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Barcellona Atletico Madrid
, 9 Aprile 2026

Barcellona-Atletico Madrid 0-2, Considerazioni Sparse


L'Atletico Madrid sfrutta l'espulsione di Cubarsì ed espugna il Camp Nou: il Barcellona rischia la terza eliminazione europea per mano di Simeone.

Chissà se Diego Pablo Simeone, nelle settimane che hanno portato a questo caldissimo euroderby spagnolo, ha fatto leva sul peso della storia, rimembrando quelle due incredibili imprese contro il Barcellona nel 2014 e nel 2016, allora come oggi ai quarti di finale di Champions. Di quell'orchestra blaugrana che fu di Messi e compagni non è ormai rimasto più nessuno, mentre nell'Atletico Madrid, oltre ovviamente al proprio condottiero, resistono fieramente Koke (killer dei catalani nel primo incrocio) e Griezmann (MVP della doppia sfida di due anni dopo). Le premesse territoriali, oltretutto, non sono cambiate rispetto ai tempi di quelle due storiche imprese made in Cholo: andata a Barcellona, ritorno a Madrid. In ogni caso, chi si aspettava un Atletico fin da subito barricadiero al Camp Nou sarà rimasto sorpreso dall'approccio dei Colchoneros, che non si fanno pregare nell'andare ad aggredire alti i rivali, tentando a loro volta di aggirare il pressing del Barça. Basti pensare che la prima occasione del match nasce da una sbavatura dell'Atletico nella costruzione dal basso, non sfruttata a pieno da Rashford (costretto a colmare l'enorme vuoto lasciato dall'infortunio di Raphinha).

Entrambe le squadre, che provano a fare molta densità in zona palla, finiscono inevitabilmente per soffrire i cambi di gioco sul lato debole: un primo esempio di ciò è costituito da una potenziale occasione capitata a Giuliano Simeone, che mastica troppo il destro per impensierire Joan Garcia. Col passare dei minuti, però, il Barcellona inizia a prendere le misure agli avversari, aumentando i giri del pressing e costringendo l'Atletico a rifugiarsi in qualche lancio lungo spazza-pericoli. Nonostante Pedri fatichi inaspettatamente a prendere in mano le redini della partita, il vantaggio dei campioni di Spagna in carica sembra nell'aria: Yamal serve il più comodo degli assist a Rashford ma quest'ultimo parte in fuorigioco: si rimane dunque sullo 0-0. Che il Barça abbia iniziato a fare sul serio lo si può notare in un'altra azione non conclusa dall'inglese, nata da una riaggressione feroce dei catalani su Julian Alvarez in uscita. Ecco, è proprio sull'ex River Plate che vale la pena soffermarsi: il baricentro dei madrileni è ormai bassissimo, ma quando a gestire le transizioni è gente con la qualità di Alvarez, ribaltare il campo sembra improvvisamente molto più facile. Dopo una lunga conduzione nella propria metà campo per far salire la squadra, l'araña riesce a lanciare in profondità Giuliano, che proprio pochi giorni fa, nel match di campionato, aveva trovato il gol infilandosi in verticale oltre la linea alta di Hansi Flick. Il figlio del Cholo, a quel punto, prova a controllare il pallone col tacco, ma lo strano movimento delle sue gambe condanna di fatto Cubarsí, che quasi senza volerlo lo abbatte da ultimo uomo venendo espulso.

È indubbiamente questa la svolta del match, e non soltanto per la sfumata parità numerica: sulla medesima punizione dal limite, lo stesso Alvarez disegna uno splendido arcobaleno diretto all'incrocio dei pali. Tutto il talento dello straordinario attaccante argentino è di fatto condensato nel minuto di gioco che potrebbe aver cambiato la storia di questa qualificazione, con l'Atletico che trova il vantaggio proprio quando aveva iniziato a soffrire di più, a primo tempo ormai concluso. Dopo questa duplice e inattesa mazzata, il popolo del Camp Nou riceve un'altra doccia gelida al rientro delle squadre dall'intervallo: Flick non ha solo tolto Lewandowski (che non ne aveva strusciata mezza per 45'), ma anche Pedri, inserendo Gavi e Fermin Lopez. L'ex tecnico del Bayern prova a disegnare dunque un 4-2-3 d'emergenza, arretrando Dani Olmo al fianco di Gavi in mezzo, e dirottando Rashford come prima punta con Fermin in fascia. L'Atletico, però, nonostante il vantaggio e la superiorità numerica, non gestisce certo senza troppi affanni, anzi: in assenza di Hancko (uscito nel primo tempo per infortunio), la retroguardia di Simeone fatica a far uscire il pallone in maniera pulita, consentendo al Barcellona di rimettere le tende nella metà campo biancorossa. Nei momenti di massima ispirazione calcistica dei suoi tenori, oltretutto, ai catalani sembrano bastare tre passaggi per andare in porta: Martín per Cancelo, Cancelo per Yamal, Yamal di trivela da Rashford, che dribbla Musso, ma non riesce a completare l'opera, decentrandosi e calciando sull'esterno della rete.

I cambi di Flick, tuttavia, non sembrano smuovere particolarmente le acque, mentre quelli del Cholo (il quale, forte della superiorità numerica, ha messo in campo ulteriore potenziale offensivo, inserendo Sorloth e Baena) si rivelano quantomai azzeccati. Al 65', dopo un bello sviluppo a sinistra, un cross al bacio di Ruggeri (gran partita la sua, anche al cospetto del miglior giocatore al mondo) trova la zampata vincente di Sorloth, che si scrolla di dosso la tenue marcatura di "Gerard Maldini"; nonostante l'illustre soprannome, quest'ultimo rimane pur sempre un terzino adattato al centro della difesa, e la differenza di mestiere con la scafata punta norvegese si vede tutta. Sotto di due reti, di un uomo, e mentalmente sotto shock, il Barça cala fisiologicamente d'intensità, provandoci con sempre meno convinzione; paradossalmente, vista la stazza e la tradizione della due squadre, è su palla da fermo che i catalani creano qualcosa di più, rendendosi molto pericolosi col neoentrato Araujo.

A ridestare un Camp Nou raggelato dal clamoroso 0-2 ci pensa Cancelo, che prova a beffare Musso sul primo palo dopo il primo errore banale della generosissima partita di Giuliano Simeone. Tuttavia, la superiorità numerica dell'Atletico è un fattore troppo decisivo per non farsi sentire, tant'è che le iniziative individuali di Fermin Lopez e di un commovente Yamal (a tratti immarcabile, ma non sempre lucidissimo nelle scelte) sembrano gli unici possibili grimaldelli contro un blocco basso così ferreo e organizzato. L'ultima occasione del match è per Dani Olmo, che conclude in maniera sbilenca una transizione che lui stesso aveva innescato al limite della propria area di rigore. È la prima sconfitta casalinga per il Barcellona da quando, a novembre, ha fatto ritorno al Camp Nou: un colpo durissimo per Flick, che tuttavia (e Simeone lo sa meglio di chiunque altro) è ancora ben lungi dall'essere eliminato. Servirà però una delle migliori partite della sua gestione, se non addirittura della storia recente dei blaugrana, per impedire al Cholo di raggiungere la quarta semifinale di Champions League della propria carriera.

  • Classe 2003, feroce hater della dittatura culturale del 3-5-2 e delle marcature a uomo. Chiunque pensi che esistano "giochisti" e "risultatisti" non potrà mai definirsi mio amico.

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