.
Villarreal: tornare indietro per andare avanti
23 luglio 2020. Il Villarreal, reduce da una stagione molto sorprendente, chiusa al quinto posto, che ha garantito l’accesso all’Europa League e terminato il rapporto con mister Calleja, sceglie Emery come suo successore. Il nativo di Hondarribia torna in Spagna dopo 4 anni con l’obiettivo di dimenticare le brutte esperienze in Francia e Inghilterra e smentire le critiche arrivategli. È proprio in Spagna che adotta in pianta stabile il 4-4-2 come sistema di gioco: Albiol e Pau Torres perni della difesa, Dani Parejo cervello del centrocampo e Gerard Moreno fiore all’occhiello del reparto offensivo.
In campionato il Sottomarino Giallo chiude al settimo posto, lontanissimo dalla zona Champions (-19), ma è in Europa League, il salotto di Emery, che il Villarreal compie il colpo grosso, sconfiggendo in finale il Manchester United ai calci di rigore e portando a casa il trofeo. Il tecnico diviene l’allenatore più vincente della competizione, con quattro affermazioni, mentre il club torna a vincere un trofeo dal 2004. Anche la stagione seguente prosegue sulla stessa scia: in campionato i gialli terminano ancora al settimo posto, ma ad entrare nella storia è il percorso in Champions League: dopo aver superato, al secondo posto, un ostico girone con Manchester United e Atalanta, pesca la Juventus agli ottavi di finale.
Il match di andata all'Estadio de la Cerámica, dopo un vantaggio iniziale con una rete da predestinato di Vlahovic, è un monologo giallo: i ragazzi di Emery rispondono benissimo al 4-4-2 di Allegri pressando molto bene e non scomponendosi mai, rischiando praticamente zero dopo il vantaggio iniziale e trovando il pareggio nella ripresa con Parejo. La gara del ritorno, paradossalmente, è l’opposto: il Sottomarino Giallo lascia tanto il possesso ai padroni di casa, incapaci di rendersi pericolosi se non con Vlahovic, che colpisce la traversa, padroni di casa che vengono travolti nel finale dalle reti di Gerard Moreno, Pau Torres e Danjuma.
I bianconeri escono ridimensionati sul piano tattico, frutto di un’ottima preparazione della doppia sfida da parte di Emery, in grado di anestetizzare il reparto offensivo juventino. Il monologo, a sorpresa, è lo stesso anche contro il più temibile Bayern Monaco: in Spagna, i tedeschi vengono annullati dagli spagnoli e ringraziano la fortuna per il palo di Moreno e la rete annullata a Coquelin. Un 1-0 finale firmato Danjuma che sta stretto al Villareal per quanto mostrato sul rettangolo verde.
La partita giocata in Baviera una settimana dopo ripete il ritorno giocato a Torino un mese prima: tanto possesso palla per i biancorossi, ma poche occasioni nitide, una delle quali però ben sfruttata da Lewandowski. La gioia per il vantaggio dura troppo poco, poiché, a due minuti dalla fine, ancora Danjuma firma il pareggio e manda il Villareal tra le prime quattro d’Europa.
In semifinale, il Liverpool è troppo più forte e piega i ragazzi di Emery con un 5-2 complessivo, ma resta, nella memoria degli appassionati, il grande percorso degli spagnoli, contraddistinto da grande organizzazione tattica, un’eccellente preparazione delle partite e la capacità di saper colpire le squadre avversarie, indipendentemente dalla caratura.
Il percorso di Emery con i gialli termina qualche mese dopo, a inizio del 2022/23, con la risoluzione del contratto a seguito del pagamento della clausola rescissoria da parte dell’Aston Villa. Un’esperienza importante per il tecnico di Hondarribia, in grado di dimenticare le delusioni del passato e farsi conoscere al grande pubblico come uno dei migliori – se non il migliore – allenatore sul piano tattico del pianeta.
Aston Villa: take back what's yours
24 ottobre 2022. Contestualmente alla risoluzione contrattuale con il Villareal, diviene nuovo allenatore dell’Aston Villa, fermo al 15° posto in Premier League e che ha appena esonerato Steven Gerrard. L’impatto dello spagnolo è fortissimo: in 25 gare conquista 49 punti (media da Champions League) e porta il club fino al settimo posto, qualificandosi in Conference League. Ma la stagione seguente è quella del capolavoro: Emery porta i Villains al 4° posto, qualificandosi in Champions League 41 anni dopo l’ultima volta, davanti a Tottenham, Chelsea e Manchester United.
La squadra - anche grazie agli arrivi di Pau Torres, Tielemans e Moussa Diaby, garantiti dal neo-DS Monchi, che aveva già lavorato con il tecnico a Siviglia e Villarreal - è uno spettacolo: abbina solidità difensiva ad una organizzatissima costruzione dal basso, che punta alla ricerca costante della verticalità tramite i sapienti piedi di Douglas Luiz, perno della squadra, capace di innescare i velocissimi attaccanti. Ollie Watkins chiude la stagione con 27 reti in tutte le competizioni, mentre tra gli esterni brilla il francese Diaby, autore di 10 gol e 11 assist.
E pensare che la stagione era iniziata malissimo: un 5-1 subito contro il Newcastle che faceva presagire un’annata negativa a tutti gli addetti ai lavori. Quasi tutti in realtà: dopo la prima giornata, fu chiesto a Sir Alex Ferguson quale squadra lo avesse impressionato di più: il leggendario manager rispose, diretto, l’Aston Villa. Insomma, un uomo che sa vedere ben oltre il mero risultato.
La stagione seguente inizia con due addii pesanti, quelli di Diaby e Douglas Luiz, sostituiti da Onana, Maatsen e, in gennaio, Malen e Rashford. I Villains subiscono una flessione rispetto all’anno prima: la qualificazione in Champions sfugge all’ultima giornata per mano del Manchester United, che sconfigge la squadra di Birmingham per 2-0 pur non avendo praticamente motivazioni e obiettivi.
Ancora una volta, come spesso accade per le squadre di Emery, è significativo il percorso europeo: nel grande girone unico, gli inglesi chiudono all’8° posto con 16 punti, strappando il pass diretto per gli ottavi di finale, dove eliminano senza troppi problemi il Club Brugge. Ai quarti di finale, l’avversario è il PSG futuro vincitore della competizione: se all’andata i francesi chiudono la pratica per 3-1, la gara del Villa Park è l’opposto, con i padroni di casa che, andati sotto 0-2, ribaltano il risultato, andando avanti per 3-2 e sfiorando più volte la rete che gli avrebbe garantito i supplementari, evitati solo da uno straordinario Donnarumma.
Anche Luis Enrique, intervistato nel post-partita, spenderà poi parole al miele per l’avversario, specialmente per quanto riguarda l’intensità e la preparazione tattica. In questa seconda esperienza oltre la Manica, Emery, pur senza conquistare trofei, ha rispedito al mittente con gli interessi tutte le critiche che gli erano state rivolte nel passato, dimostrandosi uno degli allenatori più preparati del panorama europeo e confermando la sua grande fama di tattico e di ottimo preparatore di partite.
(Non) Sarà per sempre Sì
Batman e Robin. Stanlio e Ollio. Bud Spencer e Terence Hill. Totò e Peppino. Emery e Mon… Emery e basta. 24 settembre 2025: dopo un pessimo avvio di stagione, con soli 2 punti conquistati nelle prime 5 partite e una sessione estiva di mercato ricca di tensione e priva di colpi di livello (Sancho, utilizzato col contagocce, Elliot dal Liverpool, Lindelöf, Bizot e Guessand dal Nizza, che a gennaio è stato già girato in prestito al Crystal Palace) a causa dei problemi finanziari dei Villains (club con il peggior margine nel FPF della Premier League), Monchi rassegna le sue dimissioni dal ruolo di DS, restando come consulente.
Se in un primo momento sembrava che anche l’avventura di Emery fosse ai titoli di coda, nei giorni successivi emerge un’altra verità: il rapporto tra il direttore e il tecnico, a causa del deludente mercato appena concluso, che l’ex allenatore del Villareal aveva apertamente criticato a più riprese durante le tradizionali conferenze stampa, si era irrimediabilmente danneggiato, portando quindi l’ex DS della Roma a fare un passo indietro. La prima impressione è comunque quella che anche l’allenatore avrebbe avuto vita breve, perché, nonostante la rinnovata fiducia della proprietà e del nuovo DS Olabe, appariva palese come non mai la fine di un ciclo sportivo.

Il più delle volte, i due erano praticamente un tutt’uno, una coppia identificabile e che mai si pensava potesse separarsi: anzi, i due, a Roma Monchi e a Parigi e Londra Emery, avevano mostrato di faticare a stare uno senza l’altro. E invece accade l’impensabile: con l’addio di Monchi, l’Aston Villa sembra sbloccarsi come per magia, tornando la fantastica squadra che aveva incantato la Premier per tre anni e brillato in coppa, chiudendo la League Phase di Europa League a 21 punti, gli stessi del Lione, ma con una peggiore differenza reti che li relega al secondo posto.
Addirittura, per qualche settimana, i ragazzi di Emery sognano il colpaccio, trovandosi più volte a -3 dall’Arsenal capolista: col ritorno del doppio impegno e della FA Cup, dalla quale vengono eliminati per mano del Newcastle, in campionato, a causa di una rosa inadeguata (nonostante in gennaio siano arrivati Abraham e il tanto gradito ritorno di Douglas Luiz, con la cessione direzione Roma di Malen) l’Aston Villa perde progressivamente terreno, tornando in lotta solo per un posto Champions con Manchester United, Liverpool, e Chelsea.
In Europa League, invece, il club di Birmingham non perde un colpo: superato il Lille negli ottavi, nei quarti di finale il Villa se la vedrà con il Bologna di Vincenzo Italiano. Non sappiamo come finirà e chi riuscirà a raggiungere l’obiettivo, ma, anche in questa stagione, è importante sottolineare come l’Aston Villa sia l’unica underdog in Premier, negli ultimi anni, che, raggiunta l’Europa, non abbia sofferto profondamente la stagione successiva, come accaduto a Brighton e Newcastle, sprofondate nella medio-bassa classifica dopo essersi qualificate, rispettivamente, a Europa e Champions League.
L'Aston Villa, al contrario, è l'unica compagine che, al momento, sta riuscendo a confermare e mantenere lo status di big o quasi, un po’ come l’Atalanta da Gasperini in poi. Questo è probabilmente dato dal fatto che, nel corso della sua esperienza prima a Villareal e poi Oltremanica, l’allenatore spagnolo ha finalmente trovato massima espressione dei suoi principi di gioco: un 4-4-2 dinamico, che in fase di possesso si trasforma in un 2-4-2-2, con il fine primo di superare rapidamente il primo pressing, facendo arrivare il pallone ai due centrocampisti che poi sviluppano l’azione subito in verticale, sugli esterni o sulla punta centrale (Watkins).
Sempre molto corti, i Villains attirano la pressione avversaria tale da crearsi spazio da attaccare in profondità davanti a loro; con frecce come Watkins, Bailey, Sancho e Abraham. In fase di non possesso, il 4-4-2 permette di avere un’elevata densità che rende difficile il palleggio avversario.
Emery ha poi introdotto, per i due centrali difensivi, una “marcatura a uomo nella zona”; i due difensori centrali di turno, nonostante la squadra giochi tendenzialmente alta, prendono a uomo i due riferimenti avanzati nella zona centrale della squadra avversaria, che vengono schermati dai due mediani della squadra di Birmingham, oscurando la giocata verticale dritto per dritto a terra. Tale atteggiamento obbliga spesso ad una palla lunga, più facile da leggere, o a passare sulle fasce, dove i due esterni di centrocampo si sacrificano quasi sempre al raddoppio, aiutando sensibilmente i terzini.
Il risultato è che l’Aston Villa è, da tre anni a questa parte, una delle migliori 5-6 difese del campionato, e, in generale, una delle squadre più rognose e ostiche da affrontare, grazie ad un’idea di gioco e un approccio quadrato, pragmatico e, numeri alla mano, molto, molto efficace. Emery è la dimostrazione che non è obbligatorio scimmiottare altri allenatori: quando si hanno idee valide ed efficaci, non è necessario trovare sempre un compromesso per arrivare prima ai risultati, ma si può benissimo lavorare con pazienza sul campo. Se qualche allenatore italiano volesse prendere spunto…
Preda o predatore? Questo è il dilemma
Sta per finire la quarta stagione di Emery alla guida dei Villains e, oggi come non mai, il suo futuro è in dubbio: seppur il suo contratto scada nel lontano 2029, dall’ultimo rinnovo sono passati ben due anni (maggio 2024) e il lavoro del tecnico è passato tutt’altro che inosservato agli occhi del mondo del calcio. Secondo Mick Brown, opinionista ed ex capo scout di Manchester United, Tottenham e Sunderland, qualora dovesse decidere di lasciare Birmingham, avrebbe una lunga lista di club interessati, in Premier e in tutta Europa, e questo perché si è guadagnato lo status di top allenatore pur senza avere alcun ruolo/influenza manageriale di primo livello.
Un vero e proprio uomo di campo, in controtendenza con l’allenatore-manager che è stato tanto protagonista in Premier League. Brown inoltre non è così sicuro che l’Aston Villa possa affrontare con serenità la prossima stagione senza il suo condottiero, dati i noti problemi economici e le possibili sanzioni UEFA. Tanto, forse quasi tutto dipenderà dal finale di stagione della squadra: una qualificazione in Champions, o magari una vittoria in Europa League (che è, notoriamente, il giardino di casa di Emery), potrebbero cambiare radicalmente le carte in tavola.
Quel che è certo, stavolta, è che se per tanto tempo Emery è dovuto essere l’antagonista, l’underdog, l’uomo delle imprese, ora potrebbe avere l’onere e l’onere di essere la preda, di partire con i favori del pronostico e con le pressioni del grande club. Sta tutto a lui, stavolta la palla passa direttamente per i suoi piedi e soprattutto per la sua magnifica testa: chi vivrà, vedrà.
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